In Valdepennas, paese che giace al trivio delle strade di Madrid, Andalusia e Francia, epperciò a continuo passaggio di truppa soggetto, viveva un cittadino che in mezzo al cortile di sua casa, aveva un gran pozzo scavato, ove, di notte, tutti quant'i Francesi che in quella trovavansi alloggiati, per forza dentro precipitava. Aperto un giorno da alcuni soldati a caso il coperchio di tal pozzo, dal pestifero lezzo ch'esalava, fecero di ciò che poteva essere, pensiero. Si misero quindi con granchi di ferro a pescare in quella fetida chiavica e membra dei loro compagni d'arme sù ne riportarono. Allora da rabbiosa ira compresi, corrono addosso al padrone di casa, lo afferrano, ed a scavezzacollo in fondo della cloaca il rovesciano. Poscia, per essere maggiormente sicuri della sua morte, gettangli sopra, moltissime grosse pietre, onde il ricoprano ed il pozzo riempiano. Partì l'indomani il distaccamento: i parenti, onde estrarre il cadavere e dargli onorevole sepoltura, tutti al fatal pozzo concorsero. Ma quale non fù la loro maraviglia, la loro gioia, quando scoperto dalle pietre che lo ingombravano, in piena vita e sano e salvo, il padrone di casa rinvennero? Scampato da quell'infetto sotterraneo, ricominciò di bel nuovo la sua guerra privata, che fino all'epoca della pace, senza interromperla, continuò: nè manca ragione per credere, ch'oggi ancor viva. Il calcolo già in altri capitoli esposto, fà conoscere appieno che il numero di due milioni di agili e robusti giovani, assai facilmente, dall'Italia alla guerra attiva, si può mettere in campo, e che secondo il più accurato calcolo, sette di loro dovrebber spegnere solamente un Tedesco: locchè senza fallo, renderebbe la guerra di pochissima durata, se fosse immediatamente intrapresa. Ma siccome gli ordini di quelli non meno, che la cooperazione alle loro nequizie, di uno stuolo d'Italiani ribaldi, alquanto potranno la loro completa distruzione ritardare; non saranno per tanto i diciotto milioni che avanzano, per istarsene spettatori passivi, ed una contesa nella quale si combatte pell'universale benefizio, con sangue freddo mirare. Non pensiamo però che possa tal disgrazia avvenire. Imperciocchè i due milioni combattenti alle rimanenti famiglie appartengono, ed il padre, fratelli, sorelle, cugini saranno da un particolare stimolo concitati a rendere con la loro cooperazione, più corta la guerra e la vittoria più certa. E se tal motivo spingerà, come ragion vuole che si speri, tutt'i venti milioni d'abitanti d'Italia ad entrare nella patria tenzone; allora ogni trenta cinque o quaranta Italiani, dovrebbero soltanto una di quelle schifose bestie ammazzare. Quanto una guerra siffatta potrebbe per avventura durare? Pochissimi giorni soltanto! Accesi dunque i cittadini tutti, o la maggior parte di essi da quel santo entusiasmo che tanto s'accresce dalla coscienza delle nobili azioni pel publico bene operate; tutti tutti, per individuo e per massa, alla distruzione del nemico si aizzano. Noi abbiam veduto per gli esempi accennati, come un sol uomo di saldo volere possa un numero immenso di nemici distruggere. Gli animi caldissimi di tutti che a quello scopo collimano, con un paziente, perseverante, tenace, inflessibile ed invincibile spirito, alla salvezza della patria diretto, individualmente non men che in massa, guerreggieranno. In ogni paese, in ogni villaggio, in ogni città s'eleveranno gli stendardi della patria, all'intorno de' quali gli abitanti del paese stringeranno per combattere. I primati d'ogni paese tenere dovranno i nomi di tutti gli abitanti, segnati e disposti in decurie, centurie e coorti, divise per età, sesso e capacità, tutti di quelle armi provveduti, ch'esser possano dalle circostanze, fornite. Ogni coorte, centuria o decuria avrà, secondo la sua capacità, un luogo previamente assegnato, nel quale al suono della campana, a stormo dovrà immediatamente convenire. Uomini eletti all'uopo staranno di giorno e di notte appostati, onde osservare se si presentano nemici, ed al primo apparire di qualche banda di soldati, corrieri alle terre circonvicine, subitamente spedire. Tale nel tempo della guerra dell'independenza, era in varie parti della Spagna, l'ordinamento dei somatenes, ossiano torme. Il generale san Ciro, alla pagina 21 e 22 del già più volte citato giornale, così parla: «Furono gli sforzi della Catalogna nell'ultima contesa, inauditi: armò ella quasi tutt'i suoi abitanti in istato di portar le armi, sotto il nome di somatenes, specie di milizia particolare a quella provincia: al primo tocco di campana, od a qualunque altro segnale, si provvedevano essi di viveri per varj giorni, si portavano alle posizioni riconosciute come le più forti dei loro rispettivi cantoni, ed alla difesa del paese con, ed anche più delle truppe contribuivano. Ordinò quella, quaranta tercios di micheletti, il tercio era un corpo di fanteria leggiera più forte d'un battaglione ordinario, si componeva di dieci compagnie: la sua forza sommava a circa mille uomini; alcuni rimasero sempre al disotto di quel numero, ed altri al dissopra. I micheletti erano scelti tra i più agili dei somatenes senza contare un numero considerevole di reclute che fornì all'esercito regolare: a sue proprie spese, già fin da otto mesi e senza alcuno sborso del tesoro, manteneva il numero di quaranta sei mila uomini. I micheletti campeggiavano con la truppa di linea e partecipavano a tutte le sue operazioni, mentrechè i somatenes guardavano le montagne, le strade, gli stretti, rendevano le communicazioni impraticabili, perlustravano la marcia delle colonne nemiche sulla loro fronte e sui loro fianchi, appoggiavano tutt'i movimenti e proteggevano le ritirate dell'esercito regolare. Gli stessi abitanti delle fortezze e piazze difendevano i baluardi, locchè permettendo di scemare la guarnigione, rendeva disponibile una maggior quantità di soldati. Compagnie di donne, ordinate in Gerona, prodigarono nel corso dell'assedio, alla patria stupendi e gloriosi servigi.» Da quanto viene detto da questo rinomato generale, dovranno gl'Italiani ammaestrarsi, e conoscere qual essere debba il modo atto allo scopo da tenersi nella rigenerazione d'Italia, e quale la cooperazione delle masse. Oltre de' sopra indicati, servigi indispensabili di molte altre specie, in questa guerra possono dalla cooperazione nazionale essere a grande vantaggio della patria, impiegati. Non parleremo della sollicitudine per far procaccio di polvere da schioppo, d'ogni sorta d'armi, e di munizioni necessarie, come debbansi quelle anche in ogni paese fabbricare, e con destra maniera in luogo sicuro nelle campagne e siti nascosti in ogni paese, ingannando la vigilanza del nemico, serbare. Indica Botta il modo dagli Americani messo a questo proposito in uso, e ci dice che i cannoni, le palle, ed altri strumenti da guerra, si trasportavano a traverso le poste sulle carrette cariche di letame, la polvere dentro i canestri, e le zane, di quelli, che concorreano al mercato, ed i cartocci erano nascosti dentro le casse piene di candele. Per tal maniera gli Americani, nell'intento loro gloriosamente riuscivano. Il contadino che per seminare, il campo apparecchia: tutto a romper le zolle e coll'aratro a solcar la terra occupato, fra le vicine porche, da poca paglia coperto, carico e preparato il suo schioppo conserva: passa un distaccamento nemico, egli nol guarda, oppure umilmente abbassa il cappello, o il berretto. Tosto quello passato, se per accidente, o per istanchezza, o per diporto, alcun soldato è rimasto addietro, o se qualche ramingo per la strada solo, come sovente succede negli eserciti, di passare si fida, catelon, catellone dietro una siepe, o boscaglie, il contadino s'imposta e stassene al macchione, calcola ben bene il suo colpo, mira, spara, ed ecco il nemico a terra disteso: spogliatolo tosto, nasconde il bottino, strascina frà gli sterpi, o cespugli, ed in qualche profondo fosso il cadavere, ricarica lo schioppo, e riprende tranquillamente il suo lavoro. Stavano in Ispagna i contadini alle mosse de' Francesi di continuo attenti: agguatavansi vicino alle strade maestre, sorprendevano i corrieri e le ordinanze, e tanto molestavano i nemici, che gli costringevano ad impiegare numerose scorte, locchè il loro esercito notabilmente indeboliva: e malgrado quelle, tanto era il loro servizio, pericoloso, che nel 1809, sedici corrieri furono un giorno in Bajona imprigionati per avere negato di entrare in Ispagna. Imperciocchè a tutti era noto in quel tempo, che appena uno fra sei, al suo destino felicemente giungeva. Cadevano i contadini repentinamente addosso a quei distaccamenti, che stimavano esser loro in forza inferiori, e tutti quei soldati, eziandio gli sviati dall'esercito principale, avevano la certezza di cader vittima d'una giusta vendetta. I posti ed i presidj collocati per la sicurezza delle strade militari, erano continuamente attaccati. I soldati costretti a fortificarsi in vecchi castelli, chiese, o case isolate o nelle pianure, in abitazioni poste all'ingresso di qualche villaggio. Gli Spagnuoli aveano sempre le loro sentinelle ucciso, o portate via, e per ciò impedire, s'introdusse l'uso dei Block Houlles, specie di torre tonda di legno circondata da un fosso e con un cannone montato sopra un perno: si collocavano pure in questi dei distaccamenti, ma, dice il Signor Lemiere, che fù quell'invenzione di poca utilità, perchè gli Spagnuoli giravano quei forti e le truppe obbligate a tener tante guarnigioni, erano dal troppo servizio spossate. Soventi accadeva in Ispagna, che dopo d'un combattimento, soldati nemici sbandati, entravano nei villaggi a cercar nuove dei loro commilitoni. Non tralasciavano i contadini di profittare di queste opportunità, e quei luoghi dove sapevano esservi qualche banda, imboscata e dove supponevano dover quelli trovare una morte inevitabile, loro precisamente indicavano: e quando pochi erano i dispersi, sul luogo stesso li trucidavano. Se poi dall'esercito invasore al fine di vendicare la morte dei compagni, nuove truppe si spedivano, altro quelle non trovavano, se non un abbandonato villaggio sul quale, col distruggerlo, la loro vendetta isfogando, non facevano che le loro risorse pell'avvenire, notabilmente menomare. Prenda l'accorto abitante italiano dal soldato che in casa sua s'alloggia, sollecita informazione, per dove siano i suoi compagni diretti: quindi, gli strumenti di campagna in ispalla caricando, se n'esca di casa come se andar volesse a lavorare. Ma tosto fuori del paese, con alcuni amici si congiunga, pongasi a qualche difficil passo del cammino, in agguato, piombi sul distaccamento, che passa, lo distrugga; e quelle provvigioni e quegli articoli, ch'erasi l'altro procurato nel saccheggio del paese, tutto gli tolga ed alla casa riporti. Altri allegri garzoni, in apparenza cortese, i soldati a bere con essi loro all'osteria, come amici, invitino famigliarmente, e quando il bicchiere o boccale accosta il convitato alle labbra, con un gran colpo sulla testa, stordiscanlo, e nello stesso tempo, vengagli da un altro, fitto destramente un coltello nel petto. Carri, uomini con barili, con botti di vino ed acquevite si lasciano dal nemico sorprendere e predare. Ogni soldato fatta la presa, vuole con quella ristorarsi; gode del bottino, e dassi per dissetarsi in sul bere, ma la sua morte tracanni, perchè fù quel vino, quel liquore a bella posta intossicato, e lasciato a bella posta dall'ingordo nemico rapire.

Mille mezzi inoltre potremmo atti alla completa distruzione del nemico facilmente proporre, ma ben sappiamo, che una volta, divenuto l'entusiasmo generale, e guidata la nazione da una ferma volontà, gli saprà essa medesima e migliori, ed in maggior quantità rinvenire. Finiremo il capitolo coll'esempio eroico dato dagli abitanti di Urda, paese situato nei monti di Toledo. Volendo pur essi il loro debito verso la patria convenientemente pagare, e non avendone avuto fin allora l'acconcio, simularono timore delle bande spagnuole, ed al generale francese, che comandava in Manzanares, dimandarono in grazia, che loro un battaglione inviasse e che nel paese stanziando, dalle incursioni di quelle, che grande molestia loro arrecavano, gli liberasse. Aderì con piacere il generale; giunse il battaglione, e fù con apparente gioia ed affabilità universale ricevuto. Tutti del bisognevole andavano a gara di provvederlo, ogni famiglia si prese un soldato o due per alloggiarli nella propria casa: nessuno al quartiere rimase. Uffiziali e soldati tutti separatamente ripartiti, con grande baldoria fino alla notte gavazzarono, ognuno in quelle stesse case dove aveva banchettato, si pose a riposare. Dormivano tranquillamente i soldati, ma vegliavano gli abitanti, ed alla mezza notte ora previamente convenuta tra di loro, o dall'alcalde stabilita, ogni famiglia inerme, perchè il paese si trovava compiutamente disarmato, si porta passo passo, vicino ai dormienti soldati, s'impadronisce delle loro armi, con quelle, cadendo furiosamente sugli ospiti nel sonno immersi, invocando la patria, con mille ripetuti colpi gli scanna. In un quarto d'ora un solo straniero più non esiste in paese: si riunisce il popolo e sulla publica piazza, il bottino immediatamente divide e formasi colle armi degli ospiti una forte banda che prende tosto il campo e tutti si dispongono ad abbandonare il paese al primo sentore che il nemico da quella parte s'addirizzi. In fatti varie volte in appresso, per vendicare sì acerbo insulto, le colonne francesi si presentarono, ma sempre il paese trovarono abbandonato: ma sempre da quelle montagne inseguiti e molestati fuggirono dopo aver molto sofferto. Operandosi in siffatta guisa, e tutta la nazione all'adempimento del gran disegno concorrendo, la guerra sarà forte, breve, decisamente proficua: saranno i nemici ognor frastornati ed impauriti, costretti a superare difficoltà d'ogni genere affatto nuove, nè dal miglior tattico della guerra regolare calcolati, nè calcolabili. Dovranno i nemici contro innumerevoli ostacoli cozzare fatti sorgere da quell'odio, da quella disperazione diventata nazionale, ed a cui la presente oppressione, opera degl'interni tiranni e dell'occupatore straniero, debbe a viva forza stimolar gl'Italiani. Questo popolo così bersagliato dalla sventura, e per cui la vendetta è dovere, se fia che veracemente voglia l'unione, l'independenza, e la libertà della Patria, senza dubbio conseguirà tanto bene. Potrà l'Italiano con atto di sublime vendetta, un glorioso avvenire ch'emendi il passato, prontamente lucrare, se come abbiamo indicato, per giungere ad una compiuta, intera, e permanente vittoria, vorrà i suoi mezzi a tanto scopo drizzare.

CAPITOLO XI. DEL GOVERNO PROVISIONALE FINO ALLA PERFETTA LIBERAZIONE D'ITALIA.

Liberato dallo straniero, o dal nemico interno, un municipio, distretto, cantone, o provincia; non tarderassi, quella, secondo il sistema provisionale di governo da stabilirsi in tutta la parte libera del paese, a costituire, onde dare all'insurrezione consistenza, la guerra alimentare, delle risorse del paese trar partito, lo spirito dei cittadini animare, sostenere ed allo scopo vantaggioso per la patria, dirizzare, con esatte relazioni e con le necessarie provviste, i condottieri delle bande ajutare, e bande nuove creare. Abbenchè incompleto e nell'ordinamento suo, difettoso; ci diedero pur gli Spagnuoli, del modo di stabilire un provvisionale sistema, un esempio che può con leggi e misure transitorie, al popolo in armi, d'appoggio, ed allo stabilimento del futuro regolare governo, di base fondamentale servire. Il diciamo incompleto e difettoso, perchè il popolo nella sua illimitata confidenza verso le persone che a membri di quelle giunte nominò, e dal suo ardente amor di patria abbacinato; non badò a propor restrizioni, nè limiti al loro potere, dimodocchè, una volta di quello in possesso, que' membri nel vizio caddero a che tanto l'ambizione umana è propensa, e solo da buoni ed immediati regolamenti esser può evitato, o contenuto: vogliamo ragionare di quel proposito da essi tenuto di estendere e mantenere, per quanto poteano, l'autorità lor conceduta. Per tanto le giunte provinciali spagnuole, a poco a poco si rilasciarono, e quell'amor di patria, che stato era della loro esistenza cagione, al funesto e sempre pernizioso amore e spirito di corporazione, concentrarono. Epperciò tosto che dopo la battaglia di Baylen, con somma vergogna, l'esercito del generale Dupont fù ad abbassare le armi costretto, e dopo che dovette Giuseppe Buonaparte colle pive in sacco ritirarsi, e Madrid frettolosamente abbandonare; da tanto strepitosi avvenimenti, coloro che componevano le giunte aggirati, la generale espulsione dei Francesi dalla penisola, come cosa certa ed immediata, inconsideratamente considerando, lasciaronsi da un eccesso pregiudizievole di confidenza trascinare, che i mezzi atti per ottenerla, a trascurare li spinse. Del tutto annighittiti, anzicchè fare eroici sforzi per la liberazione della loro patria, divennero tali giunte, le une delle altre, gelose e ciascuna, che il bene generale si ottenesse col minor disagio possibile, desiderava. Nulla dimeno, che abbiano quelle giunte provinciali, al primo impeto dell'invasione resistito e con vigore, il nemico, per quanto fù loro dato, respinto; ad ognuno è ben noto. Ed eziandio che non abbiano esse cessato di agire con quell'energia, attività, ed amor di patria, che primieramente le stimolava, e quello, a' riguardi, considerazioni locali, e spirito di corpo, surrogato, non abbiano, se non dopo un lungo possesso dell'illimitato potere, e dopo che nella loro mente si fosse la falsa persuasione infusa dell'impossibilità della conquista per parte dello straniero e la certezza ideale della sua rovina; non v'ha osservatore politico alcuno in Europa, cui manifesto non apparisca. Fù dunque il principale errore commesso dal popolo, nel non limitare il tempo della durata ed estensione del potere delle giunte. Perciò l'idea generale del loro stabilimento, che vantaggiosissimo, la rivoluzione a consolidare, riputiamo, ci converrà d'afferrare, e quelle parti che gli avvenimenti mostrarono essere difettose, sarà di mestieri additare ed indi con giudizio e ben ponderata riflessione correggere. Vorrebbe il SigrLemiere, che la giunta centrale, la prima fosse ad essere stabilita, e dal governo antecedente al movimento popolare, nominata, dalla quale tutte le giunte provinciali etc. emanerebbero. Ma siccome quell'autore, per un popolo dalla tirannia interna, e dall'occupazione straniera oppresso, non iscrisse, ma bensì per la Francia, come attualmente si trova, qualora fosse minacciata ed una prossima invasione straniera paventasse; ne consiegue, non essere quanto da lui si propone, per una guerra d'insurrezione nel caso presente d'Italia, punto adottabile. Il suo sistema dei circoli etc., tratti da quello della guerra della Vandea, non molto dal nostro delle provincie, cantoni etc., differisce: ma in quanto all'origine da lui data alle giunte, palesiamo intieramente opposta opinione. Vorrebb'egli, che il re od il governo esistente, alle sue attribuzioni e funzioni rinunziasse e dalla giunta centrale surrogar si facesse. Quale esser possa il suo scopo per cambiare il governo preesistente con uno supplementario e provisionale, all'epoca dell'invasione, scelto e nominato da quello che a lui cede il luogo; non ci è dato comprendere. Chiaro a chi l'uman core conosca, apparirà certamente, dover assai difficile cosa, per non dire impossibile, riuscire, che il prestabilito governo a spogliarsi del potere per investirne la giunta centrale, acconsenta: poichè in tal modo, publica confessione farebbe della sua incapacità nel maneggio di guerra, epperciò indegno di comandare ad altri uomini dichiarerebbesi. Imperciocchè da tutti è in oggi essenzialmente riconosciuto, che chi al governo d'uno stato si trova, deve saperlo difendere, e se non perviene dalla straniera invasione a liberarlo, per quello, deve morire. E veramente qual codardo e stolto personaggio non rappresenterebbe quel re che all'approssimarsi del nemico, una Giunta centrale, del potere sovrano investisse, per andarsi fuori del rumor degli schioppi e dei cannoni, a nascondere? E quanta impudenza non dimostrerebbe quel re che nell'atto della difesa d'uno stato, lungi dal pericolo tenuto si fosse e nascosto, col togliere dopo ch'è tornata la calma, il potere sovrano dalle mani di quella giunta, che coi suoi lumi, coraggio e fatiche, avesse la vittoria ottenuto? Stabilirebbe forse il SignrLemiere per massima, che debbano nel tempo di pace gl'ignoranti e codardi dominare, gli uomini forti, retti ed illuminati restare oppressi? Egli suppone per verità, che inaspettate circostanze, le sue forze ad un tempo, e la sua potenza arrestassero: locchè a nostro parere, suppone già invaso il territorio, o già l'esercito fuori di quello, battuto, oppure la pusillanime fuga dei principi come quella di Luigi XVIII e del conte d'Artois nel 1815 al tempo dello sbarco di Napoleone, e le fughe nelle passate guerre del tiranno di Napoli in particolare, e di tutti quei picciolissimi re, duchi, e principi, che si occupano con indefesso studio, le sostanze italiane a divorare. In qualunque di queste circostanze, noi portiamo opinione che dovrebbe cessare di esser re, colui che non volesse o più non potesse dirigere la guerra, ma non mai quella giunta nominare: e come mai possa questa e non il re, sostenersi, e tutto il gran movimento, regolare, non comprendiamo. Molte obbiezioni ancor più forti alla mente ci si presentano, ma una troppo lunga digressione, inutile pel nostro soggetto parendo, solo a rispondere alla nota della pagina 112 del trattato suddetto, ci limiteremo, ove dice l'istesso scrittore: «Dovrà senza dubbio quel consiglio centrale, essere stato nominato dal governo e da quello averne ricevuto il potere, altrimenti essere in ogni paese incivilito, un corpo incostituzionale, poichè i suoi membri non avrebbero nessuna legale missione per formare un governo provvisorio.» Secondo l'opinione del citato autore, il solo governo preesistente, render potrebbe l'esistenza di queste giunte legale: e noi di nuovo domandiamo perchè quel governo avrà egli d'uopo di nominare una Giunta, quand'egli stesso farne le funzioni potrebbe? Ma volendo supporre che veramente nol possa, passeremo a domandare se altri mezzi egualmente ed anche più legali, per render valide le operazioni di quelle Giunte vi esistano. Secondo il parere del Signor Lemiere, non puossi ad altro giustamente ricorrere, com'egli chiaramente si spiega. Ma noi gli opporremo ciò ch'egli per avventura pensa e dire non osa, cioè che la vera, la pura, la giusta legalità dal popolo emana e dovrà sempre emanare, perchè quegli è che fà la guerra, ed è per lui, che si deve fare, che i re o governi preesistenti non sono legali se il popolo non lo accorda, e che quando questi alla direzione della somma delle cose, incapaci si veggono, tanto per fortuiti accidenti, quanto per qualunque altra cagione; al popolo spetta di nominare coloro che in sì pericolose congiunture debbano sostenerlo e dirigerlo, ed in cui deve una illimitata confidenza, riporre.

Tosto liberata una città, borgo, o villaggio, il condottiero o condottieri, che in quelli entrarono, nella chiesa, o sulla piazza, tutt'i capi di famiglia del paese riuniranno: e dopo d'avergli fatto giurare nel modo il più solenne di abbandonare le case, ed anche bruciarle se sarà necessario, di prima morire che all'unione, independenza e libertà italiana rinunziare, ed in ogni possibil modo, le bande in armi sostenere, non meno che di costringere tutti gli abitanti abili a prender le armi, a correre alla difesa della patria in pericolo, sotto pena d'infamia e di morte; deve regolarmente per la nomina di un consiglio municipale fargli votare: quindi proceduto allo scrutinio dei consiglieri ossia primati, uno fra quelli sceglierà che il più idoneo alle circostanze del paese il condottiero riconosca, e lo dichiarerà immantinenti comarco. Poscia quegli individui ed il consiglio, porrà nell'esercizio delle loro rispettive funzioni.

Passando quindi alla liberazione di un distretto, nella città capitale di quello, il consiglio distrettuale convocherassi composto da un deputato di ciaschedun municipio appartenente al distretto e nello stesso modo del consiglio municipale, installato, uno pure frà i deputati verrà dal condottiero principale di distretto, scelto per essere il preside del consiglio distrettuale.

Sarà pure il cantone da un'assemblea cantonale presieduta da un prefetto, regolato, e questa nello stesso modo dei distretti nominata, da un condottiero principale di cantone installata.

Finalmente dai deputati di tutt'i cantoni della provincia, verrà nominato un deputato per cantone onde formare la Giunta provinciale, che in conseguenza sarà composta di cinque persone, e sarà nell'istesso modo delle assemblee e dei consigli, installata dal condottiero principale di provincia cui pure un pretore, per dirigerla, spetterà di nominare.

Ai quindici di marzo, dal consiglio distrettuale fino alla Giunta provinciale inclusivamente, dovranno in ogni anno, tutti essere per elezione, nel modo di sovra esposto interamente rinnovati, e ond'evitare che troppo i membri al potere non s'affezionino, e che col tempo, nocevoli, anzicchè vantaggiosi, possano alla patria divenire. Il solo consiglio municipale, avrà la durata di tre anni, come quello, che la mano negli affari più complicati e particolari, aver dovrà delle bande e perciò, tante speziali intricatissime cose conoscere, onde poter tutti gli avvisi e schiarimenti, ai condottieri delle bande necessarj, comunicare con quell'esattezza e prontezza che in circostanze di tanto momento richieggonsi. Sarà inoltre soggetto a dovere il suo paese, abbandonare: ed ogni qualvolta non si creda sicuro di essere dal nemico risparmiato, alle bande deve riunirsi. Fà di mestieri che non sia ad una rinnovazione frequentemente sottoposto. Minore vediamo il pericolo, se un consiglio municipale possa o voglia del supremo e perpetuo potere impossessarsi, di quello, che, se in più lunga permanenza si lasciassero gli altri magistrati, si correrebbe. Minore eziandio per le Giunte provinciali, assemblee cantonali e consigli distrettuali, credesi la probabilità, che siano ad abbandonare tanto facilmente il paese, dove riseggono, costrette: essendo del loro governo l'estensione, maggiore, cambiar potranno città, villaggio, etc., per continuarvi le di loro adunanze. Meno ad un nemico agevol cosa riuscirà un territorio alquanto esteso, che una semplice città o villaggio, militarmente occupare.

Dal consiglio municipale assistito, dovrà il Comarco volger l'occhio alla condotta di tutte le persone del paese per iscorgere se alcuno comunicazione mantenga coll'inimico. Se a quello soccorra, ed in qualunque modo assistenza gli arrechi, fia d'uopo arrestarlo ed alla prima banda, che nel vicinato s'appresenti, consegnarlo, dalla quale sarà, come un tant'enorme delitto di traditor della patria richiede, giudicato e punito. Esatte notizie d'ogni movimento del nemico piccolo o grande che sia, ripetutamente ai condottieri dovrà spedire, onde se una manchi, l'altra pervenga se per caso passasse il nemico pel paese, e la sua autorità come molte volte in Ispagna accadea, per ottenere qualche requisizione, riconoscesse, dovrà il condottiero della banda più vicina, ed il condottiero principale di distretto immediatamente informarne. Ogni qual volta nel paese o circondario, volontarj ammalati o feriti esistano, dovrà, fino alla loro guarigione, tanto pel vitto, come per la loro infermità, prendere continua e somma cura, e qualora abbandonar debba il paese, fargli sulle montagne negli antri al nemico inaccessibili, trasportare, e per guarigione in quel luogo restare. Insomma unitamente al consiglio municipale, dovrà il comarco e tutti gli abitanti del circondario atti alla guerra, armare, ed in aumento e soccorso delle già esistenti bande, mandarli, oppure, se ancora non ve ne esistano, con quegli crearne. Potrà coll'approvazione del condottiero principale, dei vecchi rimanenti, una guardia di sicurezza, per ajuto nelle sue operazioni, istituire, che, sebbene d'uomini infermicci ed al di là dei cinquant'anni composta, potrà non dimeno, per la difesa del luogo, contro a' piccoli distaccamenti nemici, e contro alcuni renitenti abitanti, se ve ne fossero, divenir vantaggiosa: dovrà, per quanto gli sia fattibile, alle bande, vettovaglie e munizioni, onde sostenerle, fornire, non meno che farle di tutte quelle risorse partecipi che nella sua posizione gli verrà fatto di ritrovare, o creare. Un uomo di guardia sulla torre più alta del luogo, sarà continuamente da lui tenuto alla veletta, onde a tempo dell'approssimarsi del nemico, essere avvertito e coi ripetuti tocchi della campana a stormo, tutte le torme degli abitanti radunare, e quindi l'avversario, quando probabilità fondata vi sia di poterlo distruggere, correre ad annichilare. Due altri modi d'agire, in caso contrario gli restano; l'uno d'inculcare agli abitanti di ricevere i barbari sotto apparenza d'indifferenti, ed anzi come loro parteggianti, coperti dalla più grande generale simulazione; l'altro di fuggire, se non v'è miglior scampo, ne' boschi. Sarà sempre il primo caso, possibile, quando per avventura quel villaggio o città ancor non siasi dal nemico, apertamente difeso, e non siasi in armi levata. Potranno i primati avvedutamente persuadere al nemico di aver alla forza più immediata ceduto, ed in varj modi confidenza inspirargli. Tale aggiundolamento riuscito; allora, comarco, primati, donne, vecchi e ragazzi, i soli, che in questa guerra debbano a casa rimanere, a stuolo al loro incontro, come se tutto fosse in pace, usciranno, e nella sua permanenza, altro che i rustici canti del popolo, nei differenti domestici lavori occupato, non udrassi. Ma tosto che il villaggio, borgo o città troverassi dal nemico evacuata, le domestiche faccende a che ognuno trovasi addetto, faransi all'istante sospendere. Ciascuno fuori del nascondiglio dove stava celata, l'arma sua immantinenti trarrà, ed a tormentare il nemico ed il suo retroguardo a distruggere, accingerassi. Il secondo modo, quello cioè di fuggire ai boschi, sempre nel primo impulso popolare sarà seguito, quante volte già siasi il nazionale col nemico, battuto, quante volte sia un paese aperto in pianura, e gli abitanti, dei necessarj mezzi di resistenza deficienti. Tutti allora, senza eccezione, le poche indispensabili suppellettili e particolarmente le loro armi e munizioni addossatisi, nelle montagne intaneransi, ed in quelle, a guisa d'una tribù errante, dall'amor del loro paese, dal desiderio di vendetta e dal sentimento del loro dovere stimolati, dal comarco e primati diretti, la resistenza fino all'estremo prolungheranno. Ed ogni volta, che loro in acconcio cadrà di tendere insidie e ragne al nemico, non dovranno, queste mai trascurarsi. Dalle bande quindi ajutati, una guerra senza posa di giorno e di notte, con accanimento continueranno ed in valevole compenso dei loro patimenti, quei vantaggi e dolcezze che da altro non possono provenire, se non dall'approvazione del proprio cuore, saranno per godere e delicatamente sentire. Molti villaggi, borghi e città di Spagna nelle sopra espresse circostanze, in tal maniera nella guerra dell'indipendenza, agirono. Generalmente parlando, quelle città solamente agl'invasori si arresero, che sotto all'influenza trovavansi della nobiltà e facoltosi possessori di grandi entrate. Ma fervente la massa del popolo d'amor di patria, dopo esser cadute per tradimento le città, i villaggi ancora difendeva, e quelli non solo, ma da persone d'ogni età, d'ogni classe, d'ogni sesso, erano pur anco le montagne ostinatamente difese. Fra tanti esempi che facilmente potremmo citare, basteranno a nostro avviso, i seguenti. Allora quando all'avvicinarsi di un distaccamento francese verso la metà di febbrajo, conobber gli abitanti di Villadrau in Catalogna, di non poter alla sua forza resistere, nei monti detti di Monsegne si retirarono. Invitati dal comandante francese di ritornare alle loro case, risposero essere più contenti di rimanere dalla neve del monte seppelliti, che all'odioso dominio dello straniero sottomettersi. L'Alcalde di Casares nell'Alpujarra di Granata, acceso da quel santo entusiasmo, che solo può venir dalla libertà ed indipendenza della patria generato, sì tosto sepp'egli essere la Spagna da Napoleone invasa, e già i Francesi per porre nel paese da lui amministrato, il piede; sulla pubblica piazza, tutti gli abitanti del villaggio ragunati, ad intraprendere una guerra mortale e continua contro il nemico esortolli. A quel veemente e ardimentoso invito, un grido generale di approvazione levossi, e tutti a seguirlo indistintamente si disposero. Spettacolo maraviglioso! Ed il cuore d'ognuno, per duro che fosse s'inteneria nel vedere migliaia d'abitanti, dal pallido e cadente vegliardo fino al vezzeggiante fanciullo, tutti tutti d'armi, vettovaglie, suppellettili necessarie, intenti a caricarsi. Chi in un angolo le soprabbondanti vestimenta, provvigioni di casa abbruciava, chi nell'altro, mobili, carrozze, carri e letti spezzava: chi le botti degli squisitissimi vini di quelle contrade, rovesciava al suolo sino all'ultima goccia. Infine tutte quelle cose, che incapaci di trasportarsi avrebbero potuto servire al nemico, distruggeano. Vecchi, giovani, fanciulli, donne, chi di schioppo, chi con pistole, chi collo spiedo, chi con forcone e chi finalmente altro non avendo, con stanghe, o bastoni, ciascuno sotto il peso della soprassoma, che porta sulle spalle curvato; tutti del loro padre e loro condottiero, l'alcalde, inni cantando dall'amor di patria ispirati, al seguito s'incamminarono. Perspicace l'Alcalde al pari che intrepido, ai monti quella turma condusse: e colà tutti coloro che atti a far una guerra lunga e penosa, per movimenti rapidi ed arditi servir gli potevano, in truppa ordinò: ed i vecchi, in varj appositi inaccessibili siti sovrastanti agli stretti ed a burroni, dietro grandi massi di pietre, con sano consiglio collocò: da dove senza muoversi, e da quelli coperti, potessero con lo schioppo, fuori del pericolo di essere offesi, l'avversario ammazzare. Nè solo alla difesa di quelle scabrose ed inarrivabili positure, contentossi di rimanere, ma le moltissime volte, fino quasi dentro Casares, che sebbene abbandonato e distrutto, dovettero i Francesi per forza occupare, a dar loro molestia scendea. Volendosi gl'invasori da quell'inquietudine liberare, d'attaccarlo con vigore e distruggerlo divisarono, e contro a' quei dirupi, che qual base d'operazione all'alcalde servivano, baldanzosamente recaronsi: nè solo furono a combatterlo incapaci, ma neppur di raggiunger l'alcalde, nè la posizione sedentaria della sua tribù, fù loro dato mai di rintracciare: perchè quel patriota perfetto conoscitore del terreno da lui scelto per operare, d'un'opportunità si valeva che dalla natura stessa del luogo venivagli offerta, onde sparire dalla fronte del nemico, senza che fosse a quello fattibile l'orme sue di seguire. Favorivalo l'esistenza d'una spaziosa e lunga caverna, l'apertura della quale da alti ed estesi sassi, posti a cavaliere davanti, veniva in tal modo coperta e ben difesa l'entrata, alla quale, se non per intricatissimi e ripidi andirivieni di giungere non era permesso: perchè le sinuose loro direzioni sviavano il nemico, non abbastanza conoscitore di quelle aspre giravolte, ed a parte affatto opposta il facean pervenire. Prolungavasi questa caverna dentro la rocca per lo spazio di due miglia, e dall'altra parte per le viscere del monte passando, dava adito ad un profondissimo botro. Aveva l'alcalde la sua colonia in quella stabilita, e per mezzo delle scorrerie sui nemici, sempre la tenne, a sufficienza di viveri provveduta. Tutti coloro, che le marcie e gli attacchi erano inabili a sostenere, gli ammalati e vecchi decrepiti, le partorienti ed i bambini, nella continua occupazione vivevano di conservare e distribuire le vettovaglie e munizioni, ed altresì di porgere a chi pativa, consolazione, alimento e medicine. Così regolandosi quest'eroico Alcalde, per sette anni continui, cioè fino alla pace, senza essere d'altro, che dal suo ardente amor per la patria, perspicacia e costanza sostenuto, una maravigliosa guerra, non men continua che mortale, a buon fine contro a' Francesi condusse. Quei sublimi esempi di patria virtù, servano d'amara rampogna alle nazioni vilmente inerti, che di servire a qualunque siasi padrone, purchè dai loro abituali comodi e divertimenti non gli distolga; senza vergogna, senza timore del vituperio si appagano. Pertanto i primati d'un paese conosciuto non potersi difendere e compreso nel raggio strategico del nemico, dovranno all'approssimarsi d'un suo distaccamento, ai cittadini, di seguirli ai monti od ai boschi ordinare, sotto pena di essere traditori della patria considerati. Tutte quelle provvigioni d'ogni genere, che incapaci ad essere trasportate, potrebbero recare giovamento al nemico, dovransi distruggere, e se tempo bastante rimanga, vino, farine, pane, posti ne' nascondigli facili a rinvenirsi, avvelenare. Finalmente, lasciate le strade piene d'impedimenti e barricate, dal paese deserto ed interamente di ogni cosa servibile a' nemici, spogliato, gli abitanti allontaneransi. E se alimento rimane di che l'avido ad affamato invasore satollisi, la meritata morte da quel pasto riceva! I publici e privati edifizi incendieransi, le fiamme ed il fumo de' quali possano i barbari soffocare, od almeno, spargendo nella sua truppa confusione, stanchezza, spavento, a levarsi a rumore l'inducano. Ogni cosa insomma che al comarco e primati, di opporsi ai nemici del paese, idoneità qualunque sia per fornire, qual giusto mezzo dalla provvidenza nelle loro mani, inviato, onde ottenere la liberazione d'Italia, dovrà riguardarsi.