Supponendo talvolta, che lo spirito pubblico non sia ancora fino a quel punto, che dovrebbe essere, acceso, e che non faccia preferire per poco tempo, il vitto frugalissimo di semplice focaccia, alla viltà, ed infamia di un'esistenza un pò più agiata ma di continuo dai tiranni interni ed esteri posta in pericolo, ingiuriata, ed avvilita; noi indicheremo nulla dimeno, quanti altri mezzi vi siano onde procacciarsi le vettovaglie, affinchè per questa sola cagione non vengano gl'Italiani dall'afferrare l'idonea congiuntura di ferocemente insorgere contro gl'iniqui oppressori del loro paese, distolti. Pertanto diremo che saranno le vettovaglie ai difensori della libertà ed independenza dal popolo fornite. I governi provinciali ed i consigli municipali delle parti del paese già liberate dalla presenza dei nemici, e le congreghe segrete degli amici della patria nelle parti da quelli ancora occupate, debbono per mezzo della contribuzione generale, alla sussistenza delle bande esistenti nei loro municipi, distretti, cantoni, provincie, con saggio avvedimento provvedere. Interessato il popolo in una contesa che, per suo proprio vantaggio si sostiene, i frutti della quale tutti debbono in suo prò ridondare, nessuno Italiano sarà verso coloro, che per la patria versano generosamente il loro sangue, nè tanto sconoscente, nè tanto snaturato, ed inumano, che di contribuire per la sua porzione al sostentamento de' suoi liberatori, empiamente si ricusi. Ammirabile fù il procedere de' contadini spagnuoli nel tempo della guerra dell'indipendenza. Quanto spesso non si privarono essi del solo pezzo di pane rimanente in casa, per darlo al prode difensore del loro paese, in nutrimento? Quanto spesso non diedero essi il loro ultimo real, con quell'allegra prontezza, che altri nel dar denaro per un buon contratto, manifesta? Ecco in qual maniera il maresciallo Govione di san Ciro si spiega a questo proposito, al capo 3º, pagina 95 del suo giornale: «Si giudichi della situazione del settimo corpo, non ricevendo, nè potendo ricevere alcun soccorso dalla Francia, colla quale non aveva più comunicazione, non avendo altre risorse di quello che può offerire un paese il quale come si è osservato, non produce se non una parte del suo consumo, inoltre già esausto dalla guerra, e dove i pochi viveri, che rimanevano erano offerti dall'amor di patria de' suoi abitanti, alla truppa incaricata di difenderli.» Ed il già citato scrittore delle gesta militari italiane in Ispagna, così parimenti sù questo particolare, alla pagina 173, volume 3º, si spiega «Sobrio com'è il soldato spagnuolo più di quello di qualsivoglia nazione, poichè si pasce delle volte unicamente di focaccia, o di aglio, e si soddisfa a lungo del solo tabacco di cui fuma e fa grand'uso, soccorso in ogni punto da suoi propri concittadini e avente soprattutto in Catalogna nelle piazze, e castella da lui possedute, altrettanti magazzeni sicuri dagl'insulti del nemico, procedeva più allegro, e ardimentoso, nelle parti nude del terreno; ivi attraeva il nemico, lo stenuava di privazioni, lo spossava con attacchi, e se non riuscivagli ogni volta, di forzarlo per un modo, o per l'altro a ritirata, gli rendeva oneroso il soggiorno, micidiale il raccogliere onde vivere, e di quasi nessun avvanzamento nell'acquisto delle Spagne i sacrifici d'ogni sorta, cui per amor di gloria, e disciplina, si esponeva.» Qualora poi succedesse, cosa da non supporsi, che in qualche parte della penisola, non fossero gli abitanti ad apportare il necessario pel sostentamento delle bande così solleciti, essendo questa una necessità continua, ed indispensabile, graviterà per forza sul paese. Tutto il talento di un condottiero consiste nell'esigere i viveri con equità, ed evitare che pei paesi che percorre, succedano eccessi nella loro esazione, e non vengano depredati, limitandosi al puramente necessario, e sempre tenendo sopra la loro raccolta, e distribuzione, un occhio severo, e vigilante; si dovrà delle produzioni, tali quali le possede il paese, contentare, facendo sì per quanto sia possibile, di farne cadere il peso sopra de' paesi, che o non si sono decisi apertamente in favore della causa della patria, o che sedotti dalle perfide suggestioni di alcuni de' loro principali abitanti, gli sono contrarj, e cercherà, i paesi favorevoli alla santa causa, dai pesi di provvista alleggerire; trarrà dalle mancanze, ed anche dai delitti delle persone ricche e possenti, convenevol partito, quando senza scandalo, nè pericolo, la loro punizione possa sopra i loro beni cadere, e si procurerà in tal modo mezzi per la sussistenza della sua truppa, i paesi amici alleviando da questo aggravio. Ed infine la penuria a che si vedranno incessantemente i suoi volontarj, esposti, se la guerra si prolunga, loro farà con pazienza sopportarla; e li conterrà dagli eccessi, e delitti, che possano tali miserie produrre. Don Isidoro Mir, in Ispagna, condottiero d'una banda, ebbe sempre in questa sorta di maneggi un giudizio fino e politica particolare. Non solo molti paesi, per dove passava, non soffrivano, ma bensì, ed in ispezialità le classi povere degli abitanti, vi guadagnavano. Facevasi egli dai paesi i più lontani, e ritirati dal circolo delle sue operazioni, quasi continuamente le vettovaglie condurre, sempre per tali esazioni quelli preferendo, che per la loro prossimità ai punti occupati dal nemico, e per qualche particolare accidente, stavano sotto la sua influenza, od essendo alle sue massime propensi, la guerra che lor si faceva, con orrore, e con disprezzo riguardavano. Un giorno, il caso presentossi, che uno dei magnati di questi ultimi paesi, gli somministrò l'opportunità di provvedere all'alimento della sua truppa, per più di due mesi, calzarla, e quasi del tutto vestirla, senza nulla nè al paese di residenza del reo, nè agli altri che per l'ordinario somministravano il suo mantenimento, addimandare. Un giovane imprudente, allucinato dalla bella mostra marziale dei Francesi, ed inseguito dalla sua famigliare comunicazione con quelli in Talavera, dove spesso frequentava, sedotto, promise al comandante francese di quel punto, di dargli lingua, onde il destro agevolargli di sorprendere Mir; e col pretesto di compartirgli un gran numero di camicie, ed altri effetti per la sua truppa, invitò quel condottiero a trasportarsi al suo paese. Mir, a questo liberale invitamento, come quel che sapeva per varie ricevute relazioni, che quegli molto intimamente coi Francesi di Talavera se la faceva, forte maravigliossi: accettò non dimeno l'invito, e marciò alla volta di quel paese, non tralasciando però di prendere tutte quelle precauzioni che dalla prudenza gli vennero dettate. Una di quelle si fù, di far un giorno prima della sua partenza, un piccolo distaccamento cautamente avanzare in osservazione di Talavera. In fatti l'uffiziale che lo comandava, vidde alla mezza notte un uomo giungere ben bene inferrajuolato ch'ei conobbe essere un cameriere di gran confidenza del magnate di cui si tratta. Tosto lo arrestò, e quindi facendolo spogliare, ed attentamente ogni parte delle sue vestimenta esaminare, gli trovò nelle pieghe dell'abito, nascosto un biglietto del suo padrone al comandante francese diretto, dal quale vennero le sue perfide intenzioni, ed iniqui progetti in chiara luce. L'uffiziale, tenendo prigione il portatore, mandò il biglietto a Mir, che prima di arrivare al paese, lo ricevette, ed affrettando subito la marcia, entrò, e subito preso il delinquente, prigione, se ne partì; postolo quindi sotto giudizio in un consiglio di guerra verbale, stava sul punto di essere sentenziato a morte, quando i suoi parenti tra i quali v'erano molti, che godevano della riputazione di eccellenti cittadini, con preghiere, ed allegando l'inconsiderata gioventù del criminale, e soprattutto l'infamia, che credevano dovesse sopra loro pel supplizio di un parente, giudicato come traditore della patria, ricadere, cercarono d'impetrare il suo perdono da Mir, che solo poteva con un atto di pietà, da quello stato terribile salvarli, offrendosi di obbligare il reo a fare un sagrifizio de' suoi beni alla gravezza del suo delitto, corrispondente, da che più utilità alla patria che dalla sua esecuzione, sarebbe certamente stato per ridondare. Rifiutò Mir primieramente la grazia, ma poi le surriferite circostanze, con ponderazione riandando, e prestando, alle sollecitazioni di quei parenti, utili, e fedeli cittadini, benigno orecchio, i quali secondo il pregiudizio degl'ignoranti, si credevano per quell'esecuzione disonorati, ed in fine temendo pure gli effetti probabilmente funesti del loro risentimento, si decise ad ammettere le loro offerte, mosso principalmente dalla considerazione che il reo teneva la maggiore, e più disponibile parte de' suoi beni nella città stessa di Talavera, circondario, occupato da una forte guarnigione nemica, ed in conseguenza fuori della sua portata. Fu dunque il colpevole perdonato, e con riconoscenza, ed ancora al di là, tutte le importanti condizioni adempì, ciò che procurò a Mir i mezzi già riferiti, in quell'epoca scarsissimi, la gratitudine di un gran numero di persone possenti volte in suo favore, ed il concetto di umano, senzacchè perciò abbia poi tralasciato di continuare verso gli altri il suo sistema di severità, tanto in questa guerra necessario, sebbene il castigo dato a questi, anzicchè moderato, stato sia sufficientemente severo, e di maggior utilità al paese.

Se mai per caso, ad un condottiero avviene di passare in un paese, che di tutto sia deficiente, ma nulladimeno gli abitanti abbiano di che vivere, allora ripartirà i suoi volontarj nelle case, uno o due per famiglia, con ordine agli abitanti di dargli una porzione del loro vitto; se quella, di che mangiare per sè, possede, poco o nessun dissesto le porterà di mantenerli per pochi giorni, e da questo modo potrà il vantaggio ricavarsi, che sempre più affratellandosi i volontarj cogli abitanti, la guerra si renderà viemmaggiormente popolare.

Finalmente perspicace il condottiero, non mancherà di mezzi di sussistenza, perchè abbondante il nostro fertile suolo, di quanto abbisogni, agevolmente lo fornirà; ed essendo i volontarj della patria, quali esser debbono, sobrj, pazienti, e dall'ardor di vendetta stimolati, esiguo nutrimento richiederanno, epperciò loro servirà la nuda terra, per letto; con robusta bevanda di sangue tiranno-tedesco, la lor sete ammorzeranno, e saranno alle durissime loro vigilie, di glorioso ristoro, l'unione, l'indipendenza, la libertà della patria.

CAPITOLO X. DELLA PAGA E BOTTINO.

In una guerra pel bene della patria, intrapresa, nella quale tutte le nazionali, energìe vengono dalla propria individuale volontà di ciascun cittadino messe in azione; dove il sentimento sublime, che a quell'opera sacrosanta efficacemente lo stimola, in lui svegliando un fervoroso entusiasmo, lo riempie d'idee grandi, e generose, e non deve lasciargli campo di sentire i bisogni volgari ed apprezzare i piaceri, e le soddisfazioni comuni, pare che non pur favellarsi della paga, ma nemmeno, pensiero di quella, andar per l'animo de' combattenti dovrebbe. L'idea del salario porta con sè quella della servitù, e per dar luogo all'avarizia, ed a pensieri di puro interesse monetario personale, i nobili sentimenti deprime. Ferro, e pane, già abbiam detto, dovrebbero essere le sole richieste di chi alla salvezza della patria magnanimamente si consagra; e vile sarebbe colui, che per impugnar le armi onde constituirsi una patria, la paga pretendesse. Alla patria sola, e dopo l'acquisto di una stabilità certa, per ogni ragione, il diritto di rimunerare colui che con tutte sue forze, diede mano a portarla in quello stato, esclusivamente appartiene; e neppure dovrebbe da un vero Italiano, spinto da alti, e sublimi patrii sentimenti, venir tal guiderdone ricercato, perchè, l'essere al felice istante della liberazione della patria, ed allo stabilimento della sua felicità, scopo unico delle sue azioni, colmo de' suoi desiderii, finalmente pervenuto, dovrebb'egli come ampio rimeritamento alle sue fatiche, alle sue veglie, ai suoi patimenti, considerare. Solo ai tiranni conviene di ben pagare i loro sicarj, perchè di quelli si servono, per dare, ai loro pravi progetti esecuzione, e mandar innanzi la ributtante loro tirannia; per estendere le frontiere dei loro stati, per soddisfare ai loro capricci; per sostenersi eguali agli altri tiranni. Debbono perciò in colui che per loro, ad impugnare le armi, ed arrischiare la propria vita si destina, un interesse artificiale, necessariamente creare. Laonde promovono nella truppa, lo sfoggio, la lussuria, il lusso, ed ogni spezie in somma di vizj, affinchè per soddisfarli, abbia il soldato bisogno di danaro, dal quale dipenda, e pel quale venda la sua persona. Ed ecco in tal modo per le nequitosissime tiranniche arti, la più onorevole, non men, che utile, la più luminosa professione, in un mestiere disonesto, vile, e quasi ridicolo trasformata. Infatti, chi può senza sentirsi movere al riso, osservare gli attuali militari in moda attillati e con vestiti sì fattamente cincischiati, che tutt'altro pajono, che guerrieri? Ed è ben giusto, perchè altro veramente non sono, che agenti ciechi, disprezzevoli strumenti del tiranno, ed il trastullo dei cortigiani, che fangli, come burattini, sulle piazze ballare; ma ben contrario a questi scherani, essendo colui, che per la patria intraprende a militare, le sue volontà, e le sue opere, non avendo altro fine, che la riuscita del gran progetto, si vergognerebbe quegli di pensare ai vestiti, ai bagordi, ed alle dissolutezze, siccome vizi che lo stabilimento di un libero vivere civile impediscono, ed alla riputazione di chi da loro è dominato, grave arrecano danneggiamento. Epperciò, non avendo tanti bisogni da soddisfare, mai non troverassi nella necessità di uno stipendio.

I soldati Ateniesi sempre gratuitamente servivano, finattantocchè Pericle introducendo il lusso, non gettò il primo germe della rovina della repubblica, e di assegnare un salario ai difensori della patria, non fece nocevolissimo divisamento. Prima di quell'epoca, in tutta la Grecia guerreggiavano i militi a loro proprie spese; ma egli è bensì vero, che in quei tempi, guerre che non fossero utili e necessarie, mai non s'intraprendevano. In caso solo d'aggressione, o nella speranza di far bottino, correvasi alle armi; ed agiva ogni milite per sentimento di propria utilità, e gli eserciti pochissimo dal paese da dove erano usciti allontanavansi.

Viene da Tito Livio riferito, che i Romani servivano a loro proprie spese, nè mai pel loro proprio servizio fino all'anno 347; ricevettero alcun salario, e possiamo dal sovra-esposto farci chiaramente capaci, non esser quando si voglia, cosa impossibile far la guerra, senza che sia l'assegnamento della paga, necessario. Anzi, quando quella, pel vantaggio della patria, ch'è il bene commune dei cittadini, s'intraprende, noi crediamo che la pretesa di una mercede in moneta, debbasi a delitto ascrivere.

Ma facendosi poi a ponderatamente lo stato morale delle menti, considerare, si vede che gli uomini d'oggidì credonsi di far la guerra incapaci, se non hanno i sufficienti danari onde provvedere a certi bisogni, cui furono dalle finissime arti della tirannìa bel bello assoggettati. In oggi, per verità, dai buoni come nocevoli e proprj dei vili, e schiavi, sono riconosciute e riprovate tali abitudini, e sono essi bensì ad abbandonarle decisi, ma solo gradatamente, a poco, a poco, non potendosi da quelle, senza rischio della salute, tutt'ad un tratto sceverare. Ed osservando noi che le truppe de' nostri nemici ricevono un abbondante soldo regolarmente pagato, e che alcuni degl'Italiani (ad affrontare ogni sorta di patimenti, e disagi pel futuro bene del loro paese, non ancora del tutto fermi e decisi) potrebbero, sedotti dalle offerte dello straniero, e de' tiranni interni, lasciarsi piuttosto ad abbracciare il partito del nemico, che quello della patria trascinare, e massimamente, perchè i nostri avversarj, coll'oro alla mano pronti sempre staranno, il bisogno immediato, reale o supposto di quel milite a soddisfare, che assai più a sè stesso, che a suoi compatrioti uniti porti affezione, per tali considerazioni essere crediamo conveniente, che in qualche modo possa di tanto, in tanto e moderatamente, avere il volontario una piccola somma di danaro alla sua disposizione. Egli è pur troppo non men doloroso che vero, non essere l'amor del paese, delle buone leggi, dell'indipendenza, nè il rispetto dovuto a sani principj, l'influenza delle massime virtuose, i sentimenti sublimi (motivi tutti possentissimi per infiammare i cuori onesti) in oggi alle masse, bastevoli eccitamenti; ma essere solamente atti, il sentimento del particolar guadagno a nobilitare, unica molla sufficiente, onde comunicare, a quelle masse la forza necessaria, e l'unico legame, per tenerle solidamente unite. Tutto ciò, quando ad una massa, qual è quella del popolo Italiano al giorno d'oggi, di tanto varj, e tanto complicati elementi composta, volgiamo il pensiero, convienci di seriamente calcolare.

Siccome dunque nello stato attuale del mondo, il personale guadagno di danaro, è, parlando di masse, come il motore diretto, od indiretto di tutte le umane azioni da considerarsi; così sebbene dobbiamo noi credere che i condottieri delle bande, solo da sublimi sentimenti, e da un'ardente amor di patria, sieno animati, e diretti, ci è oltremodo necessario questo nobile, ed esclusivo modo di pensare, in una parte di coloro che accorreranno sotto le bandiere della patria, di francamente non riconoscere. Molti, col fine di profittare delle prese fatte sul nemico, per fondare, od aumentare la loro fortuna, nelle file de' forti s'arroleranno, altri per godere della paga, altri per darsi ad una vita di profusione, e di licenza, prenderanno partito. In tutte le insurrezioni nazionali, sopra tutto in quelle, che per la progettata guerra esser debbono di lunga durata; sonosi veduti quegli esseri, ed in abbondanza, che più per l'amor di sè stessi, che per la patria, impugnavano le armi. Disgrazia è questa, quasi inevitabile, perchè prendendo l'apparenza di ardenti campioni della patria, non si possono quei cattivi, dagli altri veri, e desinteressati Italiani, distinguere. Per forza dunque trar dovrassene partito, e per renderli utili alla patria, in parte, a quelle ignobili propensioni generalmente soddisfare. Non avrà dunque il milite della patria un soldo regolare, ma una parte del bottino fatto sul nemico; tostocchè il governo provvisionale di una provincia sarà stabilito, e verrà da quello un competente soldo ai volontarj delle bande accordato, che non dovrà essere pagato, se non alla fine della guerra, dopo la convocazione del Parlamento nazionale, liberamente costituito. Questo metodo messo in varie parti della Spagna, nel tempo della guerra dell'independenza, in pratica, produsse ottimi risultamenti. Imperciocchè, da quanto dice il nostro Pecchio nella relazione degli avvenimenti della Grecia nella primavera del 1825: «Ogni individuo nei primi tempi di una rivoluzione, ha un'esuberanza di coraggio e di ardire, ha un desiderio di vendetta compressa, che non è possibile sottoporre ad un freno, nè ad una legge di disciplina. Quindi ogni individuo trova un campo più vasto, e più conforme alle sue passioni nel guerreggiare da volontario, e nel disordine, e nel tumulto delle gueriglie. Ma l'entusiasmo per natura sua è fugace, e dopo alcun tempo di sfogo, si rallenta, s'intrepidisce, la vendetta si sazia anch'essa, e l'amor della gloria langue alla fine come ogni altro amore.» È cosa dunque più che necessaria di mantenere vivo un eccitamento di particolare guadagno, nel cuore di colui, che per la lunghezza del tempo, per la durezza delle circostanze, o per sazietà di vendetta, vacillasse nella sua prima risoluzione, ed in cui l'amor della patria, per avventura languisse. L'essere creditore di quel governo, che non è ancora costituito, e la certezza, che senza lo stabilimento di quello, non mai si possano ricevere gli averi, deve buoni effetti necessariamente produrre, e far sì, che quello il quale sarebbe di abbandonare la causa della patria, di uscire dalla penisola, o di passare nelle file del nemico, tentato; sapendo, che in quel modo sagrifica varj mesi o anni di credito della sua paga, continuerà a combattere nelle schiere dei buoni, e farà ogni sforzo per istabilire presto, e bene, quel governo dal quale solamente potrà essere pagato. Non dovrà essere la paga molto vistosa, non convenendosi, che tosto stabilito il nuovo governo, si trovi con un debito enorme. Cinque soldi al giorno almeno, o quindici al più, con un graduale aumento pegli uffiziali; e sott'ufficiali, crediamo sia per essere una giusta paga. Il milite, presentando titoli comprovanti il tempo del suo servizio, sarà in ragione di quello, alla fine della guerra soddisfatto.

Stabilito come si debba rispetto alla paga praticare, ci converrà passare a discorrere dei fondi de' quali dovranno i condottieri servirsi, e del bottino, in generale, ed in particolare. Vediamo dalla storia delle guerre dei tempi antichi, che non esisteva sin'allora l'uso di pagare il militare, il quale per ricompensa delle sue fatiche, e de' suoi servigi non attendeva, se non la parte del bottino toccatagli in sorte. Sarà pure nella nostra guerra di mestieri, che venga quell'uso richiamato in vigore, e che da quello solo s'alimentino le bande. Ogni qual volta nelle città, borghi e villaggi per dove si trovi passare una banda, od a portata delle sue incursioni, vi siano fondi, tanto in moneta, quanto in grani, od altri effetti al governo, che si vuol distruggere, appartenenti, debbono i condottieri in preferenza di qualunque altro mezzo, pei bisogni de' loro volontarj servirsene; ed esauriti questi, de' fondi dei corpi, confraternite, ed altre istituzioni, dovranno immediatamente servirsi, che non si trovano al soccorso dell'umanità sofferente destinati, perchè si correrebbe il rischio di lasciarli alla disposizione del nemico, e per altra parte, non possonsi ad altro miglior uso, che alla difesa della libertà nazionale, certamente impiegare.