LIBRO SETTIMO
1776
Dopo che noi siamo iti riscorrendo i due primi periodi di questa ostinata contesa, il primo, nel quale i britannici ministri con insolite leggi gli Americani offendevano ed asperavano, ed il secondo, in cui con deboli consiglj, e colle insufficienti armi la guerra esercitavano, l'ordine della storia richiede, che ci facciam ora a descrivere quelle cose, che avvennero nel terzo, in cui, fatti risoluti, e messa in opera tutta la forza loro, si proponevano di opprimere subitamente con un gagliardo sforzo, e di soggettar l'inimico. Arrivava il generale Howe da Alifax, e sbarcava il dì venticinque giugno colle sue genti a Sandy-Hook, ch'è una punta di terra situata nell'entrar di quel golfo, che si comprende tra la terra-ferma della Nuova-Cesarea, le foci del fiume Rariton, l'Isola degli Stati, e la bocca della cala della Nuova-Jork da una parte, e l'Isola Lunga dall'altra. Ai due di luglio pigliava possessione dell'Isola degli Stati, sicchè e' si possa, o lodar come coraggiosa, o biasimare come temeraria la risoluzione dell'independenza presa in quei dì medesimi, in cui ogni giorno più risuonavano i nimichevoli apparecchiamenti dell'Inghilterra, ed arrivava l'esercito reale, e si metteva in punto per assalire con grandissimo apparato di guerra le parti più deboli dell'America. Avrebbe voluto il generale aspettar tuttavia ad Halifax l'arrivo dei rinforzi, che il suo fratello l'ammiraglio doveva condurre dall'Inghilterra, acciocchè, tosto arrivati entrambi nelle acque della Nuova-Jork, potessero metter mano all'opera, e, fatto un subito impeto, por fine alla guerra. Ma l'ammiraglio indugiava molto ad arrivare, e le stanze di Halifax erano di molto incomodo all'esercito, essendovi le provvisioni scarsissime, nè potendosi le genti tutte ricoverar a terra, dimodochè furon obbligate a rimanersene stivate sulle navi. Finalmente inoltrandosi già molto la stagione, e cacciato dalla necessità si era deliberato ad andar aspettar il fratello ed i rinforzi nelle parti vicine alla Nuova-Jork, ed erasi partito con tutto l'esercito e coll'armata condotta dall'ammiraglio Shuldam. Nel tragitto si accozzaron con esso lui alcuni reggimenti, che separati dai compagni per venti contrarj navigavano soli alla volta di Halifax. Altri furono intrapresi dai corsari americani. Gli abitanti dell'Isola degli Stati ricevettero il generale inglese con grandissime dimostrazioni d'allegrezza, ed i soldati acquartierati qua e là nei villaggi, trovarono ogni maniera di rinfrescamento; del che avevano strettissimo bisogno. Quivi venne ad incontrarlo il governatore Tryon, il quale diligentemente lo ragguagliò dello stato della provincia, siccome pure delle forze e degli apparecchiamenti fatti dal nemico. Molti Cesariani venivano ad offerirsi a pigliar soldo nelle genti del Re, e gli abitatori stessi dell'Isola degli Stati bramosamente entravano sotto le insegne, dimodochè si aveva la speranza, che, ove tutto l'esercito riunito si muovesse all'assalto, e corresse le province, non si sarebbe incontrato difficoltà nell'ottenere una compiuta vittoria. L'ammiraglio Howe, toccato Halifax, e trovatovi una lettera del fratello colla quale lo avvisava della sua partenza per alla Nuova-Jork, e pregava, lo andasse a raggiungere, si mise tosto di nuovo al viaggio, ed arrivava felicemente all'isola degli Stati il giorno dodici di luglio. Quivi si congiunsero con loro le genti, che guidate dal general Clinton ritornavano dall'infelice spedizione di Charlestown. Arrivavano anche giornalmente i rinforzi d'Europa conviati dal comandante Hotham, sicchè in poco tempo tutto l'esercito sommò bene tra Inglesi, Essiani e Waldecchesi al novero di ventiquattro migliaia di soldati. Si aspettava ancora un'altra coda di Essiani, ch'erano di fanti elettissimi, i quali erano rimasti indietro, e come prima arrivati fossero, avrebbe sommato a trentacinque migliaia di soldati, tutta buona gente, e della migliore di tutta l'Europa. Non v'era stata mai in America dimostrazione di sì gran moto; e quest'era il primo esercito di sì fatta forza, che mai si fosse veduto in quelle contrade.
Ora incominciava appoco appoco a colorirsi il disegno che ordito avevano i ministri contro l'America, col quale speravano, oppressi con una insuperabil forza gli Americani, e posto un subito fine alla guerra, le passate incertezze ed i lunghi indugiamenti emendare. Da fronte l'esercito principale guidato dai fratelli Howe, l'uno e l'altro capitani eccellentissimi di terra e di mare, dovevano far impressione nella provincia della Nuova-Jork, debole per sè stessa e, siccome piena d'isole e di grossi fiumi, e distendentesi in una lunga costiera, molto esposta alle offese di un nemico, il quale, siccome gl'Inglesi erano, prevalesse in sulle armi di mare. Abbondavano in quello le armi e le munizioni, ed i soldati ardevano di grandissimo desiderio di far qualche segnalata pruova in servigio del Re. Alla qual cosa non solo erano gl'Inglesi incitati per la rabbia loro contro il nemico, ma ancora per l'emulazione che avevano verso i Tedeschi, stimando a diminuzione della loro quella confidenza, che in questi aveva il governo collocato. Volevan dimostrar a tutto il mondo, ch'essi soli senza l'aiuto di quei lanzi sarebbero stati capaci a soggiogare l'America. I lanzi dall'altra parte, che non si tenevano, e non erano in fatti da meno degl'Inglesi, non volevano a patto nissuno scomparire, sicchè si dovevano aspettare dagli uni e dagli altri gli estremi sforzi. Quando poi, domata la provincia della Nuova-Jork, si avesse un piede fermo in America, piccoli presidj, protetti massimamente dalla poderosa armata, avrebbero bastato per guardarla dagl'insulti del nemico; e l'esercito avrebbe potuto sicuramente procedere alla conquista delle altre vicine province. Poteva esso, stantechè la Nuova-Jork tiene il miluogo delle province americane, volgersi, come più opportuno creduto avesse, o a destra per portar la guerra nel Connecticut ed in tutta la Nuova-Inghilterra, o a stanca per correre la Cesarea, e, questa attraversata, minacciare la città stessa di Filadelfia. Facil cosa era eziandio col mezzo delle fregate e degli altri legni minori non solo tenere aperta la comunicazione tra l'una parte e l'altra dell'esercito sulle due rive del fiume del Nort, ma ancora valicarlo secondo il bisogno, e trasportar prontamente e facilmente le genti dall'una delle sue rive sull'altra. In somma questo posto della Nuova-Jork, sia per la natura sua, o si voglia considerare il grosso e frequente navilio, del quale erano gl'Inglesi forniti, era quasi come un nido sicuro, donde, e dove potevano ed infestare i vicini luoghi, ed assalir il nemico a posta loro, e portar le armi, dove più loro quadrava, ed offender con successo, e ritirarsi senza pericolo. Per le quali cagioni intendevano di far di quella città la principale sedia della guerra. Al che si aggiungeva, che per l'abbondanza dei leali eranvi in essa più, che in qualunque altra città di America le parti del congresso inferme. Nè si dee passar sotto silenzio una cosa di somma importanza, la quale era, che, se il generale Carleton, superati i laghi, siccome si sperava, penetrato fosse sino alle sponde del fiume Nort, esso puntando all'ingiù, ed il generale Howe all'insù avrebbero potuto l'uno coll'altro congiungersi, e tagliar in tal modo del tutto la comunicazione tra le province della Nuova-Inghilterra poste sulla sinistra riva, e le altre del mezzo, e le meridionali situate sulla destra del medesimo fiume; il ch'era stato sempre il più favorito disegno dei ministri. Finalmente si era considerato, che l'Isola-Lunga separata soltanto da quella della Nuova-Jork per la riviera detta dell'East o sia di levante, era di per sè stessa molto fertile, e, siccome abbondantissima di biade e di bestiami, capace da sè stessa ad alimentare il più grosso esercito. Credevasi oltre a ciò che gli abitanti suoi molto fossero inclinati alla causa reale. L'impressione poi, che l'esercito dell'Howe avrebbe fatto sulle coste della Nuova-Jork, doveva essere nel medesimo tempo secondata dalla parte del Canadà, siccome abbiam detto, da Carleton, che guidava dodici in tredicimila soldati di fiorita gente; e dalla parte delle province meridionali dal generale Clinton, il quale doveva assalire Charlestown. Così essendo le forze americane divise, ed i Capi loro come soprappresi ed aggirati da tanti assalti, non si dubitava, che la fortuna dovesse al tutto e tostamente a favor dell'armi britanniche inclinare. Ma accadde in questo ciò, che suole addivenire di tutti gli umani disegni, quando sono troppo avviluppati, e di troppe parti composti; perciocchè, se una se ne conduce a buon fine, le altre difettano; e, guastata per conseguente tutta l'opera, non si ottiene il finale intento. Della qual cosa si doveva altrettanto più nella presente bisogna temere, che non solo si avevano a superare gli ostacoli frapposti dagli uomini, ma ancora quelli dei venti e delle stagioni. Poichè non si poteva sperare, che la natura stessa delle cose a quest'impresa servisse in guisa, che tutti e tre gli eserciti, giusta la mente degl'intraprenditori, giugnessero nel prescritto tempo al divisato campo, e gli uni cogli altri opportunamente cooperassero. Era anche da dubitarsi, che tutti fossero per esser vittoriosi. Il che per altro era necessario per l'intiera giudicazion della guerra. Avvenne adunque da una parte, che i venti contrarj ritardarono sul mare il corso delle navi dell'ammiraglio Howe, sicchè tanto indugiarono ad arrivare, ch'era già fatta, siccome raccontato abbiamo, con infelice successo la fazione di Charlestown. E dall'altra le difficoltà incontrate nel passare i laghi del Canadà arrestarono del tutto i progressi di quell'esercito, sicchè non potette in quest'anno valicargli per recarsi sulle rive del fiume del Nort. Quindi ne derivò, che Washington non solo non fu obbligato ad indebolir di più il suo già debole esercito delle coste col mandar soccorsi verso la Carolina Meridionale o verso il Canadà, ma ancora quelle genti stesse, le quali con tanto valore avevano difeso Charlestown, o furono mandate in aiuto dell'esercito che difendeva il passo dei laghi, o furon fatte venire in rinforzo dell'esercito principale. Ma nonostante tutti questi mancamenti si aveva buona speranza, che l'esercito solo di Howe fosse abile a vincere la guerra. La quale speranza, se non era senza ragione, chi non vede, che, se i ministri ed i capitani inglesi, invece di aver disseminate e sparse in tre lontani luoghi le forze, le avessero, soltanto lasciate le sufficienti guernigioni ne' posti opportuni, tutte raccolte in un solo, e quivi fatta la massa generale, corsi fossero così grossi e potenti contro l'esercito americano, ne avrebbero non solo facilmente, ma fors'anche sicuramente avuta la finale vittoria? Gli Americani dal canto loro non avevano niuna diligenza lasciata indietro per resistere alla piena che loro veniva addosso. Ma i provvedimenti non riuscivano eguali nè ai desiderj, nè agli sforzi loro, nè al pericolo che sovrastava. Aveva bensì il congresso ordinato, che si fabbricassero piatte, foderi armati, galee, ed altre batterie galleggianti per la difesa del porto della Nuova-Jork, e delle bocche dell'Hudson. Ma invano si poteva sperare, che questi deboli apparati potessero ostare con qualche successo al prepotente navilio inglese. Aveva egli anche decretato, che tredici migliaia di milizie provinciali andassero a congiungersi coll'esercito principale di Washington il quale, conosciuto per tempo il pericolo della Nuova-Jork, era andato ad alloggiar in quei contorni; e che di più si mettesse in ordine un esercito di diecimila soldati, il quale, stanziando nelle province del mezzo, dovesse servire alle riscosse. Eransi diligentemente fortificati con trincee e con artiglierie tutti i posti più deboli, ed una grossa schiera alloggiava nell'Isola-Lunga a fine di proibire dallo sbarcar gl'Inglesi, o di difenderla contro gli sbarcati. Ma l'esercito del congresso non era a gran pezza abile a sostenere il peso di tanta guerra. La mancanza delle armi vi era grande, e le malattie molto frequenti e gravi. Quantunque poi per le continue istanze del generale le milizie accorse fossero dalle vicine province, ed alcuni reggimenti d'ordinanza chiamati dalla Marilandia, dalla Pensilvania e dalla Nuova-Inghilterra fossero venuti a congiungersi coll'altre genti, dimodochè si annoveravano in tutto l'esercito ventisette migliaia di soldati, tuttavia non vi si poteva fare su gran fondamento, essendovene ben tutta una quarta parte impedita dalle malattie, ed altrettanta mancante delle necessarie armi. La maggior parte erano gente indisciplinata e tumultuaria, che in un fatto d'armi giusto avrebbero fatto cattiva pruova. Queste cose, che in tanto pericolo ponevano la causa americana, si dovevan riconoscere parte dalla mancanza della pecunia, che impediva il congresso e gli altri Capi della lega a poter soldar genti, e fornirle di tutte le cose necessarie all'uso della guerra; parte dalla grettezza loro, la quale faceva sì, che, volendo essi trasportar la parsimonia della pace nell'esercizio della guerra, andavano molto lenti nello spendere; e parte ancora dall'opinione molto radicata in loro del pericolo pella pubblica libertà degli eserciti stanziali, la quale gli aveva anche indotti nella credenza che possibil fosse di apparecchiar ogni anno un esercito atto e fatto a poter resistere alle armi nemiche. Forse ancora, e senza forse, molti andavano a rilento nel correre all'armi e nel far le provvisioni convenevoli; perciocchè speravano, che per mezzo della potestà dei commissarj inglesi, i quali non solo erano capitani di genti armate, ma eziandio pacieri, si sarebbe potuta la lite amichevolmente terminare. Quest'esercito, tale qual egli era, stava accampato in modo, che difender potesse comodamente i luoghi più esposti alle offese. Quella parte, che stanziava nell'Isola-Lunga obbediva ai comandamenti del maggior generale Greene; ma essendo egli malato ebbe lo scambio nel maggior generale Sullivan. Il grosso occupava l'isola della Nuova-Jork, che doveva esser la prima dell'americane province ad esser percossa dagl'Inglesi, e due piccole bande difendevano l'Isola del Governatore, ed il luogo detto Paulus-Hook, situato rimpetto la Nuova-Jork sulla destra riva dell'Hudson, o sia fiume del Nort. Le milizie jorchesi capitanate dal generale americano Clinton alloggiavano sulle rive del Sound verso la Nuova-Roccella, ed i due Chester da levante e da ponente. Perciocchè si temeva, che l'inimico sbarcato con buon nervo di gente sulla settentrionale riva del Sound corresse a Kingsbridge, o sia ponte del Re, ed impadronitosi di quel luogo serrasse al tutto l'esercito americano nell'Isola della Nuova-Jork.
Stando le cose in questi termini, pronti gli uni ad assalire, e gli altri a difendersi, e tutti a fidare alla fortuna delle battaglie il destino dell'America, i commissarj inglesi prima di venirne all'armi vollero usare la pacifica facoltà della quale erano investiti. Per la qual cosa lord Howe aveva già fin dal mese di giugno, navigando sulle coste del Massacciusset sulla nave reale l'Aquila, mandato per parte del Re una lettera a tutti i governatori, ch'erano stati cacciati dalle province loro, ingiungendo, la pubblicassero e propagassero in mezzo ai popoli con tutti que' mezzi, che più opportuni e più efficaci credessero. Annunziava la facoltà, che il Re aveva dato ai due commissarj di concedere generali o particolari perdoni a tutti coloro, i quali, in mezzo ai tumulti ed ai disordini di quei tempi, scostati si fossero dalla leanza e dall'obbedienza dovute alla Corona, e desiderassero, ritornando al debito loro, di raccogliere i frutti della reale clemenza. Dichiarava ancora, ch'era fatta ad essi abilità di chiarire qualunque colonia o provincia, o contea, o città, o porto, o Terra riposte nella pace del Re; nel qual caso s'intendeva, che tutte le penali leggi fossero senz'altro verso le medesime cessate. Prometteva finalmente, che si sarebbero meritamente riconosciuti i servigi di coloro, i quali contribuito avessero a ristorare l'autorità del Re. Queste scritture trapelavano in mezzo ai popoli portatevi frequentemente dai tamburini; ed il generale Washington mandò al congresso speditamente quelle, ch'erano state indirette ad Ambuosa. Questi con generoso consiglio risolvette, si stampassero nelle gazzette, acciocchè i buoni popoli degli Stati uniti (quest'esse sono le parole della risoluzione) potessero esser informati della qualità dei commissarj, ed intendessero, quali fossero i termini, coi quali sperava la Corte della Gran-Brettagna d'intrattenergli e di disarmargli; e fossero anche i più ostinati convinti, che nel valor delle mani loro tutta consisteva le speranza di salvar le loro libertà.
In questo mezzo un trombetto aveva portato una lettera di lord Howe indiritta al signor Giorgio Washington senza più. Il generale non la volle ricevere, allegando, che quei, che l'aveva scritta, non aveva il suo pubblico grado espresso; e che come privata persona non poteva, e non voleva alcun commercio di lettere, o altro intrattenere col capitano del Re. Il congresso molto commendò Washington; e di più stanziò, che niun capitano generale, o altro comandante qualsivoglia dell'esercito, ed in nissuna occasione, stesse a ricever lettere, o altri messaggi da parte del nemico, cavatone solo quelli, che nella soprascritta notato avessero il grado di ciascheduno.
I commissarj inglesi non avrebbero voluto per causa di un cirimoniale interrompere affatto col generale americano quelle pratiche, dalle quali aspettavano qualche frutto. Contuttociò non potevano consentire a riconoscere in Washington il grado del generalato, siccome quello, che stato gli era, siccome pensavano, conferito da una illegittima autorità. Immaginarono adunque un mezzo termine col far la soprascritta così: al Signor Giorgio Washington, etc., etc. Inviarono la lettera per mezzo del colonnello Patterson, aiutante di campo nell'esercito britannico. Fu intromesso al generale Washington, al quale favellò col titolo di eccellenza. Questi lo ricevette molto cortesemente, ma però con molto sussiego. Scusò Patterson la difficoltà della soprascritta con dire, che questi modi si usavano tra gli ambasciatori, quando non erano ben riconosciuti i gradi. Aggiunse, che i commissarj lo tenevano in grandissima stima, e che non avevano avuto in animo di pregiudicare alla sua dignità. Concluse dicendo, che l'aggiunta degli eccetera avrebbe tolte tutte le difficoltà. Rispose l'Americano, che quando si scrive ad una persona constituita in grado, si dee far menzione di questo; senzadichè la lettera sarebbe privata, e non pubblica; ch'egli era vero, che gli eccetera comprendevano ogni cosa; ma ch'era vero ancora, che non ne escludevano nissuna; e che quanto a lui, non avrebbe mai consentito a ricevere alcuna lettera spettante al suo uffizio, dove il grado suo notato non fosse. Riprese le parole Patterson, dicendo, che non voleva instar più; e si parlò quindi dei prigionieri di guerra da ambe le parti. Poscia l'Inglese fece una gran calca di parole, discorrendo della bontà e della benevolenza del Re nell'aver eletti a pacieri il lord, ed il generale Howe; che questi, siccome avevano le facoltà amplissime, così ancora un grandissimo desiderio di poter accordare le differenze nate tra i due popoli; e ch'ei bramava molto ardentemente, che questa sua visita fosse l'incominciamento della concordia. Replicò Washington, che non aveva nissun mandato a tal fine; ma che gli pareva bene, da quanto se n'era inteso, che i commissarj avessero solo la facoltà di concedere i perdoni; che quei, che errato non avevano, non abbisognavan di perdono; ch'erano sempre stati gli Americani amatori del giusto e dell'onesto, e che difendevano ciò, che credevano ai loro indubitabili diritti appartenersi. Questo, disse Patterson, sarebbe troppo vasto campo di discussione; e protestando anche, gli increscesse assai, che la stretta osservanza delle formalità interrompesse il corso di un affare di sì gran momento, chiesta licenza, se n'andò. In tal modo si partirono l'un dall'altro senza aver fermo alcuna cosa, e ritornarono le cose al primo desiderio di guerra. Imperciocchè dall'un canto il congresso conosceva ottimamente, che non poteva senza vergogna dalla sì fresca risoluzione dell'independenza rimuoversi; dall'altro dubitava, che le proposizioni dell'Inghilterra non avessero altro veleno nascosto, che le non dimostravano. Il congresso fe' pubblicare colle stampe le cose dette da una parte, e dall'altra durante l'abboccamento.
I generali inglesi, veduta l'ostinazione degli Americani, e deposta ogni speranza di concordia, volgevano tutti i pensieri alla guerra; e si determinarono a non più metter tempo in mezzo alla prima mossa d'arme. Per assicurarsi poi sulle prime di un posto, che servir potesse al bisogno di ritirata, ed abbondevolmente somministrasse le vettovaglie per una sì poderosa oste, si fermarono a voler tentar l'Isola-Lunga, nella quale eziandio per l'ampiezza sua potevano far pruova di tutta quella perizia nell'armi per cui si credevano sopravanzare, e sopravanzavano invero gli Americani. Adunque il giorno ventidue di agosto, ogni cosa essendo in pronto, e la flotta approssimatasi alla costa occidentale dell'isola presso alle strette, che chiamano Narrows, e dov'essa più s'avvicina all'Isola degli Stati, tutte le genti trovarono quivi un accomodato e facile sbarco tra le ville di Gravesend e del Nuovo-Utrecht, senza che gli Americani opponessero veruna resistenza. Una grossa parte dell'esercito americano sotto l'obbedienza del generale Putnam stava accampata a Brookland, ovvero Brooklin in una parte dell'isola stessa, ch'è formata a foggia di penisola. Aveva egli l'entrata in questa penisola gagliardamente fortificato con fossi e trincee, e teneva il suo sinistro corno volto al golfo di Wallabond, ed il destro era assicurato da una palude presso un luogo chiamato Gowans-Cove. Dietro di sè aveva l'Isola del Governatore, e quel braccio di mare, che l'Isola Lunga divide da quella della Nuova-Jork, pel quale all'uopo avrebbe facilmente potuto valicare alla città di questo nome, dove si trovava l'altra parte dell'esercito, e lo stesso generale Washington. Questi, veduta vicina la battaglia, non cessava di esortare i suoi; serbassero gli ordini, stessero forti, si ricordassero, che nel valore loro, in quelle destre posta era l'unica speranza, che rimanesse alla libertà americana; che per loro stava, che le case loro, i campi, ogni proprietà non diventassero preda dei barbari; difendessero con animi inviti i padri loro, i figliuoli, le spose dagl'insulti di una soldatesca efferata; che l'America risguardava in quel dì i suoi diletti campioni, e dall'operare loro aspettava o la salute o la morte.
Sbarcati gl'Inglesi, prestamente procedettero avanti. Erano i due eserciti separati da una giogaia di monti selvosi, la quale correndo da ponente a levante divide in due parti l'isola, e la chiamano le alture di Guana. Questa giogaia dovevan di necessità varcar gli Inglesi per andar a trovare il nemico dall'altra parte. Ma tre sole vie davano il passo, una più vicina alle strette; un'altra, che è quella di mezzo, la quale passa per Flatbush, ed una terza finalmente più lontana a destra, che traversa Flatland. In sulla cima poi dei monti si trova una strada, che va per la lunghezza loro, e mena da Bedford a Giamaica, colla quale le ultime due fra le sopraddette s'incontrano, e fan crocicchio su quelle alture. Le tre vie corrono tra balzi e dirupi, e molti passi vi sono difficili, stretti e forti. Il generale americano volendo il nemico tenere su quei monti, gli aveva con ogni diligenza occupati e forniti di soldati, dimodochè, quando ognuno avesse fatto il debito suo, sarebbe riuscito agl'Inglesi molto difficile il passare. Sulla strada da Bedford a Giamaica eran sì frequenti le scolte, che con grandissima facilità si potevano tramandare le novelle di quanto fosse per succedere sulle tre vie, dall'una all'altra. Il colonnello Miles col suo battaglione doveva guardare la via di Flatland, e mandar continuamente corridori tanto per questa, che per quella di Giamaica per sopravvedere, ed avvisare di ciò che occorresse. In questa condizione di cose l'esercito britannico dava all'erta marciando in sì fatta ordinanza, che la sua ala sinistra era volta a tramontana, la destra a ostro, ed il villaggio di Flatbush si trovava nel mezzo. Gli Essiani guidati dal generale Heister stavano in mezzo; gl'Inglesi sotto i comandamenti del maggior generale Grant formavano l'ala sinistra; ed altri reggimenti inglesi condotti dal generale Clinton, e dai due conti di Percy e di Cornwallis componevano l'ala dritta, nella quale avevano i capitani britannici posta la principale speranza della vittoria. Quest'ala si avvicinava a Flatland. L'intento loro era, che mentre gl'Inglesi condotti da Grant, e gli Essiani dall'Heister tenevano a bada il nemico in sui passi delle due prime vie, l'ala dritta girando e marciando per la terza di Flatland andasse ad occupare il crocicchio, che questa fa colla via per a Giamaica, e di là scesa nella pianura che si trova dall'altra parte dei monti, percuotesse gli Americani di fianco ed alle spalle. Speravano, che, siccome quel posto era il più lontano dal grosso dell'esercito loro, le guardie sarebbervi state più deboli, e forse più negligenti; e ad ogni modo non avrebbero potuto resistere ad una sì grossa schiera, che loro veniva addosso. Quest'ala dritta degl'Inglesi era la più numerosa, e tutta composta di gente eletta. La sera dei 26, guidando Clinton la vanguardia, che consisteva in fanti leggieri, Percy la battaglia, dove si trovavano i granatieri, le artiglierie ed i cavalleggieri, e Cornwallis la retroguardia, dove erano le bagaglie, alcuni reggimenti di fanti, e le più grosse artiglierie, si moveva tutta questa parte dell'esercito britannico con mirabil ordine e silenzio contro il nemico, partendo da Flatland, e traversando la contrada detta New-Lots. Il colonnello Miles non istando quella notte a buona guardia non si accorse dell'avvicinarsi del nemico, sicchè questi già era vicino ad un mezzo miglio alla strada di Giamaica sulle alture, due ore prima dello spuntar del dì. Quivi Clinton fece alto, e si dispose a dar l'assalto. Incontratosi in una pattuglia americana la faceva prigione. Nissune nuove pervenivano a Sullivan, che comandava a tutte quelle genti, le quali erano fuori degli alloggiamenti di Brooklin, di ciò che succedeva in questa parte. Trascurava egli di mandar oltre nuovi speculatori. Forse credette, che gl'Inglesi dovessero fare il principale sforzo loro contro l'ala sua dritta, essendo là la via più breve. Inteso Clinton dai prigioni, che la via di Giamaica non era guardata, essendogli balzata la palla in mano, si spinse avanti velocemente, ed a un punto preso l'occupò. Poscia senza frappor tempo in mezzo, voltosi a sinistra verso Bedford, andò ad impadronirsi di un importante passo, che i generali americani avevano lasciato senza guardia. Questa cosa diede affatto vinta la giornata agl'Inglesi. Seguì il conte di Percy colla sua schiera, e tutta la colonna avendo scollinato, scendè pel villaggio di Bedford nelle pianure ch'erano frapposte tra i monti e gli alloggiamenti degli Americani.