[18]. Ciò che più merita di essere qui ricordato si è, che l'Accademia Labronica nel Giugno del 1840 propose di render pubblica la sua Libreria, invocando il concorso dei cittadini per provvedere all'incremento della medesima, e sostenere le spese indispensabili all'uopo. I cittadini risposero all'invito con offerte di Libri, e obbligandosi a pagare una modica somma per cinque anni. Giova sperare che non verrà meno negli anni successivi il buono spirito, che già li mosse a secondare la bell'opera. La Libreria conta adesso oltre 10,000 volumi, ed è aperta al pubblico quattro giorni della settimana. È debito di giustizia il rammentare come promotore operoso della onorevole impresa l'Avv. Giuliano Ricci, allora Socio e Presidente dell'Accademia.

[19]. Dall'Indicatore Livornese, N.º 35.

Quest'articolo, ommessi pochi periodi in principio ed in fine, fu ristampato, per distribuirne le copie al Popolo di Salviano il 22 di Gennaio di quest'anno, giorno dei Funerali nella Chiesa di quella Pieve, e della tumulazione nel contiguo Cimitero delle spoglie di Carlo Bini esumate a Carrara. Poche e semplici parole, che qui riportiamo, precedevano il Racconto, che in quella circostanza, e in quel luogo, ne parve più opportuno d'ogni funebre elogio. – Il libricciuolo fu poi riprodotto pei tipi di Ersilio Vignozzi in Livorno, e a Firenze nella Rosa di Maggio, Anno III.



AL POPOLO
DELLA PIEVE DI S. MARTINO
IN SALVIANO.

Il Racconto che segue, e che ora si ristampa per Voi, fu scritto nel 1829, da un Giovane Livornese, dotato di un cuore e di un ingegno, che raramente s'incontrano ai nostri tempi. Fu scritto colla buona intenzione di onorare la Virtù e la Carità veramente Cristiana, della quale si videro in quell'anno bellissimi esempi fra Voi. E fra Voi forse nessuno ha letto mai questo Racconto. Il quale fu stampato in quel tempo in un Giornale intitolato L'INDICATORE LIVORNESE, che era fatto principalmente pei Letterati, e che non ebbe lunga vita, quantunque ci avessero mano uomini, che fanno onore al nostro paese.

Uno di quelli ora è morto. Ed è appunto quel Giovane di cui vi parlava; quel Giovane, che si tratteneva col cuore in festa a discorrere sui bellissimi fatti esposti nel suo Racconto, perchè Egli stesso era virtuoso e buono davvero. Egli non predicava per vanità la Virtù, ma la praticava con retti principii, e con sentimenti di benevolenza sincera e di Carità verso tutti. E in tutti l'amava e la riveriva, e più volentieri nella povera gente, che certuni disprezzano, e la quale Egli era solito di chiamare — ricca di bontà e di pazienza più che altri non crede.

Carlo Bini, (questo era il suo nome), ora è morto. — Nella città di Carrara, dove era andato per affari di suo Padre, passò da questa a miglior vita il 12 dello scorso Novembre. E le sue ossa, trasportate per un pietoso sentimento d'amore a Livorno, riposeranno ora nella quiete delle vostre campagne, presso quelle dei vostri Parenti, presso la Chiesa ove inalzate al Signore le vostre preghiere.

Rammentare le nobili azioni e gli uomini onorati e dabbene, per imitarli, è dovere di tutti. La lapida che sarà posta alla memoria di Carlo Bini sia dunque riguardata da Voi come un ricordo d'amore e di Virtù, e onorata con sentimento di gratitudine affettuosa. Leggete questo libretto ai vostri figli, conservatelo religiosamente nelle vostre famiglie, e nelle preghiere pe' vostri Morti rammentatevi ancora di quell'anima buona.

Livorno, 22 Gennaio 1843.