“Ma voi potete gustare un po' di quella gioja secreta che è il compenso di chi s'affatica ad un nobile intento. Il popolo dev'essere la vostra famiglia; lo troverete modico nel chiedere, perchè avvezzo a non ottenere; facile all'amore, perchè lungamente forzato ad odiare. Il suo affetto vi compenserà largamente di quelle gravezze che sono compagne inseparabili di una privilegiata esistenza„.
Le parole d'Agnesina erano sagge. Ma il conte, non sapremmo dire se ad arte o per caso, taceva del principe per parlare dell'uomo privato. — Chiamandosi infelice, e provando d'esserlo, egli rendeva in certo modo ossequio alla sventura, che gli era dinanzi; nulla essendo più ingrato agli infelici che la presenza della fatua contentezza degli insensibili.
“Credete voi, o Agnesina, proseguì egli, che si possa essere sempre così forte e padrone di sè da perdurare nei buoni propositi, quando il premio che se ne attende è ancora tanto lontano ed incerto? Credete voi che la costanza sia la virtù d'ogni momento? che basti l'illusione di meritare un giorno il favore del popolo e di arrivare a possederlo, quand'esso non ci sarà più necessario? E intanto chi mi soccorre nel superare i più gravi ostacoli? chi mi fa coraggio a battere una via ingombra di difficoltà, e di pericoli? Interrogate quel popolo, che un giorno mi amerà, come voi dite; gran mercè, se oggi consacra al suo principe un po' di compassione. — I buoni, che come vostro padre amano di cuore colui che può giovare alla patria, fuggono da questo mondo menzognero. — I suoi e i miei amici scompajono. Oh se l'anima generosa di Maffiolo m'inspirasse sempre quel coraggio che provo al vedervi, o Agnesina, io sarei felice; perchè potrei giurare per la vita di lui che i suoi voti saranno esauditi.„
Nel pronunciare queste parole, il conte aveva pigliato un aspetto insolito. Il suo volto si accese; i suoi occhi divennero scintillanti: Agnesina non potè reggere al fuoco de' suoi sguardi. Confusa dall'improviso infervorarsi del conte, chinò il capo ed ammutolì.... Ben se ne avvide costui, e si dolse d'essersi lasciato commovere, mancando alla sua abituale dissimulazione. Volle quindi temperarne l'effetto, ripigliando più freddamente il discorso.
“Perdonate, o Agnesina, egli disse, se ho abusato di questi momenti. Parlare de' miei crucci a voi, straziata da dolore incomparabilmente più grave, fu dal canto mio una improntitudine scortese. Ma vogliate perdonarmi, ve lo ripeto, perchè la mia troppo fervida parola fu consigliata dalla fiducia nuova ed inattesa che provai, entrando in questa casa e vivendo presso di voi. Sì: non vi deve offendere il sentirvi dire, che io ripongo nella figlia di Maffiolo ogni fiducia. Se il mio spirito d'ora inanzi cadrà sfinito, avrò un nobile pensiero da cui ritrarre vita e coraggio. Ma non temete per questo, o fanciulla: io dovrò tutto a voi; voi nulla a me. — Quando sarò lontano e travolto di bel nuovo in quel lezzo, dove tutto è menzogna, io penserò a voi, alle virtù che vi adornano, ai dolori che avete sofferti; e in questi pensieri ritemprerò il coraggio per proseguire il mio cammino, fin dove è la meta segnata da vostro padre.„
“Che Dio assecondi i vostri nobili propositi„ sclamò Agnesina interrompendo quell'ultima frase.
“Dio salvi anzitutto in voi il palladio secreto delle nostre future glorie. Gli amici nostri non avranno inutilmente riposto in me le loro speranze, se alla mia volta anch'io non avrò invano invocato la stella delle vostre inspirazioni. — V'ha de' cavalieri che fanno prodigi ne' tornei, e ne cercano in premio il sorriso della loro dama. Io, per ottenerlo, farò assai più...„
Non bisogna trarre scandalo da tali parole; al dì d'oggi esse suonerebbero come una dichiarazione ardita ed inopportuna. Ma a quei tempi, la cavalleria, piena di generose proteste e di nobili atti di valore fatalmente sprecati in frivole imprese, non era ancora venuta meno nel credito della gente d'alto affare. Il suo linguaggio ossequioso ed audace, cortese e belligero, era proprio di chiunque volesse stare sul fior delle eleganze. Anche una donzella poteva ascoltarlo senza arrossire; molto più, dacchè quei giuramenti di servitù e di devozione cominciavano a prendere il tuono convenzionale d'un complimento.
Agnesina aveva l'animo troppo pieno di emozioni vere ed urgenti per arrestarsi a misurare il peso di queste parole, per solito vuote ed abusate. — Nondimeno le riescivano più del solito gradite, e pel merito di chi le pronunciava, e perchè le porgevano una autorevole conferma di ciò che il cuore aveva già indovinato.