Finalmente essendosi il vento calmato, ed avendo Arnold fatte le provvisioni per passare il fiume, e per dar l'assalto alla città, la notte de' tredici novembre si mise all'ordine per tentar il passo. Imbarcò le sue genti, lasciandone da cencinquanta, perchè fabbricassero scale. Superata la corrente rapidissima dell'acqua, ed evitate non senza gravi difficoltà e pericoli le navi nemiche, sbarcò sull'altra riva poco sopra a quel luogo, dove il generale Wolfe nel 1759, con sì chiaro augurio per la patria sua, e sì funesto per lui, aveva sbarcato. E non potendo egli superare le grotte del fiume per esser quivi molto dirupate, marciò all'ingiù, avvicinandosi a Quebec, e camminando sempre su di quelle, finchè pervenuto a quell'istesso precipizio, per sormontar il quale il generale Wolfe aveva durato tanta fatica, saliva per quello, seguendolo i suoi audaci commilitoni. Arrivato in cima mise in ordinanza la sua piccola schiera sulle alture vicine alle pianure di Abraam. Quivi attese ad incoraggiarla, ed a raccor le compagnie, che erano rimaste indietro dall'altra parte del fiume. Aveva sperato Arnold di sorprendere la città, e d'impadronirsene alla non pensata. Ma gli avvisi dati per la lettera intrapresa, l'essere stato scoperto al Pont-Levì, e l'avere tratto contro un palischermo, che dal porto di Quebec se n'andava verso la fregata, avevano sollevati gli animi, e fatta accorta la città del pericolo ch'ella correva. Perciò si stava dentro a grande guardia. Della quale cosa egli ebbe certezza; poichè avendo mandato oltre le compagnie dei corridori per riconoscere i luoghi, e sopravvedere l'inimico, queste, tornate indietro, riferirono, che le scolte stavano molto avvisate, e che avevano fatta la chiamata. Ciò nonostante il colonnello avventato voleva dar l'assalto. Ma gli altri uffiziali gli contrastarono. Gran parte degli archibusi erano diventati inutili nel lungo viaggio, che i soldati fornito avevano; una sì gran parte delle munizioni si era guasta, che non rimanevano più di sei colpi a ciascuno de' suoi soldati. Artiglierie non n'aveva di sorta alcuna. Ma però, s'egli aveva perduto la speranza di farsi padrone della città per una battaglia di mano, conservava tuttavia quella, che mostrandosi in arme ed in ordinanza sotto le mura di essa, si romoreggiasse dentro, e quindi qualche via si aprisse per entrarvi. Per la qual cosa ei si mostrava spesso sulle alture, e mandò anche due tamburini a far la chiamata. Ma tutto fu invano. Il colonnello Maclean, ch'era, trovandosi tuttora assente Carleton, alla custodia della città, non solo vietò loro l'entrare in essa, ma ancora fe' trarre all'uffiziale che gli accompagnava. Tra queste cose ebbe l'avviso, che i soldati scampati dalla rotta di Monreale scendevano il fiume, e che Maclean voleva saltar fuori dalla Terra. Laonde gli fu forza il ritirarsi, ed andò a pigliar campo ad un luogo chiamato la Punta delle Tremule, a venti miglia distante sopra Quebec, per aspettar Montgommery, il quale doveva arrivare dal Canadà superiore. Mentre marciavano, osservarono la nave, che portava all'ingiù Carleton. Giunti poscia alla punta delle Tremule trovarono, che questi si era fermato poche ore prima in quel luogo. Tanto sono incerti gli avvenimenti della guerra, e da tanto fortunevoli casi dipende spesso la somma delle cose.

Intanto il governatore arrivava a Quebec. Tosto pose opera a far tutte quelle provvisioni di difesa, che la brevità del tempo, e la strettezza delle circostanze permettevano. Mandò fuori della città colle famiglie loro tutti coloro, che ricusarono di pigliar le armi in sua difesa. Il presidio annoverati tutti gli ordini delle genti, sommava in circa a quindici centinaia di combattenti, numero molto inferiore a quello, che sarebbe stato necessario per custodir diligentemente tutte le fortificazioni, ch'erano grandi e moltiplicate. Di essi, appena che alcuni fossero soldati di ordinanza; imperciocchè le compagnie di Maclean eran di nuova leva, ed una compagnia, che si aveva del settimo reggimento, tutte reclute. Il rimanente era un raccozzamento di milizie francesi e inglesi, di alcuni pochi soldati di marina, e di ciurme delle fregate del Re, e delle navi mercantili, che allora invernavano nel porto. Il principale nerbo della guernigione eran costoro, perchè sapevano egregiamente maneggiar le artiglierie.

In questo mezzo Montgommery speditosi dagli affari del Canadà superiore, lasciate le guernigioni nelle Fortezze, ed assicurati gli animi dei Canadesi tutto all'intorno, marciava alla volta di Quebec. La stagione era molto aspra, essendosi nell'entrar di dicembre, le strade difficili, le nevi copiose. Incontrarono però tanti disagi con incredibile costanza. Nel che si deve ammirare la prudenza e la fortezza di Montgommery, siccome pure l'autorità, che aveva presso i suoi soldati. Erano questi una moltitudine raccogliticcia, che, lasciate le civili arti, eransi tutto ad un tratto condotti a guerreggiare in sul campo nella più cruda stagione dell'anno: e quanto sia difficile cosa l'introdurre gli ordini e la subordinazione fra simil sorta di gente, nissuno è, che non sel veda. Al che si deve aggiungere ch'erano, e per gli abiti loro e per le opinioni, molto lontani da quella obbedienza, che tanto è necessaria negli eserciti. Oltreacciò era prossima al suo fine la condotta, e si appresentava alle menti loro la immagine di tornarne tosto ai domestici agi e felicità. In tali angustie si ritrovava il generale americano. Ma il suo nome caro a tutti, la sua eloquenza, lo splendore stesso della sua persona, le sue virtù ed il continuo esempio, ch'ei dava di maravigliosa costanza nel sopportare egualmente, ed anche più degli altri, tutti i disagi della presente condizione, non che confortassero gli animi, ad ogni più ostinata e più ardua impresa gli disponevano. Certo la gita dell'Arnold a traverso le orride solitudini, che il Mena dividono dal Canadà, e quella del Montgommery pel Canadà superiore, e l'aver l'uno e l'altro saputo in mezzo a tanti pericoli mantenere gli ordini e la buona volontà fra quei soldati, che usciti testè dalle case, ed invasati dal desiderio dell'independenza erano stati avvezzi a fare ogni voler loro, sono imprese, che se non superano, uguagliano almeno tutte quelle anche più difficili e fatigabili, che le storie ci hanno intorno i capitani antichi tramandate. E perchè queste fazioni siano state fatte da eserciti di poca levata a comparazion di quelli, che hanno esercitato le guerre nell'altre parti del mondo, non si debbono però scemare a quegli uomini arditi le debite lodi nella memoria dei posteri.

Arrivava Montgommery il primo dicembre alla punta delle Tremule con una banda di soldati, che se ascendevano, non oltrepassavano i trecento. Quivi con mirabile allegrezza Arnold, ed i suoi gli andarono all'incontro, e si accozzarono insieme. Aveva portato abiti da vestire i soldati d'Arnold, che ne stavano in grandissima necessità. Marciarono di conserva l'uno e l'altro all'ingiù, e arrivarono il dì cinque dicembre in vista della città di Quebec. Non eguagliava la forza loro quella del presidio, che assaltare volevano. Mandaron dentro un trombetto a far la chiamata. Il governatore ordinò, se gli tirasse addosso, e non fu lasciato entrare. Con tutto ciò Montgommery trovò modo, avuta da qualcuno di dentro la intesa, di far trapelar un'altra lettera, colla quale dopo di aver magnificate le proprie forze, la debolezza della guernigione, e l'impossibilità della difesa, dimandava una immediata dazione, minacciando l'assalto, e tutte quelle calamità, che alle città prese per forza sogliono far provare i soldati irritati e vittoriosi. Non ne fu nulla; perciocchè il governatore, vecchio e sperimentato capitano, non era uomo da lasciarsi intimorire così di leggieri. Con un esercito tanto debole, e con soldati sì poco avvezzi a mantener gli ordini, e non facendo quei di dentro alcuna vista di voler romoreggiare, non poteva il capitano del congresso avere molta speranza della vittoria. Tuttavia l'abbandonar un'impresa, alla quale si era volto con tanto spirito, gli pareva cosa troppo indegna del nome e valor suo. Senza di che non ignorava, che in su quei primi principj l'infelice fine di una fazione tanto accetta all'universale dei popoli, e sopra la quale avevano fondate tante speranze, avrebbe operato un pernizioso effetto nella comune opinione, e fattigli da animosi e confidenti ch'erano, scorati e disperati. Nè si poteva credere di poter conservare il rimanente della provincia del Canadà, che già si era conquistata, quando restasse tuttavia in poter degl'Inglesi la città capitale. Imperciocchè si sapeva, che la prossima primavera dovevano arrivare grossi rinforzi dalla Inghilterra, i quali ne avrebbero di leggieri cacciate le armi americane. Mancando adunque le armi sufficienti, ma non l'ardire, la sola via che gli restava aperta, quella si era di tribolare con ispessi e furiosi assalti la guernigione per tenerla in continua apprensione, travagliarla ed istancarla. Non era senza speranza, che in mezzo a questi continui affronti si presentasse qualche opportunità di fare una gagliarda impressione. Il che si aveva tanto maggior fondamento di credere, che la guernigione, debole anch'essa, non era a gran pezza abile a custodir convenevolmente le vaste e moltiplici fortificazioni di così gran città. Incominciò pertanto con cinque piccole bombarde a gettar bombe, e credeva con questo mezzo di far nascer dentro qualche moto. Ma tanta fu la prudenza e la vigilanza del governatore, tanto il coraggio, l'industria e la perseveranza degli uffiziali e soldati, e particolarmente dei marinari, i quali in quest'assedio prestarono un'opera molto eccellente, che non ne seguì alcun notabile effetto.

Pochi giorni dopo Montgommery piantò una batteria di sei cannoni e di un obice, distante settecento braccia dalle mura. Posavano queste artiglierie non sulla terra, ma su mucchi di neve e di acqua, che il rigor del cielo aveva congelato. Ma le artiglierie, essendo minute, facevan poca passata, e poco frutto se ne poteva aspettare. Intanto la neve, che cadeva continuamente a grosse falde, ingombrava la terra, ed il verno era diventato sì aspro, che non era possibile all'umana natura il poterlo sopportare alla campagna. I disagi, ch'ebbero i provinciali a sopportare sì per la crudezza del clima, che pel piccolo numero loro, sono piuttosto incredibili, che maravigliosi. Solo l'affezione, la quale portavano grandissima alla causa loro, e la fede, che fermissima avevano nel capitano, erano capaci a fargli star forti a sì dura pruova. Si aggiunse, che il vajuolo incominciava ad andar serpeggiando pel campo; il che dava un grandissimo terrore ai soldati. Si ordinò pertanto, che gl'infetti portassero un sorcolo di cicuta sui cappelli, perchè gli altri gli potessero riconoscere e starne chiari. Ma la costanza degli animi umani si cambia in disperazione, quando non si vede fine ai mali. Il che era tanto più da temersi nei provinciali, ch'era arrivato il termine della condotta, ed in tutti colla facoltà nasceva anche il desiderio di ritornarsene alle case loro. Montgommery si persuadeva, che senza un grande e prossimo sforzo non si sarebbe potuto soddisfare all'aspettazione universale, e la sua propria gloria ne sarebbe stata oscurata. In questa condizion di cose l'ardire doveva prudenza riputarsi, e si doveva meglio desiderare di lasciar la vita in un onorato fatto, che di ostinarsi con vergogna, la quale avrebbe recato gran danno all'armi americane.

Determinatosi adunque l'Americano a voler tentar l'assalto, convocato il Consiglio di guerra, aperse loro, qual fosse il suo pensiero, e dimostrò con accomodate parole, che, se l'impresa era difficile, non era però impossibile, dando probabile speranza, che col valore e colla prudenza, si sarebbero tutte le difficoltà superate. Tutti assentirono. Solo nicchiarono alcune compagnie d'Arnold per alcuni disgusti avuti col comandante. Ma essendosi alzato a favellare il capitano Morgan, uomo di gran valore, si lasciaron persuadere, e tutti unitamente concorsero nel voler la fazione. Aveva il generale già concetto nell'animo suo tutto l'ordine dell'impresa, e fatte le necessarie provvisioni per mandarla ad effetto. Intendeva di assaltare ad un tratto le due parti alta e bassa della città. Ma avutosi notizia, che un disertore ne aveva dato avviso al governatore, si risolvette a dividere il suo esercito in quattro schiere, delle quali due composte in gran parte di Canadesi sotto i comandi dei maggiori Livingston e Brown dovevano tener a bada il nemico con due assalti simulati contro la Terra superiore verso San Giovanni ed il capo Diamante. Le altre due, una guidata dal Montgommery in persona, e l'altra dall'Arnold dovevano nel medesimo tempo assalire dalle due opposte parti la Terra inferiore. Si sapeva bene, che, conquistata questa, rimanevano ancora a superarsi molte difficoltà per entrare nella superiore; ma speravasi, che gli abitatori, veduta cadere in mano dei vincitori la miglior parte delle ricchezze loro, avrebbero indotto il governatore a venirne ai patti.

L'ultimo dì dell'anno 1775 tra le quattro e le cinque della mattina, in mezzo ad un gran nevazìo si movevano con maraviglioso ordine le quattro schiere, ciascuna verso il luogo destinato. È voce, che il capitano Frazer degl'Irlandesi fuorusciti, facendo la ronda, abbia veduto i razzi, che avevano gli Americani mandati per segnale, e che tosto senz'aspettar altri ordini abbia fatto dar nei tamburi, e chiamata la guernigione all'armi. Le schiere di Livingston e di Brown impedite dalla neve, e da altri ostacoli non arrivaron in tempo a dar l'assalto dal canto loro. Ma Montgommery, guidando la sua, composta massimamente di Jorchesi, si faceva avanti sulla sponda del fiume, camminando per la via denominata l'ansa di mare sotto il capo Diamante. Quivi s'incontrava una prima barriera al luogo chiamato Potassa, la quale era difesa da una batteria di pochi cannoni; ed a dugento passi in fronte di questa stava piantato un Fortino con una guardia. I soldati di questa, la più parte canadesi, vedendo venir alla volta loro il nemico, presi dalla paura, se ne fuggivano, gettando via le armi. La batteria stessa fu abbandonata. E se avesse potuto l'Americano spingersi avanti tosto, se ne sarebbe senza dubbio insignorito. Ma girando egli il capo Diamante, le falde del quale sono bagnate dall'acque del fiume, massi enormi di neve gl'impedivano il cammino. Colle proprie mani s'ingegnava di aprir la via. Gli Americani seguivano alla sfilata. Era obbligato ad aspettargli. In fine avendone raccolto il novero di dugento, i quali incorava colla voce e coll'esempio, si mosse animosamente e velocemente alla volta della barriera. Ma in questo mentre uno, o due bombardieri fra gli assediati, avendo veduto sostare il nemico, riavutisi dalla paura, erano alla batteria ritornati, e dato di mano alla corda accesa, che stava di presso, dier fuoco ai cannoni, ch'erano carichi a scaglia, essendone soltanto i provinciali distanti a quaranta passi. Questo unico e fortunevole sparo spense ad un tratto le speranze, che si avevano gli Americani concette. Montgommery ed i capitani Macpherson, e Cheesman, ambidue giovani di grandissima aspettazione, e cari al generale, restarono miserabilmente morti sul campo.

Si sgomentarono i soldati alla morte del generale, ed il colonnello Campbell, al quale era rimasta la suprema autorità in questa parte, non era uomo da volere, e da poter eseguire una sì pericolosa impresa. Perciò diedero a furia indietro, sicchè quella parte della guernigione, che contro di essi doveva combattere, ebbe comodità di correre in ajuto di quella, che combatteva contro Arnold.

Si era mosso questi guidando egli stesso la banda dei fanti perduti all'assalto, camminando per la contrada di San Rocco verso il luogo detto il Saut au Matelot. Seguitava il capitano Lamb con una compagnia di bombardieri, ed una bocca da fuoco. Veniva dopo la battaglia preceduta dai corridori del Morgan. In capo alla contrada avevano gli assediati piantato una batteria, la quale difendeva una barriera. La via, che dovevan tener gli Arnoldesi, era così ristretta dai mucchi di neve e dalle opere degli assediati, che le artiglierie, caricate a scaglia la strisciavano tutta. Procedeva intanto rapidissimamente Arnold, essendo molto noiato sul fianco dai tiri de' nemici, che traevano dalle mura. Quivi fu ferito in una gamba da una palla d'archibuso in modo, che ne fu offeso l'osso molto sconciamente. In tale stato con incredibile suo dispiacere fu da' suoi trasportato all'ospedale. Ma Morgan, uomo di natura molto terribile, preso il capitanato delle genti, e precipitatosi alla testa delle due compagnie faceva ogni sforzo per occupar la batteria. Le artiglierie nemiche traevano a schegge, ma con poco effetto. I suoi feritori destrissimi, come erano, ferivano per le cannoniere molti de' soldati inglesi. Applicate le scale allo stecconato saltavan dentro; gli assediati impauriti abbandonavano la batteria, che venne in poter degli assalitori. Morgan colla sua compagnia, ed alcuni altri de' più arditi, i quali dalla battaglia eran venuti correndo all'antiguardo, fecero molti prigionieri inglesi e canadesi. Ma le cose intanto diventavan molto pericolose per Morgan. La battaglia non lo aveva seguitato; ei non aveva guida, e non conosceva la città; non aveva artiglierie; la notte era molto scura. Determinava di fermarsi. Quivi i provinciali incominciavano a pensar ai casi loro. Il calore concetto pel passato fatto negli animi e nei corpi loro cominciava a raffreddarsi. L'ignoranza, in cui erano del destino dell'altre schiere, l'oscurità della notte, la neve che veniva giù a fiocca a fiocca, l'udire tratto tratto gli scoppj, e veder il lume delle armi nemiche alle spalle loro, e l'incertezza dell'avvenire ingombravano quegli animi, tuttochè feroci e rischievoli, d'insolito terrore. Solo Morgan non si ristava. Ordinava, stessero. Gli confortava a sperar bene. Correva intanto alla superata barriera per far inoltrare quei ch'erano rimasti indietro. Giungevano il luogotenente colonnello Green, ed i maggiori Biggelow, e Meigs colle compagnie loro. L'alba incominciava a spuntare, quando Morgan con voce terribile richiamava i suoi alla battaglia. Gli guidava a furia contro una seconda batteria, che sapeva esser lontana pochi passi, quantunque nascosta dietro una svolta della contrada. Girando il canto s'incontravano in una schiera de' nemici, che guidati dal capitano Anderson uscivano in quel punto dalla batteria. Fecer questi la chiamata agli assalitori. Morgan infuriato tirò di un'archibusata, per la quale Anderson, ferito nella testa, rimase morto. Gli assediati si ritirarono dentro, serrando il rastrello. Succedeva un ferocissimo assalto, nel quale molti morirono da ambe la parti, ma più dei provinciali per esser feriti ne' fianchi dalle finestre, e dagli sportelli delle case. Tuttavia alcuni de' più audaci, accostate le scale al palancato, facevan sembianza di volervi saltar dentro. Ma vedutovi due fila di soldati in ordinanza colle bajonette incannate pronti a ributtargli, non si attentarono. Noiati ora da ogni parte dai frequenti tiri, cercaron i provinciali rifugio qua e là per le case. Morgan rimase pressochè solo vicino la barriera. Invano chiamava egli i suoi, e s'ingegnava d'incoraggiargli. La stanchezza e la vista minaccevole del nemico avevan fiaccati gli animi, perfino dei più coraggiosi. Le armi loro stesse non servivano più all'uopo, essendo bagnate e guaste dalla tempesta, che tuttavia infuriava. Perciò, già disperate le cose, cercando d'uscire dalle mani dei nemici fe' suonar a raccolta. Ma i soldati, i quali si eran rifuggiti nelle case, non ardivano pel timore delle palle nemiche, che tuttavia fioccavano, saltar fuori nella contrada, per andar a girar il canto della medesima, dove sarebbero stati fuori di pericolo, ed avrebbero potuto ritrarsi sicuramente alla prima barriera. La sofferta strage, la furia del temporale, l'assiderazione prodotta dal freddo gli avevano fatti avvilire. In questo frattempo una banda di assediati con due pezzi d'artiglieria saltavan fuori dalla porta del palazzo; ed essendosi il capitano Dearborne, il quale colla sua compagnia di provinciali stava alle riscosse vicino a quella porta, arreso prigioniero, s'insignorirono di tutta quella parte della città, sicchè i soldati del Morgan restarono attorniati da ogni lato. Ei proponeva d'aprirsi coll'armi la via alla ritirata. Ma gli altri, sperando forse, che l'assalto dato dall'altra parte avesse avuto felice fine, e che Montgommery potesse cooperar con essi loro, non acconsentivano. Si risolvettero a rimanere, e a difendersi. Ma in ultimo accortisi per la moltitudine dei nemici, che ad ogni momento s'ingrossavano, di quello ch'era, cedettero al destino, e poste giù le armi, si diedero in balìa dei vincitori. Cotal fine ebbe l'assalto dato alla città di Quebec dagli Americani in mezzo alla stagione più rigida dell'anno, il quale, quantunque forse a prima giunta possa temerario parere a taluno, si vide però nel progresso, che non era affatto impossibile a dover riuscire. Imperciocchè certa cosa è, che, se Montgommery non restava morto nel primo affronto, ei si sarebbe fatto padrone dal canto suo della barriera, la quale, essendo stata la batteria abbandonata, e solo al momento della sua morte ministrata da pochi, non aveva difesa alcuna. La qual cosa giunta ai progressi, che dall'altra parte aveva fatto Arnold, e dopo lui Morgan, sarebbe stata cagione, che tutta la bassa città sarebbe venuta in poter degli Americani. Ma quale opinione si debba tenere di questo, se essi restarono privi del frutto della vittoria, non potrà certo questo loro egregio fatto mancare di vera laude. Il governatore, deposto colla vittoria ogni sdegno, trattò i prigioneri molto umanamente. Fece anche con onorate esequie all'uso di guerra sotterrare il generale americano.

La perdita di Montgommery fu molto, ed assai meritamente lamentata da' suoi. Nato egli da una famiglia molto chiara in Irlanda, aveva a buon'ora intrapresa la carriera dell'armi, e con molta lode combattuto nella ultima guerra tra la Gran-Brettagna e la Francia. Avendo pigliato a donna un'Americana, ed acquistato una terra nella Nuova-Jork, era tenuto, e tenevasi egli stesso Americano. Amava molto la gloria, ma più la libertà. Non gli mancò nè l'ingegno, nè la virtù, nè l'occasione; ma il tempo e la fortuna. E per quanto si può dalle preterite azioni dell'uomo argomentar alle future, se la morte nol toglieva a' suoi ed alla patria nella sua ancor verde età, avrebbe qualche singolare esempio lasciato di ottimo guerriero, e di amorevole cittadino. Fu amato dai buoni, temuto dai tristi, onorato dai nemici. Ebbe graziosissimo aspetto. Fu bello di corpo, e d'animo puro. Lasciò in questa vita la sua amatissima ed amantissima donna, con alcuni figliuoli ancor fanciulli, miserabile ad un tempo, e mirabile spettacolo alla patria loro, la quale per gratitudine verso il morto padre con ogni maniera d'amorevolezza e di riverenza gli proseguì. Così morì quest'uomo, non solo con infinita lode de' suoi, ma senza biasimo ancora, cosa maravigliosa, e quasi inudita, dei parziali stessi della contraria parte.