Nulla invero esisteva di positivo che la trascinasse a così mesti pensieri; ma tante piccole cose, che forse in altre circostanze sarebbero rimaste inosservate, per una speciale disposizione d'animo assumevano, in quel momento, l'importanza di un funesto presagio.

Contribuiva a ciò lo stato d'incertezza nel quale il suo cuore si logorava; ora desioso d'aver consiglio e soccorso, or timoroso di chiederlo. Non sapeva definire qual nome meritasse il sentimento che la legava al suo ospite. Era un dolore; eppure ella lo accarezzava: traeva seco il diletto di una piacevolezza fortuita, e non andava disgiunto da un interno rodimento, quasi fosse una colpa. — Due potenze opposte si disputavano l'impero della sua ragione; l'una la consigliava ad allontanarsi da colui, che le aveva tolta la pace: l'altra la riconduceva quasi involontariamente al suo cospetto, giacchè la lontananza pareva costarle un dolore ancor più acuto. Se alcuna volta mosse rimproveri a sè, perchè non sapesse obedire ai fatti proponimenti, non una, ma mille volte si giustificò colla fatalità, che aveva condotto in sua casa un ospite tanto illustre, e che le imponeva di mostrarsi cortese ed onesta. Però quella lotta, per quanto sembrasse grave, diveniva puerile appena vi si frapponesse la memoria di suo padre. Le sembrava che un solo suo sguardo avrebbe sciolta ogni incertezza e ricondotta la calma al suo cuore. Sentiva che la sua inerzia sarebbe vinta facilmente, quando la leva motrice avesse un appoggio fuori della sua volontà. — Era questa come una barca senza remi, che, scendendo in balía di corrente viva ma sincera, può essere trattenuta dal più fragile sterpo.

Agnesina implorava dunque il ritorno del padre, come il rimedio certo a suoi mali. Ma suo padre non tornava; e quella insolita tardanza cominciava ad infonderle dei sospetti.

“Perchè egli m'abbandona qui, tutta sola, in questo momento? — pensava ella; — perchè non mi dà notizia di sè e del suo ritardo, come altre volte? Forse egli sa, che qui trovasi un ospite, e condanna quanto abbiam fatto per lui? Ma se egli disapprovasse la mia, la nostra condotta, tacerebbe egli forse? no: egli non suol essere avaro di franche parole con chi ha meritato i suoi rimproveri.„

Di questo suo vagare fra dolorose incertezze, non fece parola a Canziana; presentendo che una prima dichiarazione l'avrebbe indubiamente condotta ad altre intime confidenze. Solo non faceva mistero della sua profonda mestizia; e la buona governante, lontana dal farne meraviglia, credeva che la fanciulla fosse al par di lei inquieta soltanto per lo strano ritardo di suo padre. E quando Agnesina per rompere un lungo silenzio prese a parlare di lui, ed a deplorarne l'improvida assenza; allora la governante, che non aveva per natura l'animo inclinato a veder torbido, lieta di potersi far forte di un proverbio per consolarla, le diceva:

“Le cattive nuove, o madonna, hanno le ali, e se fosse accaduto qualcosa di sinistro a messer Maffiolo, state certa che non ne sarebbe mancato a quest'ora il messaggero. — Pare che il mondo ci mámmoli, nelle disgrazie.„

Non aveva finito di pronunciare queste parole quando la fante venne di corsa a riferire l'arrivo di Medicina. — Timida per natura, ma abbastanza accorta, aveva traveduto in quell'inaspettato arrivo non il presagio ma l'esordio di un avvenimento sinistro. Credette ella d'aver scoperto sotto quell'abito da pellegrino la maschera di un ribaldo; non dubitò, non discusse; vide cose nere, e corse di volo a darne parte a Canziana.

Con quali colori ella dipingesse la persona arrivata, i suoi portamenti e le balde parole, non è facile ad imaginarsi. Lo sgomento apre la vena dei poetici concetti agli spiriti più vulgari. Canziana, che pur non aveva l'animo inclinato al sospetto, contrasse, in tutta la sua intensità, il contagio della paura; la donzella non ne andò esente. Questa ritornò a' suoi funesti presagi: quella, sulla fede delle sue stesse parole dette poco prima, ripeteva: “ahimè! le brutte nuove trovano presto il loro messaggero.„

Con tali disposizioni d'animo le due donne si coricarono; ma quale riposo potevano sperare? La governante, a cui l'età matura soleva rendere meno facile il sonno, la passò tutta quanta in sospiri e preghiere. Agnesina, dopo aver per qualche ora sofferta una gravezza che le toglieva il respiro, dopo aver tentato con una smania febrile ogni angolo del letto ed ogni postura, finì per addormentarsi. Ma il sonno non fu visitato dalle solite visioni dell'età sua: nè tampoco rassomigliò al muto sopore delle anime trambasciate, alle quali è supremo conforto il momentaneo oblío dei consueti dolori; fu il delirio e l'incubo dell'infermo, fu la vista di una scena orrenda e indescrivibile, dinanzi a cui sentiva d'essere trascinata a viva forza da una mano di ferro, che la stringeva alla gola, e la soffocava. Provò assai più che l'orrore della morte, lo strazio cioè di chi vuol morire, e non lo può. Chiudeva gli occhi; e, suo malgrado, vedeva una danza oscena di spettri, aggomitolati tra loro come un gruppo di serpi; turava le orecchie, ed udiva il sibilo di quegli animali ed un ghigno di demonj e un eco lontano d'imprecazioni e bestemmie. Presiedeva alla treggenda un ceffo orribile colle guance floscie e pallide, la barba cuprea, due occhi infocati, e le labra atteggiate ad un sorriso beffardo. — Quel fantasma sinistro, dinanzi a cui si piegavano riverenti tutte le impure emanazioni dell'inferno, aveva un aspetto non sconosciuto. La mente dell'assopita vagava cercando su qual viso ella incontrò altra volta quel sogghigno infernale. — “Ah! non v'ha più dubio; proruppe ella: è il ceffo di Barnabò Visconti, il tiranno de' milanesi, il paterino, lo scomunicato.... Ma chi è colui, continuò ella delirando, che è fatto ludibrio di quell'orgia?... egli ha volto sereno e tiene alto e tranquillo lo sguardo.... Chi è egli?...„ — Un grido acuto accompagnò la sua fatale scoperta: ella aveva ravvisato l'imagine di suo padre. Quel grido diede una scossa subitanea alla macchina intorpidita, e sciolse di colpo la catalessía. — Agnesina fu subito sveglia, ma non sì presto guarita dalle conseguenze di quella terribile visione.

XXXIX.