Questi rivolgimenti dell'animo, non accompagnati da alcuna parola, erano scritti a chiare note sul suo volto; il quale, dopo aver palesato con rapido mutar di colore e di espressione la vicenda interna, finì per contrarre quella immobilità, che è l'ultimo e più terribile sintomo di un'anima soggiogata dal dolore.

Meno commossa Canziana, e quindi più padrona di sè, studiava invece di scoprire la via migliore per precorrere i fatti, e dirigerli a men fatale risultamento. Chiunque fosse il ribaldo, e qualunque lo scopo del suo delitto, saggia cosa era il tentare di raggiungerlo. L'assassino non poteva essere lontano. — Quanto ai mezzi per ispogliarlo della sua preda, ella non ne vedeva che due: la forza o l'oro; questo preferiva a quella. — Passò in rassegna le persone a cui avrebbe potuto affidare una missione tanto delicata. Il campo della scelta era ristretto; le persone abili a ciò erano due soltanto; ma le strade a tentarsi parecchie. A questo punto ella rimaneva interdetta.

Se non che, lo stato di Agnese la costringeva a scuotere l'inerzia comune, onde l'animo della addolorata non soccumbesse sotto il peso della disperazione. — Le frasi consuete, con cui un'anima pietosa tenta racconsolare gli addolorati, non avevano maggiore effetto che la rugiada sur un incendio. — D'altronde, a quali speranze poteva ella richiamare il cuore d'Agnese? doveva inaugurare le sue consolazioni coll'invitarla a piegarsi rassegnata alla mala fortuna, come se fosse perduta ogni fiducia nella potenza di Dio?

Tornò la vita, e con essa il moto e la parola, dove poco prima era silenzio ed inerzia, non appena Canziana propose di spedire il vicino e Bastiano sulle traccie dello scelerato. — Incerta cosa era il poterlo raggiungere, più incerta ancora la probabilità d'indurlo ad abbandonare od a cedere la preda. Ma un disegno qualunque, benchè vago, bastò a rannodare l'ultimo filo di speranza. A tale proposito la madre, rotto il desolato silenzio, trovò parole per animare la pietà altrui, accaparrandola colle proteste di una gratitudine senza confine.

L'amore materno, svolto in una serie di atti e di parole solenni e commoventi, cangiò la preghiera in comando, l'audacia in prudenza, il tentativo in necessità. — Lo stesso Bastiano trovò gli spiriti necessarii a secondare l'impresa del compagno. Il quale, intascato quant'oro si potè raccogliere, e quant'armi si celavano sotto le gabbanelle, s'avviò per escire, chiedendo prima a sè stesso, poi ai circostanti, dove era bene rivolgersi.

Nuovi dubii avrebbero rallentato le buone disposizioni di quei valentuomini, se in quel punto non fosse capitato un contadinello, il quale, tutto ansante dalla corsa e sbigottito nel trovarsi in mezzo a tanta gente, trasse di tasca una medaglia attaccata ad un nastro rosso, e raccontò come l'avesse allora allora trovata e raccolta sul sentiero del bosco, sulla direzione di V...*

La medaglia passò dalle mani del contadino a quelle di Canziana, la quale, senza dir parola, la rimise ad Agnese che tosto la riconobbe. Non fu bisogno di discutere più a lungo sulla via da scegliersi: quella scoperta l'additava chiaramente. — La povera madre si struggeva di tenerezza contemplando e baciando la cara reliquia, e già i due campioni camminavano o, per dir meglio, volavano all'ardita impresa.

Assai poco era a sperarsi da tanta sollecitudine. Dal momento dell'invasione a quello in cui ora ci troviamo, era passato il tempo necessario a disperdere ogni traccia del delitto. Eppure, non vi fu mai rimedio che con maggior prontezza restituisse la vita ad un moribondo. — Per esso l'animo d'Agnese si riscosse quanto era necessario ad aver forza di sopportare i nuovi mali, e di attendere un men fatale scioglimento della catastrofe.

Infelicissima madre! Quando vide che alcuno si dava moto per lei, ringraziò Dio, che le infundeva vita e speranza. I suoi occhi si riaccesero, il suo labro articolò qualche parola, il cuor suo tornò a palpitare. La statua del dolore discese dal suo piedestallo per divenire l'imagine viva della carità, che si strugge in preghiere, in affetti. Ottima Agnese! non appena il potè fare inosservata, gettò le braccia al collo della fida compagna, e su quel seno, asilo consueto della sua fronte agitata, ed esperto a tante e ben diverse lacrime, trovò un momento di requie. Allora Canziana non meditò una parola di conforto; nè Agnese dimandò all'amica più che il ricambio di quella stretta, che le faceva credere d'abbracciare sua madre. In quel silenzio e in quella stretta, ambedue si erano comprese perfettamente. Nei mali dell'anima, come in quelli del corpo, una diagnosi felice è il certo indirizzo alla scoperta del rimedio. Quell'amplesso facilitò ad Agnese il pianto; questo le restituì l'uso della parola; e lo spontaneo sfogo degli affetti era già un dolce conforto.

“Pensa a quanto io ho sofferto, o amica, — disse Agnese con voce commossa; — pensa che dal giorno in cui ho perduto mio padre, la mia vita è un tessuto di disgrazie sempre crescenti.„