Bertolino che, a quel poco che n'abbiam detto, ognuno riconosce per l'uomo il più mansueto del mondo, all'udire quelle parole risorgeva alquanto dal suo abbattimento, e si sentiva nascere in cuore un non so quale ardore guerriero fino allora sconosciuto. — In que' colloquj, tenuti in istrettissima confidenza, egli concludeva sempre, essere nelle disgrazie che si riconoscono gli amici; — e stringeva la mano a Medicina!
Un giorno costui, dopo le solite tirate, gli lasciò travedere, che la cosa non era poi affatto disperata, — che non si lasciasse andar tanto di spirito. Il giorno seguente fece un passo avanti, insistette sulla necessità di ottenere giustizia; disse che, per ottenerla, bisognava cercarla. Al terzo dì, entrando nella taverna con un viso più accigliato del solito e mettendo maggior riserbo nelle parole, gli si fece vicino, e gli disse piano all'orecchio: “ho a dirvi cosa importante; ma che nemmeno l'aria ci ascolti.„
Bertolino meravigliato di questo invito, e nello stesso tempo confortato dalla speranza di potere finalmente udire qualcosa di decisivo, avrebbe voluto chiarir sùbito il mistero. — Medicina nol volle. Si stabilì che il colloquio avrebbe avuto luogo dopo la chiusura dell'osteria: e così fu.
“Amico mio, — gli disse il ciurmatore, poichè furono soli, versando da bere a Bertolino, che in quel momento sembrava l'avventore e non l'oste, — cosa servono tanti accoramenti, tanti piati? che ve ne viene in scarsella? Quando avrete pianto gli occhi, a conti fatti, restate ancora il poveretto di prima, e peggio.„
“Avete ragione, disse l'altro, e intanto sospirava, ma.... l'è grossa, vedete, e non la mi vuol passare....„
“Non la vuol passare? — soggiunse con una certa leggerezza disinvolta il falso amico, quasi volesse fargli scendere nell'animo inavvertitamente la cosa che stava per dirgli. — Io ne' panni vostri non mi starei lì da quasi un mese a rodermi inutilmente le viscere. Ma non capite, che vi vogliono far crepare; per ridere poscia di voi?„
“Cosa fareste voi che la sapete lunga? sentiamo...„ disse l'oste, a cui non erasi data invano l'imbeccata....
La cosa che stava per aggiungere il ciurmatore era assai grave, e voleva essere amministrata a piccole dosi, onde non producesse un effetto contrario a quello che se ne aspettava. — Egli dunque la pigliò alla lontana.
“Vi sono de' nostri che pensano fare grandi cose a pro di noi tutti — gente, che ha sangue nelle vene e ducati in scarsella. Quell'affare di Voghera, voi lo credete finito? ed a quel modo? Finito, perchè nè in piazza nè qui nella vostra bettola udite parlarne. — Le zucche, Bertolino mio! Ne vedremo delle belle, se Dio ci dà la vita. Guardate — e in dir questo colmò la caraffa del compagno e poi la sua — io ho tanta fede in quella buona gente, che voglio bere alla salute di loro ed alla nostra, poi alle vendette di Voghera, e infine alla vostra fortuna„.... E in dir ciò, Medicina di proposito, l'altro macchinalmente, vuotarono le tazze.
L'oste, soprafatto ma non istrutto da quelle parole, non vedeva più chiaro; ma cominciava a provar diletto di quella mezza oscurità, che gli poneva dinanzi agli occhi qualche visione lusinghiera.