Vestiva un abito di sciamito bruno, alla foggia viscontea, con corpetto d'egual tessuto allacciato sul davanti da un nastrino di seta, che ne avvicinava i margini nella parte più cava dell'imbusto, lasciandoli discosti in alto, dove le forme del petto e delle spalle pigliavano maggior rilievo. Da quest'ampio sparato, e tra la stretta delle cordicelle, sfuggivano i piccoli rigonfii di un bianchissimo lino pieghettato, molle a segno, che accusava ogni andamento delle purissime forme. Le maniche strette disegnavano il braccio, e s'aprivano al gomito per dar escita ad un vezzo di seta candida. Un cordone bruno e bianco coi capi ornati di nappine d'argento le cingeva la vita smilza, poi andava a perdersi tra le ampie pieghe della gonnella, i cui lembi erano dalla luce radente segnati di un contorno vibrato e quasi bianco.

I suoi capelli eran bruni, e divisi dalla pura addrizzatura in due trecce, che sparivano dietro l'orecchio, e ne riuscivano inanellate fino a toccar l'omero. Riflettevasi in essi il color dell'aria imprimendo lungo la curva de' parietali due lucide strisce divergenti; e dietro la nuca cadevano libere alcune ciocche, che sembravano umide, tanto erano voluttuosamente molli e pieghevoli. L'occhio grande, nerissimo, velato da lunghe ciglia, era alquanto socchiuso, ma non aveva perciò meno fuoco; lo sguardo, qualche volta subitaneo ed imperioso, più spesso languido e mansueto, era sempre pieno di gioventù e di vita. Sulle labra alquanto tumide e moderatamente vermiglie errava un sospiro dilungato, che le componeva ad una grazia ineffabile. — Descrivere in ogni sua parte quanto fosse vezzosa non è opera di parole; anche il pennello sarebbe inetto all'assunto. Basterà il dire che l'insieme di quel volto aggiungeva all'avvenenza ed alla gioventù quell'incanto che nasce dall'accordo perfetto della fisonomia collo stato dell'animo. — L'amarezza dell'ironia, lo sgomento di un dolore improviso, il ribrezzo del disinganno traducono con segni visibili la passione, ma scompongono l'armonia de' lineamenti, che è il secreto d'ogni beltà; mentre la rassegnata sofferenza le aggiunge pregio, e la rende ancor più soave, mescendo alla purezza della forma l'incanto della virtù. — Quella fanciulla adunque, bella se gaja e sorridente, sembrava ancor più bella or che s'era fatta malinconica e pensierosa.

Agnesina (tale era il suo nome) non vedeva più intorno a sè le pareti di quella abitazione, che era divenuta la sua casa, dacchè non aveva più parenti: quelle mura a lei sì care solo pochi dì inanzi, testimonii discreti d'ogni sua azione, conscie de' suoi palpiti e delle sue gioje. — Rade volte, durante il suo breve soggiorno, erasi tolta di là; ma al rientrare in casa aveva sempre salutata la sua modesta cameretta come un'amica, e le care inezie che vi si trovavano, come i depositarii di altretante grate memorie. — Ora non più così — gli sguardi ricadevano indifferenti su quelle suppellettili, che ella era solita assestare e ripulire con tanta cura. Il liuto, lo stromento favorito delle donzelle innamorate, da cui sapeva trarre le più patetiche melodie, pendeva silenzioso alla muraglia. Dalla piccola biblioteca, composta di poemi e di ballate, era stato tolto il suo prediletto canzoniere; ma questo le stava accanto, aperto a caso, senza che l'occhio ricercasse quei versi letti e ricantati altre volte con tanta passione.

V'ha delle creature d'una tempera così sciagurata, che non sanno aprire il cuore a lieta realtà, e l'intendono solo a cose meste, povere anime, che vestono un'eterna gramaglia, e, incredule d'ogni felicità, colgono le spine, e sfiorano le rose. Ma la nostra fanciulla non era di queste; noi lo vedremo tra breve.

Agnese, accorgendosi che il fiore languiva, rinvenne dall'estasi, e si rialzò per immergerne lo stelo in un calice pieno d'acqua, posto sul davanzale della finestra; poi lo sogguardò alquanto, quasi aspettasse dal suo rinverdire il prezzo della pietosa cura che gli aveva prodigato. — Ma nel rimettersi al posto, le sue mani s'avvilupparono in un filo esilissimo di seta, che le cingeva il collo, e andava a perdersi nelle pieghe della camicetta — In quel movimento ravvisò il piccolo medaglione che eravi appeso. Il pensiero corse rapido ad esso; riconobbe la persona ivi effigiata, e la salutò con un lampo improviso di gioja — gli occhi e il volto ripigliarono l'obliata serenità, le guance si tinsero d'un vivo incarnato; alla sua posa languida fe' succedere un movimento pieno di vita, e schiuse involontariamente le labra, sclamando “o mia buona madre„.

Poscia baciò quell'imagine con indicibile tenerezza.

III.

Su quell'imagine e su quel fiore si raccolsero in una mistica contemplazione i sensi svagati della fanciulla. I due oggetti, per l'origine e la natura loro sì diversi, rappresentavano appunto l'antagonismo dei sentimenti, che faceva ondeggiare il suo cuore, e quella battaglia di passioni, di propositi, di speranze, in mezzo a cui esso combatteva col doloroso dubio della sconfitta — I rimpianti del passato, le realtà della vita attuale, le visioni dell'avvenire scorrevano dinanzi a lei con una successione rapida e piena d'evidenza; ma in quella vicenda quanto chiare e distinte erano le imagini, altretanto rimescolate e indecise riescivano le emozioni; ogni dolcezza ricordata traeva seco una stilla d'amaro, come ogni rimpianto aveva la sua piccola parte di refrigerio.

Quel ritratto le ricordava gli anni spensierati dell'infanzia, la cui memoria è sì dolce, quando essa è passata. — Rammentava gli innocenti trastulli, ravvivati da gare, ma scevri d'invidia, la compagnevole giocondità delle amiche, il benevolo garrire della governante, il facile pianto ed il più facile sorriso; poi le prime ingenue vanità, i primi palpiti innocenti. Il cuore ben di buon grado s'impadroniva di quelle care memorie, tentava arrestarne le fuggevoli impressioni, spronava la mente a penetrare in quel labirinto d'inezie, per trarne alla luce ogni arcana dolcezza. — Ma i sensi ottusi dagli acri profumi di quel fiore imbrigliavano la memoria, che ad un tratto si faceva muta ed infida nel resuscitare il passato.

Allora un'altra pagina della vita s'apriva agli occhi della trambasciata, e vi leggeva l'indomabile passione, che le cangiò in noja la pace domestica, e le prime lacrime non incolpevoli, e la menzogna pronunziata dinanzi alla propria coscienza; poi vedeva in sè stessa l'orfana imprudente, che aveva abbandonata la casa, col pretesto di un pericolo, che forse non esisteva; docile ai consigli di un sentimento, che era troppo fervido per vantarsi del tutto innocente.