I segni di riunione pei manipoli saranno un'asta con una mano in sulla punta, ed al di sotto un manipolo di fieno. Per le coorti saranno una bandiera dei tre colori nazionali, cioè con fondo rosso, bordata all'intorno dai colori verde, ed azzurro intrecciati a volute.

Per le legioni saranno, l'aquila romana, in punta d'un'asta.

Le bandiere, etc., non si useranno, che quando i corpi siano riuniti assieme per lunga permanenza, e non nel tempo, che le masse operano per separate porzioni. Gli strumenti da usarsi saranno, la cornetta, o la tromba; le arie da suonarsi, saranno sette, cioè:

Tutte queste arie, quando saranno per muovere specialmente quella porzione di truppa a che il trombetta o cornetta, è addetto, si suoneranno semplicemente, ma se al loro suono si vorrà che tutte le bande di quel circolo d'operazioni, per qualche movimento combinato generale, si muovano; allora si aggiungerà un ritornello, quale indicherà, non essere un comando speziale, ma per tutte le bande, che lo intendano.

La piva, la zampogna, il corno di bue, tutti in somma quegli stromenti rusticani de' quali sogliono i contadini nelle campagne servirsi, possono essere utili onde avvertire del passaggio d'una colonna nemica, e de' suoi movimenti, per dare il signale a tutti i pastori, e contadini di ritirare il bestiame, di nascondersi in luoghi sicuri o di correre alle armi per molestarla. Sarà cosa facilissima ai comarchi, ed ai condottieri principali, di mettersi d'accordo sulla scelta delle arie, che debbono essere da tutti conosciute, onde le operazioni da eseguirsi dai contadini sparsi pe' terreni, soprattutto quando la cooperazione nazionale comincia a dimostrarsi, attivamente indicare. In Ispagna fù quel sistema di grande vantaggio ai condottieri delle bande, ed ai paesi, nel tempo della guerra dell'indipendenza, ed i faziosi apostolici nella guerra ultima della libertà, l'avevano pure con qualche profitto praticato, ma non tanto loro riusciva perchè poco era la nazione in generale, a cooperare alla sua vergogna, e schiavitù, disposta. Dice il sigrLemier, che nella guerra dei Chouans quando i contadini vedevano passare le truppe republicane, fingevano di aver cura della loro greggia e suonavano arie, con una specie di piva da essi chiamata Bignoux, in uso in quel paese. Un certo numero di suoni staccati e aggiunti all'aria, avvertivano gl'insorti del numero dei soldati, che il distaccamento componevano. Si potrebbe dunque tal mezzo impiegare, soprattutto, perchè dice il succitato autore, che in una invasione, ognuno deve battersi, se può, e nel caso contrario, deve ajutare coloro che si battono; tutto essendo permesso, e buono, quando si tratta di liberare il paese dal giogo nemico.

Al muoversi dunque delle schiere avverse, udrassi da lungi nella lor direzione, per le italiche campagne, il clangore dei rusticani strumenti, che a vicenda coi ritornelli convenuti rispondendosi, bel bello e successivamente aumentandosi, ai comarchi e condottieri, il numero, e le operazioni dei barbari, paleseranno. Ognuno allora all'esercizio del dovere che per la patria gli concerne, velocemente accorre. Squillano per ogni dove le trombe, corrono i volontarj a cavallo, e chi quà, chi là formansi in drappello, al suono della cornetta riunisconsi a prima giunta i fanti; i tocchi a martello della campana maggiore, i contadini nella campagna, del pericolo non meno, che del dovere loro verso la patria, fanno avvertiti; il suono campestre delle pive, e cornamuse, già chiaro viene alle orecchie di tutti. Non è dunque il barbaro, distante! Ordina il comarco le torme, situa ognuno al luogo previamente destinato, sono le bande in positura aspettanti, tutte le campane del luogo suonano a stormo, spuntano i bersaglieri nemici, comincia il fuoco; immote le torme, muovonsi le bande sù de' fianchi dell'avversario. Ecco le barbare colonne in cospetto, i tocchi della campana precipitansi, tutti gli strumenti ad un tempo suonano l'attacco generale, s'appicca la zuffa; da ambe le parti viene questa con accanimento attizzata, seguono i tocchi precipitati, giungono dal vicinato nuove torme in soccorso; il nemico è debole; da ogni classe di persone, da armi di tutte specie attorniato, in mezzo allo strepito delle archibugiate, allo squillo delle trombe e delle cornette, al fragore del campanone, al cigolìo dei cozzanti ferri, agli urli degl'insanguinati morenti ed alle feroci grida d'un popolo in furore, si scompone, e soggiace. Suona a doppio il sacro bronzo ed a festa, ognuno a quel tintinnìo si rallegra, è annichilato il nemico, intuonasi l'inno della vittoria, e le liete voci del popolo festeggiante, dall'armonia degli strumenti accompagnate, rendono di sì fausto avvenimento, sincere grazie a Dio.

CAPITOLO IX. DELLE VETTOVAGLIE.

La prima cura necessaria, il primo dovere che in una guerra qualunque, si esige, quello certamente si è di provvedere al sostentamento di chi deve guerreggiare. E come in una guerra irregolare dare a bisogni opportuno compenso, quando una base militare generale, non esiste? Senza magazzeni, senza commissarj che alla testa de' varj dipartimenti sulla regolarità delle distribuzioni sopravvegghino? Senza frumentieri e senza fornitori generali, e particolari dei viveri? Senza un servizio, in somma, di regolare provianda? Debbonsi tutte queste difficoltà, quando sulla condotta, e proseguimento della nostra guerra si ragiona, certamente affacciare. Noi ben sappiamo e nessun militare ignora, che gli eserciti moderni non hanno in mezzo di loro le sorgenti della propria conservazione, ma bensì all'intorno, e che da questo cambiamento, prodotto dalla differente qualità dei projettili d'oggidì e dal genere di nutrimento del militare parimenti variato, venne la indispensabile necessità di stabilire sulla linea d'operazione molti successivi depositi, ed al giornaliero consumo, col mezzo di convogli, opportunamente sovvenire. Epperciò carri pieni di quei generi, debbono per quell'oggetto continuamente andar, e venire, come pure fa d'uopo di molta truppa per difendere quella linea, che può facilissimamente venir dalle bande insurrezionali tagliata, ed in conseguenza si presenta l'acconcio di tosto il centro affamare. Egli è un uso generale negli eserciti europei regolari, quello di vivere di pane, e di biscotto; non può il soldato caricarsi di pane per più di quattro giorni, e di biscotto per più di otto, ed anche in casi rarissimi. Quando il maresciallo Massena, dopo la battaglia di Busaco, mise il suo esercito dalla fortissima linea di Torresvedras, in ritirata, caricò ciascun soldato per quindici giorni di viveri, ma ne avvenne quindi, che il soldato dalle fatiche, e lunghe marcie, non meno che da quella soprassoma soverchiamente lasso, ne gettò via una gran parte, ed al quinto giorno già pativa di bel nuovo la fame. Non potendosi nel campo, il pane, e biscotto preparare, perchè vi vogliono forni per cuocerlo, e parecchi giorni per quelli construire, è necessario che vengano alle spalle dell'esercito, ed a poca distanza del campo magazzeni di riserba stabiliti, dai quali escano le regolari necessarie distribuzioni di provianda. Oltrecchè, questo modo di guerreggiare non si potrebbe in un'insurrezione nazionale, senza pericolo di grave danno praticare, per la mancanza totale di magazzeni, e di quei regolati dipartimenti, l'esistenza de' quali nel nostro caso, più danno per avventura, che vantaggio, al paese arrecherebbero, la confusione inevitabile in quei primi movimenti aumentando, in vece di toglierla. Imperciocchè hanno quei commessarj, più ad arricchire sè stessi, che al bene comune per l'ordinario la mira; di fatti quelli ch'erano alla provianda dell'esercito republicano francese destinati, un chiaro, e funesto esempio ce ne forniscono, tanto nella prima come nella seconda volta che scesero a divastar l'Italia. Costoro spogliando i popoli, e facendo patire la fame al soldato, si arricchivano, e questi per adempire ai suoi doveri, e sussistere doveva sovente volte, al proprio ingegno ricorrere. Rallentando questo complicato sistema i movimenti di un esercito, limita le sue operazioni ad uno stretto, e diterminato circolo, in diretta opposizione all'essenza della guerra per bande, la quale richiede, che tutta l'estensione del paese, eccettuandone la sola parte fisicamente occupata dal nemico, sia da innumerabili piccoli corpi armati, coperta. Conviene dunque che il nostro sistema di provianda sia da quello delle truppe regolari differente, e che le bande portino i mezzi di mantenimento con loro stesse, o gli trovino dappertutto, o limitatamente nel distretto, o cantone, o provincia che armatamente percorrano.

Non vedesi nella storia antica, rimontando fino al tempo di Mosè, che gli Ebrei, Greci e Romani, l'uso avessero di stabilire magazzeni di viveri, depositi di foraggi, etc.; e si rileva dalla sagra scrittura, che quando gli Israeliti sortirono dall'Egitto presero della farina, e quella messa nei loro mantelli, ciascuno la congrua porzione sulle proprie spalle caricossi: i consoli Romani distribuivano frumento, alle loro legioni per quindici o venti giorni, ogni legionario portava la sua provvisione in una tasca, e ciascuno con pietre o con piccoli molini a braccio, il suo grano macinava, e quindi fattane una focaccia, non in forni, ma sotto la cenere, o sopra pietre, o foglie di rame la faceva cuocere. In oggi ancora un tal modo praticasi per tutto l'Oriente, ed i selvaggi dell'America, pure ce ne offrono un valevole esempio. Usano essi d'avviluppare la pasta in foglie, che coprono di cenere calda, e quindi la mettono sopra carboni accesi; in Norvegia, e presso molte altre nazioni fassi cuocere la pasta in pietre concave a sufficienza riscaldate; gli Arabi cuocono il pane in mezzo a due pietre ardenti; quello dei Tartari di Cercassia, è di farina di miglio impastata con acqua, e cotta in una forma di terra; e quello della più gran parte de' popoli dell'Africa è pure fatto in quel modo, ed anche peggio. Napoleone in Russia, nell'anno 1812, mise pure per qualche tempo questo metodo parzialmente in pratica, ed il signore Segur, nella storia della guerra di quell'anno, ci dice che «quando il sacco di farina, che portava il soldato era vuoto, si riempiva di qualunque specie di grano si trovava, e si faceva macinare al primo molino che s'incontrava, o pure da molini a braccio che seguivano ogni reggimento, o che si trovavano nei villaggi, giacchè quei popoli non ne conoscono forse altri. Era d'uopo impiegare sedici uomini, e dodici ore per macinare con uno di questi molini il grano sufficiente per un giorno a cento e trenta uomini.» Ecco il sistema da seguirsi per le vettovaglie nel corso della nostra guerra. E perchè non introdurremo noi pure l'uso di quei molini a braccio, già stati dal celebre nostro Monteccuculi proposti? Perchè non si assueffaranno i nostri volontarj a portare sulle loro spalle una provvista di vettovaglie per varj giorni? Grano dappertutto, ed in abbondanza puossi rinvenire in Italia; sobrio, e forte il volontario, non gli sarà difficile di provvedere il suo sostentamento. Tranquillo il condottiero della banda per venti giorni di sussistenza, potrà lunghe marcie intraprendere, e per balze, anditi di riscontro, e giravolte, dal retto cammino a deviare, mentre il nemico dovrà del tutto a guardar le strade maestre, per dove debbono passare i suoi carriaggi, e sulle quali sono i suoi magazzini stabiliti, occuparsi, e dagl'innumerevoli ostacoli, che possono dalle bande essere al tragetto delle sue provvisioni e convogli frapposti, difenderli. Non sarà al condottiero malagevole di rinnovarle, potendone trovare ad ogni passo, massimamente se avrà cura d'imitare gli Spagnuoli, che facevano magazzeni sotterranei nelle montagne, invisibili al difuori come abbiam già nel capitolo settimo, riferito. E come dal rinomato scrittor militare il sigrCamillo Vacani, alla pag. 171, del tomo 3, della storia delle gesta degl'Italiani in Ispagna, viene pure in appoggio delle nostre asserzioni esposto. «Cosa sommamente malagevole, dic'egli, fù sempre nella guerra di Spagna il procacciare viveri alle armate, poichè o le valli non producono ciò che basti per nudrirle, o vi hanno strade anguste, e facilissime a difendersi, per le quali i trasporti di derrate sopra i ponti i più infecondi dovrebbero aver luogo, o finalmente perchè l'accorto contadino sa nasconderli sotto terra, fra pareti immurate, o dentro scavi naturali dei monti, e si sa pur talvolta far trascorrere ove più il lucro privato il profitto generale, e i bisogni generali lo consigliano. Ed alla pag. 172, soggiunge: siccome d'ordinario ben altrimenti degli antichi Romani i quali dall'uso induriti alle fatiche, oltre le armi ed i bagagli solevano addossarsi per quindici giornate di frugale sussistenza, i soldati moderni non usi a parco vivere, si debbono sovente, e largamente provvedere, così gli ostacoli riuscivano maggiori per tante, e sì frequenti provvigioni in terre o abbandonate o per sè stesse sterili ed incolte. Nè vi avendo agevolezze di trasporti per la penuria di soccorsi del paese e delle strade carreggiabili, nessun sicuro, e ben provvisto magazzeno potevasi formare, o colle armate poteva tener dietro addentro i monti, e nell'interno delle valli più elevate, ove la guerra d'ordinario era più calda e continuata.» Così pure i nostri condottieri, facendo, mentre sarà il nemico ad intisichire, e finalmente a perir di fame costretto, potranno benissimo le loro bande mantenere. Sarà forse taluno ai surriferiti precetti per obiettare, che vivendo generalmente i nostri contadini di pane levato, e cotto al forno, il loro stomaco abituato a quel genere di nutrimento, non potrebbe uno differente più grossolano, digerirne: aciò, noi daremo per risposta, non esservi abitudine la quale, quando a lasciarla, l'uomo sia fermamente deciso, non si possa cambiare. Lo stomaco, purchè non sieno repentine ma graduali e regolate le alterazioni, si può come tutte le altre parti del corpo, senz'avvedersene, a ciò assueffarsi. Non v'ha dubbio che la necessità o semplicemente una volontà decisa, possano in brevissimo tempo lo stomaco degl'attuali Italiani eguale ridurre a quello dei Romani, loro illustri progenitori, che con la loro sobrietà e frugalità potevano, molto più facilmente di quello che si usa oggidì, le truppe mantenere, pel qual mezzo all'apice della virtù, della possanza, e della gloria, rapidamente poggiarono. Cosa invero dolorosissima non meno, che vergognosissima pell'attuale generazione italiana, quella sarebbe, di dover convenire di una degenerazione di stomaco tale, che infinitamente più debole lo renda di quanto lo fosse quello degli antichi Ebrei, Greci, Romani e dei contemporanei Orientali, Americani e Norvegi, non meno, che dei Francesi e di quegl'Italiani stessi che nel 1812, fecero la guerra in Russia, e le privazioni e fatiche di quella, maravigliosamente sopportarono. Ma per fortuna, non crediamo che siano i nostri Italiani delle provincie e delle montagne alla sopposta vergognosa debolezza di stomaco soggetti. E se attentamente quale sia il loro genere di vita, indaghiamo, lo troveremo affatto dissimile da quello dei signori e di quei giovani effeminati che vivono nelle città, e che ad altro non pensano che ad indebolirsi il corpo, e a perdere la salute, vivendo nelle antezze e profusioni d'ogni genere. La classe degli agricoltori, pastori, massari, ed onesti e frugali abitanti dei borghi, e villaggi e specialmente di quelli situati ai piedi o sui contrafforti dei monti, che formano una considerevole massa d'abitanti, forse la più utile in questa guerra, perchè scevra della maggior parte de' bisogni dei cittadini, per loro giornaliero abitual nutrimento, non si servono per lo più, che di polenta in alcune parti; di farro in altre; e gli abitanti delle Alpi Cozie vivono il maggior tempo dell'anno di sole castagne, e latte. Il famoso autore Carlo Denina, nel suo quadro dell'alta Italia, ci dice «essere le castagne per un buon terzo di quella, il principal notrimento di parecchi cantoni del Piemonte, mentrecchè in altri il grano Turco è a moltissimi proficuo.» Ed in tutti, ove più, ove meno, li vedremo vivere di farina cotta in acqua, di castagne e di latte, etc., senza neppur pensare nè al vino, nè al pane. Da questo noi potremo ben anche dedurre, che forse i più atti e disposti alla frugalità e sobrietà necessaria in una guerra d'insurrezione, che può essere lunga, debbonsi gl'Italiani considerare; già in gran parte a nutrirsi di farina stemperata nell'acqua, cotta senza lievito, e senza forni, ed a non sentire il bisogno di pane, fin dalle fasce avvezzati. Epperciò si potranno meglio di qualunque altro con alimenti eventuali, forniti dal caso, nutrire, e non saranno come il nemico, agl'imbarazzi dei magazzeni, e salmerie per le vettovaglie, le bande, soggette.