Tutto questo conviene per ogni verso a Tacito Martini. La sua vita è stata corta, e composta di poche linee, ma tutte linee rette, e convergenti ad un centro, tutte connesse ad un principio d'alta moralità, che diede forma e sostanza ad ogni sua azione.

Non appena fu entrato nell'adolescenza, quando il raziocinio e il sentimento svolgendosi più rapidi cominciano a ricevere più immediato l'attrito delle cose del mondo, che, giovanetto com'era, sentì d'intorno a sè l'aere meno che tepido; e convertendo subito l'animo suo alle sorti poco felici della famiglia, si destò in lui una certa alterezza, un certo sdegno dello stato abietto, e immeritato, un desiderio, un bisogno potentissimo di mutare il destino suo, e quello de' suoi, e fermò nella mente il disegno di farlo, e lo fece, logorandovi tutte le sue potenze, e anticipandosi forse la morte. Avvertito però da un intimo senso, che l'uomo, segnatamente sui principii, non ha in chi fidare, e deve aiutarsi da sè, si volse a scoprire le forze, che in lui aveva riposte la natura, per eccitarle ed accrescerle, per dar loro forma, ed applicazione sociale, e farsene istrumento a ciò che meditava di conseguire.

In questo concetto agitandosi, e crescendo in lui più sempre l'impulso che lo inchinava alle scienze mediche, e soprattutto alla chirurgia, dispose secondarlo fermamente e con ogni mezzo, e non compiuti peranche i 13 anni prese a frequentare ogni giorno lo Spedale, dove cominciò le pratiche chirurgiche con tanta diligenza e amore dell'arte, che prima ancora di recarsi a Pisa si trovò in atto di fare operazioni più che mediocri.

A 18 anni si condusse in Pisa agli Studi, e là le dure esperienze della vita lo provarono in guisa, che valsero in breve a compiere e determinare immutabile la sua morale fisonomia. Visse i primi due anni con forse una Lira il giorno; e al terzo anno ottenuto un posto del Sardi, sgravò subito i suoi della tenue moneta che gli assegnavano, pensò a mantenersi in tutto e per tutto, a comprarsi libri, a supplire le spese degli esami, e d'ogni altro occorrevole; fece risparmi, e questi rimesse via via alla famiglia. – Ora chi si faccia a considerare come la gioventù penda naturalmente all'ozio, alle mollezze, e ai diporti; come in quell'età il sangue e le passioni fremano procellose, e come l'errore abbia prestigi, e seduzioni potenti più del dovere, bisognerà che ammiri per forza il giovane Tacito, se rimase sobrio, intemerato e studioso, in mezzo a tante e siffatte tentazioni. E quando si consideri che l'alito impuro del bisogno non l'attinse nelle parti più nobili dell'anima, e che il cuore serbò fresco e generoso fino all'estremo palpito, comprenderemo di che salda tempra fosse composta l'indole sua. Perchè il bisogno è nemico capitale dei buoni pensieri, e delle buone opere, e patito nei primordi della vita generalmente squaglia il carattere umano, o lo petrifica.

Se noi volessimo spiegare intera la breve, ma ricca trama dell'esistenza di Tacito, ci sarebbe agevole percorrere per esteso le dimensioni d'un elogio, o d'una biografia; ma favellando di lui fu nostro proposito, e ci sembrò che bastasse, accennare soltanto, come egli fosse buono ed utile cittadino per virtù propria, e come il mezzo e il fine corrispondessero perfettamente al principio da lui stabilito nelle più difficili condizioni; per la qual cosa aggiungeremo più pochi tratti, parendoci, che il dilungarci troppo di soverchio avrebbe aria di fasto, e offenderebbe di certo quello spirito gentile, che gelosamente studiò di coprire col silenzio quanto di lodevole usciva da lui.

Conseguite il Martini nell'epoche consuete la laurea, e la matricola in Medicina e in Chirurgia, tornò in patria, e subito diede opera a farsi conoscere. E tanto gli valsero lo studio indefesso, i modi schietti e soavi, e l'onesto desiderio, che l'agitava ardentissimo, che di lì a poco acquistò credito, fiducia, e favore universale. Venne in séguito creato Chirurgo dei Lazzeretti, e primo Chirurgo di turno negli Spedali; ebbe clientela vastissima d'ogni maniera di persone, e i guadagni gli crebbero fra mano, maggiori forse che non aveva sperato. Quindi potè ristorare la fortuna abbattuta della famiglia, quindi potè scorrere a suo talento quella larga vena di carità, che i cieli gli avevano infusa nel cuore.

Praticò l'arte con plauso, e con decoro, e segnatamente in Chirurgia ebbe lode frequente di operatore felice. Ma il medico in lui non aveva cancellato l'uomo; l'abitudine di veder soffrire e morire non aveva spenta in lui la mobilissima sensibilità di una natura squisitamente pietosa. Al letto dell'infermo era medico, ed uomo; finchè occorreva, apprestava alacremente i soccorsi dell'arte; ma quando la Scienza si fermava impotente davanti alla furia del male, che precipitava al suo fine, Tacito adoprava i soccorsi della parola e dello spirito, circondava di cure delicate e di sante consolazioni il malato, l'animava, l'aiutava al terribile varco. Ufficio sacro e gravissimo del medico è questo, porgere all'estrema miseria l'unico rimedio che resta, il conforto.

Non fu nè avido, nè avaro; eccedeva invece nelle qualità contrarie. Chiamato appena, visitava prontissimo il povero, con amore lo curava, lo sovveniva di consiglio, e, meglio ancora, gli lasciava la moneta perchè supplisse al bisogno. Dagli amici non voleva mercede delle sue fatiche, ed ostinatamente rifiutò il legato d'un piano di casa, che un suo cliente presso al morire voleva ad ogni patto lasciargli.

Ma le opere di beneficenza furono la sua voluttà suprema, il respiro dell'anima sua. Beneficò nobilmente e senza ambizione, con quel pudore, che impedisce o medica l'offesa, che suole spesso recare il benefizio. Aperse al profugo la casa, all'indigente la borsa, e dava volontieri, senza farsi ripetere la richiesta. Giovava con ogni sorta d'uffici l'amico, e chiunque potendo. Assisteva molti dei suoi parenti largamente, continuamente; e mortagli una sorella, accoglieva nella propria famiglia il marito, e cinque figliuoli. Per uno di questi spendeva 80 Lire il mese solo a farlo educare. Senza essersi creato una famiglia sua propria, aveva viscere e istinto di padre.

Nè gli mancarono i disinganni, come avviene a chi vive praticamente tra gli uomini; ma intento sempre ad un segno non torse mai un momento dalla traccia segnata ab antico; la fede non gli venne mai meno, perchè sapeva distinguere tra l'umanità, e l'individuo, tra il principio eterno universale, e il fatto transitorio e parziale.