Preso il Forte di San Giovanni corsero tosto i provinciali ad occupar le bocche del Sorel, e quella punta di terra, che questo fiume forma nella sua congiunzione col San Lorenzo. La cosa era di somma importanza per impedire, che le navi armate, le quali il governatore teneva allestite a Monreale, non potessero, calando a seconda dell'acqua pel San Lorenzo, salvarsi a Quebec. Si aveva speranza eziandio d'intraprendere la persona stessa di Carleton, il quale si trovava tuttavia in Monreale, città, che non essendo fortificata, non era capace di alcuna difesa. A questo fine rizzarono i provinciali batterie su quella punta, ed essendo il fiume molto largo construssero con grandissima sollecitudine foderi e batterie galleggianti, colle quali non solamente impedirono il transito all'ingiù al naviglio del governatore, ma di più, assaltatolo, l'obbligarono a ritirarsi verso Monreale. Tutto quell'apparato navale, ed il governatore medesimo correvano grandissimo pericolo. Arrivava intanto sotto le mura di Monreale Montgommery il giorno dopo, che Carleton ritrattosi a bordo delle navi l'aveva abbandonato. Gli abitanti proposero incontanente molti articoli di capitolazione, ai quali Montgommery non volle ratificare, allegando, che non essendo essi in istato di difesa non potevano far accordo, e perciò intimò loro, si arrendessero a discrezione. Tuttavia essendo egli non meno cortese, che valoroso, ed ornato di tutte quelle virtù civili, che in uomo capir possono, concesse ai Monrealesi umanissime condizioni, promettendo loro con una scritta di sua mano, che avrebbe protetto le proprietà, le persone e la religione. Aggiunse, volendo accennare un accordo e lega colle colonie unite, che sperava, che i civili e religiosi diritti di tutti i Canadesi stati sarebbero stabilmente constituiti da un provinciale congresso; che le Corti di giustizia sarebbero ordinate a modo della costituzione inglese, e generalmente, dei chiesti patti, concesse tutti quelli, che la sicurezza del suo esercito, ed i suoi ulteriori disegni potevano consentire. Queste cose faceva Montgommery non solo, perchè così portava l'animo suo, che invero era cortesissimo e liberalissimo, ma eziandio per dar sicurtà agli altri Canadesi, e principalmente agli abitatori di Quebec, acciocchè, deposto ogni timore, e confidandosi affatto nella fortuna e nella fede sua, alle parti americane si accostassero. Assicurati così gli abitanti di Monreale, entrò vittorioso nella città addì tredici di novembre.
Le genti di Montgommery, essendo mal in arnese, erano grandemente noiate dal freddo della stagione, che incominciava ad innoltrarsi, e dal rigor di quel clima. Specialmente nel viaggio loro da San Giovanni a Monreale, essendo quelle terre molto basse e piene di fango, incontrarono molte fatiche e disagi, i quali però sopportarono con incredibile pazienza. Ma giunte in Monreale incominciarono ad inritrosire; e molti soldati, essendo terminata la condotta, se ne volevano alle case loro ritornare. Ma Montgommery colle parole e coll'autorità sua, e coll'aver partiti fra di loro nuovi abiti di panni trovati in quella città, e comprati a buon prezzo, ne fermò una parte. Gli altri se n'andarono, sicchè diminuì l'esercito già non troppo grosso. Ma più crescevano gli ostacoli, e più s'infiammava nell'impresa quell'animo smisurato del Montgommery.
Coll'essersi i provinciali renduti padroni di Monreale, si era tolta ogni speranza al navilio del governatore. Si trovava questi come assediato in quella parte del fiume San Lorenzo, ch'è compresa tra quella città e le bocche del Sorel. Sotto gli serravano il passo le batterie galleggianti, ed i foderi armati con artiglierie sotto i comandamenti del colonnello Easton. La presa del governatore stesso pareva inevitabile; la quale se avesse avuto luogo, si sarebbe ad un tratto terminata la guerra del Canadà, e gli Americani avrebbero acquistato tutta questa provincia colla città di Quebec. Tutta la somma della guerra, tutta la speranza della vittoria era posta nella sola persona del governatore, il quale coll'animo suo invitto, colla prudenza e colla sperienza governava ogni cosa. In così imminente pericolo ei trovò la via di scampare, quando pareva più vicina la perdita sua. Montato su d'un battello, e fatto avviluppare i remi per diminuire il romore dei medesimi in sul batter dell'acque, ebbe la ventura di passare, usando l'oscurità della notte, a traverso delle guardie delle navi nemiche, e di ritornarsene sano e salvo a Quebec. Il generale Prescot, che, partito Carleton, aveva il comando delle navi, fu obbligato ad arrendersi. Vennero in mano dei provinciali il generale stesso con molti altri uffiziali, alcuni gentiluomini, che tenevano i maestrati civili nel Canadà, i volontarj canadesi, e molti soldati inglesi, i quali tutti avevano cercato rifugio a bordo delle navi, quando Montgommery si era avvicinato a Monreale. Lasciate le guernigioni in Monreale e nei Forti di San Giovanni e Chambli per tener aperta la via tra Quebec e le colonie, conservar nella divozione i Canadesi, e tener in rispetto gl'Indiani, siccome pure le guernigioni di Detroit e di Niagara, s'incamminava alla volta di Quebec con poco più di trecento soldati, che soli rimanevano di tutto l'esercito.
Mentre così si travagliava nelle parti superiori del Canadà, sovrastava da una parte inaspettata un presentissimo pericolo alla città stessa di Quebec. Aveva Washington nel campo suo presso Boston concetta nell'animo una impresa molto mirabile per la novità sua, e per la difficoltà ed i pericoli, che si dovevano superare nel mandarla ad effetto. Ma se ella era arrisichevole, non era meno utile. Ei pensò, che una via vi doveva essere, quantunque non battuta, e solo corsa dai montanari a' buoni tempi, la quale dalle parti superiori del Nuovo-Hampshire e della provincia di Mena guidasse a traverso deserti, paludi, bricche e montagne pressochè inaccessibili nel Canadà inferiore dalla parte di Quebec. Considerò, che una impressione fatta in questo luogo sarebbe tanto più efficace stata, quanto più era inaspettata. Conciossiachè non solamente nissun esercito era mai passato per quelle solitudini aspre e selvagge, ma eziandio nissuno si era mai recato in mente, che ve ne potesse alcuno passare. Sapeva egli, che la città di Quebec non era a gran pezza fornita delle cose necessarie alla difesa. Il disegno di Washington era molto opportuno per cooperare con quell'esercito, che doveva per la via trita dei laghi e del Sorel penetrare nel Canadà superiore. Si sapeva, quanto deboli forze avesse seco Carleton, e che non poteva, dividendole opporsi con qualche speranza a due eserciti, che lo assalissero, uno verso Monreale, e l'altro dalla parte di Quebec. S'ei si ostinasse a difendere il paese intorno Monreale, Quebec veniva in poter degli Americani. S'egli per lo contrario accorreva a Quebec, avrebbero essi occupato Monreale, e tutte quelle vicinanze.
Il governo di questa insolita e difficile fazione fu commessa al colonnello Arnold, uomo, non che audace, temerario, e con ciò di grand'ingegno e di ammirabile fortezza. Furono scelte a quest'impresa dieci compagnie di archibusieri, tre di corridori ed una di artiglieri sotto gli ordini del capitano Lamb. Seguivano alcuni volontarj, tra i quali il colonnello Burr, quegli, che fu poi vice-presidente degli Stati Uniti d'America. Sommavano in tutto a undici centinaia di soldati.
Scorre per la provincia di Mena un fiume, che i paesani chiamano Kennebec, il quale sorge dalle montagne che dividono questa provincia da quella del Canadà, e correndo da tramontana verso ostro, va a mettere in mare poco lungi da Casco-Bay. All'opposto delle sorgenti della Kennebec, dall'altra parte dei monti, e non molto distante da quelle, nasce un altro fiume chiamato Chaudiere, il quale va a sboccare nel fiume di San Lorenzo poco sopra alla città di Quebec. Tra le sorgenti della Kennebec e della Chaudiere havvi un tratto, per dove si passa da una sorgente all'altra tra aspre montagne, e, come suole, impedito da spessi torrenti e paludi. Non si trova in tutti questi luoghi anima vivente. Questa è la via che le genti dell'Arnold dovevano tenere per arrivare a Quebec. Aveva egli ricevuto ordini convenevoli per corrispondere all'esercito di sopra per mezzo degli Indiani di San Francesco, i quali abitano le rive di un fiume di questo nome, posto tra quel della Chaudiere ed il Sorel. Doveva ogni ingegno usare per mantenersi i Canadesi amici, e per tener avvisato il generale Washington di tutto ciò, che accadesse alla giornata. Ei portava seco mille lire di sterlini, e bandi pei Canadesi in copia. Imperciocchè in quei tempi, come poi, di bandi, che ora gl'Italiani chiamano con vocabolo dedotto dai Latini, ma in effetto pel pizzicore di parlar francescamente, proclami e proclamazioni, non v'era penuria.
Adunque Arnold con tutto questo apparato e tutte queste genti piene di ardire e di speranza, partì dal campo di Boston verso la metà di settembre, ed arrivò al porto di Newbury, situato alle foci del fiume Merrimack; donde imbarcatosi sulle navi, che ivi lo aspettavano, pervenne per via del mare alle bocche della Kennebec nel Nuovo-Hampshire. Spirando il vento favorevole entrarono nel fiume, ed arrivarono alla villa di Gardiner, dove, imbarcate su dugento battelli le vettovaglie e le armi, procedettero su pel fiume sino al Forte Wester situato sulla destra riva. Da questo luogo le genti furono divise in tre schiere, la prima delle quali composta tutta di corridori, e guidata dal capitano Morgan, si mosse oltra per andar a sopravveder il paese, tentare i guadi, preparar le strade, e soprattutto riconoscere un luogo di porto, ch'essi chiamano nella lingua loro portaggio. Sono questi portaggi luoghi de' fiumi, dove, cessando di esser navigabili, è mestiero portare a braccio od a soma tutte le cose, e per fine le navi stesse, fin dove di nuovo diventano atti a potersi navigare. La seconda schiera partì il giorno dopo, e la terza il posdomane. Le acque erano molto rapide, il letto del fiume sassoso, interrotto spesso da cadute e da altri impedimenti. Accadeva non di rado, che le acque superavano, ed entrando nei battelli o guastavano, o sommergevano le vettovaglie e le munizioni. Ai numerosi porti, o sia portaggi erano obbligati non solo a caricare e scaricar le navi, ma eziandio a recarsele in sulle spalle, e portarle oltre ai luoghi navigabili. Per la via di terra non s'incorreva in minori difficoltà, che per quella dell'acqua. Dovevasi penetrare per foltissime selve, valicare aspri monti, guadare profonde paludi, e superare orribili precipizj. Questi ostacoli tutti dovevan vincere i soldati portando addosso ogni roba loro. Perciò procedevano molto lentamente. Incominciavano le vettovaglie a venir meno, primachè si arrivasse alle sorgenti della Kennebec, sicchè molti furon costretti a mangiarsi i cani, od altro cibo più insolito e sozzo, che lor venisse fatto di trovare. Molti consumati dalle continue fatiche, e stenti ammalavano. Tosto che si toccarono le fonti della riviera morta, ch'essi chiamano Dead-river, e che è un ramo della Kennebec, il colonnello Enos ebbe ordine di mandar indietro gli ammalati e tutti quelli, ai quali, non si potessero somministrar i viveri. Ma egli usando la occasione, se ne ritornò con tutta la sua schiera al campo di Boston. Vedendolo comparire, si commosse l'esercito a grave sdegno contro di lui, siccome quelli, che i proprj compagni avesse abbandonato in un estremo pericolo, e perciocchè la sua diserzione poteva guastar tutto l'esito della impresa. Ma però tratto in giudizio fu assoluto, essendosi conosciuto, che in quei luoghi strani e deserti era impossibile trovar vettovaglie per tutti.
Intanto Arnold colle due prime schiere seguitava il suo cammino, avendo consumato trentadue giorni nello attraversare una spaventevole solitudine, dove nè abitazione, nè volto umano s'incontrò a vedere. Le paludi, le montagne, i precipizj si appresentavano ad ogni passo, e parevano spegnere ogni speranza non che di riuscita, di salute. La morte desideravano più, che temessero. Le fatiche, gli stenti, i disagi erano senza fine. Pure persistevano con incredibile costanza, e la necessità, non che altro, gli sostentava nell'estremo caso. Arrivati in sulle lari, o sia in su quella più alta sommità dei monti, che dividono le acque della Kennebec da quelle della Chaudiere e del fiume San Lorenzo, quel miserabile avanzo di vettovaglie, che si trovavano in pronto, divisero in eguali parti fra tutte le compagnie, e fu detto loro, corressero avanti a cercar ventura, poichè quella era la sola speranza che rimaneva di salvamento. Arnold stesso precedeva tutti gli altri, e stracorreva qua e là per riconoscere i luoghi e cercar vettovaglie. Le compagnie erano ancora a trenta miglia lontane dai luoghi abitati, quando si trovarono, aver logorato insino all'ultimo boccone. Già si disperavano; quando ecco arrivare a precipizio Arnold, che tornava dalla busca, e portava di che soddisfare ai primi bisogni della natura. Si spingevano avanti, e finalmente con incredibile allegrezza discoprirono le fonti della Chaudiere, e pocostante divallatisi vieppiù, incontrarono le prime abitazioni dei Canadesi. Questi si mostrarono ottimamente affetti verso il congresso, e porsero tutti quegli ajuti che potettero. Arnold, che si affrettava, ed era impaziente di côrre il frutto di tante fatiche e di tanti pericoli non volle fermarsi, se non se quanto fu necessario, perchè giugnesse il retroguardo, e si raccogliessero gli smarriti. Quindi mandò fuori un bando del generale Washington scritto nello stesso stile, che quello di Schuyler e di Montgommery. Si esortavano i Canadesi ad entrar nella lega ed a condursi alle bandiere della general libertà; si affermava, che non venivano per rubare o perseguitare, ma per proteggere le proprietà e le persone, e che riputavano trovarsi dentro ad una contrada amica. Stessero adunque; non fuggissero dagli amici loro; fornissero aiuti e viveri, dei quali sarebbero largamente rimeritati. Di nuovo incominciarono a marciare, ed arrivarono il nove di novembre ad un luogo detto Pont-Levì, posto rimpetto a Quebec sulla destra riva del fiume San Lorenzo. Se gli abitatori di Quebec rimanessero stupefatti all'apparizione di queste genti, nissuno il domandi. Non potevano restar capaci, nè come, nè per qual via fossero in quelle spiagge pervenute. La cosa pareva loro non che maravigliosa, miracolosa; e se in quella prima giunta Arnold avesse potuto valicar il fiume e venir sopra Quebec, se ne sarebbe fatto padrone. Ma il colonnello Maclean, avendo avuto avviso per tempo delle cose per mezzo di una lettera, o intrapresa, o consegnata a posta, la quale Arnold, quando stava sulle fonti della Kennebec, aveva fidato ad un Indiano di quelli di San Francesco, perchè la recasse al generale Schuyler, aveva fatto opportunamente ritirar le navi dalla destra alla sinistra riva del fiume. Oltreacciò soffiava a quei dì un vento tanto gagliardo, che non si sarebbe potuto traversare il fiume senza un presentissimo pericolo. Quest'impedimenti preservarono la città. Arnold intanto fu obbligato a soprastare molti giorni, e solo poteva sperare di poter passare di notte tempo; poichè la fregata il Lizard sorta in sull'ancore presso la città, ed altri legni armati più piccoli, guardavano il passo. Ma per lo spazio di molte notti il vento soffiò più forte, che di giorno. I Canadesi avevano Arnold fornito di battelli; e solo aspettava il tempo opportuno per tentar il passo.
In questo mezzo la città di Quebec si trovava in grandissima debolezza, sia perchè essa era in parte sia per la pochezza della guernigione. I negozianti ed abitanti inglesi stavano molto di malavoglia per motivo delle leggi francesi testè introdotte nella provincia, e del poco conto, in cui il governo aveva le petizioni loro tenute. Si querelavano, che tutte le grazie, tutti i favori fossero volti agli abitanti francesi, e che la cura di volersi rendere benevoli questi nemici avesse nella mente dei reggitori fatto disprezzare gli amici; ch'essi Francesi montati in superbia non cessassero di oltraggiare e di soperchiare gl'Inglesi; che nelle brigate andassero questi umili servitori mettendo a bello studio discorsi intorno gli affari di Stato, e, battendo intorno le buche per fargli uscire, a fine di poter andar poscia a rapportar i detti loro a coloro, che avevano il governo in mano. Così, dicevan essi, quella libertà, di cui godono gl'Inglesi nei fatti e detti loro, si trasformava in pruova di poco affetto e di sinistri disegni. Si dolevano eziandio della licenza militare, e finalmente molto alterati si mostravano all'essere stata la città lasciata senza presidio, allorquando le soldatesche erano state mandate contro i ribelli verso il Sorel e Monreale, ed al non essere state in quel frangente ordinate le compagnie delle milizie cittadine. Nè pare, che gran fondamento si dovesse fare sulla fede dei Francesi, i più dei quali erano titubanti, ed alcuni anche avversi. Da un altro canto il presidio era debolissimo, e solo consisteva nelle compagnie dei reali Irlandesi del Maclean, ed in quelle delle milizie, le quali in ultimo per la diligenza del vice-governatore erano state messe in assetto. II Consiglio degli uffiziali delle navi non aveva permesso che le compagnie de' marinari sbarcassero a terra a causa della stagione molto tarda e delle difficoltà della navigazione.
Ma tostochè si videro comparire dall'altra parte del fiume le insegne americane, tutti i cittadini o soldati, o non soldati, o uomini da terra, o da mare, o Francesi, o Inglesi, che si fossero, riuniti dal comune e vicino pericolo, e volendo le ricchezze loro preservare, che non eran poche, bramosamente concorsero alle difese, e fecero con grandissima diligenza, prima che il nemico potesse valicare, tutte quelle provvisioni, ch'erano del caso. Le compagnie delle milizie cittadine furon disposte ai luoghi loro, ed armate. I reali Irlandesi mostrarono un grandissimo ardire, ed i marinari furon posti a terra, i quali essendo pratichi nell'arte del maneggiar le artiglierie, furon posti a ministrare quelle, che difendevano le mura. In mezzo a questi primi pericoli, l'opera del colonnello Maclean riuscì di grandissimo giovamento. Ed in vero ei si portò molto egregiamente per assicurar gli animi, e nel preparar tutte le cose necessarie alla resistenza.