“O Agnese, tutto ciò è nobile, è santo; ma la natura non è sodisfatta da questi eroici propositi. Vi è chi vuole, e chi deve dividere i vostri pericoli. Quel desso son io„.

“Ma nel proteggere Gabriello non vi è lecito mettere un'altra volta in pericolo l'onore di sua madre....„ soggiunse con eguale risolutezza Agnese.

“Dubitate voi di me? Oh, allora, fra due mali, fra due incertezze, spetta a voi sola la scelta„.

“Io ho fede nella vostra generosità; ma questa fede, fosse anche la più viva e provata, non mi autorizza a scordare i riguardi che debbo a me stessa. — Ciò che è avvenuto, non mi ha tolto ogni speranza di riabilitarmi dinanzi alla mia coscienza ed agli uomini: io debbo volgere ogni mia azione a questo scopo.„

“Temete il mondo, poveretta; e vi chinate dinanzi all'effimera autorità de' suoi giudizii?„

Agnese tacque.

“Vorrete dunque sacrificare la vita e la salvezza di vostro figlio al timore della loquacità de' miei cortigiani? Sappiate che l'arma della calunnia è inoffensiva in corte, perchè troppo abusata. Ciò che oggi lo sfacendato servidorame guarda sott'occhi e beffeggia, dimani trova degno di plausi e d'onori. Io ho l'arte di soffocare l'insultante sorriso, che vi fa paura; saprò (ve lo giuro) rispettare il vostro nome, e fare ch'esso sia rispettato da tutti.„

Meravigliata della franchezza di queste parole, Agnese non insisteva nella sua ripulsa; ma, con un'aria di aspettativa angosciosa, invitava il conte a spiegare più chiaramente le sue intenzioni. — Tali parole riescivano ancora più misteriose a Canziana; ella voleva ardentissimamente il meglio della sua padrona, ma non sapeva dove cercarlo, a che e a chi fidarsi.

“Uditemi attentamente, proseguì il conte. — Voi conoscete quali rapporti esistano fra me e il signore di Milano: non ignorate, che fino a questo giorno io ingannai la vigilanza de' miei nemici, che seppellii nel fondo dell'animo i miei sdegni, perchè si accumulassero, che posi in essi la mia ricchezza, la mia forza. Oggi mi sento forte e ricco; il modico risparmio di molti giorni è divenuto un tesoro. Il principe timido e docile, che studiava la capricciosa volontà di un parente, per piegarvisi, da questo istante vuol gettare la maschera. — V'ha fra i prìncipi un linguaggio che vince ogni ardita parola, che pareggia la stessa minaccia. — Se oggi Barnabò Visconti mi spedisse un suo legato, io non avrei che a rifiutargli un sorriso, perchè si rompesse la guerra fra me e il signore di Milano. — Ma non è ancor tempo di ciò. Il mio mutar di condotta vuol essere deciso, non imprudente. — La vostra apparizione al castello di Pavia sarà il primo passo verso un'esistenza più libera. Voi sarete il genio benefico che rompe un fatale incanto„.

“E i legami di parentela che avete stretto da poco tempo colla corte di Milano? e l'amore di Caterina Visconti?„