A quest'idea un brivido mortale le invase le membra, e già provava i primi sintomi di un dolore disperato, quando la voce di colei, che la vegliava dal cielo, accorse a confortarla, susurrandole in cuore: “colui che tu ami è degno di te.„

Ma il cuor suo era esso indovino? È possibile che una madre svincolata dagli affetti terreni, e in vista di Dio, conforti una fanciulla colpevole?

La desolata ripiombava in un altro campo di dolori; e già vedevasi, in pena del suo fallo, abbandonata dall'uomo, pel quale aveva fatto getto d'ogni ben suo — una perplessità angosciosa le entrava nel cuore; e il demone della gelosia v'infiggeva un acutissimo strale.

Così quell'infelice, dopo avere ondeggiato fra troppi dolori, e troppo scarse consolazioni, ritornava esausta di forze al punto da cui era partita.

La memoria, quest'eco fedele del passato, senza di che la vita sarebbe il nascere ed il morire d'ogni giorno, raccoglie il bene e il male, e lo affida al criterio, perchè lo riordini e lo raffronti. Così dalle cose trascorse può lo spirito umano leggere davanti a sè quelle che lo attendono; a quel modo che le vicende cosmiche di una giornata ci fanno prevedere quelle dell'indimani.

Ora quest'indimani, sulla scorta del passato, le appariva ancor più tempestoso. Essa, già d'animo proclive alla mestizia, vieppiù contristata dai presentimenti e da un insolito rampognare della coscienza, ricadeva in una più cupa desolazione, e “Vergine Santa, sclamava tra sè, l'ora è varcata: il sole ormai scomparso dall'orizzonte segna il termine di questa giornata di aspettazione. Che mai sarà, accaduto? Tu non conosci, amor mio, come sia lungo un dì, quando ogni ora, ogni minuto porta seco una speranza delusa? Un palpito di gelosia schianta il cuore; e tu potesti protrarre tanto il mio martirio? Mio Dio, non mi punite dimani con un altro giorno simile a questo; fatemi piuttosto morire... Oh deve essere stata grave la mia colpa, se tanta e sì grave è la pena!„

Rimaneva poscia silenziosa e come assopita; il pensiero di espiare con que' dolori il suo fallo, faceva momentaneamente tacere le angosce della passione gelosa, e la guidava ad altr'ordine di idee. Ciò pareva racconsolarla alcun poco. — La speranza di ottenere il perdono di sua madre era l'unico rimedio contro quel veleno, che le rodeva il cuore. Ne beveva quindi a larghi sorsi. In quel momento avrebbe gradita la morte come il più provido dono della mano di Dio — E già nella mentale aspirazione con cui chiedeva al cielo di riavere l'amore di sua madre, stava racchiusa la tacita preghiera d'essere tolta all'indefinibile imbarazzo di un'esistenza avviata così sinistramente.

“Che avanza alla tradita colpevole? continuava ella fra se. Come ottenere l'oblío degli uomini? come far rifluire alla sua sorgente quel sangue che i battiti di un cuore colpevole espandono sulla mia fronte, imprimendovi il marchio della vergogna? Vivrò lontana da tutti; fuggirò la luce del giorno; e poi? Nell'eterna notte che mi circonda, la mia colpa brillerà di una luce ancor più spaventosa. Se io chiudo gli occhi per non vederla, una voce me ne parlerà all'orecchio; se ogni senso langue, quella voce avrà sempre eco nel cuore — reo e giudice ad una.„

Quest'idea, ancorchè fosse feconda di dolori, non era più il coltello di prima. — Da che il cuore aveva consacrato un palpito alla memoria della madre, da che le sue labra avevano pronunciato quel santo nome, la sua mestizia s'era fatta più placida, e la mente riposava alquanto nella fiducia che la pia protettrice le avrebbe di lassù scoperta ed inspirata la via dello scampo.

A rinfrancarla, a toglierla alla tortura di tante dubiezze, contribuì non poco una circostanza del tutto fortuita. — Al magnifico tramonto, che abbiamo raccomandato alla imaginazione de' nostri lettori, era succeduto il più mite, il più sereno crepuscolo. Era quell'ora, in cui cessano le fatiche del giorno, e l'uomo e la natura si riposano per ritornare alla vita più gagliardi; quell'ora, in cui le anime degli infelici, stanche da lunga battaglia, possono alfin gustare qualche istante di tregua, e lo spirito umano, se straniero alla febre fittizia de' sociali consorzii, si chiude e s'addormenta inconsapevole d'ogni cosa che gli sta intorno, certo soltanto che tutto di quaggiù ha un termine — il dolore quindi come la gioja.