In questo mezzo il generale Grant per intrattener il nemico, acciò non volgesse l'animo alle cose che succedevano sulla via di Flatland, e per fargli credere, che gl'Inglesi intendessero di voler forzar il passo sulla dritta del campo americano, si era mosso a mezza notte, ed aveva assalito i Jorchesi ed i Pensilvanesi che lo guardavano. Questi andarono in volta; ma arrivato il generale Parsons, ed occupata una eminenza, rinfrescò la battaglia, e sostenne le cose, finchè venne in aiuto Lord Stirling con 1500 de' suoi. Qui si menava le mani gagliardamente; e la fortuna non inclinava nè da questa parte, nè da quella. Gli Essiani ancora avevano dato l'assalto dal canto loro sin dallo spuntar del giorno; e gli Americani condotti da Sullivan in persona sostenevano valorosamente l'impeto loro. Nel medesimo tempo le navi inglesi, dopo fatte alcune mosse, assalirono furiosamente una batteria posta a Red-Hook, a fine di tribolare l'ala destra del nemico, che combatteva da fronte contro Grant, e sempre più allontanarlo dal pensar alle cose, che seguivano in sull'ala sinistra ed in sul mezzo. Ciò nonostante gli Americani sostenevano con grandissimo ardire la carica dei nemici, e tuttavia combattevano ostinatamente, ignorando, che tanto valore, e sì fatti sforzi tutti erano indarno; poichè già era la vittoria posta in mano degl'Inglesi. Sceso Clinton nella pianura, e girando sul fianco sinistro degli Americani, percosse di costa coloro che sostenevano la pugna contro gli Essiani. Aveva anche prima mandato più oltre una grossa schiera, acciò, fatto un più ampio giro, assaltasse gli Americani alle spalle. Accortisi questi, dall'arrivo dei primi corridori inglesi, di quello ch'era, e del pericolo in cui si ritrovavano, suonarono a raccolta, e si ritirarono con buon ordine verso il campo, conducendo seco loro le artiglierie. Ma incontratisi coll'altra schiera delle genti reali, che aveva girato loro alle spalle, e che con molta furia gli caricò, furono rincacciati indietro, e ributtati in certe selve. Quivi s'incontrarono di nuovo negli Essiani, e così furon mandati dagli Essiani agli Inglesi, e da questi a quelli parecchie volte con infinita perdita loro. In tale disperato frangente dopo di essere stati in tal modo abburattati buona pezza, alcuni dei loro reggimenti con incredibil valore puntando, si aprirono la via in mezzo alle schiere nemiche, ed arrivarono agli alloggiamenti di Putnam. Altri trovarono scampo nelle profonde selve. L'inegualità de' luoghi, la frequenza dei ridotti, ed il disordine delle schiere fecero di modo, che si mantennero per parecchie ore molte particolari zuffe, nelle quali dal canto degli Americani morirono assai soldati. Sconfitta l'ala sinistra, e la battaglia dell'esercito americano, gl'Inglesi volendo averne una compiuta vittoria, spintisi a corsa furono tosto addosso ed alle spalle dell'ala dritta, la quale, ignorando tuttavia l'infelice evento dell'altra, seguitava a combattere contro il generale Grant. Finalmente, ricevute le novelle, si ritirarono. Ma incontratisi negli Inglesi, alcuni cercarono scampo nelle vicine selve, ed altri tentarono di varcar la palude di Gowans-Cove. Qui alcuni annegarono nell'acque; altri affogarono nella mota; ed alcuni pochi ebbero agio, quantunque perseguitati acerbamente dal nemico, di rifuggirsi nel campo. Perdettero in questo fatto gli Americani meglio di tremila combattenti tra morti, feriti e prigionieri. Tra questi ultimi si contarono il generale Sullivan medesimo, ed i brigadieri generali lord Stirling; e Woodhull. Quasi tutto il reggimento della Marilandia, nel quale erano entrati i più riputati gentiluomini della provincia, fu tagliato a pezzi. Sei bocche da fuoco vennero in poter dei vincitori. La perdita degl'inglesi fu di poca importanza, non arrivando a quattrocento tra morti, feriti e prigionieri. Certamente fecero in questa giornata gli Americani grande errore, poichè furono obbligati a combattere con una parte delle forze loro contro tutte quelle del nemico. Non usarono quella diligenza ch'era richiesta per venire in cognizione della quantità delle genti sbarcate; nè fecero correre dai loro sufficientemente le strade a far la scoperta, massimamente sul sinistro fianco, donde venne il pericolo; nè con opportune guardie fornirono i passi difficili sulla strada per a Giamaica. Alcuni bucinarono eziandio, quantunque leggermente, di tradimento in coloro, che avevano in cura di guardargli. Ma egli è certo, che peccaron meglio di negligenza, che di mal animo. Il colonnello Miles poi era tale, che non lasciava luogo a sospetto. Ei pare bensì, che Sullivan, o troppo confidente, o troppo rilassato, non usasse quel rigore, di cui era mestiero in una occorrenza tanto principale per impedire le pratiche, ed opprimere i trattati, che i leali tenevano cogl'Inglesi; sicchè erano questi diligentemente informati dei luoghi più deboli, e della negligenza, alla quale stavano le guardie. Gl'Inglesi e gli Essiani combattettero non solo con valore, ma ancora con una foga ed una rabbia incredibile per emulazion tra di loro, e per volersi levare le antiche macchie dal viso.

Il generale Washington era passato durante la battaglia dalla Nuova-Jork a Brooklin, e veduta la distruzion de' suoi; dicesi esclamasse fortemente in segno di grandissimo dolore. Poteva egli, se avesse voluto, trar fuora i suoi dagli alloggiamenti, e spingerli in soccorso di quelli, ch'erano alle mani col nemico. Poteva altresì far venire improvvisamente le restanti genti della Nuova-Jork, e comandar loro, entrassero a parte della battaglia. Ma con tutti questi rinforzi il suo esercito non sarebbe stato di gran lunga eguale a quello degl'Inglesi; e l'aura della vittoria, che già del tutto spirava favorevole a questi, ed il maggior ardire e disciplina loro ebbero ogni speranza tolto di poter ristorare la battaglia. Se avesse dato dentro, egli è probabile, che tutto l'esercito sarebbe stato a quel dì distrutto, e l'America ridotta a soggezione. Gli si dee perciò molta lode per non essersi lasciato in sì grave occorrenza trasportare ad un poco prudente consiglio; e per avere sè stesso ed i suoi serbato, ai casi avvenire, ed alla miglior fortuna.

Erano gl'Inglesi venuti in tanta baldanza per la recente vittoria, che seguendo subito la fortuna vincitrice volevano dar la battaglia al campo americano. Ma il generale inglese, rattenuto e prudente capitano, ossiachè credesse, che gli Americani fossero dentro più forti veramente di quello che non erano, o considerando che l'avuta vittoria gli avrebbe senza altro rischio dato in mano la città della Nuova-Jork, che era il principale oggetto della spedizione, contenne il furore de' suoi. Accampossi poscia a fronte degli alloggiamenti nemici, e la notte dei 28 sboccò a seicento passi di un bastione sulla sinistra. Intendeva di approssimarsi colle trincee, e di aspettare, che pel tempo l'armata cooperasse dalla parte del mare coll'esercito di terra.

Gli Americani dentro gli alloggiamenti loro si trovavano in grandissimo pericolo. Avevano da fronte un esercito superiore in numero, e che presto sarebbe loro venuto contro con una fortuna fresca. Le fortificazioni erano di poco momento, e gl'Inglesi lavorando indefessamente non avrebber penato molto a dar l'assalto con molta probabilità della vittoria. Da due dì e due notti pioveva dirottamente, sicchè ne eran guaste le armi e le munizioni. I soldati oppressi dalle fatiche, scorati dalla sconfitta, condotti a mal termine dai tempi contrarj avrebber fatto poca difesa. Le navi inglesi stavano sempre in procinto per entrare nella riviera di Levante. Il che fin allora non avevan potuto eseguire, impedite da un greco, il quale sin là per un riguardo favorevole della fortuna verso gli Americani, aveva loro soffiato contro. Ma il vento poteva mutarsi; ed una volta che gl'Inglesi si fossero fatti padroni di quella riviera, non avrebbero i soldati del congresso potuto conservare in facoltà loro il ritirarsi, e tutto l'esercito avrebbe portato pericolo di dover arrendersi alla prepotente forza dell'inimico. Fatta adunque una Dieta, i generali americani determinarono di votar tostamente quel luogo, e ritirarsi nella Nuova-Jork. Adunque, ogni cosa essendo in pronto, si prepararono alla ritirata coll'attraversare la riviera sopraddetta. Il colonnello Glover ebbe il governo dei vascelli e delle piatte pei trasporti. Il generale Macdougall stava sopra l'imbarco, ed il colonnello Mifflin doveva guidare la coda dell'esercito. Incominciarono a muoversi alle otto della sera dei 29 con grandissimo silenzio. Ma non eran a bordo, che alle undici. Un vento gagliardo, che soffiava allora da greco, ed il riflusso facendo correre rapidissimamente le acque all'ingiù, impedivano il passare. Già temevano di male. Ma poco dopo le undici cessava il greco, e si metteva forte un libeccio. Davano allora pieni di allegrezza le vele al vento, e passarono a Nuova-Jork. Parve, che la Provvidenza abbia voluto dar favore alla impresa loro. Imperciocchè verso le due della mattina si levò una folta nebbia (accidente insolito a quella stagione in quelle contrade), la quale ingombrò tutta la Isola Lunga, mentre l'aria era chiara dalla parte della Nuova-Jork. Washington esortato con molta instanza da' suoi, perchè si riparasse tosto dall'altra banda, non volle acconsentire, e fu fra gli ultimi a partire, quando già le ultime genti erano arrivate a bordo. Erano in tutto nove migliaia di soldati. Sgomberarono le artiglierie, le altre armi, le bagaglie, le munizioni e tutta la salmerìa. Gl'Inglesi non n'ebbero sospetto, finchè la mattina, fatto alta ora, e dileguata la nebbia, s'accorsero non senza somma maraviglia della levata del campo, e che gli Americani già avevano posto ogni cosa in salvo. Solo osservarono una parte della retroguardia americana fuori di gittata in sui battelli, la quale era poco prima ritornata sull'isola a fine di sgomberare alcune munizioni, che rimaste erano indietro. Chiunque vorrà attendere a tutte le circostanze di questo fatto, crederà facilmente, che niuna fazione militare fu mai da capitani eccellenti eseguita, che meglio di questa stata sia immaginata, nè con più prudenza condotta, nè che più prosperevole cielo abbia favoreggiato.

Rimaneva da votarsi l'Isola del Governatore posta sulla bocca della riviera di Levante, nella quale avevano le stanze due reggimenti con molte artiglierie e munizioni. L'avevano gli Americani fortificata per impedire agl'Inglesi il passo di quella riviera. Ma perduta l'Isola Lunga non si poteva questo intento più oltre ottenere, ed il presidio correva imminente pericolo di cader in poter del nemico. L'impresa di votar l'Isola del Governatore riuscì anch'essa molto felicemente, mal grado le navi inglesi, che vicine si trovavano. In tal modo tutta l'oste americana dopo la sconfitta dell'Isola Lunga si trovò ridotta in quella della Nuova-Jork.

Per la rotta dell'Isola Lunga forte sbigottirono gli Americani, e le cose loro grandemente impericolosirono. Fin allora si eran dati a credere, che il cielo avrebbe costantemente dato favore alle armi loro; e per verità le cose sino a quel dì erano loro successe assai felicemente. Ma siccome quelli, che innanzi queste rotte non erano stati assueti a sentire l'acerbità della fortuna, di troppo confidenti ch'erano nella prospera, troppo dichinati diventarono nell'avversa. Avevano eziandio persuaso a sè stessi, che il personal coraggio convenientemente sopperisse alla mancanza della disciplina, ed erano giunti a tale, che quasi tenevano a vile, e si facevan beffe della disciplina europea. Ma ora, che con tanto danno avevano sperimentato, quanto efficace questa sia nelle battaglie giuste, divennero del tutto sbaldanziti, e perdettero ogni confidenza in sè stessi; e siccome prima credevano, che il valore senza la disciplina potesse far ogni cosa, così adesso pensavano, potesse nulla. Temevano ad ogni passo di qualche nuovo tranello, di qualche agguato, di qualche aggiramento. Quindi è, che perdutisi d'animo diventarono anche più negligenti negli ordini loro. Le milizie massimamente, siccome soglion fare per lo più i soldati raunaticci, quando vengono le avversità ed i tempi forti, diventavano ogni dì più tumultuarie ed intrattabili. Nè contente al voler fare a modo loro nel campo, se ne andavano a centinaia, ed intieri reggimenti disertavano per ritornarsene alle case loro. L'esempio divenne anche pregiudiziale ai reggimenti di ordinanza, i quali più renitenti si mostravano, ed ogni dì vieppiù si assottigliavano pei disertori. Avevan essi la condotta per un solo anno, ed alcuni per poche settimane; e la speranza di poter tosto, ritornando alle case loro, riveder i parenti e gli amici, operava in modo, ch'evitavano i pericoli. Dapprima l'ardore e l'entusiasmo eran venuti sopra a questi domestici desiderj; ma ora, perduto colla contraria fortuna quello zelo, ritornavano, e più vivi e più vaghi, che mai stati fossero, alle menti loro si appresentavano. Si sfidavano anche, se non della fede, della perizia dei generali loro, ed ogni cosa pareva presagire una totale dissoluzione. Così gli Americani stupefatti a questi colpi della fortuna, ed insoliti ad assaggiargli, vi si aggiravano dentro quasi come perduti. Washington s'affaticava coll'esortazioni, coi conforti e colle promesse d'impedir un tanto disordine. Nel che se non riuscì, come avrebbe voluto, ottenne però più, che non avrebbe creduto. Molti rimanevano vinti dall'autorità sua, e dalla benevolenza che gli portavano. Ma intanto non aveva tralasciato di scrivere al congresso, con parole gravissime accontandolo della miserabil condizione del suo esercito, e instando grandemente, che, posto una volta fine alle condotte mensuali ed annuali, si fermassero i soldati per tutto il corso della guerra. Assicurava, ch'egli opinava forte, che sarebbe l'americana libertà in grandissimo pericolo posta, se la difesa sua non si commettesse ad un esercito, il quale dovesse durare sino al termine di tutta l'impresa. Secondavano i desiderj e le instanze del generale tutti i migliori capitani, che si trovavano allora in America, sicchè finalmente fu vinta l'ostinazione del congresso; il quale deliberò, dovessesi creare un esercito stanziale, in cui i soldati si conducessero sino al fine della presente guerra, e fosse composto di ottant'otto battaglioni da levarsi in ciascuna provincia all'avvenante delle facoltà loro; tre nel Nuovo-Hampshire, quindici del Massacciusset, due nell'Isola di Rodi, otto nel Connecticut, quattro nella Nuova-Jork, altrettanti nella Nuova-Cesarea, dodici nella Pensilvania, uno nella Delawara, otto nella Marilandia, quindici nella Virginia, nove nella Carolina del Nort, sei in quella del Sud, ed uno nella Giorgia. Per indurre poi la gente a pigliar soldo decretò ancora, che sarebbe dato un caposoldo di venti dollari al momento della ferma, e si promisero alcune porzioni di terre vacanti agli uffiziali ed ai soldati; cinquecento acri al colonnello, quattrocento al maggiore, trecento al capitano, dugento al luogotenente; cencinquanta al banderaio; ai bassi uffiziali e soldati cento ciascheduno. Ma essendosi incontrata molta difficoltà nel trovar le condotte per tutto il tempo della guerra, fu poscia emendata questa risoluzione, e si fece abilità al condurre, o per tre anni, o per tutta la guerra, dimodochè per le ferme di tre anni non avessero nissuna ragione di pretendere alle terre. Questo fu molto utile provvedimento. Così si vede, che la sventura è buona maestra ai popoli, e che se quelle nazioni, che s'invaniscono nella prosperità, si atterrano o si smodano nell'avversità, quelle altre, che usano modestamente la buona fortuna, si fanno assennate nella contraria.

Il generale Howe volendo usare la riputazione, che si tira dietro la vittoria, e valersi di quell'impressione, che doveva aver fatto, credendo, che gli Americani sbattuti da tante avversità dovessero oggimai avere pensieri più umili e più disposti ad accettare le condizioni dell'accordo, mandò il generale Sullivan al congresso, acciò gli esponesse, che quantunque non potesse trattar con esso, come con un corpo politico, desiderava ciò nondimeno di abboccarsi con qualcheduno de' suoi membri, riputati, come privati gentiluomini, in quel luogo, ch'essi stessi sapessero indicare. Annunziava, ch'egli ed il suo fratello l'ammiraglio avevano il mandato amplissimo per compromettere la controversia nata tra la Gran-Brettagna e l'America con condizioni profittabili ad ambedue, per le quali ottenere, aveva questi indugiato a partire ben due mesi, in guisa che non aveva potuto arrivare prima, che non fosse chiarita la independenza. Concludeva con dire, ch'ei desiderava, che si fermasse un accordo ora, che nissun fatto, che decisivo fosse, aveva avuto luogo, e che non poteva sospettarsi, che l'una parte o l'altra fossero a ciò costrette dalla necessità; che se il congresso consentiva a pigliar assetto coll'Inghilterra, molte cose, che nemmeno addomandate si erano, sarebbero concesse; e che se dopo l'abboccamento vi apparisse qualche probabile speranza di composizione, sarebbe l'autorità del congresso riconosciuta, o altrimenti l'accordo non sarebbe fermato. Così i commissarj largheggiavano di parole, volendo in su quella prima giunta intonare l'inglese giogo più soave.

Questa proposta dei commissarj inglesi, la quale non saprei dire, se più dimostrasse in essi la speranza o la disperanza della vittoria, e che probabilmente, non avendo mandato sufficiente a concedere tutte quelle condizioni che offerivano, mettevano in campo per far nascere le Sette, o per dar pasto al nemico, acciò rallentasse gli apparati della guerra, tenne però molto sospeso il congresso. Il rifiutarla senz'altro avrebbe alterato gli animi di molti, ed il consentire ad entrare in negoziato sarebbe stato un far credere, che la determinazione loro a voler l'independenza era rivocabile; e che già sbigottiti incominciassero a cedere all'avversa fortuna. Perciò per salvar una cosa e l'altra, quantunque credessero, che que' commissarj non vi andassero di bello, pigliarono una via di mezzo, e risposero per mezzo di Sullivan, che il congresso, essendo il rappresentante dei liberi ed independenti Stati dell'America, non poteva convenientemente mandar alcuno de' suoi membri per conferire con chicchessia, altro, che nella pubblica qualità loro; ma che siccome desiderava, si accordasse la pace con ragionevoli condizioni, avrebbe mandato deputati, affine di conoscere, se i commissarj avessero facoltà di trattare, e quali fossero le facoltà loro o le proposizioni, che a questo fine sarebbero per fare. Mandarono anche dicendo a Washington, che se i commissarj inglesi movessero qualche pratica presso di lui, dovesse rispondere, che gli Stati uniti d'America, i quali avevano pigliato le armi per difendere le vile e le libertà loro, avrebbero volentieri consentito alla pace, purchè ne fossero ragionevoli i termini, ed in iscrittura inviati al congresso. Così parevan voler l'independenza, ma non però insistere sulla medesima, come una condizione indispensabile alla pace, a fine di tenersi una via aperta, se le cose dell'armi succedessero maggiormente avverse. Furono dal congresso mandati ad udir le proposte dei commissarj, Beniamino Franklin, Giovanni Adams, e Edoardo Rutledge, tutti e tre zelanti avvocati dell'independenza. Seguì l'abboccamento gli undici di settembre nell'Isola degli Stati rimpetto Ambuosa. Parlò il primo l'Howe, dicendo, che quantunque non potesse risguardar sopra di essi, se non come sopra privati gentiluomini, tuttavia, avendo egli la facoltà di poter praticar con tutte le persone autorevoli nelle colonie intorno la pace, molto si rallegrava di poter con essi conferire intorno quest'oggetto. Risposero gli Americani, che, poichè erano venuti per udire, gli considerasse pure, come meglio gli piacesse; che in quanto a sè medesimi non potevano in niun altro grado riputarsi, che in quello, del quale stati erano dal congresso investiti. Ricominciò Howe, ritornassero le colonie alla leanza ed obbedienza verso il governo della Gran-Brettagna, e fossero sicure, che si scopriva nell'animo del Re una ottima mente per la concordia; che si sarebbero emendati gli atti offensivi del Parlamento, siccome pure le istruzioni date ai governatori. Replicarono gli Americani, raccontate prima le tiranniche provvisioni del Parlamento, e le inutili supplicazioni delle colonie, che il ritornar sotto il dominio della Gran-Brettagna non era cosa, che si potesse più oltre aspettare; che gli Stati uniti d'America desideravano di comporre le cose loro coll'Inghilterra, e che se questa aveva il medesimo desiderio, avrebbe egli più facilmente ottenuto dal suo governo il mandato di trattar con quelli, come Stati independenti, che il congresso ottenuto avrebbe dalle province quello di consentire alla sottomessione. Howe allora pose fine al ragionamento con dire, gli doleva assai, non rimanesse luogo ad aggiustamento. Riferirono i tre deputati al congresso l'esito dell'abboccamento, osservando, che i commissarj non avevano il mandato sufficiente, e che niun partito buono si vedeva dentro, nè alcuna certa speranza si poteva collocare nelle offerte e promissioni fatte. Il congresso approvò; e così fu staccata del tutto questa pratica d'accordo, la quale dimostrò dall'un canto, che il congresso in ogni fortuna la medesima disposizione d'animo conservando, nè cedendo punto alla calamità de' tempi, si era risoluto di non accomodare i suoi consiglj all'appetito de' suoi nemici; e dall'altro, quanto fosse il governo inglese ingannato intorno le opinioni, che regnavano in America, ed intorno i mezzi, che usar si dovessero per ritornarvi l'antica obbedienza. Ma pare, che in questo rivolgimento sia stato il destino delle cose, che i rimedj venissero sempre, dopochè il male era diventato incurabile; e che quel governo, il quale per l'orgoglio suo non voleva consentire nel buon dì alle utili concessioni, dovesse poscia, perduta la occasione, sopportar il rifiuto delle inutili.

I capitani inglesi, non avendo potuto fermar cogli Americani alcuna cosa, e perturbate tutte le speranze dell'accordo, voltarono tutti i pensieri alla guerra. L'esercito reale si trovava separato dall'americano per la sola riviera di Levante, la quale continuandosi coll'Harlemereek sta in mezzo tra l'Isola Lunga, e la Morrissonia da una parte, e l'isola della Nuova-Jork dall'altra. L'intendimento loro era di sbarcare in qualche parte di quest'ultima, dove fossero le difese più deboli, ed il nemico meno attento. A questo fine le navi inglesi andavano girando attorno, e minacciando ora questo luogo, ora quell'altro, per tener sospeso in tutti il nemico, e poter poscia più sicuramente far impeto in un solo. Una parte della flotta, girando intorno l'Isola Lunga, era comparsa nel Sound, golfo assai largo, che quest'isola divide dalle terre del Connecticut, e comunica colla riviera di Levante per mezzo di uno stretto canale, il quale, assai pericoloso essendo a navigare ed infame per naufragj, fu chiamato Hellgate, o sia porta d'inferno. Quivi si erano gl'Inglesi impadroniti dell'Isola di Montesoro, dove avevan rizzato una batteria per batter quella che i provinciali avevano sull'altra riva del fiume a Hovenshook. Due fregate, passando tra l'Isola del Governatore ed il Red-Hook, erano entrate nella riviera di Levante, senza ricevere alcun danno dalle artiglierie nemiche, ed erano sorte fuori del tiro di queste vicino ad una isoletta. Il grosso poi dell'armata inglese stava sull'ancore presso l'Isola del Governatore, pronta ad assalir la città stessa della Nuova-Jork, o di entrare nella riviera di Levante, od in quella del Nort. Intanto traevano continuamente le artiglierie inglesi ed americane da una riva all'altra, e seguivano spessi abbattimenti pel possesso delle isolette poste dentro il primo di questi fiumi, cercando gl'Inglesi d'impadronirsene, il che era necessario ai loro ulteriori disegni, e gli Americani di difenderle. Ma sia perchè le artiglierie dal canto dei primi meglio fossero ministrate, sia perchè avevano i soldati più confidenza della vittoria, e sia principalmente pell'aiuto delle navi, ne andavano per l'ordinario colla migliore, dimodochè, occupate tutte quelle isole, che più accomodate erano ai bisogni loro, eransi gl'Inglesi aperta la via pel fiume.

Il generale americano aveva munito le due rive della isola della Nuova-Jork con numerose artiglierie, e fattevi in differenti luoghi fortificazioni. Aveva 4,500 soldati nella città, 6,500 a Harlem di rincontro alle bocche del Sound, e dodicimila a Kingsbridge, Terra posta all'estremità dell'isola, dove si era molto affortificato, per conservar libera la comunicazione colla terra-ferma, ed impedire che il nemico, fatta una improvvisa correria in quel luogo, non lo rinserrasse del tutto dentro l'isola medesima. Ma stava in grandissima apprensione per la città, ed incominciava a dubitare di non poterla conservare nella divozione della lega. Essendosi il nemico fatto forte nelle parti settentrionali dell'Isola Lunga, ed avendo la signoria del Sound, era da temersi, ch'egli, o sbarcasse molto grosso sul mezzo fianco dell'isola della Nuova-Jork, appunto verso le bocche del Sound, nel qual caso il presidio della città, e tutte le vicine bande, non avendo più scampo alcuno, avrebber dovuto arrendersi; ovverochè, traversato il Sound e la Morrissonia, andasse a pigliar porto colla più gran parte del suo esercito alle spalle di Kingsbridge. Nel qual caso avrebbe mozzato affatto la comunicazione agli Americani dall'isola alla terra-ferma, e sarebbero stati obbligati, o di arrendersi a patti, o di combattere una battaglia, nella quale avendo gli Inglesi la elezione del luogo e del tempo, ed essendo gli Americani ancora sbigottiti dalla recente sconfitta, sarebbero questi secondo ogni probabilità stati perdenti. Nel quale evento la fortuna americana non avrebbe più potuto risorgere, tanto per lo scoraggiamento, che ne sarebbe nato degli uomini, quanto per la perdita delle armi, della munizioni e delle bagaglie. Aveva perciò Washington fatto consapevole de' suoi timori il congresso, pregandolo, fosse contento d'informarlo, quale intendesse, avesse ad essere il destino della città, quando fosse obbligato ad abbandonarla. Al che rispose il congresso umanamente, si conservasse intiera e salva. Fatta poscia una Dieta dei primarj capitani, pose il partito, se si dovesse senz'altro indugio votar la città; e si vedeva chiaramente, ch'egli inclinava al sì. Molti portavano la medesima opinione per le ragioni sopraddette, e meglio ancora, perchè il ritirarsi più indentro nelle terre sarebbe un privar il nemico del vantaggio, ch'egli aveva grandissimo, delle sue flotte. Altri si opponevano, perchè credevano, che il difender la Nuova-Jork avrebbe fatto consumar il tempo al nemico, e che intanto sarebbe trascorsa la stagione del guerreggiare. Pensavano ancora, che il votarla sarebbe stato segno di troppa viltà; cosa, che sarebbe riuscita di troppo gran pregiudizi sulle opinioni dei soldati e dei cittadini. Prevalse la sentenza di questi, e fu vinto il no. Ma finalmente, ingrossandosi vieppiù gl'Inglesi alle bocche del Sound, ed essendosi fatti molto forti nell'isola di Montesoro e di Buchanan, fatta un'altra consulta, si determinò, che non solo era prudente, ma ancora necessario di votar la Nuova-Jork. Si diè pertanto tostamente mano al rimover di là per la via del fiume del Nort i malati, le bagaglie e le munizioni, le quali si portarono molto in su sopra le coste della Nuova-Cesarea. Dopo alcuni dì anche il presidio avrebbe abbandonata la città, lasciandola del tutto in balìa del nemico.