Fu provida cosa che una momentanea debolezza velasse agli occhi d'Agnese il quadro di un mutamento sì rapido ed inatteso. La soverchia gioja l'avrebbe uccisa. Era bene che, fra un dolore disperato ed una gioja senza misura, surgesse una fase neutra di sensazioni vaghe e sbiadite, che contemperassero il presente colle memorie del passato. L'improviso risvegliarsi della febre diede una scossa al sangue gelido ed inerte dell'infelice. Nel male era la crisi.
Ma per tener conto di queste ragioni, volevasi più scienza e minor cuore, che non possedesse Canziana. Il perchè la buona donna, appena riavuta da uno sgomento, ripiombò in un altro forse non meno fatale. Non le sembrò possibile, che un legger malanno si annunciasse con sintomi così gravi. Il suo affetto per Agnese era troppo imperioso per calmarsi alle ovvie consolazioni di chi ha il cuor spassionato. Dubitò che l'infelice avesse perduta la ragione; e pregò Dio, che le inspirasse cosa era a farsi pel meglio.
Il violento surgere d'Agnese, cagionato da una forza fittizia ed anormale, si esaurì all'istante. Infatti non appena in piedi, brancolò cercando un appoggio. E, se la pietosa compagna non fosse prontamente accorsa ad ajutarla, sarebbe caduta. Raccolta da questa, e ricomposta sulla sedia, chiuse gli occhi, e chinò il capo sul petto, come persona che dorme. — Canziana non tentò altra volta di scuotere la sua inerzia; e come avrebbe osato farlo, se l'infelice non si commoveva alla notizia che il suo bambino era salvo?
Canziana, della cui mente abbiamo fatta una pittura modesta, era dotata di un cuore sì amoroso e compassionevole, che poteva dirsi un modello di carità. Ella non era di quelle creature, che, lanciate in mezzo a subite difficoltà, languono sfiduciate, e pagano al male altrui un sincero ma sterile tributo di lacrime e di strida. La buona donna, anche in mezzo alle più gravi peripezie, soleva essere presente a sè, teneva l'occhio sur ogni circostanza, sapeva prevedere ed operare come chi reca negli imbarazzi altrui una intelligenza risvegliata e pienamente estranea. Per la qual cosa, mentre il suo cuore andava a brani pel dolore, la mente provedeva, e le braccia agivano, come meglio potevano, pel minor male dell'infelice. Molte altre pietose al par di lei avrebbero perdute le forze; ella ne raccolse quante ne aveva bisogno per levarla di peso, e collocarla sul letto.
Lo stato di Agnese le dava gravissima pena: perocchè quella quiete non era riposo ma letargo. — Dopo tanto trambusto, il sonno e l'inerzia erano ben altro che sintomi di buon augurio. Nondimeno, vedendo che Agnese era, o sembrava, tranquilla, pensò essere tempo di non dimenticare un'altra persona. Laonde, proponendosi di ritornar sùbito presso l'inferma, volò ad incontrare il nuovo arrivato.
Il poter stringere tra le sue braccia la cara creatura, che le era costata tante angosce, non fu l'unica sorpresa di quel momento. Nè Canziana fu la sola persona, che avesse ragione di meravigliarsi dell'incontro inaspettato.
A chiarire questo mistero, c'è d'uopo tornar sui nostri passi, e spendere alcune parole per rendere conto delle vicende di Gabriello.
CAPITOLO DECIMOTTAVO
CXXXIV.
Quando Medicina ebbe messo il compagno sulla strada che conduce a V..* gli rinovò le raccomandazioni, lo guardò partire, poi sparì per una viottola di traverso. Non era quella probabilmente la sola impresa, ch'egli avesse sottomano in quel momento.