“Uhm! rispose egli in un tono asciutto, cosa volete che io sappia del vostro.... che so io? Dei cavalli qui ce ne erano più di dieci, più di venti. Tocca a voi a cercare il vostro: quando l'avrete trovato, se vi occorre qualcosa, dimandate di me: è il mio pane governare una bestia, messere.„ — E in dir ciò dava una crollatina a tutte le membra, quasi volesse scuotere da dosso il soprapeso.

“Vi manca del pane, l'avrete: ma cercatemi il mio cavallo, vi ripeto: devo seguire il conte, e che? dovrei corrergli dietro a piedi? — L'ho lasciato qui il mio Bucefalo, qui presso alla lettiga...„

“Ah ah! interruppe l'uomo: un caval bertone, attrappato, scarico... ah ah! Era vostro quel digiuno ambulante?...„

In altra occasione Esculapio non avrebbe tolerato che si parlasse con poca riverenza del suo vecchio amico. Ma in quel momento, qual protezione poteva accordare chi chiedeva con tante istanze l'altrui? Onde non redarguì le frasi squajate, ma le interruppe dicendo: “sì quello appunto; un bel bajo dorato mozzo d'orecchi, ma pien di cuore...„ Allora lo stalliero non rispose colle parole; ma avvicinando le due mani, palmo a palmo, e facendole scorrere rapidamente l'una sull'altra, con un fischio sommesso e prolungato, volle dire, che il cavallo era ito, e ben lontano.

“Partito! e con chi, e per ordine di qual persona!„

L'altro raccontò quel che noi già sappiamo; che, cioè, in quel parapiglia gli scudieri del principe s'erano scambiati i cavalli; che egli, probabilmente il custode dell'eroico Bucefalo, ne consegnò le redini al primo venuto; che questi gli saltò in groppa, e partì come il vento dopo avergli cavato il ruzzo del capo con un generoso rifrusto.

Se Esculapio si commosse a quella nuova, ne aveva ben d'onde. Anche senza ricorrere alla stizza dal vedere malmenato da un incognito quella sua vecchia reliquia, trovava di che imbronciarsi pensando come egli avesse a patire indubiamente, in quella bisogna, lucro cessante e danno emergente; un buon mezzo, cioè, di ritornarsene perduto per ora, sciupato forse per sempre; e di sovra più, il pericolo di doversi affidare a Dio sa qual groppa, che gli romperebbe le reni, quando pure non lo traesse in un precipizio, da non escirne vivo. — Il suo intelletto gelido e ponderato si accese nel rimestare l'argomento dei timori e dei pericoli a cui andava incontro. — Per buona sorte, mano mano che il male si faceva grande, cresceva il proposito di opporvi, come rimedio eroico, l'incrollabile risoluzione di rimanere a Campomorto un giorno, un mese, un anno; quanto era d'uopo insomma, per attendere un mezzo di trasporto degno di lui e tale da ispirargli fiducia. Pertanto rifiutò recisamente i varj partiti, che gli venivano offerti come ripiego a questa contrarietà. Chi intatti voleva essergli compagno in una passeggiata fino a Pavia, e ne commendava la bella e commoda strada. Chi s'impegnava di tradurlo colà in una carretta; ed aveva già in mente dove trovare un veicolo, ed un somaro. Chi infine gli offriva ad uso la mula del piovano, mansueta come un agnello, e sì pratica dei contorni, che il suo padrone soleva dormire sul basto nelle sue gite e risvegliarsi solo quando si trovava ricondotto alla porta della sua casa.

Tutte queste proposte gli erano fatte da quella buona gente colla franca cordialità loro propria: ma indarno. Le prime due facevano arricciare il naso ad uomo d'alta levatura, come Esculapio; e l'ultima, appena messa in discussione, andava ad urtare e ad infrangersi contro una sua regola inalterabile di vita, che gli imponeva di non imprestar mai a chicchessia, e di non chiedere mai ad imprestito. — Trattandosi poi di cavalli, ogni sostituzione era impossibile; anche la mula del piovano, checchè se ne dicesse, era un'insidia, un rompicollo.

Mentre si agitavano tali questioni, sfilava il retroguardo del corteggio, e più non rimaneva che la lettiga del principe, che, come ognun sa, era deserta. In gittar l'occhio su di essa, Esculapio si battè la fronte, come chi fa una meravigliosa scoperta: e lo era infatti il vedere quel commodo veicolo partire vuoto per Pavia, e il pensare che egli avrebbe potuto, quando l'osasse, approfittarne. Tutto stava nell'accomodare le etichette; quanto al resto, non v'era alcuna apprensione; la lettiga del principe, la più bella pariglia di muli, i più esperti lettighieri.... A questo pensiero, sparivano dal suo viso quelle rughe incresciose, che vi avevano impresse le proposte del massajo e del piovano. — Oh con quanta delizia non assaporava il suo commodo tragitto! Già cogli occhi possedeva quella specie di cameretta, difesa dalle inclemenze della stagione, in cui egli potrebbe stendersi a piacer suo; già gustava l'andar lento ed eguale delle mule, che, cullandolo dolcemente, dovevano procacciargli una beata dormiveglia. Non gli restava che il dubio di ferire le convenienze, e di mettere a risico la sua riputazione d'espertissimo cortigiano. — Perocchè il nostro Esculapio aveva due nature e due sguardi; l'uno brusco se mirava sotto di sè, l'altro melato, lusinghiero, supplichevole se volgeva l'occhio all'insù. E la grazia del principe gli era cara quanto e più che Bucefalo; e per ottenerla, o mantenerla, sarebbe ito a Pavia a piè zoppo.

Il sospetto, che posava sulla fronte del baccalare, era simile ad una nube che oscura la cima di una montagna, ma non turba il sereno dell'aria. Ragionare sulla scelta è come ammetterla possibile. — Viaggiando al retroguardo, pensava egli, potevasi partire e giungere nascostamente: i lettighieri non fiaterebbero per certo. Ma d'altro canto, quell'operare furtivo non gli pareva da par suo: con una soppiatteria sulla coscienza non avrebbe goduto la delizia di quella giornata. Meglio era dir tutto; far ridere il principe sui casi suoi; un sorriso è caparra di perdono. — A quest'esordio seguivano altre buone considerazioni; e quella anzitutto che la necessità non ha legge, e che il principe, degnandosi di prendere il posto di un cortigiano, aveva tacitamente assentito, che questi pigliasse il suo. Infine poi, se tutte queste buone ragioni fallivano, avrebbe ricorso alla intercessione della Castellana di Campomorto, la cui influenza benefica non era più un mistero fra gli scioperati della corte. Appianate per tal modo tutte le difficoltà, egli si dispose a cedere agli inviti dei lettighieri, che per burla gli dicevano di restar servito; e s'avviò verso loro con quell'aria solenne e piena di degnazione, che aveva sempre pronta pei da meno di lui, e che è proprio la vernice dorata degli ignoranti.