Avevano gli Americani, dubitando di quello che avvenne, cioè di non poter preservare Filadelfia, interrotto con ogni maniera d'impedimenti il corso della navigazione per la Delawara, affinchè l'armata inglese non potesse per la via del fiume alcuna comunicazione avere coll'esercito, che fosse entrato in quella città. Sapevano che quello di Washington sarebbe per l'accostamento di nuove genti fra poco tempo ingagliardito, e che allora correndo il paese avrebbe impedito le vettovaglie agl'Inglesi. Dal che ne sarebbe nato, che quando non avessero la facoltà del cibarsi per la via del fiume, sarebbero fra breve stati costretti ad abbandonarla. A questo fine avevano costrutto un Forte, e piantato artiglierie su di una isola piana, bassa e maremmana, o per meglio dire uno scanno di mota e di sabbia posto a rincontro delle bocche dello Schuyl-kill nella Delawara, la quale dalla natura sua chiamano Mud-island, che vuol dire Isola della Mota. Sulla opposta riva della Cesarea in luogo chiamato Red-bank avevano rizzato un altro simil Forte, e munitolo di grosse artiglierie. In mezzo poi alle acque navigabili del fiume avevano affondato parecchie file di quei triboli tra l'un Forte e l'altro, dei quali già altre volte abbiam favellato. Tre miglia più sotto avevano parimente ficcato altre somiglianti file di triboli, e sulla vicina riva della Cesarea in un sito chiamato punta di Billing fatto larghe trincee, le quali, quantunque ancora non fossero a fine condotte, potevan però, già guernite di artiglierie essendo, grandemente noiare il nemico, che si attentasse di scostare dal luogo loro i triboli. Sopra poi, e presso all'una e l'altra fila di questi triboli, stanziavano molte galere fornite di grossi cannoni, due batterie galleggianti, e molti altri legni minori, tutti bene armati con alcuni brulotti.

Conoscevano gl'Inglesi di quanta importanza fosse l'aprirsi la via libera al mare per mezzo della Delawara; poichè le cose loro non potevano mai riputarsi quiete e sicure, mentrechè le genti del nemico avessero qualche ricetto sulle rive del fiume; ed andavano avvisando i mezzi da poter ottenere prestamente questo fine. Già fin dal dì, che avevano vinto la giornata di Brandywine, Lord Howe, che comandava a tutta l'armata, aveva dirizzato il corso alle bocche di quel fiume, e di già vi erano giunte alcune navi più sottili, e tra le altre il Roebuck, condottevi dal Capitano Hammond. Fece questi sentire al generale Howe, che, ov'ei mandasse una buona presa di genti ad assaltare sulle rive della Cesarea il Forte della punta di Billing, facil cosa era il conquistarlo; e che in tal caso gli bastava la vista di aprire un varco alle navi tra le file dei triboli. Approvato il consiglio, mandò il generale a questa fazione, il colonnello Stirling con due reggimenti. Varcato il fiume a Chester, e posto piede sulle terre cesariane si avviò rattamente ad assalir il Forte a ritroso. Gli Americani, credendosi di non poter sostenere il nemico, che veniva di rovescio, precipitosamente lo abbandonarono, non senza però aver prima chiodate le artiglierie, ed arse le baracche. Entrati dentro gl'Inglesi guastarono il tutto, e massimamente quei bastioni, che fronteggiavano il fiume. Assicurato in tal modo dalle offese, che poteva ricevere dalle parti di terra, Hammond, dimostrandosi in ciò prontissime le ciurme delle sue navi, procedette alla difficil opera di aprir la via a traverso dei triboli. Nel che tanto fece, e tanto s'affaticò, che finalmente, cansatone alcuni, ed altri cavatone, riuscì nel suo intento. Aprì adunque uno stretto callone per le file inferiori dei triboli, pel quale potevano, sebbene non senza molta difficoltà, le navi inglesi passare, e recarsi contro le file superiori, l'Isola della Mota ed il Red-bank.

Ritornarono, compiuta la spedizione loro, i due reggimenti dello Stirling a Chester, dove venne a trovargli un altro mandatovi apposta, acciocchè tutti e tre fossero di sufficiente convoglio ad una grossa quantità di vettovaglie, che si dirizzavano al campo.

In questo mezzo Washington, il quale dimorava tuttavia nel suo campo di Shippach-creek, avuto intenzione, che Howe aveva indebolito il suo esercito coll'aver mandato i tre reggimenti alle raccontate fazioni, e per aver lasciato Cornwallis con quattro battaglioni di granatieri, come presidio in Filadelfia, giudicò, che questa fosse una occasione da non ne aspettar un'altra. Si risolvette perciò a volersi valere dell'opportunità, assaltando improvvisamente l'esercito britannico, che stava accampato ne' suoi alloggiamenti di Germantown. Al qual partito tanto più confidentemente si accostò, che già aveva ricevuto i rinforzi di Peek's-hill, e le cerne della Marilandia.

Alloggiava l'esercito britannico in Germantown, grosso borgo posto a dodici miglia distante da Filadelfia sullo stradone, che da questa città guida alle parti di tramontana. Esso è sì fattamente edificato, che molto stretto essendo, si distende in lunghezza da una parte e dall'altra dello stradone per lo spazio di due miglia. Il campo poi delle genti regie era in tal modo ordinato, che la fila traversava ad angoli retti il borgo, distendendosi l'ala sinistra sino allo Schuyl-kill, e la dritta fuori del borgo medesimo un pezzo verso levante. A fronte di quella un po' più in su verso il campo americano alloggiavano, come quasi una prima schiera, i fanti ed i corridori tedeschi armati alla leggiera; ed in fronte alla seconda un battaglione di fanti leggieri inglesi coi corridori della reina. La battaglia poi, che stanziava dentro il borgo, era guardata pure da fronte dal quadragesimo, e da un altro battaglione di fanti leggieri, i quali stanziavano in capo alla Terra a tre quarti di miglia innanzi. Washington si risolvette a voler attaccar la giornata improvvisamente coll'inimico, sperando, che, se lo potesse rompere, trovandosi quello non solo lontano, ma ancora separato affatto dal suo navilio, avrebbe potuto condurlo ad un totale sterminio. Ordinò le sue genti in modo, che gli squadroni di Sullivan e di Wayne, fiancheggiati dalla brigata del Conway, dovessero, assaltando il fianco dritto dell'ala sinistra e la battaglia inglese, entrare dentro la Terra per la via principale di Chesnut-hill; gli squadroni di Greene e di Stephens, fiancheggiati dalla brigata di Macdougall, dato una giravolta verso levante, fossero per attaccar il fianco sinistro dell'ala dritta, e, rottala, entrassero da lato per la via delle fornaci da calce. L'intendimento di Washington era, che impadronitosi con questo doppio sforzo di Germantown, venissero separate e disgiunte l'una dall'altra le due ali dell'esercito inglese; la qual cosa gli avrebbe dato una compiuta vittoria. Perchè poi il fianco sinistro dell'ala sinistra inglese non potesse, ristringendosi, correre in soccorso del destro, comandò, che il generale Armstrong colle milizie della Pensilvania girasse verso lo Schuyl-kill, e, scendendo per la sinistra riva di questo fiume, minacciasse e di costa ed alle spalle quel fianco. Istessamente, acciocchè il fianco destro dell'ala destra dell'esercito britannico non potesse andar in aiuto del sinistro, il quale stanziava presso le mura del borgo, fece volteggiare a levante i generali Smallwood e Foreman colle milizie marilandesi e cesariane, acciò comparsi improvvisamente alle spalle del fianco destro, e lo tenessero a bada, e lo disordinassero. Gli squadroni del lord Stirling, e le brigate dei generali Nash e Maxwell stavano alle riscosse. Schierato adunque nel modo che si è detto l'esercito repubblicano, commise Washington, che si toccasse la levata. Perilchè, lasciati gli alloggiamenti di Shippach-creek, marciarono contro i reali la sera dei tre ottobre alle ore sette. I corridori battevano le strade per intraprendere chiunque avrebbe potuto portar le nuove dell'imminente assalto al capitano britannico. Washington istesso accompagnava di persona lo squadrone di Sullivan e di Wayne. Procedevano fra l'oscurità della notte tacitamente e velocemente. Alle tre della mattina dei quattro le prime scolte inglesi diedero al grosso delle genti l'avviso di quello ch'era. Tosto il campo si risentì, e vi si diè all'armi; ognuno andava a pigliare il suo posto con molta fretta, e non senza qualche disordine, essendo la cosa improvvisa. Gli Americani sopraggiungevano a levata di sole. Cacciate da Conway le prime scolte, si avventavano a slancio contro il battaglione dei fanti leggieri. Contrastavano questi valorosamente un pezzo; ma finalmente sopraffatti dal numero furono espugnati. Gli Americani, perseguitandogli, gli rincacciarono nel villaggio. La fortuna pareva in quella prima giunta dar favore alla impresa loro: e certamente, se si fossero fatti padroni di tutta la Terra, avrebbero ottenuto una segnalata vittoria. Ma in questo mentre il luogotenente colonnello Musgrave con sei compagnie si era riparato dentro di una casa forte e grossa, situata in capo alla Terra, e di ella facendo fioccare sugli assalitori le archibusate, impediva loro di recarsi più avanti. Diedero gli Americani furiosamente la battaglia a questo inaspettato nido del nemico; ma quei di dentro continuarono a difendersi risolutamente. Accostarono i cannoni per batterla; ma tale era l'intrepidezza dei soldati del Musgrave, e la spessezza dei tiri loro, che non si potè far frutto alcuno.

Mentre così si travagliava in questa parte, la colonna sottoposta all'obbedienza di Greene si avvicinava all'ala destra inglese, e azzuffatasi coi fanti leggieri e coi corridori della reina, dopo non molta resistenza gli ebbe cacciati indietro. Greene difilandosi sulla sua dritta, ed approssimatosi al villaggio dava dentro nel fianco sinistro dell'ala dritta inglese, e faceva di forza per entrar nel murato. Intanto si aspettava, che le milizie pensilvaniche menate dall'Amstrong sulla dritta, le marilandesi e le cesariane condotte da Smallwood e da Foreman sulla sinistra, eseguendo gli ordini del capitano generale, assalito ed accerchiato avrebbero, quelle il fianco sinistro, e queste il destro dell'esercito britannico. Ma o che arrivassero troppo tardi per gl'impedimenti trovati fra via, o che mancassero d'ardire, le prime si mostrarono bene a veduta dei fanti e dei corridori tedeschi; ma non gli affrontarono. Le seconde arrivarono sul campo troppo tardi. Quindi avvenne, che il generale inglese Grey, credutosi sicuro sul sinistro fianco, ebbe comodità di correre con quasi tutta l'ala sinistra, che obbediva a' suoi ordini, in soccorso della battaglia, la quale dentro del borgo, nonostante la resistenza inopinata del Musgrave, era gagliardamente pressata dagli Americani, che di già erano penetrati molt'oltre. Quivi la battaglia diventò molto feroce, incalzando tuttavia fieramente gli Americani, e difendendosi non meno animosamente gl'Inglesi. Ella stette un pezzo dubbia. Nell'ardore della pugna il generale Agnew con grandissimo ardire combattendo alla testa della quarta brigata britannica, ferito improvvisamente, se ne morì. Il colonnello Matthew dello squadrone di Greene spintosi avanti con incredibile valore ruppe gl'Inglesi da canto alle mura della Terra. Ne fe' molti prigionieri, e già faceva le viste di voler entrar dentro. Ma per la folta nebbia, che in quell'ora ingombrava l'aria, e per qualche inegualità di terreno, perduto di vista il restante dello squadrone, ed attorniato egli stesso da un grosso di nemici, che contro di lui si affoltarono dalla estremità del corno loro destro, dove per gl'indugiamenti dei Marilandesi e Cesariani nissun timore avevano, fu fatto prigione con tutti i suoi, avendo anche gl'Inglesi ricuperato i cattivi. Questo sinistro accaduto a Matthew fu cagione, che due reggimenti dell'ala dritta inglese potettero alla sicura entrare nel villaggio, ed assalir di costa gli Americani, che vi erano dentro. Questi allora non potendo resistere si ritirarono alla sfuggiasca dalla Terra con notabile perdita di morti e di feriti. Musgrave stesso, al quale si dee la principal lode di tutto questo fatto, fu liberato dall'assalto. Avuta Grey la vittoria dentro la Terra, corse in soccorso dell'ala dritta, la quale tuttavia combatteva contro la sinistra banda della colonna di Greene. Gli Americani allora andarono in fuga, abbandonando da tutte le parti agl'Inglesi quella vittoria, la quale avevano creduto sulle prime di avere sicura nelle mani. La densa nebbia, la quale fece sì, che una squadra non vedendo l'altra, tutte, credutesi sole, s'intimorissero, il che più operò sugli Americani, gente nuova e meno disciplinata, che sui veterani inglesi; l'inegualità del terreno, per la quale, e più facilmente si disordinano, e più difficilmente si riordinano i nuovi, che non i vecchi soldati, ed infine l'ostacolo impensato del Musgrave, il quale seppe in un pericoloso istante una casa comune come quasi in una forte bastata trasformare, furono le principali cagioni, per le quali un ben composto disegno non ebbe effetto; e quella fortuna, che già pareva favorevole dimostrarsi ad una parte, voltandosi improvvisamente, inclinò del tutto a prò dell'altra. Cornwallis, che si trovava a Filadelfia, avuto l'avviso dell'impensato assalto, corse con alcuni cavalleggieri e granatieri al luogo della battaglia; ma arrivò, che già gli Americani avevano dato volta.

Morirono in questa battaglia degli Americani da dugento; seicento furono feriti, e da quattrocento fatti prigionieri. Fu soprattutto lamentata la morte del generale Nash della Carolina Settentrionale. Degl'Inglesi rimasero, o morti o prigionieri pochi più di cinquecento. Si noverò tra i primi oltre il generale Agnew, capitano di molto valore, il colonnello Bird. L'esercito americano si ritirò dopo il combattimento, conducendo seco tutte le artiglierie e munizioni, alle stanze di Perkiomy-creek, a venti miglia discosto. Lodò il congresso pubblicamente l'impresa, e molto ringraziò i soldati pel valore, col quale avevano combattuto. Solo il generale Stephens fu casso per aver mal guidato i suoi, durante la ritirata.

Alcuni giorni dopo quello della battaglia Howe si ritirò con tutto l'esercito a Filadelfia, inabile a seguitare il nemico per que' luoghi forti per la mancanza delle vettovaglie, e pel desiderio, che aveva grandissimo, di aprirsi la via sino al mare per la Delawara. Washington accostatessigli alcune centinaia di milizie, ed un reggimento stanziale della Virginia, di nuovo si avvicinò al nemico, pigliando i soliti alloggiamenti di Shippach-creek. Così gl'Inglesi avevano a fare con un nemico, il quale, non che si sbigottisse all'avversa fortuna, pareva per lo contrario da questa nuove forze acquistare; che vinto, non che si disbandasse, di nuovo tornava più feroce alle offese; e tanta era la sua diligenza e la sua costanza, che operava in modo, che le vittorie degl'Inglesi partorivano per essi gli effetti delle sconfitte. Nè si erano ottenuti dalla possessione di Filadelfia que' vantaggi, che se ne aspettavano. Imperciocchè i popoli non se ne sgomentarono di sorta veruna; e l'esercito vincitore trovandosi da ogni parte attorniato da uomini nemici, pareva fosse nelle mura stesse della città confinato. Instava minaccevolmente Washington dai poggi dello Schuyl-kill; e faceva anche correre con numerose torme di cavalleggieri e di pedoni lesti il paese posto tra la destra riva di questo fiume e la Delawara, per opprimere le bande scorrazzanti dell'Howe, acciò non potessero foraggiare alla sicura, e per impedire, che dai male affetti o dagli avari non si movessero vettovaglie verso il campo dell'esercito nemico. Oltreacciò il congresso stabilì, si punissero di morte coloro, i quali o munizioni di qualunque sorta, od altri aiuti fornissero alle genti del Re.

Il generale inglese, vedutosi in tal modo ingannato della sua speranza di poter trarre dalla parte di terra i viveri necessarj all'esercito, volse i pensieri a volersi strigare dagl'impedimenti posti nel corso della Delawara, e ad aprirsi totalmente il varco al mare. L'impresa era molto difficile e pericolosa. Era mestiero, per ottener l'intento, conquistar l'Isola della Mota, nella quale stava piantato il Forte Mifflin, e la punta di Red-bank, che gli Americani chiamavano Forte Mercer. Superate queste due Fortezze, si sarebbe potuto sgombrare la Delawara dalla superior fila dei triboli. Deliberò pertanto Howe di assaltar nello stesso tempo le due Fortezze, facendo anche a quest'uopo servir quelle navi, che avrebbero potuto passare pel callone dell'inferior fila di quelli. Aveva altresì piantato una batteria di grossi cannoni sulla sponda pensilvanica della Delawara, di rincontro all'Isola della Mota, per poter noiare il presidio anche da questa parte. Aveva il comando nel Forte Mifflin il colonnello Smith, e nel Red-bank il colonnello Greene, l'uno e l'altro capitani di molta stima presso gli Americani. Nell'assalto da darsi al Forte Mifflin intendeva Howe, che si procedesse in modo, che mentre le batterie piantate sulla riva lo fulminassero sul destro fianco, la nave da guerra il Vigilante, passando per quello stretto canale, che l'Isola di Hog-island dall'Isola della Mota divide, lo combattesse a ridosso, e le fregate colle navi l'Iside e l'Augusta approssimandovisi pel canale più largo e più profondo del mezzo, da fronte. Il Red-bank poi si doveva, trasportate le genti sulla sinistra del fiume, assalire alle spalle dalla parte della Cesarea.

Ordinate in tal modo le cose, andavano gl'Inglesi alla fazione la sera dei 21 ottobre. Il colonnello Donop, uffiziale tedesco, che si era acquistato buon nome in tutto il corso di questa guerra, con una grossa banda di Essiani varcò la Delawara a Cooper's-ferry rimpetto a Filadelfia. Quindi marciando sulle terre cesariane lungo il fiume all'ingiù, arrivò il dì seguente a ora molto tarda dietro il Red-bank. Consistevano le fortificazioni in un recinto esteriore molto largo, in mezzo del quale si era fatto una grossa trincea munita d'artiglierie e di palificate. Andò Donop all'assalto con maraviglioso coraggio. Gli Americani, fatta una leggiera resistenza nel recinto esteriore, nè credendosi abili a difenderlo convenientemente per la troppa larghezza sua, si ritirarono nel mastio, donde si difendevano con grandissimo ardire. Si avvicinarono gli Essiani, e facevano una molto aspra battaglia. Ma o per la difesa di quei di dentro, o perchè non avessero le scale opportune, poco profittavano. Fu ferito in questo mentre mortalmente Donop, e fatto prigioniero. Molti de' suoi migliori uffiziali o furono del pari uccisi, od in tal modo malconci dalle ferite, che furono costretti a ritirarsi dalla battaglia. Il colonnello Mingerode stesso, il quale dopo l'infelice caso di Donop gli era succeduto nel comando, toccò una ferita molto pericolosa. Furono allora ributtati duramente gli Essiani; ed il luogotenente colonnello Linsing gli faceva a gran fretta ritirare. Nel che furono grandemente danneggiati dalle galere e batterie galleggianti del nemico. Rimasero uccisi da quattrocento Essiani. Morì il giorno seguente delle sue ferite Donop. Ebbe gran parte nella vittoria il cavaliere Duplessis, francese, il quale con molta industria e valore governò le artiglierie. I vinti ritornarono a Filadelfia.