“Più che un fratello; egli mi ha giurato fede di sposo: e senza la disgrazia che lo ha colpito, saremmo a quest'ora....„
“Poveretta! — disse il conte con una pietosa reticenza, che mirava a scopo ben diverso da quello che la supplicante s'era imaginato — Voi implorate il perdono dell'offeso signore, ripigliò dopo breve pausa: ma dite, e siate sincera, avreste la forza di accordarlo al vostro amante, quando sapeste ch'egli ha mancato alla sua fede?„
“Per essere sincera, come voi dite, dovrei prima perdonare a colui, che lo calunnia:„ — interruppe la donna con straordinaria franchezza, dimenticando a chi parlava.
“Perchè?„
“Perchè il Manfredi mi amò, e mi ama sempre teneramente.„
“Le prove!„, ripigliò il conte con un'ansietà improvisa che tradiva la sua abituale prudenza.
La supplicante sospettò d'essere caduta in un tranello; non per questo si pentì d'essere stata sincera. Con nobile portamento s'avvicinò al conte, e porse a lui una carta, dicendogli:
“Ecco le prove che voi chiedete. — Pensate, o signore, che la mia vita è in vostra mano. Siate generoso; io sarò discreta nella mia preghiera. — Se non vi è possibile salvarmi lo sposo, fate almeno che la mia sorte non sia divisa dalla sua. — Se la colpa del Manfredi non è degna di perdono, io, sua complice, dimando d'essere punita come lui.„
Il conte svolse con trepidazione la lettera presentatagli. — Mano mano che l'occhio scorreva le righe di quello scritto, il suo volto s'andava rasserenando; l'austera serietà cangia vasi visibilmente in compiacenza. Quel foglio era vergato dallo stesso Manfredi. Un aguzzino di buon cuore, che credeva cosa impossibile il fabricar combriccole con carta ed inchiostro, s'era incaricato di portarlo alla fidanzata del Manfredi. Le frasi di quello scritto erano di tal natura da sconvolgere ogni giudizio precedente sul conto del suo autore. L'affetto per la nostra incognita era rappresentato al vivo, con tanta ingenuità, con sì rara copia e schiettezza di frasi, da non lasciare alcun dubio di sè. — Ma esisteva pure una lettera del Manfredi diretta alla figlia di Maffiolo Mantegazza! — Come si poteva conciliar l'una coll'altra?
Finita la lettura, il conte non sapeva staccar l'occhio dallo scritto, come se aspettasse da quello la spiegazione d'altri misteri. Gli tornavano alla mente, ad una ad una, le parole di quel foglio sciagurato che aveva distrutta la sua felicità. Meravigliavasi però di trovare meno evidenti quelle frasi che, discusse altravolta durante il delirio della passione, l'avevano trascinato a pronunciare una sentenza irrevocabile. Gli avvenimenti sopraggiunti offuscavano il passato; e, in mezzo a quella oscurità, cominciava a splendere una debole speranza di esser stato in addietro vittima di un inganno.