“Sì, o signore; io sola sono in grado di misurare quanto sia stato grande il suo sacrificio...„

“E il vostro, o Agnese?„

“Non parlate di me; io piansi e piango troppo.„

“Ma quelle lacrime sono per voi l'ultimo atto di carità verso la patria. Voi chiudete la serie delle vostre nobili azioni, quand'io mi dispongo ad incominciarle. — Vostro padre mi designa a grandi cose: egli mi dimanda un miracolo.„

“E voi l'opererete. Mio padre indovinò il vostro pensiero, e lo prevenne. Il nobile coraggio che lo trasse a tanta prova gli venne infuso da voi. In voi sta la speranza dei buoni cittadini, che amano la libertà della nostra patria, e che ne attendono il ritorno„.

“Tutti ripetono questa parola, libertà; tutti l'hanno nel cuore, ed a ragione. Bisogna esser stati servi per conoscerne l'immenso pregio: ma lo sperare vicino il suo ritorno è follía. Il male ha troppe radici perchè possa essere guarito sì presto. Ricordate ciò che disse lo stesso Maffiolo: gli uomini insurgono ad ogni istante per soverchiarsi a vicenda. — Ponete mente a questo nostro paese. Morto il signore di 18 città, i tre nipoti ne fecero a brani il patrimonio, come le fiere affamate lacerano l'unica preda. — Accadrà lo stesso alla morte di Barnabò. I suoi trentadue figli aspettano che egli chiuda gli occhi, per fare a pezzi lo stato, e dividersi tra loro le pecore dell'armento paterno. — Questa suddivisione ripetuta all'infinito ci dovrebbe ricondurre a quei tempi, in cui ogni uomo era sovrano e suddito di sè stesso; ma se ciò avvenisse questo popolo di padroni sarebbe ad un tempo una turba schiava; perchè l'autorità sua, grande o piccola che essa sia, è sempre parte di un potere assoluto e tirannico — Se un oggetto derubato viene diviso fra mille o fra cento mila ladri, il possesso di quel piccolissimo valore non è per questo meno illecito. — Camminando di questo passo noi dunque ci discostiamo sempre più da quell'unica via, che ci può ricondurre a sperare, se non ad ottenere prontamente, la vera libertà. — Bisogna tornare indietro; forse i posteri renderanno grazia a colui, che riassumendo in sè solo le pretensioni di cento tirannelli, farà delle loro usurpazioni un unico patrimonio, de' loro soggetti un unico popolo. — Tale, o Agnesina, è il mio pensiero.„

“Quanti pericoli incontrerete voi nella vostra impresa! Quanti nemici!„

“Qual è quel ladro che non chiami tristo case l'essere derubato? Forse un giorno si dirà lo stesso di me; tutti crederanno che l'anima de' miei disegni sia una sfrenata ambizione, non un ardito concetto, che ha in sè della gloria perchè ha dei pericoli. Ma guai a me se mi arrestassi pel timore d'essere franteso. — Da tempo io sono avvezzo alle ingiuste sentenze di quell'árbitra del mondo, che si chiama voce di popolo. Come tolerai e tolero d'essere creduto ignavo e timoroso, così, quando le mie gesta dissiperanno quest'accusa, saprò tolerare quella di cúpido ed assoluto. — Ma tutto ciò non può essere l'opera di poco tempo. Vostro padre ci additò la via, che dobbiamo seguire; non ci disse d'entrare in essa a corsa precipitosa. Il suo coraggio, avrà destato l'allarme fra i nemici. È necessario che la vecchia dissimulazione allontani da noi ogni sguardo geloso.„

“Sì, ripigliò Agnesina con un tuono pietoso, che non era pura cortesia, non vi esponete ad inutili cimenti. La vostra vita è cara a tutti; a me più che ad ogni altro, da che fui degna di conoscere il secreto delle vostre intenzioni.„

“Io tornerò ad amare la vita se essa può esser buona ad alcuno. — Senza ciò, è egli possibile che io scordi le infinite amarezze di cui finora fu compagna? Invano io tentai nutrirla colle illusioni di uno splendore, che mi è annunciato da mille presentimenti. Essa rimane sempre sterile e vuota. Io non posso dire al mondo — sono infelice. — Ognuno mi deriderebbe, sclamando: e perchè non discendi al livello di chi al disotto di te ride e gode come tu non sei avvezzo a fare?„