Quando il conte accompagnato da Agnesina si mostrò sulla porta del vestibolo, che metteva agli appartamenti terreni, cessò quel gridío: un bisbiglio generale, un volgere di teste, un trarre di berrette salutò la coppia. — I più avevano gli occhi sul principe, e miravano con curiosità rispettosa quel volto nobile e severo, la cui pallidezza attestava le non vinte sofferenze; e nel cuore dei riguardanti, quell'aria mesta era la più calda raccomandazione alla generale simpatia; perchè la credevano effetto dei pericoli corsi nel salvare la vita ad una povera creaturina. Altri, i più accorti e quindi i meno numerosi, non potevano stancarsi di guardare Agnesina, e dicevano dentro sè: che non era mai sembrata loro così bella come in quel dì. Vi fu taluno che pensò, poi disse: che Agnese colla sua statura svelta, col suo portamento da regina, quando apparve sull'alto della scala, cedendo in modo assai aggraziato la destra mano alla manca del conte, non sembrava la castellana, ma la principessa.

Chi fosse stato vicino alla coppia illustre e avesse voluto tener conto soltanto di ciò che entrambi dicevano, non avrebbe penetrato il misterioso legame. Più facile era l'indovinarlo dall'imbarazzo, dal silenzio, dall'interruzione delle parole, sintomi certi delle forti passioni. — Le frasi che il conte volgeva alla sua ospite, non diverse delle tante che, altre volte, ne' discorsi familiari le aveva dirette, erano improntate sempre di quella cortesia affabile e squisita, che negli ordinarii convegni, soverchia il cuore; ma in questo punto il labro mentiva per difetto; ogni parola era l'eco troppo debole, e quindi men vero, degli intimi sentimenti. Se non che la parola, rattenuta per proposito entro i limiti di una riservatezza quasi austera, era proditoriamente amplificata dal tono con cui veniva emessa; perchè ben di rado, o mai, la più rigida virtù riesce a farci padrona della voce. È possibile il dissimulare, il volgere il discorso a cose frivole e straniere ai nostri interessi; è possibile il tacere o il mentire, ma non lo è il dare alla voce quella tempra di ingenua franchezza, che simula indipendenza o vacuità di cuore. Per la qual cosa, mentre il conte ed Agnese giungevano a nascondere il loro secreto alle investigazioni dei cortigiani, l'uno lo confidava all'altro, in modo più solenne, tacendo: le reticenze, e le studiate parole fecero l'effetto di una sincera confessione, alla quale gli sguardi e qualche sospiro aggiunsero piena testimonianza.

“Mia gentile ospite — aveva detto il conte, nel metter piede fuor degli appartamenti, ed avviandosi al luogo di partenza — eccomi ad un momento doloroso. Un congedo cagiona sempre gran pena al cuore.„

“È vero; ci duole assai alcuna volta il rompere le care abitudini, il tornare allo squallore dei tempi andati.„

“Ciò non accadrà di voi; lo squallore del vostro castello vi deve tornar caro; voi qui avete l'assoluta padronanza di voi stessa.„

“Sì, o Signore, amo la solitudine, ve lo confesso; e forza d'uomo non mi staccherà da questo luogo dove ho tanto amato.... almen qui potrò....„ — le parole furono interrotte da un sospiro.

“Non mi è dunque lecito sperare di vedervi una volta a Pavia?„

“No, mio principe; perchè ciò vorrebbe dire che una nuova sventura mi scaccia dalla mia casa. Voi non lo vorreste.„

“Ma se alcuna volta desiderassi vedervi?„ — soggiunse quasi timidamente il conte.

Agnesina non rispose.