“Permetta Vostra Grazia, prese egli a dire, che io abbia a mia disposizione ciò che è necessario ad avviare la cosa. — Bramate voi, che quanto sta nei vostri progetti vi sia richiesto come un favore, onde non abbiate a fare altro che ad aggiungervi il vostro consentimento?... Ebbene, se così vi aggrada, rivestitemi per alcun tempo dell'autorità di vostro ministro. — La mia testa vi sia caparra che non abuserò della fiducia riposta nel più devoto dei vostri servi.„ — E s'inchinò, attendendo una risposta del principe.
Questa non si fece aspettare, e fu quale era desiderata. — Allora Medicina trasse di sotto al giustacuore l'anello, che aveva servito agli incantesimi di Canidia, e mostrandolo al principe continuò:
“Ho bisogno che, come vostro favorito, io possegga un ordine sovrano, che m'apra le porte della corte e della rocchetta. — Quest'anello, in cui sta effigiato il formidabile biscione, sarà il mio talismano. — Vostra Grazia mi conceda l'onore di tenerlo meco fino ad affar compiuto.„
Barnabò fe' cenno affermativo col capo.
“A noi ora, — riprese il ciurmatore, battendosi il petto con un tuono di piena sicurezza; — fra tre giorni un primo cenno, fra un mese un'umile dimanda del graziosissimo nipote vostro; fra due al più tardi le nozze. — Non chiedete di più, o signore; io volo a servirvi.„
Ed infatti escì subito dagli appartamenti del principe, e corse difilato alla rocchetta di Porta Romana, dove, mostrando al castellano il suggello della signoria, venne fatto abile di visitare ogni angolo del fortilizio. — Ei se ne prevalse per chiedere conto di Ognibene Manfredi, e per scendere tosto nel suo carcere ed abboccarsi con lui.
Il silenzio e la discretezza erano il primo patto della grazia di Barnabò; e Medicina sembrava non farne gran conto, rinvesciando, in sul bel principio dell'impresa, il sugo del secreto ad un nemico del principe, che languiva in un carcere, ma che forse non aveva ancora rinunciato alla speranza di una vendetta. — Ma Medicina, che aveva bisogno di persona degna della fede di Agnese, onde avere dalla sua mano uno scritto che la ponesse in sospetto dell'amore del conte, non guardò pel minuto alla strada, quando per essa riescisse ad ottenere ciò che gli era necessario. — Non appena ebbe persuaso il Manfredi a scrivere quella lettera, di cui ci è noto il tenore, spedì latore di essa il Seregnino; mentre egli per altra via, e con altri propositi, s'avviava al castello del Conte di Virtù.
CVIII.
Medicina soleva dire: che il primo prossimo è sè stesso; e fin qui tutto il male sta nello scandalo della parola; perchè al mondo non v'era, non v'è, e, pur troppo, non vi sarà penuria di chi pensa così, e di chi opera su questo metro. Per amar molto gli altri, continuava egli, bisogna cominciar dall'amar moltissimo sè e gli interessi proprii. — E in questo gioco di parole egli non solo trovava il coraggio e l'acume necessario alle sue ribalderie, ma acquietava la coscienza quelle poche volte che essa osò porre, fra lui e le sue mire, l'ostacolo momentaneo di qualche brusca puntura. — Ma, l'abbiam detto e speriamo che il lettore l'avrà appreso dai fatti fin qui esposti, egli non era l'uomo da preferir sempre il certo e scarso guadagno d'oggi al pingue, ancorchè incerto, dell'indimani. — Il rischio, ch'ei poneva nelle sue imprese, valeva a persuaderlo che, gittandosi in braccio alla fortuna, spettasse a lei sola la responsabilità dei fatti che ne derivavano; e, con questa arte finissima, giungeva ad addormentare ogni sinderesi, riputandosi lo stromento del destino, e chiamando fortuito quanto egli aveva temerariamente operato. Seduto ad una mensa sontuosa, su cui la fortuna imbandiva i suoi tesori, egli non soleva trinciar giù alla buona, e pigliarsi sulle prime il meglio che gli stuzzicasse l'appetito. Il suo egoismo era salito al grado di scienza, ed assumeva perfino il colore di virtù, facendolo schiavo di una artificiosa sobrietà. Quindi egli si fingeva talvolta sollecito del bene degli altri, tal'altra curvava il groppone ai capricci di un tiranno, o sapeva rinchiudersi in un mansueto silenzio aspettando migliori momenti; ma tutto ciò pel fine di salvare, a migliore occasione ed a più certo scopo, mente, labro e braccio, rinvigoriti dalla sua studiata astinenza.
Con ciò noi abbiamo reso completo il ritratto di questa mostruosa individualità. I nostri lettori sanno che egli obediva alla volubile sorte press'a poco come i ministri d'Iside si piegavano alle infami rivelazioni degli oracoli, che essi stessi avevano dettato. Vogliamo ora smascherarla del tutto; poichè non vi è perversità più profonda ed esiziale di quella che adopera ad empio fine mezzi leciti e di onesta apparenza, facendo del bene strumento al male.