1838[38]

ODE SULLA SEPOLTURA DI SIR GIOVANNI MOORE — DI CARLO WOLFE

Non fu sentito un tamburo, nè una nota funerea, mentre col suo corpo ci affrettavamo ai terrapieni; nè un soldato fece lo sparo dell'addio sulla fossa dove seppellivamo il nostro eroe.

Noi lo seppellimmo nell'alto della notte smuovendo le glebe colle nostre baionette, alla luce nebbiosa d'un incerto raggio di Luna, e al cupo chiarore d'una lanterna.

Nè lo racchiuse l'inutile cassa, nè lo ravvolse il lenzuolo, o il manto funerario; ma giaceva simile ad un guerriero, che si riposi tutto avviluppato nel suo marziale mantello.

Poche, e brevi furono le preci, che dicemmo senza proferire una parola di dolore; ma guardammo fisamente la faccia del morto, pensando con amarezza al dimani.

Mentre gli componevamo l'angusto suo letto, e gli appianavamo il suo solitario guanciale, pensammo, che il nemico e lo straniero passerebbero sulla sua testa, e noi saremmo lontani sull'onda!

Irreverenti parleranno dello spirito dipartito dicendogli villania sulle fredde sue ceneri; ma egli non curerà di nulla, se lo lasciano dormire nella fossa, che gli ha scavato un Britanno.

Ed eravamo al mezzo della solenne opera nostra, quando l'orologio ci annunziò l'ora della ritirata, e dal cannone lontano, spesseggiante, sentimmo che il nemico aveva cominciato l'assalto.

Lentamente, e mestamente noi lo calammo giù nella fossa dal campo della sua fama fresca e sanguinosa; non incidemmo una linea, non alzammo una pietra; ma lo lasciammo solo con la sua gloria.