Ma Agnese non si mostrò abbattuta per questo. L'oltraggio era di tal natura che, invece di arrivare tutto allo scopo, risaliva in gran parte all'impura sua sorgente. La malvagia donna sorrideva; ma Agnese non avrebbe voluto essere nel grado di lei, e ridere come ella di un trionfo così indecoroso. Più di una parola le corse alle labra per ribattere l'insulto: fu ad un punto di spiegarsi, a costo di dimenticare dov'era ed in presenza di chi. Non lo fece, e per più ragioni. — Mirando in volto Caterina, e vedendola tanto deturpata dalla passione, ne provò ribrezzo, e temette di rassomigliarle rintuzzando l'ingiuria coll'ingiuria. “È meglio, diss'ella fra sè stessa, sopportare indifesi i colpi della perfidia, che raccogliere l'arma dei vili, per volgerla contro loro.„ Pensava poi a suo figlio; al pericolo cui verrebbe esposto se avesse provocato maggiormente lo sdegno della principessa. La toleranza, consigliata dall'amore di madre, non poteva essere una viltà: era più grande il coraggio del silenzio che non quello della riscossa. — Ammutolì, e per tutta difesa levò l'occhio non dimesso nè ardito, e, girandolo intorno a sè, ruppe colla fermezza degli sguardi le occhiate avide e maliziose che s'intrecciavano davanti a lei, e posavano sulla sua fronte, quasi volessero indovinarne i pensieri, e scoprirvi il resto di quella reticenza, che Caterina aveva abbandonata alla maligna interpretazione di tanti testimonii.

Al frizzo insolente tennero dietro un silenzio ed una svogliatezza generale. La conversazione andò languendo. — Il trionfo della superba rassomigliò ad una festa da piazza, sorpresa al suo bel principio da un acquazzone.

Sciolto il convegno, ogni cortigiano tornò alle proprie abitudini. Chi non aveva a meditare sopra sè stesso, e sopra i probabili vantaggi che sperava ritrarre dal suo mestiere, tornò colla mente alle insolite piacevolezze della signora, e si provò a spiegare l'oracolo delle sue parole.

Volle il caso che in quel giorno spettasse ad Agnese il servizio d'onore presso la principessa. — Fu ella un momento in forse di sciogliersi dall'impegno, adducendo qualche pretesto; ma non lo volle fare, perchè Caterina l'avrebbe accolto come una prova de' suoi trionfi. — Caterina infatti fu più indispettita di quella fortuita combinazione che non lo fosse Agnese: ma, pensando poi di farle pagar cara la sua imperturbabilità, si dispose a percuoterla con nuovi sarcasmi, ed a stancarla colle sue fantasticaggini.

CXLVII.

Lo sdegno dei buoni è vivo, subitaneo, qualche volta intemperante; ma esso sbolle al primo sfogo, e non lascia dietro sè che il cruccio d'aver fatto male, e l'ansia di rimediarvi. — Negli animi bassi ed ingenerosi l'ira rade volte si trova allo stato di una passione ardente; essa è piuttosto il frutto di tanti risentimenti riposti e governati, come le usure dell'avaro; spesso è una lega ignobile in cui v'entra per buona parte la più bassa delle passioni, l'invidia. — L'ira in questo caso non erompe improvisa e quasi inconsapevole; disegna il suo avvenire, e misura i suoi passi, e quando s'accorge che arriva alla sua meta, e vi fa breccia, allora rimette i suoi conti alla vendetta, sua fida alleata. Perciò può dirsi che l'ira dei malvagi comincia, dove lo sdegno dei buoni finisce: l'una avvia la colpa, quando l'altro si sforza d'espiarla.

Tale fu il procedere di Caterina. Dal trovarsi sola con Agnese volle trarre partito per umiliarne la dignitosa alterezza. — Cominciò dall'essere più del solito strana ed assoluta ne' suoi comandi; e scorgendo la mansuetudine della sua vittima, invece di esserne disarmata, s'accese di più vivo corruccio, e sentì crescere la compiacenza di una sfida ineguale. — Non ebbe bisogno di cercare pretesti per venire alle parole umilianti. Velò i primi detti con un'ironia ancora più pungente della contumelia: poi, toltasi la maschera, proruppe in acerbe rampogne contro di lei. Le rimproverò la sua origine, il nome, la condotta, gli affetti; la ferì nella parte intima e più delicata del cuore; non rispettò in lei nè l'orfana, nè la madre egualmente infelice.

“Ma, vivadio — proruppe ella con occhio torbido e minaccioso, dopo un giro di falliti sarcasmi — il vituperio doveva aver un termine. Questo termine è segnato; e il vostro orgoglio subirà la meritata punizione.„

“Che feci io, o signora, per meritarmi l'ira vostra? — E perchè prorumpe essa così improvisa, senza darmi neppure il tempo di conoscere il mio fallo?„

“Impudente, voi osate rinfacciarmi la mia mitezza! Voi osate chiedermi perchè vi punisco oggi, mentre avevo il diritto di farlo il dì che voi poneste il piede in questa reggia? — Sta bene: sì; ho dimenticato me stessa; ho mostrato a vostro riguardo un'indulgenza indegna della figlia di Barnabò Visconti... Ma la donna e la principessa offese si risvegliano oggi...„