“Non lo dite a me, madonna, non lo dite a me, che ho tutto veduto e compreso...„

“Ma forse non avrai ancora compreso che i miei dolori si accumulano oggi in un solo; e che questo nodo di mali è tremendo, e diviene insopportabile.„

Canziana tacque; ma non perchè ignorasse il senso di queste parole.

“Ascoltami, ripigliò Agnese; ora ti voglio dir tutto. Quanto io aveva nel cuore non potè trovar sempre sfogo sul labro. I miei sorrisi erano veritiere prove di gioja; come i sospiri furono sempre l'espressione del mio dolore. Ma i lunghi silenzii, e le veglie inavvertite, velano una storia a te ignota. Ascoltami dunque, te ne prego. — Io era giunta fino ad oggi, pensando che Dio m'accompagnasse nel portare la mia croce. Tu sai che l'incontro di un uomo amato da mio padre ridonò qualche valore alla mia esistenza. Io mi sono abbandonata a lui, pensando che nel ravvicinamento delle nostre esistenze vi fosse qualcosa di sovrumano. In seguito, quando una vicenda misteriosa, in onta a tanti giuramenti, allontanò da me quell'uomo, cominciai a dubitare di me; ma non potei ancora convincermi, che la colpa altrui divenisse colpa mia, o se pur qualche volta provai rimorso, la vista del bambino, di cui Dio mi aveva fatto dono, mi rinfrancò. Non credetti possibile che un angelo potesse vivere e crescere nel seno di una donna maledetta. Credetti d'aver scoperto in questi fatti il secreto della mia espiazione. La mia vita non era più mia, ma della creatura che il cielo m'aveva dato. Io non poteva piangere se egli sorrideva; io non doveva maledire alla mia esistenza, se la sua diveniva ogni giorno più florida e più bella.„

Fin qui Agnese aveva parlato con un calore insolito; e, trascinata dall'entusiasmo degli affetti, obliava per un istante la realtà. Ma il gioco non poteva durare a lungo. Canziana, meravigliata nel vedere tanto cangiamento, era incerta se dovesse rallegrarsi o dolersi di quelle parole. Nulla di nuovo in quanto le veniva detto; ma tutto ciò non era che l'esordio di una impreveduta rivelazione. — Aveva la buona donna l'occhio nell'occhio d'Agnese; accompagnava leggermente col capo il ritmo sonoro delle parole, che escivano come inspirate dal labro di lei. A quando a quando, senza interromperla, v'intrometteva sommessamente un motto d'affermazione. Ma poichè la narratrice, con un calore sempre crescente, era giunta alle ultime parole, comprese che le sue forze erano ormai esauste; quindi, aprendo le braccia quasi accorresse in suo ajuto, raccolse di nuovo e strinse al suo seno il capo della infelice; le baciò affettuosamente i capelli; le prodigò mille carezze. In quella ripetuta testimonianza d'affetto ritrovò Agnese la forza necessaria a ripigliare il discorso: e quando si rilevò dalla sua positura, gli occhi e il volto avevano deposto la fittizia sicurezza, e rivelavano un completo scoramento. — Con altro tuono di voce, e con ben diversa espressione, la poveretta ripigliò la parola:

“Ora, tutto è mutato per me. L'ultima delle mie disgrazie non è soltanto la più grande, è il compendio e l'inasprimento delle altre. La doppia sventura della perdita di mio padre e dell'abbandono di colui riceve ora il suggello dal rapimento della mia creatura. — Dapprima piansero la figlia, e l'amante; ora sono le lacrime di una madre, che si debbono versare; e queste non avranno consolazione. Se ascoltassi una voce, ahi! troppo crudele, della mia coscienza, dovrei dire, che oggi mi vien negato il diritto della maternità, e che la mia speranza nel perdono di Dio si è illanguidita, poichè mi fu tolto l'angelo intercessore. — Dimmi, amica, che ciò non è possibile; che questo è un delirio; che io sono disennata.„ — E le parole d'Agnese finivano ancora nel pianto.

Canziana, troppo commossa per saper trovare le parole acconcie a consolarla, intercalava il discorso con monosillabi tronchi, che non avevano altro valore fuor quello d'essere pronunciati con un tuono affannoso, sintomo infallibile della pietà la più sincera.

“No, mia diletta, non dite così. — Per l'amor di Dio, acquetatevi.... Non fate ingiuria alla misericordia del Signore.... Egli non abbandona nessuno; nemmanco i più tristi peccatori. — Suvvia, siate buona.... preghiamo e speriamo....„

“Se Dio permise che una povera creatura venisse strappata dal seno materno, soggiunse Agnese, dovrò io supporre che la Providenza abbia scordato l'innocente? ma non è più saggia cosa il credere, che la giustizia divina ha voluto punire la colpevole?„

“No, no: per l'amor di Dio, per l'anima vostra, non indagate i consigli del Signore. — Esso opera per noi, anche quando apparentemente sta contro di noi. È un peccato cotesto vostro dubio. Cercate di dileguarlo. — Uniamoci per pregare Dio, e le anime care che abbiamo lassù.„