“Oh sì, pregherò i miei genitori„, disse Agnese, sempre, ma diversamente commossa.

“Il Signore, loro mercè, guiderà i passi dei nostri amici. Egli toccherà il cuore di chi ne vuol male: a Lui nulla è impossibile.„

Il tratto più caratteristico di queste parole era l'associarsi di Canziana ai dolori della sua padrona, e il volerne la sua parte. Non isfuggiva ad Agnese la squisitezza di questa forma di linguaggio; e si compiaceva di aver compagna nel dolore e nella speranza un'anima buona, la cui vita illibata doveva rendere grate a Dio le comuni preghiere.

“Canziana, prega anche tu.„

“Sì, io pregherò con voi. Iddio legge nel mio cuore, e vede che io gli offro la mia vita perchè voi siate consolata.„

Le due donne, abbracciate insieme, volgevano lo sguardo al cielo; ed inalzavano a Dio la mente ed il cuore. Il volto di Agnese, irradiato dalla luce celeste della fede, si era fatto ancora più bello. I suoi occhi grandi e splendenti più dell'usato, riflettevano i puri raggi del mattino, cui erano rivolti con una languidezza piena d'affetto. Due lacrime pendevano dalle sue ciglia, trasparenti come stille d'acqua che posano su un fiore, e vi attestano gli oltraggi della procella. La bocca lievemente socchiusa, quasi fosse pronta a parlare, non labreggiava parola: la preghiera era tutta mentale. Le chiome disciolte, aggiungevano una splendida cornice alla beltà addolorata, piovendole con leggiadria sul collo e sulle spalle. Le braccia aveva strette al seno, per raccogliervi i lini malassettati, e teneva le mani giunte in atto d'orazione. — La creduta colpevole era il ritratto vivo di una di quelle sante, che l'Angelico soltanto seppe dipingere, poichè le vide cogli occhi della fede.

Un'eguale pietà rendeva ancora più veneranda la precoce canizie di Canziana. Sparirono le rughe dal suo volto; l'anima ringiovinita dalla preghiera e dalla speranza, s'effundeva sul suo aspetto, e s'imprimeva in ogni suo moto.

La preghiera fu breve, appunto perchè fervidissima. Può il cuore umano toccare il cielo; ma non sa librarsi lungamente nelle regioni infinite dell'eterna luce. — L'uomo vede Iddio; come il suo occhio, trascorrendo l'orizzonte, fissa per un brevissimo istante il sole.

CXXXII.

Erano trascorse due ore dalla partenza dei messi, e non si era ricevuta alcuna notizia di loro. Canziana, nullameno, era piena di speranza; Agnese, in seguito al colloquio che abbiamo riferito, aveva cessato dal disperare. Dopo la preghiera, il suo cuore era in grado di raccogliere e valutare quelle poche probabilità di buon successo, che le rimanevano ancora. Teneva conto dello zelo e dell'accortezza del suo vicino; faceva assegnamento sull'importanza degli oggetti che si offrivano in riscatto del prigioniero. Non le pareva possibile che vi fosse ne' suoi nemici altro interesse fuor quello di un turpe lucro. — “Se Dio guida i nostri amici sui loro passi, diceva ella, se permette che gli sciagurati siano raggiunti, la vittoria è nostra. E ciò sarà; perchè Dio è infinitamente buono!„