Seregnino rimase come colui, che si sente cascar di mano il pane. Andava mendicando ragioni, e almeno parole, per rabbonire il negromante; e intanto lo guardava con un viso piagnoloso e scontento, come se volesse moverlo a pietà.
“Che fai qui, baccellone? — ripigliò Medicina con tuono adirato; — t'ho già detto il pensier mio. Vattene alla malora e dì a chi t'invia, che di buone intenzioni è pien l'inferno; e che si rivolgano ad altri, chè io non ho nulla per loro.„
L'inviato del Comune, vedendo che s'addensava sul suo capo un temporale, non volle insistere, ma nel ritirarsi, bel bello, faceva scricchiolare gli scarponi, come se escisse a gran passo; e intanto aveva l'occhio al ciurmatore, sperando ancora d'essere da lui richiamato. Nè il suo presentimento fallì; poichè giunto sulla porta vide che Medicina, deposta la mestola, si volgeva a guardarlo, e gli faceva cenno colla mano di tornare indietro.
Forse fu il liquido fumante della caldaja, che dalle sue bolle infocate spinse un vapore inebriante alla testa di Medicina, e vi risvegliò un progetto temerario ed infernale. Pensarlo, studiarne il piano, indovinarne il risultato, fu un punto solo. Per l'esecuzione aveva bisogno di un compagno, o meglio di un complice, e designava il Seregnino a quest'officio.
Il primo ed immediato suo scopo era quello di far del male; chè nel male degli altri egli, pe' suoi malvagi istinti, riponeva ogni suo bene. In via d'appendice poi, per cavar costrutto dalle sue fatiche, aveva ideato di riservare a sè la diffusione di un rimedio atto a scemarne gli effetti; e questo rimedio doveva costar salato ai borghigiani. E qui stava la morale del suo disegno. — Udiamolo il progetto dalle sue stesse parole.
“Vien qua, mártore, — disse Medicina richiamando l'altro con un tuono di voce alquanto raddolcito. — Non si dica mai che io ho cacciato chi implorava il mio soccorso.„
Il Seregnino gli si avvicinò sollecitamente.
“Senti che cosa m'è frullato per la fantasia. Quel che vorrebbero fare i tuoi amici del comune, perchè non lo facciam noi, a tutto nostro diletto e profitto, senza dar ragione alle comari del che e del come?..„
L'uditore aveva tanto d'occhi, e mostrava la sua crescente meraviglia sbarrando la bocca ad ogni parola.
“In questa pentola, ripigliava, v'è di che mandar due volte quei di Desio a dar le barbe al sole: basterebbe versare una presa della polvere, che sta sul fondo, in ogni scodella da massaro, poi — e fece un gesto, che non è possibile tradurre, — tutto il paese sarebbe in preda a una furiosa moría. Non ti spaventare, non mi far gli occhiacci; ascoltami. A noi basterà dare a quei gradassi una seria lezione per farli saggi ed amicarli coi vicini. — Gitteremo una dose conveniente di questa polvere, nelle fontane... e...„