Quel rumore non era, come tant'altri, un'illusione; ma si avvicinava, e si faceva più distinto. Se Agnese lo udisse, e gli desse retta, nol sapremmo: Canziana levossi risolutamente, e corse alla finestra.

Era infatti gente che arrivava; chi, ed a quale scopo, non era possibile indovinarlo. La comitiva girava dietro la casa; e l'angolo di essa toglieva la visuale all'osservatrice. A stento però, traguardando fuor dei rami del pergolo, potè scorgere delle pezze d'ombra projettate sul terreno; dai contorni mobili dello spettro riconobbe che un gruppo di gente, in mezzo al quale era un cavaliero, s'avvicinava al casolare.

Canziana non sapeva spiegare a sè stessa la ragione di una comparsa tanto nuova. Temeva, in vero, che qualche castellano, smarritosi nella caccia, venisse a cercare guida o ricovero: temeva, dicemmo, perchè in quel momento, in mezzo a tanto cruccio, non avrebbe saputo torsi d'impaccio convenevolmente. — Intanto una prepotente vaghezza, ben diversa dalla vana curiosità delle femine, le imponeva di venire in chiaro del mistero; e perciò non rifiniva essa di guardare verso quell'ombra, e di studiarne il contorno ed i movimenti.

Or, mentre stava coll'animo sospeso, uno strido flebile, ma distinto e prolungato, giunse fino a lei. Tese l'orecchio, e stette in ascolto con un'ansia non mai provata. — Era, o sembrava, una voce nota: un lagno, un vagito. — Combattè il dubio troppo lusinghiero coll'artificiosa incredulità di chi rinasce alla speranza. E il dubio si dileguava e la speranza cresceva; poichè quella voce era senz'altro il vagito troppo ben conosciuto del piccolo Gabriello.

Non fu mai da anima pietosa più apertamente franteso il linguaggio di chi soffre; non grido più sincero di gioja rispose mai al pianto di un innocente. — Tanto è l'egoismo dei nostri affetti!

Canziana si lanciò come forsennata nel mezzo della camera, e rivoltasi alla padrona — “Madonna, Madonna, gridava, egli è qui, è qui;... il nostro angelo... il cuor nostro... Oh Signore Iddio... che tu sii lodato... che tu sii benedetto!„.

Agnese non diè tempo a finire la parola. Surse con un movimento sì rapido, che tutta ne scosse la camera, e, piantando in viso alla governante due occhi incerti, dimandò... “Chi giunge?...„

“Il figliuol vostro! corriamogli incontro... Su via, non mi credete forse?... l'ho udito io stesso, piange, piange il poverino; egli ha bisogno di voi, egli dimanda la mamma„.

Ma Agnese non avrebbe saputo moversi dal posto; il suo sguardo era come invetrato; sul suo volto non si cancellavano, nè tampoco si attenuavano le traccie della sua muta disperazione.

Canziana rimase per un momento annichilata, poi disse fra se: “Un'altra disgrazia! Dio mio, versate su me l'ira vostra; ma risparmiate questa donna; risparmiatela, perchè essa è madre„.