Non è difficile che in quella nascente società vi sieno degli uomini che arrestano fra tali confini i loro desiderj, e che, paghi di un modesto benessere, vogliano eternare quella mediocrità, che è aurea per le republiche come per gl'individui. Ma un impulso più gagliardo spingerà gli inerti a ricercare nelle terre finitime stirpi consanguinee od affini, con cui accomunare la civiltà e le forze.

Non parliamo delle conquiste, perchè il vincitore tratterà i vinti come uomini senza dei o imiterà il popolo ebreo, che allo straniero assetato non additava il fonte[4]. Non parliamo delle alleanze fondate sugli interessi, perchè saranno mutabili come la base su cui s'appoggiano. Ben più saggia guida è la natura: questa insegnerà ai popoli come si debbano riconoscere, e riunire in una sola nazione. Cesserà il vincolo fraterno dove la natura avrà posto i suoi confini; nè il moverli potrà mai essere lavoro d'uomini o di secoli.

Abbiamo divagato in queste lontane speculazioni per annicchiarci un po' in alto, ed acquistare il diritto di movere una dimanda. — Può un popolo, chiediam noi, rifare il cammino retrogrado sulla via della civiltà, e correre direttamente e per gradi alla primitiva barbarie?

Invero, dopo la caduta di Roma cagionata dal malgoverno de' suoi imperatori, ma più efficacemente affrettata dall'ignavia del popolo, la nostra penisola offre il tristo spettacolo di una nazione che si affatica in questo indecoroso regresso.

Poichè la porpora imperiale divenne la posta di un gioco azzardoso, l'eletto ad ornarsene era colui, che meglio sapeva trafficare il baratto. — Allora la fortuna non fu più cieca; diventò malefica. Lo scettro non passò da questa a quella mano; ma cadde di pugno all'uno, perchè l'altro lo raccogliesse: e questi, senza punto tentare di purgarlo dall'onta delle replicate cadute, non potendo avvantaggiarsi del despotismo, di cui era un simbolo vuoto, s'accontentava della vanità d'essere salutato col nome di imperatore da centoventi millioni di soggetti. Vanità e non gloria; perocchè il nome di cittadino s'attribuiva soltanto alla parte dei sudditi che soggiornava in Roma, ed i diritti civili spettavano esclusivamente alla casta senatoriale e patrizia. Il resto era un'immensa colluvie di servi; tra i quali emergevano soltanto alcuni favoriti, tolti dalla plebe, e più tracotanti dei nobili; dappoichè la inerte mollezza di questi accordava loro l'uso delle armi, il comando delle milizie e perfino la sostituzione nelle magistrature.

Per tal modo l'impero, logoro nell'interna sua costituzione per l'impotenza e la precarietà dei tiranni, non che per le soverchianti ambizioni dei clienti e dei legionarii, stremo di forze per le continue ribellioni delle province lontane, contro cui si movevano scarse e spesso infide milizie, screditato nel suo culto pel trionfo dell'evangelio, trionfo splendido ed incontrastato perchè nemico d'ogni schiavitù, consumava due secoli in una ignominiosa decrepitezza. — E i soggetti, imbaldanziti dalla provata impotenza dei tiranni, nuovi all'arte della guerra ma strenui di corpo, gelosi della loro medesima barbarie, che li separava dalla inferma grandezza dei dominatori, ben lungi dal lasciarsi corrompere dalle molli costumanze di Roma, moltiplicavano le sedizioni e le rivolte; finchè, vestiti delle assise imperiali ed aggregati alle legioni romane, drizzarono contro gli imperatori quelle armi che avevano impugnato per loro difesa.

Così lo spirito civilizzatore della città eterna si spense sotto la pressura corrotta de' suoi stessi allori. L'aquila del Campidoglio non fece più ritorno al suo nido; e sulle torri romane sventolò lo stendardo straniero di Odoacre (Anno 476.)

LXXXV.

In quest'epoca i popoli d'Europa, scossi da una febre comune, o istrutti dall'esempio dell'audacia fortunata dei loro dominatori, traboccarono armati dai proprii confini per cercare fortuna su terra straniera. L'Italia fu più spesso e più crudelmente desolata da queste invasioni. Attraversando con rapido esame la storia dei cinque secoli, che seguirono la caduta dell'impero di Occidente, ci si presenta una ripetuta sovraposizione di leggi, di esazioni, di violenze comandate dagli stranieri. Qualche larva di libertà, qualche ricordo dell'antica grandezza giungiamo a scoprire a quando a quando nell'ingrata esplorazione di quelle pagine; ma tali avanzi, simili ai fossili di un terreno perturbato da naturali convulsioni, accennano ad una vita spenta da secoli, di cui non v'ha, e non vi può esser riscontro nelle condizioni successive. Dietro tale esame, solo ci è dato di numerare gli strati di materie distruggitrici che ricopersero il bel paese, desolarono le sue fertili campagne, uccisero la civiltà dei suoi abitatori.

In questa universale emigrazione vediamo i Franchi occupare la Gallia, i Visigoti la Spagna, i Sassoni ed i Normanni l'Inghilterra. Ogni paese ebbe il suo invasore: l'Italia li provò tutti.