Il consiglio distrettuale e l'assemblea di cantone, nei limiti della loro giurisdizione, all'adempimento delle già dette disposizioni vigileranno e d'anelli intermediarj serviranno fra i municipj, e la Giunta provinciale: in modo, che fra loro, quella scala gerarchica esista del maggiore e minore, che attivi e agevoli le operazioni, e che l'inferior magistrato all'implicita obbedienza del superiore, costringa.

La Giunta provinciale eserciterà provvisionalmente il potere nei limiti della sua provincia, ma non mai al comando e regolamento delle bande si dovrà quello estendere. Imperciocchè non debbono da nessun'altro dipendere se non dal condottiero supremo. I condottieri principali sotto agli ordini del detto condottiero supremo, non dovranno dalle Giunte dipendere. Ma se dal comandar alle bande deve astenersi, non è però, dal dovere di fornir loro le vettovaglie e necessarie munizioni, avvertimenti e consigli che possano abbisognare ai loro condottieri, esonerata, non meno che dall'obbligo d'adoprare ogni mezzo atto a procacciarle la confidenza del popolo della provincia. Dovrà della massa di coloro che nelle cose patrie, nei cantoni, distretti, e municipj esercitano una certa influenza, a poco a poco impadronirsi, tutti gli avvenimenti probabili, tanto felici, quanto avversi che a vantaggio o danno della provincia possano succedere, con avvedutezza prevedere, amministrare pronto rimedio, e metter loro a tempo, se sono della classe nocevole, opportuno impedimento: dovrà tutte le risorse necessarie in una guerra lunga e penosa indagare, conoscere, ed eziandio creare, spiare le occasioni, afferrarle, profittarne, farle nascere, le opinioni che divergenti, possano portare una parte dei cittadini ad abbandonare per particolar considerazione, il partito della patria, ed anche, quando si trovasse sotto le bajonette nemiche, a tradirla, dovrà con accortezza conciliare. Imperciocchè gravissimo nocumento da quella divergenza potrebbe ridondare, che ispirando all'invasore baldanza, farebbe sì che s'avanzasse e tutte le vantaggiose circostanze dalla divisione dei ben pensanti cittadini presentategli, con la sua forza mettesse a profitto, e senza nemmeno dar loro il tempo di prendere lena, gli potrebbe tutti esterminare. Affinchè tutti si armino i cittadini atti alla guerra, e che bande si mettano nel maggior numero possibile in campo; dovrà energici indirizzi pubblicare, sostenere con sovvenzioni d'arme e di vettovaglie quegli abitanti che uniti in torme, abbandonato il paese, in massa ai monti od alle selve rifuggono: dovrà invigilare, affinchè i prefetti, presidi-comarchi, ed i loro rispettivi consigli attivamente e con energia cooperino alla liberazione della patria, ed immediatamente ai suoi ordini obbediscano, come pure in ogni miglior modo, lo spirito publico animare, coll'annunzio di qualunque piccolo vantaggio dalle bande riportato, e la cosa maneggiare, affinchè venga dalla pubblica voce con esagerazione ripetuto e magnificato, ed in sì fatto modo quelle speranze, a cagione della disfatta di qualche banda, per avventura momentaneamente depresse, in isperanza di miglior fortuna ravvivare. Nè ad inviar soccorsi alle sole bande della provincia dovrà limitarsi, ma ben anche a quelle delle altre, che possono in libera comunicazione con lei trovarsi, ed essere dalla giunta della loro provincia tagliate fuori. Così le Giunte d'Arragona, e di Biscaglia, si regolarono: mandando varie volte soccorsi a Mina, mentre quegli nella Navarra campeggiava. Furono simili disposizioni ed indirizzi messi pur anche da tutte le Giunte provinciali di Spagna, e da quelle spezialmente di Badajoz, e di Siviglia, in uso: le quali dando il grido di guerra, i trionfanti invasori a nuovo certame sfidavano e la nazione spagnuola efficacemente destarono, che la difesa della sua independenza continuò con tanto glorioso vantaggio. La Giunta tutto disporrà onde si difendano i punti minacciati dal nemico e per far, che gli esistenti in mano sua, siano dalla truppa nazionale ripresi, darà le sue cure per l'approvvigionamento, delle piazze, rocche e fortezze, di che trovasi la nazione in possesso: ed a tal uopo sarà dal condottiero supremo un connestabile delegato militare, nominato, con un consiglio di direzione, onde corpi regolari di fanti, cavalli ed artiglieria, come colonne volanti, formare per la difesa ed attacco delle piazze, che quindi poi in legioni ordinate, la base saranno del nuovo esercito regolare. Finalmente a tutto il necessario provvederà, affinchè la patria non soccomba, ed in una contesa di sì gran momento, vittoriosa riesca. Dal condottiero supremo dovrà esser riconosciuta ed i suoi non meno, che quelli a lui trasmessi dal condottiero principale di provincia in suo nome inviati, dovrà puntualmente e senza obbiezioni eseguire. Si manterrà in buona armonia ed in continua corrispondenza con le altre giunte: e quando le tre quarte parti di ciascuna delle quattro provincie siano libere, le giunte provinciali, alla nomina della consulta suprema procederanno. Di quanta vitale importanza debba essere all'Italia lo stabilimento di questa, non v'ha chi nol riconosca: sarà da quella, l'eccentrica generale azione della guerra, concentrata, e la prima unica ed essenzial base diverrà dell'unione italiana.

Male in Ispagna al suo stabilimento si provvide. Le varie giunte provinciali recalcitranti si dimostrarono a spogliarsi della loro autorità sovrana, per, la giunta suprema, investirne, alcune di obbedire ai suoi editti ricusarono, altre i loro diputati con segrete istruzioni di provinciale dependenza spedirono, in modo che avrebbe dovuto la suprema, rimanere alle volontà di quelle, soggetta. Infine la giunta di Siviglia si eresse per propria volontà, e col voto solo della provincia, in giunta centrale, e fù di seguito riconosciuta da varie potenze d'Europa, ma non mai in tutte le parti della Spagna, fù obbedita. Molte delle provinciali di aver il diritto allegavano, anzi pur quello di formar giunta suprema centrale: le une il diritto di anterior ordinamento affacciando, le altre quello di antico statuto, o di convenienza de' luoghi e di tempi: dimodocchè quello stato di oscillazione nel maneggio del potere, deve grave danno alla patria produrre e la riescita della contesa ritardare. Onde prevenire siffatto inconveniente, noi già abbiamo la frequente rielezione dei membri delle giunte provinciali raccomandato, non meno che la di loro regolare elezione, affatto dal modo praticato dagli Spagnuoli diversa. Per tanto liberate le tre quarte parti del territorio delle quattro provincie, calcolata la parte libera sull'estensione generale della penisola e non in ispezialtà alle rispettive; le giunte di queste, ed ogni assemblea di cantone invieranno uno dei cittadini che le compongono, qual deputato alla consulta suprema: locchè porterà il numero di quelli a ventiquattro, o ad un minore, se alcuni cantoni per via della presenza del nemico, non saranno ancora stati constituiti. Deriverà vantaggiosamente da questa elezione, che i deputati misti a quei de' cantoni, non porteranno lo spirito di corpo delle loro giunte, e che la suprema consulta eletta direttamente dalle cantonali assemblee, sarà più popolare e potrà più da vicino, lo stato, le risorse ed i bisogni dei cantoni conoscere. Tutte le volte che le giunte provinciali, cantoni, distretti e consiglio municipale, un deputato, presso del magistrato superiore nomineranno; per regolare elezione debbono surrogargli un altro, traendone uno dall'inferiore nel loro seno, ed il consiglio municipale, scegliendo frà i padri di famiglia.

La consulta suprema sarà formata dal condottiero supremo che nominerà il pretore massimo alla di lei presidenza, nella città di Roma. Ma se per circostanze particolari avverrà che non possa o non convenga pel momento alla suprema consulta, di colà stabilirsi; non tralascierà per ciò di congregarsi od in una qualche ben munita piazza, od in una già libera dai nemici, o ben difesa provincia.

La suprema consulta sarà di tutto il potere civile sovrano, tanto rispetto alle provincie Italiane investita, quanto rispetto agli affari d'Italia che han relazioni collo straniero: sarà quel suo potere civile, il più esteso ed independente, che mai dar si possa. Tutt'i magistrati saranno tenuti a darle ragguaglio delle operazioni di essi: ma tal giunta non risponderà delle sue che innanzi al condottiero supremo. Ed in ogni mese li dirigerà una esatta relazione dello stato del paese e delle operazioni, invieralla ad ogni consiglio municipale che ne darà convenevole e circospetta comunicazione ai cittadini. Se i quattro quinti dei consigli municipali, esponessero al condottiero supremo in nome dei loro amministrati, che la suprema consulta operò contro il bene della patria e la dichiarassero priva della confidenza publica; dovrebbe quegli all'elezione di una nuova per intiero, nei modi stabiliti, immediatamente procedere. La suprema consulta si rinnoverà per metà ogni anno. Saranno alla fine del primo, tutt'i nomi dei membri che la compongono, posti nell'urna ed a sorte ne verrà estratta la metà che in quel punto cesserà di funzionare, uscirà dall'impiego, e le succederanno nuovi deputati dai cantoni e giunte provinciali sù di cui è caduta la sorte del cambiamento, eletti regolarmente, che all'istante riuniransi ad esercitare l'incarico. Dopo del primo anno, certamente siffatta operazione di scrutinio, non dovrà replicarsi. Ed in fatti usciranno dal corpo quegl'individui che non furono nell'anno prima surrogati: e così d'anno in anno, sarà la consulta, senza che lo stato ne riceva la minima scossa nè indugio, per metà rinnovata. Così la nazione non temerà di trovare il potere nelle mani di pochi perpetuato. Il pretore massimo, eletto dal condottiero supremo, fuori del seno dei deputati, non durerà mai più d'un anno, e da quello sarà sempre rieletto prima del 25 di decembre, in che tutte quante le operazioni per l'elezione della consulta suprema, dovranno essere affatto compite. Dovrà in quel giorno stesso, la parte entrante prender possesso, e le bisogne del suo uffizio regolarmente disimpegnare. Il dovere di questa consulta, i suoi lavori, il suo scopo debbono essere diretti a soccorrere al condottiero supremo, a discacciare il nemico straniero fuori d'Italia, e l'interno estirpare. A tal fine, avrà ella un potere civile illimitato fino al conseguimento dello scopo, onde fù stabilita. Ottenutolo, convocherà solenne parlamento nazionale, cui dovrà il suo potere rassegnare, ed immediatamente disciogliersi.

Tutti gli atti, disposizioni, stabilimenti, etc., ordinati e messi in esecuzione dalla consulta suprema, saranno sempre provisionali e di niun valore per l'avvenire, purchè non vengano dal parlamento nazionale approvati.

Tutt'i poteri, e doveri nelle giunte provinciali concentrati, divenendo queste soggette nell'atto della sua elezione, alla suprema consulta, riceveranno da quella un regolare movimento, una direzione stabile, un impulso uniforme e conveniente alla gran macchina dello stato. Tale consulta comunicherà puranco coi gabinetti stranieri. Imperciocchè divenendo l'Italia vittoriosa e forte, senza dubbio dalle potenze vicine e naturali nemiche sue, da quelle stesse che se la vedono debole, non le offriranno mai un soccorso per contribuire a renderla unita, indipendente e libera, anzi sempre il nemico suo sosterranno; riceverà, cangiata la sorte, proposte d'amicizia e di protezione. Nulla di meno, quelle, non mai tralasceranno di suscitare tradimenti, non meno che di appoggiare, e salvare i traditori. Persuase quelle potenze, che la forza italiana si possa da sè stessa sostenere, e che tutta la probabilità del buon successo inclini dal canto delle armi rigeneratrici; invieranno agenti publici, o privati: e così varj di quei cittadini conosciuti per essere ancora non affatto scevri dall'infezione dell'antecedente stato di servaggio, al danno dell'Italia assolderanno che per poco, o molto, venduti come strumenti delle prave macchinazioni straniere, avranno principalmente l'incarico di suscitar timori, divulgar false notizie, seminar la diffidenza fra i cittadini, calunniare i migliori ed i preposti al governo, e l'uno contro l'altro, quelli stimolare, sparger la beffa sulle più belle cittadine intraprese di quel condottiero, che vero amatore della patria, guerreggierà, non seguendo le romanzesche leggi de' cavalieri erranti: e ciò per rapire a quel patriota l'opinione che d'aumento notabile della sua banda sarebbe cagione e la via gli spianerebbe a nuove luminose vittorie. Questi agenti avveleneranno con falsa interpretazione i discorsi de' migliori fra i cittadini, e le opere de' principali atleti difensori della patria, onde spargere la diffidenza, confusione, malcontento, terrore e così movere fazioni, e tener sempre gli animi divisi. Tuttocciò tenteran gli stranieri, per essere invitati a porgere o per dare officiosamente amichevole consiglio, e per offrire la protezione de' loro gabinetti. Saranno pure incaricati gli stessi agenti pubblici o privati di propagare a suon di tromba pel mondo, che il paese trovasi sull'orlo del precipizio, di gridare all'anarchia, all'assassinio, alla violazione dei diritti e patti, che legano gli uomini d'una stessa nazione fra di loro, abbenchè sappian costoro che non possono in quel tempo i diritti, i patti aver vigore, perchè cessarono, quando furono da coloro contro de' quali l'Italia guerreggia, violati ed atrocemente conculcati, e che appunto per lo stabilimento della unione, ha impugnato le armi. Esaurite poi da quei prezzolati, tutte le invenzioni, i tranelli, i raggiri, le risorse del maltalento, vedendo inutili tutt'i loro sforzi riescire, e loro malgrado rifiorire ed acquistare novella forza l'Italia; gli stranieri allora cangieranno direzione ad un tratto, non già l'aspetto che sarà sempre stato di amici sinceri, ma ragionevoli e moderati, sempre avendo la schietta e cordiale amicizia da' loro governi decantato, sempre di perdoni e d'amnistie favellato. Per tanto prospera addivenendo la fortuna d'Italia, quegli artifiziosi nemici offriranno la di lor mediazione, onde fra le parti belligeranti stabilire un trattato, con l'animo rivolto all'infame scopo d'impedire, che la parte avversa all'Italia, venga interamente distrutta. Indebolendo costoro la santa energia degl'Italiani, addormentando colle lusinghe la lor passione per una guerra gloriosa ed infondendo una sicurezza fallace, dirizzeranno le cure a far risorgere il partito de' tiranni e l'ignominia, l'oppressione, la calamità dell'Italia. Per giungere a questo scopo, modificazioni al sistema addottato s'avviseran di proporre, e se nessuno sarà ancor stabilito, uno che contenga il germe della distruzione in sè stesso e che generi col tempo la confusione, progetteranno: affinchè si possa far parere al mondo, che sia il popolo italiano, incontentabile, e non per principj, ma solo per ispirito d'insubordinazione e d'anarchia abbia levato rumore. E se finalmente, malgrado ciò, non potranno nel loro intento riuscire, dopo d'avere dato asilo ai tiranni d'Italia ed ai turpissimi loro seguaci, dopo d'aver loro permesso di cospirare, col provvederli abbenchè inutilmente, di denaro e tutt'altro, cercheranno almeno di potere acquistare l'influenza sopra del nuovo governo, renderlo propenso ai loro futuri disegni europei, e delle loro iniquità cooperatore servile. Ed è pur questa infallibilmente la progressione generale di condotta, che saranno i gabinetti stranieri limitrofi per abbracciare, se le circostanze della politica del giorno, loro consiglieranno in ajuto dei barbari e degl'italici tiranni a non intervenire coll'armi. La consulta suprema non si lascierà dai maneggi ingannatori della politica esterna abbindolare, sarà sempre chiara, sincera, leale nelle promesse, ma per poco e soltanto per l'indispensabile, dovrà impegnar la sua fede. Sarà d'uopo alla consulta coll'estero, andar per le lunghe, vezzeggiare tutti coloro cui non potrà resistere, accrescere o scemare le sue pretese, le parole o promesse calcolare a seconda del grado della sua maggior possa o minore. Persuasa, che tutti gli altri gabinetti ad ingannarla concorrono, e che nessuno volontieri e di buona fede, il vantaggio d'Italia di promover desideri, dovrà, bilanciando, da tutti quanti trarre possibil partito, ed a tutti il meno che ceder possa, accordare.

Potrà finalmente la consulta, con molto profitto la sua alleanza collo straniero, ma in nessun tempo, la sua independenza, unione e libertà negoziare, che non mai, la minor diminuzione, ad onta d'ogni, abbenchè grave pericolo, dovran sopportare. Venti millioni d'abitanti decisi potranno conseguire e mantenere un tanto tesoro, se non mai saranno l'aggressione dei nemici, abbenchè formidabili, a paventare disposti. Dovransi nel periodo dell'insurrezione, tutti gli ambasciatori stranieri licenziare. Imperciocchè accreditati presso al governo antecedente, trovansi a tutti coloro che necessariamente saranno del nuovo ordine di cose malcontenti, pur troppo d'opinione congiunti e potranno, per contrariare le disposizioni rivoluzionarie, di quei ribaldi valersi. Epperciò dovranno nel minor tempo possibile allontanarsi dal territorio italiano. Esser dovendo, per la circostanza del fatto, le relazioni con le potenze estere, interrotte; nessun maggior danno, rimandando i loro ambasciatori, potrà ridondarne. Un gabinetto cui essere amico d'Italia convenga, non troverà offesa in questa generale disposizione: ma se all'opposto, com'è cosa probabile, non vorrà essere amico per allora, all'insorta nazione; lascierà per alcun tempo, e sotto altri pretesti, il suo ambasciatore, affinchè la rovina della cosa publica, prima di partire, venga efficacemente da lui disposta: e per ultimo ad altro quegli ambasciatori non servirebbero, che a porre ostacoli all'andamento del governo che non fosse legalmente dai rispettivi gabinetti riconosciuto. Pruova di quest'asserzione, facilmente otterremo, purchè la condotta del ministero inglese in tutte le rivoluzioni che da trent'anni sul continente successero, attentamente si ponderi. Si vedrà quel gabinetto, durante la rivoluzione di Francia, spedir a Parigi, lord Malmesburg, incaricato di trattare i preliminari di una pace che non aveva intenzione di conchiudere, ed altro non essere l'oggetto reale di questa missione se non quello di ben da vicino lo stato della republica osservare, uno stuolo d'agenti stabilire per rovesciarla, centralizzare le mire dei malcontenti di Francia, ed il partito inglese per la pace propenso, abbonacciare. Ma di ciò, avuta il direttorio sollecitamente contezza, a partire sul punto da Parigi tosto il costrinse. Nelle rivoluzioni del 1820, e 21 in Ispagna, ed Italia, furono gli ambasciatori dell'Inghilterra dai capi di quelle, come amici considerati, e con ogni confidenza trattati. Eppure tutti in generale, ma particolarmente il Signor Williams Acourt, prima in Napoli, poi in Ispagna, altro in fatti non era che un astuto cospiratore contro la causa della libertà, che per l'analogia colle istituzioni del suo paese in certo modo apprezzar dimostrava, mentrechè spendendo a larga mano, comprava i generali che comandavano agli eserciti, i semplici, gli ambiziosi, ed i paurosi con parole ingannatrici, con promesse verbali ed inconsistenti di modificazioni, con false lusinghe, con astute invenzioni, sotto colore d'amicizia, sottilmente ingannava. La casa sua, punto di riunione di tutt'i malcontenti, il centro addivenne, d'onde tutte le opere astute dei malevoli, quasi velenosi dardi, partivano, che poi tanto le fondamenta del sistema liberale agitarono che, con pochissimo urto straniero fecerlo rovinare: ed al carcere, alla catena ed al supplizio furono pur anche mandati coloro che alle parole di quel diplomatico prestarono fede.

Nondimeno per essere delle disposizioni dei varj gabinetti d'Europa, informati, converrà che venga un sufficiente numero d'agenti segreti, dalla consulta spedito: i quali oltre all'illuminarla di quanto dai governi europei rispettivamente al paese, si fà, si pensa, si dice; con mezzi segreti, col favore delle molte persone che per l'Italia parteggieranno, perchè ben differenti sono i pensieri dei popoli da quelli lor governanti, possono facilitare l'invio d'armi di munizioni necessarie alla guerra. Saranno alcuni di questi agenti, sotto apparenza di proscritti, dal nuovo governo mandati, i quali come persone di confidenza e d'ingegno e non conosciute per essere al partito degl'insorti affette, sotto la figura di malcontenti, con i proscritti arrabbiati e cospiratori si dovranno mischiare, e coi mezzi più acconci, sempre divisi mantenerli ed al governo tutt'i loro fondati progetti, le loro mire, azioni, appoggi e determinazioni raccontare. Dovransi oltracciò inoltrare presso i governi, e la maggior possibile confidenza loro sforzarsi di guadagnare: e da quelli, tutto quanto possa essere utile a sapersi dalla consulta e condottiero supremo, ritrarre. Alcuni altri sotto maschera di negozianti che per sola veduta di commercio, abbiano il domicilio cambiato ma del nuovo governo in apparenza moderati partigiani, maneggiando vistosi fondi, buon credito nel paese, in cui dimorano acquistando, rettificare dovranno nella publica opinione gli errori in che malignamente cercheranno i nemici di farla cadere, difenderanno la sua riputazione, dalle calunnie, con dignità, in mezzo ai varj partiti esistenti, si manterranno, e traendo dalla posizione in che si trovano, il miglior partito per dar vantaggi alla patria; potranno pure servir d'anello di comunicazione fra i due governi, se l'acconcio venisse di trattare in favore d'Italia, ed importanti non meno che utili negoziazioni proporre.

Omettiamo di parlare delle alleanze coi popoli che si fossero fin d'allora dalla schiavitù liberati, dei soccorsi che somministrare e ricever si possano, perchè, eccettuando gli Americani e forse i Greci, nessuno rinviensi quest'oggi, politicamente parlando, in tal posizione. E per ultimo non è nostro intento di entrare in tutt'i particolari sù de' quali dovrà il governo provvisionale intrattenersi: ma solo alcuni de' più indispensabili, accennammo per norma, di quei magistrati cui spetta drizzare l'Italia per la via della gloria, onde perpetuare la unione, independenza, e libertà, cui consacriamo le nostre cure.