La povera fanciulla fremeva, all'udir quelle parole svergognate, ma non fiatava. Il pericolo si faceva più grave, più imminente; ed ella non aveva ancor trovato nè scampo nè ripiego. — Ma il coraggio non le era per ciò venuto meno.

Quel tacere crebbe la parlantina e l'ardire del ribaldo. Egli, che s'aspettava una salva d'ingiurie, credette leggere in quel silenzio il principio di una rassegnazione mansueta.

“Non hai niente a ridire, o fanciulla. — Meglio così. — Già un giorno o l'altro ti bisognerebbe cascare nelle unghie di qualche nibbiaccio. — V'ha nella tua taverna d'assai peggio di me.„

E in dire queste ed altre parole, della cui impudenza la nostra penna da qui in avanti non si vuol far complice, egli tentò avvicinarsi a Maria. — Stendeva le braccia a caso, e le agitava a guisa di un nuotatore inesperto. Mezzo brillo com'era, a quella luce semispenta egli non giungeva a scorgere che cosa avvenisse davanti a sè. Ma il luogo era ristretto, e Maria non poteva sfuggirgli. — Alla fine, dopo una serie di tentativi inutili, alternando svenevolezze ed imprecazioni, giunse a ghermirla per un braccio, e, tiratala a sè di viva forza, la strinse alla cintura fra i suoi artigli di ferro.

Ma se l'uno impiegava membra maschie, rinvigorite in quel punto da una passione selvaggia, l'altra, povera e debole donna, aveva per sè l'agilità della prima gioventù, la prontezza dei movimenti, l'uso completo di tutto il suo senno.

Con un moto inatteso e rapido, ruppe Maria la cerchia che la stringeva, e, spinto lontano da sè lo sciagurato, corse a rimpiattarsi presso alcuni ordigni accatastati nell'angolo del corridojo, perfettamente dicontro ad una porta semichiusa, che mascherava la scala della cantina.

Il candido fazzoletto, che le copriva le spalle, ripercosse la scarsa luce di riflesso, che si effondeva dalla finestra, e svelò al ciurmatore il posto, in cui s'era ricoverata la sua vittima. — Tanto bastò perchè egli tornasse all'assalto. Inferocito nel vedersi respinto, ed a quel modo e da una debole donnicciuola, corse a lei, spiccando un salto simile a quello di una fiera, che assale la preda al varco. — Covava egli nell'animo i più neri propositi; agitava in pugno uno stiletto risoluto di far sangue e di ucciderla, dopo averla straziata in ogni maniera.

Non sapremmo dire quanto durasse quest'ultima lotta; ogni minuto doveva sembrare un secolo. Non ci è dato nemmanco di poter riferire esattamente fin dove giungesse la temerità di quell'assassino. Ci affretteremo però a rassicurare i nostri lettori, che Dio diede in quel punto ad una povera creatura quanti mezzi bastarono a rimovere l'instante pericolo, ed a farla vindice dell'oltraggio ricevuto.

Quando Medicina ritornava a' suoi tentativi, ormai sicuro del trionfo, quando Maria era ridotta a tal stremo di forze da sentir dubio di sè, l'assalitore agitavasi e combatteva sull'orlo di un precipizio. — Bastò alla fanciulla, in quel momento, il men vigoroso de' suoi sforzi; Medicina, malfermo sulle gambe e costretto ad indietreggiare, cercò invano un punto stabile su cui riavere l'equilibrio. — Le sue calcagna, scorrendo sullo spigolo del primo scaglione, scivolarono al basso; tutto il corpo, deviato dal suo centro di gravità, cadde all'indietro; la testa, urtando fortemente nelle imposte dell'uscio, le spalancò e si aperse di sotto un precipizio. — Entr'esso ruzzolò capolevato quell'immane corpaccio, battendo la nuca sulle soglie di pietra, e lacerando le spalle e le membra sugli orli de' gradini; nè s'arrestò che quando, con orrendo tonfo, giunse sul pavimento della cantina.

Maria era salva.