Tale è stata la dichiarazione dell'independenza degli Stati Uniti d'America, la quale se era, come pare, necessaria, non era però senza pericolo. Imperciocchè sebbene le cose erano a tal condizione ridotte, che la maggior parte degli Americani o la desideravano, o non la contrastavano, ciò nondimeno molti o apertamente la disapprovavano, o nell'animo loro la detestavano. E ciò che riusciva di maggior pericolo, si era, che gli avversarj massimamente in quelle province abbondavano, nelle quali si sapeva, che gli Inglesi avrebbero fatto una gagliarda impressione. Gli eserciti americani erano deboli, l'erario povero, gli ajuti esterni incerti; e che l'ardore dei popoli avesse a continuarsi, molto era da dubitare. Si sapeva da un altro canto, che l'Inghilterra si era ferma ad ogni modo a voler usar tutta la forza sua per ridur le colonie all'obbedienza, innanzi che esse vieppiù sì confermassero nella resistenza, od entrassero nelle alleanze coi principi forestieri. Nè non era da temersi, che, se le armi americane, siccome più probabile pareva, fossero state perdenti in su quei primi principj i popoli ne avrebbero accusata l'independenza; ed isbigottiti essendo, sarebbero, come soglion fare, coi desiderj loro molto più indietro tornati, che prima voluto non avrebbero. Quando s'incomincia a disperare, non si fa fine alle concessioni. Ma giacchè la guerra era inevitabile, e che ogni accordo era impossibile per l'ostinazione delle due parti, si trovava il congresso nella necessità di risolversi; non che credesse, che a qualunque partito si appigliasse, non vi fosse pericolo; ma amò meglio abbracciar quello, ch'era più risoluto, che non l'altro di continuar nella pretensione della rivocazione delle leggi, ch'era pieno di incertezza. Poichè quali fossero appunto le leggi da rivocarsi, non era ben chiaro. Alcuni volevano, si annullassero tutte le leggi fatte dal 1763 in poi; alcuni non tutte quelle, ma solamente una parte; chi questa e chi quell'altra; e finalmente vi erano di quelli, che non istavano contenti nemmeno alla totale rivocazione, ma volevano, se ne rivocassero alcune più antiche. Altri poi nel corso della querela avevano mosso alcune cose del tutto impossibili ad ottenersi dalla Gran-Brettagna. Nè si può negare, che la dichiarazione dell'independenza non fosse alla natura stessa delle cose conforme; poichè i tempi non avrebbero lungamente comportato, che un popolo numeroso, ricco, armigero ed avvezzo alla libertà da un altro assai lontano, e non troppo più grande dipendesse. Ogni cosa già si volgeva all'independenza; e questa è stata forse la più secreta cagione, per la quale i ministri inglesi si erano determinati a voler porre un più duro freno in bocca agli Americani. Egli è vero ancora, che i principi forestieri non avrebbero consentito a fornir gli ajuti, ed a far lega con coloro, i quali tuttavia si confessassero sudditi di un altro regno; mentrechè si poteva sperare, che fossero per praticare, e per concludere con quelli, che ad ogni patto si eran risoluti a voler diventare una nazione franca ed independente. Nel primo caso nemmeno la vittoria, nell'ultimo non che la vittoria, ma solamente la difesa, ed il bilicar coll'armi la fortuna avrebbe procurato le leghe.

Quale di questo sia la verità, egli è certo, che la dichiarazione fu ricevuta da quei popoli con grandissimi segni di allegrezza. Nè si trascurarono tutte quelle pubbliche dimostrazioni, che sono in somiglianti casi solite a farsi dai governi per procurar presso i popoli favore e grazie alle determinazioni loro. Fu bandita con molta solennità a Filadelfia gli otto di luglio. Vi si fecero i fuochi, si spararono le artiglierie; ed il popolo, come se impazzato fosse, era dappertutto in gran galloria. Agli undici fu pubblicata nella Nuova-Jork, e con molto apparato letta a ciascuna brigata dell'esercito americano, il quale allora si trovava raccolto in quelle vicinanze. Fu udita con acclamazioni ed applausi senza fine. La sera la statua del Re Giorgio terzo, ch'era stata rizzata nel 1770, fu abbassata, e tratta pel fango dai figliuoli della libertà. Deliberarono, che col piombo, col quale era stata gittata, si facessero palle. Le quali cose, se si facevano contro ogni civiltà, come è veramente, non si facevano però contro la ragione di Stato; imperciocchè aizzavano i popoli, e gli facevan correre a quel fine, che si desiderava. A Baltimore, essendovi l'independenza stata bandita in presenza dei bombardieri e delle milizie, il popolo non capiva in sè stesso dalla allegrezza. Si fecero molte salve, e le acclamazioni ferivano l'aria, pregando tutti felicità ai liberi ed uniti Stati d'America. La sera l'effigie del Re fu condotta a trastullo di popolo per tutta la città, ed arsa poscia in un fuoco acceso a questa bisogna. In Boston poi le dimostrazioni furono grandissime. Vi fu bandita la independenza dal balcone del Palazzo in presenza di tutti i maestrati civili e militari, ed al cospetto di un innumerabile popolo, che vi era concorso sì dalla città stessa, che dal contado. Il presidio stava affilato nella contrada del Re, che fu poi chiamata col nome di contrada degli Stati, e diviso in tredici schiere per denotare i tredici Stati uniti. Fatta a mezzodì la pubblicazione, seguirono gli evviva popolari con un romore incredibile; e ad un dato segnale fu fatta dal Fort-hill una salva di tredici colpi di artiglieria, alla quale risposero a muta pure con tredici colpi quelle del castello, dell'istmo, di Nantasket e della punta d'Alderton, siccome anche il presidio stesso con una salva di moschettate, andando in giro l'una dopo l'altra le tredici schiere. Convennero poscia i maestrati e molti gentiluomini a banchettare nella sala del Consiglio, dove invitandosi l'un l'altro fecero brindisi alla prosperità e perpetuità degli Stati uniti d'America; al congresso americano; al generale Washington; al prospero successo dell'armi degli Stati uniti; alla caduta dei tiranni e della tirannide; alla propagazione della civile e della religiosa libertà; agli amici degli Stati uniti in tutte le parti del mondo. Suonavano intanto le campane a gloria; l'allegrezza era universale, ed i festeggiamenti senza fine. La sera furono abbassate tutte le insegne del Re, o marzocchi, o scettri, o corone, che si fossero, e furon tutte spezzate od arse nella contrada degli Stati. Ma nella Virginia i rallegramenti che vi furono, non si potrebbero con sufficienti parole descrivere. Il convento virginiano decretava, che nelle pubbliche preci si omettesse di pregare pel Re. Ordinava, che nel gran sigillo della repubblica di Virginia si raffigurasse la virtù, siccome Genio della repubblica, vestita alla foggia delle Amazzoni, la quale si appoggiasse con una mano su d'una lancia, e coll'altra tenesse una spada, e col piè calpestasse la tirannide rappresentata da un uomo prostrato, accanto la corona cadutagli di testa con una catena rotta nella manca, ed un flagello nella diritta. Nell'esergo si leggeva la parola Virginia, ed all'intorno dell'immagine della virtù quest'altre: sic semper tyrannis. Sul rovescio si vedeva un gruppo di figure. Quella di mezzo rappresentava la libertà colla sua bacchetta e col pileo. Dall'un de' lati stava Cerere colla sua cornucopia in questa mano, ed in quella una spica di frumento, dall'altro l'eternità col globo, e colla fenice. Nell'esergo si trovavano scolpite queste parole: Deus nobis haec otia fecit.

In somma tra mezzo a queste esultazioni nulla si lasciò indietro di quello, che poteva indurre nei popoli favore e desiderio del nuovo stato, ed odio e nimistà non solo contro la tirannide, ma ancora contro la monarchia; sforzandosi i libertini di fare in modo, che non che l'una coll'altra si confondesse nella mente dei popoli, ma vi nascesse inoltre la opinione, ch'esse non possano scompagnarsi. In questo modo dall'un canto i Capi dei libertini americani prima colle segrete mene, poi con aperti andari, e finalmente con una molto opportuna e molto ardita risoluzione; e dall'altro i ministri britannici, prima con avare ed insolite provvisioni, poi coll'incertezza dei consiglj, quindi con inumane ed esacerbanti leggi, e finalmente colla debolezza dell'armi diedero origine ad un avvenimento, il quale produsse in ultimo un totale sceveramento di un glorioso e possente Impero. Tanto sono gli uomini o costanti nella libertà, od ostinati nell'ambizione, o timidi nei consiglj, o più pronti ad avvertire il nemico colle minacce, che ad opprimerlo coi fatti. Certo è, che mancarono nei ministri britannici l'ingegno per prevedere, o la forza per provvedere; sicchè i tumulti d'America e nacquero inosservati, e crebbero senza ostacoli, e tanto ingrossarono, che come un fiume gonfiato dalle insolite piogge i non sufficienti argini, ed i tardi impedimenti sopravanzarono tutti, e strabocchevolmente superarono.

NOTA

[1] I membri, che allora componevano il congresso, e che tutti sottoscrissero la dichiarazione, sono i seguenti.

Nuovo-Hampshire. — Josia Bartlett, Guglielmo Whipple, Matteo Thornton.

Massacciusset. — Samuele Adams, Giovanni Adams, Roberto Treat-Paine, Elbrigo Gerry.

Isola di Rodi. — Stefano Hopkins, Guglielmo Ellery.

Connecticut. — Ruggiero Shermann, Samuele Huntington, Guglielmo Williams, Oliviero Wolcott.