Ed ecco come e perchè la sorte cadde sulla giovinetta Caterina; benchè prima destinata a reggere un monastero. Le badesse erano a quei tempi tenute in grande onore, per la dignità loro e più per l'impero assoluto che esercitavano nell'interno del chiostro sopra una numerosa famiglia di prigioniere, ciascuna delle quali reggeva in modo più o meno efficace altre famiglie ed aderenze. — Perocchè i genitori di allora, e di molti secoli dopo, usando ogni maniera di torture per strappare l'assenso dalle labra tremanti delle novizie, solevano poi, ad ogni dubio o difficoltà, correre alla grata del chiostro, a dimandar consigli e protezione; credendo con tali ipocrisie, di sanar la piaga della violenza operata, e di propiziare il cielo, onorando le vittime immolate al suo culto.
Caterina non vantava quella perfezione e quel rilievo di forme, che colpiscono a prima giunta, e riscuotono una pronta ammirazione. Era una di quelle creature gracili e scolorate, che portano impresse sul viso un animo freddo ed una rassegnazione scevra di sacrificio. — Dopo averla veduta più volte però, bisognava accordarle il merito di una non mediocre bellezza. Aveva occhi grandi, ben disegnati, di un purissimo color turchino, per abitudine e per vezzo leggermente socchiusi. Aveva capelli di un biondo pallido, viso di un ovale alquanto risentito, e carni bianche e trasparenti come il marmo pario.
Quando le fu partecipato il disegno del padre, (e fu l'ultima a conoscerlo) chinò la fronte in atto di obedienza, e si preparò ad amare lo sconosciuto cugino, come un mese addietro si era rassegnata al velo ed alla clausura. In questo caso, però, riescì facile alle garrule governanti l'onestare la mutabilità dei comandi paterni. Il confronto tra un chiostro ed una corte riescì a tutto vantaggio di quest'ultima; l'invidiuzza delle sorelle scosse alquanto il cuore gelido di Caterina, e fece correre sulle sue labra un sorriso d'aggradimento affatto nuovo.
Ma questa partecipazione e questo assenso erano preceduti da secrete pratiche, che non dobbiamo omettere.
CVII.
Abbozzato in nube il progetto, Barnabò sentiva il bisogno di avere persona accorta e fedele, che lo ajutasse ad avviarlo.
Egli non pretese di trovare degli amici; poichè avrebbe consumata inutilmente tutta la vita a cercarne uno. — Ei non volle aprirsi con alcuno di quei cortigiani, che facevano folla intorno a lui; poichè li aveva in grande disprezzo, come codardi, pronti a strisciare nel fango per tornare graditi al padrone, ma inetti a destreggiare qualunque bisogna escisse dalle formole delle frasi d'anticamera.
Anche questa volta, a furia d'escludere gli insufficienti e i malfidati, si trovò di fronte un unico individuo; e costui era Medicina. Il decidersi a far conto di lui non voleva ancora significare che Barnabò riponesse tutta la fede in quell'uomo. Fu a ciò indutto dal pensiero, che Medicina doveva avere maggiore interesse che ogni altro a tenere in credito la veridicità dell'indovina: pensò inoltre che, avendo egli assistito alla conferenza, non richiedeva d'essere istrutto sul passato, a lui già ben conosciuto.
Dopo quella notte feconda di vaghi progetti e di gravi risoluzioni, Medicina fu chiamato a comparire dinanzi al principe. Costui gli espose essere suo pensiero di seguire esattamente i consigli dell'indovina; occorrergli però all'uopo una persona fida ed accorta, che s'unisse a lui per condurre l'impresa a buon fine. — E lo scaltro sgherrano, che prima di creare l'imbarazzo aveva preparato il modo di escirne, inchinandosi dinanzi al principe con un atto di ipocrita servitù, dichiarò di voler mettere a sua disposizione vita ed ingegno: chiedendo solo che gli fosse accordato il tempo necessario a studiare e maturare un progetto degno della fiducia in lui riposta.
Il giorno dopo, tornò Medicina al cospetto del principe con un stare in sul grande che accennava il trionfo, e che riesci bene accetto allo stesso Barnabò, solito a vedersi davanti visi abbacchiati ed occhi a terra. Il ciurmatore, senza dichiarare pel minuto il piano concepito, entrò a dimandarne formalmente i mezzi, ed a stabilirne le condizioni.