In questo stato di cose, infastiditi i commissarj americani di tante dilazioni, e da quell'essere sì lungo tempo tenuti in sul ponte; ed accorgendosi benissimo a qual fine uccellassero i Francesi, poco mancò, non interrompessero tutte le pratiche, gravemente dolendosi della grettezza di quelli, i quali non riputavano aliene dal benefizio loro le disgrazie altrui.
Non potendo gli Americani l'intento loro ottenere dalla Francia, nè sapendo aiutare altrimenti questa materia, nè restando loro più altro in giuoco, si volgevano all'Inghilterra proponendo a questa, riconoscesse la independenza. La qual cosa ottenuta, avrebbero essi in tutti gli altri capi, che venuti erano in contesa, tutte quelle concessioni fatte, che più conducevoli fossero a salvar l'onore dell'antica patria. Aggiungevano, che se i ministri britannici sapessero usare l'occasione, ogni ragione persuadeva, che si sarebbe fatto tale accordo, che la Gran-Brettagna ne sarebbe in sì felice e fiorente condizione posta, che più desiderar non potrebbe, ed alla quale invano spererebbe, seguitando un diverso consiglio, di poter arrivare. Ma quelli impazzati, perchè improsperiti pei primi successi dell'esercito burgoniano, credendosi di tener la fortuna pel ciuffo, e stando in sulla boria della guerra, non vollero prestar orecchio a nissuna pratica d'accordo, e negarono risolutamente la proposta. In ciò certamente improvvidi, che ricusando gli Americani anche nel corso dell'avversa fortuna, e nella quasi totale disperanza degli aiuti esterni, di volersi dall'independenza discostare, e facendo anzi di questa una indispensabile condizione dell'accordo, non abbiano conosciuto, che la ricongiunzione dei due Stati era diventata impossibile; e che, poichè la necessità delle cose, e l'inesorabile destino volevano che l'America più non fosse suddita, meglio era averla alleata che nemica.
Ma la disfatta e la cattività dei Burgoniani, per le quali sì fattamente era risorta la grandezza dell'America, dando nuovo ardire agli Americani, nuove speranze, e nuovi timori ai Francesi, fecero di modo, che le cose cominciarono a dimesticarsi, e che si mutarono i consiglj degli uni e degli altri. L'Inghilterra stessa, se savj stati fossero, o meno di loro testa il Re od i ministri, o l'uno e gli altri insieme, avrebbe fatto senno, ed abbandonata la non riuscibile impresa, avrebbe quel partito abbracciato, che solo le rimaneva per condursi a salvamento. Ma l'orgoglio, le invasazioni, e le caponerie sono troppo spesso la rovina degli Stati; e lord Bute non cessava dal mettere il Re Giorgio in su questo traino. Gli Americani dopo la vittoria di Saratoga molto acconciamente quella via seguirono, che per le nuove circostanze si era loro parata davanti. Nel che diedero pruove non dubbie, e di molta sagacità, e di non poca pratica negli affari di Stato. Andarono discorrendo, che siccome la prosperevole fortuna rendeva sè stessi più forti, e l'alleanza loro più desiderabile, e che nissun dubbio vi doveva più oltre rimanere nella mente degli uomini prudenti intorno la independenza loro, così opportuna cosa era il dar gelosia alla Francia col fare le viste di volersi allegare coll'Inghilterra, ed il dar timore all'Inghilterra colla sembianza di volersi in tutto recare in sulla lega colla Francia. Credevano in tal modo di poterne venire una volta a conclusione, e di vederne finalmente l'acqua chiara. Per la qual cosa coll'istesso procaccio, che portò in Inghilterra le novelle delle gesta di Saratoga, arrivarono dall'America lettere, colle quali si faceva sentire, che ristucchi gli Americani ai troppo lunghi indugiamenti della Francia, e disgustati al non averne ricevuto, a' tempi dei maggiori infortunj loro, palesi e più efficaci soccorsi, molto desideravano di collegarsi coll'Inghilterra, e di fare con questa un trattato di commercio, purchè riconoscesse la independenza; e per maggiore sprone aggiugnevasi anco, che assai stava loro a cuore il contrar lega coll'antica patria; perciocchè nel contrario caso sarebbero stati obbligati a gettarsi in grembo all'inveterato ed implacabile nemico del nome inglese. A questo medesimo fine il generale Gates, cotanto chiaro per la fresca vittoria, scrisse lettere ad uno dei membri più riputati del Parlamento. Questi motivi facevano i Capi americani anche per soddisfare ai popoli, i quali malvolentieri avrebbero sopportato di esser gettati di punto in bianco alle parti francesi, senza che prima ogni via tentata si fosse per accordarsi coll'Inghilterra. Le opinioni impresse negli animi loro contro la Francia erano gagliarde molto, e l'aver voluto questa, siccome credevano, far mercato delle miserie loro gli aveva grandemente posti in mal umore. Queste pratiche si sapevano in Francia, essendo state notificate a Franklin, il quale molto accortamente le sapeva usare; e se i ministri francesi ne prendessero sospetto, non è da domandare. Nel medesimo tempo si era dall'America significato a Franklin, che convenevolmente instasse presso il governo di Francia, acciocchè finalmente si scoprisse; senza di che si correva pericolo, che l'Inghilterra, veduto manifestamente dalle dannose sconfitte del Burgoyne, e dalle inutili vittorie dell'Howe, che il ridur colla forza dell'armi gli Americani a divozione era cosa del tutto impossibile, riconoscesse la independenza; che questi non vedendosi favoriti dalla Francia sarebbero forzati a gettarsi in grembo agl'Inglesi, ed a pigliar favori, dovunque gli trovassero; e che perciò ne seguisse l'accordo con totale ed irreparabile pregiudizio degl'interessi francesi. I ministri di Francia conoscendo benissimo, ch'era arrivato il tempo, in cui, se non si voleva perdere il frutto di tante arti, era d'uopo finalmente di por dall'un de' lati la persona di volpe, e di usar la natura del lione, credendo e temendo, perciocchè misuravano gli altri alla stregua loro, che i ministri britannici fossero o più savj, o più nel loro procedere liberi, o affatto scevri, come gli uomini di Stato debbon essere da ogni passione e sdegno, deliberarono, raccogliendo la somma dei discorsi loro, di restringere e condurre a conclusione quelle pratiche, che avevano già da tanto tempo cogli Americani incominciate, e tanto astutamente prolungate. Al qual consiglio tanto più prontamente si accostarono, quanto che non ignoravano, che l'universale dei popoli americani, ammessa l'independenza, si sarebbero più volentieri gittati agli accordi cogl'Inglesi, gente consanguinea, della medesima favella; e costumi, e ricordevole ancora dell'antica congiunzione, che coi Francesi, gente strana, rivale, creduta infedele; che gli aveva tenuti sì lungo tempo in pendente, e contro la quale avevano impresse fin dalla più tenera età nelle menti loro poco favorevoli opinioni. Da un'altra parte avevano gli Americani nel corso di tre anni sopportato gli estremi di ogni disagio, senza avere mai fatto vista di volersi dalle prese risoluzioni discostare, durato con mirabile costanza contro l'avversa fortuna; nè smodati si erano nella propizia, e tanto fatto ed operato avevano, che le prime vittorie degl'Inglesi si erano terminate in isconfitte. Le quali cose persuaso avevano i ministri francesi, che l'America sapeva, poteva e voleva serbar la fede. La deliberazione poi di volere, apertamente entrando a parte della guerra, porgere una soccorrevol mano all'America, riusciva generalmente grata ai popoli di Francia, non solo per l'antico odio contro gl'Inglesi, per la ricordanza delle recenti ferite, pel desiderio della vendetta, e per le opinioni politiche, che a quei tempi si erano per ogni dove diffuse in questo regno, ma ancora per molte ed assai gravi ragioni appartenenti alle cose commerciali. Il traffico, che si era andato facendo tra la Francia e l'America dal principio dell'americana querela in poi, e principalmente in quegli ultimi anni, in cui si era rotto la guerra, aveva fatto di modo, che i mercatanti francesi, avendovi fatto dentro grandissimi guadagni, tutti desiderassero, che il nuovo ordine di cose si coronasse coll'independenza, acciocchè fosse allontanato per sempre l'antico, nel quale per le leggi proibitive del Parlamento, e specialmente per l'atto di navigazione, sarebbero stati privi di quell'utile che ne ricavavano. Egli è vero, che questo traffico non era riuscito di tanto vantaggio, di quanto si erano fatti a credere; perchè alcuni fra di loro, essendosi lasciati trasportare alla eccessiva cupidigia del guadagno, massimamente quei delle città marittime, avevan caricate ricche merci sopra navi per alla volta dell'America, le quali in gran parte, e con gravissimo danno loro erano state intercette dai corsari inglesi. Ma queste istesse perdite gl'infiammavano di maggior desiderio di poter il medesimo commercio continuare, e di rintuzzare quell'ardimento britannico, che voleva chiudere quello, che doveva esser aperto a tutto il mondo. Speravano, che il navilio reale nella palese guerra sarebbe venuto in soccorso del navilio mercantile; e che la forza avrebbe protetto ciò, che per la cupidigia del guadagno s'intraprendeva. Avevano altresì i Francesi in questa bisogna la speranza, o per meglio dire la certezza, che la Spagna sarebbe venuta a parte della contesa. Il che gran peso aggiugneva alle ragioni, che già di per sè stessi avevano. Era quel regno molto potente in sull'armi navali, ed ardeva di tale desiderio di farne pruova contro l'Inghilterra, che credevano in mezzo a quelle loro tanto diligenti cautele, che abbisognasse meglio di freno, che di sprone. Non dubitavano punto poi, che tutte le unite armi della Casa di Borbone, che già da sì lungo tempo si forbivano, ed alla proposta meta s'indirigevano, non fossero non che sufficienti, esuberanti per abbassare quel detestato orgoglio, schermir le ricche navi dagl'insulti britannici, e fare in modo, che il commercio dell'Indie occidentali, e fors'anche quello delle orientali, o tutto, o gran parte venisse in mano degli uomini francesi e spagnuoli. In tanta opportunità, e in tanta aspettazione dei popoli, aveva il governo francese maggior bisogno di prudenza, che il rattenesse dal non precipitar le risoluzioni, che di ardire che lo stimolasse a commettersi all'arbitrio dell'incerta fortuna. Certamente non ebbe mai nissun governo nè consiglio più spedito a seguire, nè partito, cui il consenso e l'ardore dei popoli meglio favoreggiassero, nè che più felice fine o maggiori vantaggi pronosticasse. Per la qual cosa, e non si potendo più sostenere la instanza, che ogni dì ne gli era fatta dagli agenti del congresso, si deliberò finalmente di côrre la occasione, concludendo coll'America quel trattato, che già da sì lungo tempo si negoziava. Ma siccome fino a questo dì l'intendimento della Francia era stato d'intrattenere, non di concludere, così gli articoli dell'accordo, quantunque già in lunghe e frequenti consulte ventilati, non erano ancora non che presti, stabiliti. Temendosi però, che infrattanto, se più s'indugiasse, il governo inglese movesse qualche pratica d'accordo cogli Americani, i ministri francesi si risolvettero a significare ai commissarj del congresso i preliminari del trattato d'amicizia e di commercio da stipularsi tra i due Stati. Il che venne eseguito addì 16 decembre 1777 dal signor Gerard, sindaco reale della città di Strasburgo e Segretario del Consiglio di Stato del Re. Consistevan essi in ciò, che la Francia non solo riconoscerebbe, ma con tutte le forze sue sopporterebbe l'independenza degli Stati Uniti, e concluderebbe coi medesimi un trattato d'amicizia e di commercio; che in ciò fare non si gioverebbe in alcun modo della condizione, in cui gli Stati Uniti si ritrovavano, ma che i capitoli ne sarebbero di tal natura, quali si converrebbero, quando tutti e due gli Stati fossero da lungo tempo stabiliti, ed in tutta la pienezza delle forze loro costituiti; che prevedeva benissimo la Maestà Cristianissima, che nel pigliare questo partito, ne sarebbe probabilmente entrata in guerra colla Gran-Brettagna, ma che non desiderava per questo nissun compenso da parte degli Stati Uniti; non che pretendesse in questo operar solo pel proprio interesse loro, poichè oltre la bontà del reale animo suo verso di loro, le era manifesto, che la potenza dell'Inghilterra ne sarebbe diminuita dalla separazione delle sue colonie. Solo richiedevagli, e di ciò pigliava sicurtà, che gli Stati Uniti in qualsivoglia pace, che fosse in avvenire per fermarsi, alla independenza loro non rinunziassero, ed alla obbedienza verso il governo britannico non ritornassero. Fattasi dalla parte della Francia questa dichiarazione, la quale fermò gli animi degli Americani, si continuarono con gran calore le pratiche per tutto il mese di gennaio. Si significò nel tempo medesimo ogni cosa alla Spagna, acciocchè, quando tal fosse l'intento suo, venisse anch'essa a parte dell'accordo; del che non si tardò a ricevere favorevole risposta. Essendo adunque le cose mature, e tutte le condizioni accordate dall'un canto e dall'altro, si stipulò il dì sei febbraio il trattato d'amicizia tra la Maestà Cristianissima e gli Stati Uniti d'America. Fu esso sottoscritto pel Re dal Gerard, e per gli Stati da Beniamino Franklin, Silas Deane, e Arthur Lee. In questo trattato, nel quale il Re di Francia gli Stati Uniti d'America considerò, come una nazione independente, si stabilirono tra l'una parte e l'altra diversi interessi marittimi e commerciali rispetto ai dazj, che le navi mercantili dovevano pagare nei porti dello Stato amico; alla reciproca protezione delle navi a' tempi di guerra; al diritto delle pescagioni, e specialmente di quella, che i Francesi esercitavano sui banchi di Terra-Nuova a norma de' trattati d'Utrecht e di Parigi; al dritto di ubena, dal quale si dichiararono esenti tanto i Francesi in America, quanto gli Americani in Francia; all'esercizio del commercio, e del corseggiare dell'una parte a tempo, in cui l'altra fosse in guerra con un terzo potentato; al quale fine, e per allontanare ogni motivo di dissensione, si determinarono in un capitolo espresso gli oggetti, che debbono a' tempi di guerra riputarsi di contrabbando, e quelli, che deonsi riputare liberi, e perciò da potersi trasportare, e condurre liberamente dai sudditi delle due parti nelle piazze nemiche, eccettuato però quelle, che si trovassero attualmente assediate, bloccate, o investite. Ancora stipularono, che i vascelli e bastimenti loro non potessero andar soggetti ad alcuna visita, intendendosi, che ogni visita e ricerca dovesse farsi prima dell'imbarco delle mercanzie, e che quelle di contrabbando avessero ad arrestarsi, ed a torsi sulla spiaggia, e non più, quando imbarcate fossero, eccettuati però i casi, in cui si avessero indizj manifesti, o pruove di frodo. Si accordarono oltre a ciò, per facilitare il commercio degli Stati Uniti colla Francia, che il Re Cristianissimo concederebbe loro tanto in Europa, quanto nelle isole di sua pertinenza in America parecchj porti franchi. Il medesimo Re si obbligò finalmente ad adoperare i suoi buoni uffizj, e la sua mezzanità presso l'Imperatore di Marocco, e presso le reggenze di Algieri, Tripoli, e Tunisi, ed altri potentati della costa di Barbaria, perchè nel miglior modo, che possibil fosse, si provvedesse alla comodità, ed alla sicurezza dei sudditi, delle navi, e delle mercanzie americane.
In questo trattato oltrechè si riconobbe l'independenza degli Stati Uniti, si vennero anche a sovvertire intieramente quelle regole, le quali in ogni tempo aveva voluto seguitare il Regno d'Inghilterra, e che risguardano od il commercio dei neutrali a' tempi di guerra, od il bloccare i porti di uno Stato nemico dalle navi da guerra inglesi. Per la qual cosa si prevedeva benissimo, che, quantunque la Francia obbligata non si fosse a prestar aiuti di sorta nessuna agli Stati Uniti, tuttavia si sarebbe la Gran-Brettagna, siccome quella che veniva ad esser toccata sì addentro nell'orgoglio suo, e ne' suoi più essenziali interessi, vivamente risentita, ed avrebbe probabilmente denunziato la guerra alla Francia. Quindi è, che fu tra le medesime parti, e lo stesso giorno di febbraio, sottoscritto un altro trattato casuale di alleanza offensiva e difensiva, il quale dovesse il suo effetto avere, allorquando si rompesse la guerra tra l'Inghilterra e la Francia. Si obbligarono le due parti ad aiutarsi l'una l'altra coi buoni uffizj, col consiglio e colla forza. Si stipulò, cosa fino a quei tempi inudita da parte di un Re, che il più essenziale e diretto fine della lega fosse quello di mantenere effettualmente la libertà, la sovranità, e l'independenza degli Stati Uniti. Si fermò ancora, che se le rimanenti province inglesi nel continente americano si conquistassero, o le isole Bermude, avessero a divenir confederate o dependenti degli Stati Uniti; che se si acquistasse alcuna di quelle isole, che sono poste dentro, o presso il golfo del Messico, queste dovessero alla Corona di Francia appartenere. Si accordò, che niuna delle due parti potesse concluder tregua o pace colla Gran-Brettagna senza il consentimento dell'altra. Si obbligarono entrambe a non por giù le armi, finchè la independenza degli Stati Uniti fosse formalmente, o tacitamente riconosciuta nei trattati, che terminerebbero la guerra. Si guarentirono l'una all'altra cioè gli Stati Uniti al Re Cristianissimo le presenti possessioni della Corona di Francia nell'America, siccome anche quelle, che acquistar potrebbe nel trattato di pace, ed il Re Cristianissimo agli Stati Uniti la libertà, la sovranità e la independenza loro assolute, ed illimitate sì in fatto di governo, che di commercio, ed altresì quelle possessioni, addizioni e conquiste, che la lega fosse per fare durante la guerra ne' dominj della Gran-Brettagna nell'America settentrionale. Fu lasciato luogo, ma ciò in un capitolo a parte e segreto, al Re Cattolico di entrare nel trattato d'amicizia e di commercio, come pure in quello dell'alleanza a quel tempo, che giudicherebbe conveniente.
In questo modo la Francia sempre ricordevole delle ferite avute nella guerra del Canadà, e sempre gelosa della potenza dell'Inghilterra aveva prima con astuti maneggi, e lontani incentivi messi su, poscia con soccorsi nascosi, ed all'uopo disdetti, confermati nella resistenza loro i coloni inglesi; ed infine presili manifestamente per mano gli condusse all'independenza. Nel che fare i ministri francesi con grandissima solerzia destreggiarono, molto accomodatamente tutte quelle regole seguendo, che la ragione di Stato insegna; e certo in nissun'altra bisogna, quantunque grave ed importante si fosse, nè in nessuna età tanta sagacità dimostrarono e tanta costanza, come in questa. Lavorarono essi di soppiatto, quando era pericoloso lo scoprirsi, e si levarono la maschera dal viso, quando, prosperando già le cose americane, offerivano i coloni in sè stessi un sicuro alleato; quando già erano abbondantemente apprestate le armi, massimamente le marinaresche; quando già erano universalmente favorevoli i popoli; quando già ogni cosa presagiva la vittoria. Allorchè poi furono pubblicati in Francia i trattati, non si potrebbe agevolmente credere, a quanta esultazione vi si commuovessero le genti. I commercianti già si promettevano nella mente loro quelle ricchezze, che fin là stat'erano confinate nei porti della Gran-Brettagna; i possessori delle terre s'immaginavano di aver a provare in proporzione della maggior frequenza del commercio una diminuzione delle tasse; i soldati e principalmente i marinaj, speravano di potere le passate macchie lavare, e l'antica gloria ricuperare; gli spiriti generosi si rallegravano, che la Francia si fosse fatta, come doveva, l'avvocata degli oppressi; gli uomini liberali applaudivano, perchè diventata fosse la difenditrice della libertà. Tutti poi esultavano, che fosse finalmente nata la opportunità di abbassare quell'abborrito orgoglio. Tutti si davano a credere, che si ristorerebbero le perdite fatte nel precedente regno; tutti andavano dicendo, queste esser le sorti promesse alla Corona di Francia; questi i felici auspicj, coi quali incominciava il regno di un amorevole e dolce principe; assai essersi sofferto; assai sopportato; ora aver principio un più fortunato avvenire. Nè solo in Francia queste cose giravano; che anzi in pressochè tutti gli altri Stati dell'Europa la medesima disposizione d'animi si manifestava. Gli Europei lodavano, e sino al cielo innalzavano la clemenza e la magnanimità di Luigi decimosesto. Tanto, o detestavano gli uomini di quei tempi i consiglj britannici, o questa medesima causa americana affezionavano.
Non andò gran tempo, da che erano stati i trattati sottoscritti, e molto innanzi, che fossero pubblicamente significati, che i ministri britannici n'ebbero le certe novelle. È fama, che alcuni fra i medesimi abbracciando questa causa d'introdurre tra le due parti la concordia, abbiano nelle consulte segrete proposto, che incontanente si riconoscesse l'independenza delle colonie, ed un trattato d'alleanza e di commercio si negoziasse cogli Stati Uniti. Ma o sia che ripugnasse il Re molto testereccio di propria natura, o che Bute in sì fatto modo lo imbecherasse, il partito non si ottenne. Si determinò adunque di procedere per le mezzane vie, le quali, siccome sono le più comode, così sono anche le meno riuscibili. Queste furono non già di riconoscere l'independenza, la quale a quel tempo si poteva piuttosto negare, che impedire, ma sibbene di rinunziare alla facoltà di tassare, di annullare le lamentate leggi, di concedere le perdonanze, di riconoscere per un certo tempo i maestrati americani, e di negoziare con essi. Questo partito, il quale per la diminuzione della dignità del governo equivaleva, e forse superava quello del riconoscimento della independenza, e per l'effetto, che poteva operare a favor dell'Inghilterra, gli era inferiore, fu da tutti gli uomini prudenti, e degli affari di Stato intendenti biasimato. Nissuno non vedeva, che se dubbio era, che fosse per operare il desiderato effetto prima della dichiarazione della independenza, e della lega fatta colla Francia, pareva certo, che dopo sarebbe stato al tutto inutile. L'amore, che si ha di natura a volere portar un nome suo doveva prevalere negli animi degli Americani all'offerta di essere agli antichi termini di soggezione ritornati, qualunque fossero i vantaggi, che da questa ne risultassero. Nè non poteva essere di poco momento presso di loro, e massimamente nei Capi, che mal sicure sono nei casi di Stato le perdonanze de' principi; e che queste medesime proposte da quei stessi ministri procedevano, i quali avevano voluto affamar l'America, e l'avevano riempiuta di feroci soldati, di rubamenti e di sangue. Oltredichè, se avessero rotta la testè data fede alla Francia, avrebbero meritevolmente incontrato le tacce di gente perfida ed infedele, ed abbandonati dalla Francia, che tradito avrebbero, non avrebbero più negli estremi danni loro trovato nessun patrocinio presso alcun potentato del mondo, e sarebbero stati senza scudo nessuno esposti alla rabbia ed alla vendetta della Gran-Brettagna. Ma forse credettero i ministri britannici, che se le proposte provvisioni non fossero andate a terminarsi in un accordo, avrebbero almeno potuto divider le opinioni, e far nascere gagliarde parti, dimodochè dalla dissensione dei coloni fosse fatto opportunità all'Inghilterra di nuovamente soggiogargli. Forse, ed anzi senza forse credettero i ministri, che, ove avessero gli Americani rifiutato le proposte d'accordo, avrebbero essi una colorata cagione per continuar la guerra. Comunque ciò sia, o che il proceder loro in questa bisogna fosse spontaneo, ovvero costretto, lord North nella tornata della Camera dei Comuni dei 25 febbraio molto gravemente orò sulle presenti occorrenze; che Guglielmo Howe nelle combattute battaglie, ed in tutto il corso della pensilvanica guerra era stato, e pel numero dei soldati, e per la bontà loro, e pel fornimento di ogni cosa molto superiore al nemico; che Burgoyne sino al fatto di Bennington aveva comandato ad un esercito due volte più gagliardo dell'americano; che ben sessantamila combattenti si erano in America mandati; nel che si erano piuttosto oltrepassati, che riempiuti i desiderj e le richieste dei generali; ma che la fortuna si era sì fattamente dimostrata contraria, che non si eran potuti raccorre quei frutti, i quali ragionevolmente se ne dovevano aspettare. Concluse con dire, che, qualunque fosse tuttavia abilitatissima la Gran-Brettagna a continuar la guerra sia pel numero dei soldati, e per la potenza del navilio, che per la pecunia pubblica, la quale e per le tasse abbondava, e per un accatto a basso merito si sarebbe potuta aumentare, ciò nondimeno per quel desiderio, che ogni buon governo debbe avere di por fine alle guerre, massimamente civili, si era determinato a sottomettere alle deliberazioni della Camera certe proposizioni d'accordo, dalle quali non si dubitava, s'avessero a ricavare grandissimi vantaggi. Stettero tutti ad ascoltarlo intentissimi. Succedeva per qualche tempo un silenzio profondo. Nissun segno di approvazione si manifestava da niuna banda. Alcuni eran compresi dal timore, tutti da maraviglia; sì diverso era il parlar presente dei ministri da quello che stato era fin là. Argomentavano, qualche grave cagione avergli sforzati a ciò fare. Vociferava intanto Fox, fermato essere il trattato d'alleanza tra gli Stati Uniti e la Francia. E' vi fu grande malinconia, e molto scalpore. Mosse lord North il partito, che il Parlamento non potesse all'avvenire alcuna tassa o gabella nelle colonie dell'America settentrionale porre, quelle sole eccettuate, che sarebbero credute spedienti per avanzar il commercio, il gettar delle quali però avesse a raccogliersi sotto l'autorità delle rispettive colonie, ed impiegarsi in uso e vantaggio delle medesime. Propose inoltre, si creassero cinque commissarj, i quali la facoltà avessero di accordare con qualsivoglia assemblea o persona le differenze nate tra la Gran-Brettagna e le sue colonie, intendendosi però, che gli accordi non potessero aver l'effetto loro, se non quando fossero dal Parlamento confermati. Fossero anche autorizzati a bandire ovunque, e comunque opportuno riputassero, la cessazione delle armi, a sospendere le leggi proibitive, e generalmente tutte le leggi promulgate dai 10 febbraio 1763, a graziare chiunque, o quanti volessero. Fosse fatta loro finalmente autorità di nominare i governatori, ed i capitani generali nelle province pacificate. In cotal modo i ministri britannici ora costretti da bella forza, e quasi tirativi dall'argano, quelle cose concedevano, che per ben quindici anni avevano negate, e per le quali avevano esercitato già da tre anni un'aspra e crudel guerra; soggetti anche in questo, come in tutte le altre deliberazioni loro, colpa della fortuna, o propria, ad ostinarsi in tempo, ed a cedere fuori di tempo. Così seguitavan essi, non guidavano gli avvenimenti. Furono le provvisioni vinte in Parlamento con consenso pressochè universale. Ma fuori nissuno contento. Alcuni dicevano, queste concessioni esser troppo indegne del nome e della potenza britannica; doversi solo venirne là nell'estrema necessità, dalla quale, la Dio mercè, era tuttavia la Gran-Brettagna lontana; scoraggiarsene i cittadini; svigorirsene l'esercito; i nemici più s'ardire; titubarne gli alleati. Altri disseminavano, giacchè si era rinunziato al dritto di tassazione, che stato era l'occasione e la causa della guerra, il meglio essere proceder più oltre, e riconoscer l'independenza. In somma s'accusavano i ministri d'aver fatto troppo, e troppo poco; destino comune degli uomini peritosi, e dei mezzani consiglj, i quali nè per la prudenza riescono, nè per l'arditezza conciliano. Così mordevan l'uno l'altro, ed i ministri non solo gli uomini parziali, ma eziandio i temperati cittadini. Ciò nonostante nominò il Re qualche tempo dopo a commissarj il conte di Carlisle, lord Howe, il cavalier Eden e Giorgio Johnstone in un col capitano generale dell'esercito inglese in America; uomini tutti, o per la chiarezza del sangue, o per la gloria delle cose fatte, o per la molta intelligenza e pratica delle cose americane riputatissimi. Partirono poscia da Sant'Elena per all'America il giorno 21 aprile portati dalla nave il Tridente il conte di Carlisle, l'Eden ed il Johnstone.
In mezzo a questi fortunosi ravviluppamenti, e stando tutta la nazione britannica sollevata alle future cose, il marchese de Noailles, ambasciadore per parte del Re di Francia presso il Re della Gran-Brettagna, presentò, secondo l'ordine avuto dal suo Signore, addì 13 marzo, al lord Weymout, segretario di Stato per gli affari esterni il seguente rescritto:
«Che gli Stati Uniti d'America, i quali sono in piena possessione dell'independenza pronunziata per l'atto loro dei 4 luglio 1776, avendo fatto proporre al Re suo Signore, di consolidare con una formale convenzione i vincoli, che già avevano incominciato ad unire le due nazioni, i plenipotenziarj rispettivi fermato avevano un trattato di amicizia e di commercio, il quale dovesse servir di fondamento alla buona vicendevole corrispondenza. Che Sua Maestà essendo risoluta a coltivare la buona intelligenza sussistente tra la Francia e la Gran-Brettagna in tutti quei modi, che comportar potessero e la sua dignità, ed il bene de' suoi sudditi, credeva, dover far parte di tale accordo alla Corte di Londra, e significarle nel medesimo tempo, che le parti contrattanti astenute si erano dallo stipulare verun esclusivo vantaggio in favore della francese nazione, e che gli Stati Uniti avevano conservato la libertà di trattar con tutte le altre nazioni qualsivogliano nei termini dell'eguaglianza e della reciprocazione. Nel fare questa comunicazione alla Corte di Londra, essere il Re fermamente persuaso, ch'ella vi troverebbe nuove pruove della mente sua costantemente e sinceramente volta alla pace, e che Sua Maestà britannica albergando nell'animo suo il medesimo desiderio sarebbe egualmente per evitare tutto ciò, che alterar potrebbe la buona armonìa, e che particolarmente efficaci ordini darebbe, perchè il commercio dei sudditi di Sua Maestà cogli Stati Uniti dell'America non venga turbato, e per fare in questa materia osservare, e gli usi ricevuti tra le commercianti nazioni, e le regole, che possono riputarsi sussistere fra le Corone di Francia e della Gran-Brettagna. Concludeva, che in ciò giustamente confidando, credeva superfluo l'avvertire, che il Re suo Signore, essendosi risoluto ad efficacemente proteggere la libertà legittima del commercio de' suoi sudditi, e di difendere l'onore della sua bandiera, aveva a questo fine Sua Maestà fatti certi accordi casuali cogli Stati Uniti dell'America settentrionale».
Questo rescritto tanto grave in sè stesso, e presentato anche un poco alla traversa dal marchese toccò sul più vivo l'orgoglio britannico; e se era uno dei soliti tratti, che costumano di usare tra di loro l'un l'altro i principi, esso era ancora uno di quelli, che non si sogliono, nè si possono comportare. Della qual cosa, non che si desse pensiero la Francia, era appunto quello che desiderava e sperava. Lord North lo comunicò il giorno diciassette di marzo alla Camera dei Comuni con un messaggio del Re, il quale conteneva in sostanza, che Sua Maestà, avuto il rescritto francese, aveva dalla Corte di Francia rappellato il suo ambasciadore; che per lei non era stato, che non fosse turbata la tranquillità d'Europa; che credeva, non poter venire incolpata dell'interrompimento di tale tranquillità, se si risentiva ad un'altrettanto non provocata, che ingiusta aggressione fatta contro l'onore della sua Corona, e gli essenziali interessi del suo Reame, e tanto contraria alle più solenni assicurazioni, sovvertitrice delle leggi delle nazioni, ed ingiuriosa ai diritti di ogni sovrano potentato d'Europa. Concluse dicendo, che per quella confidenza, che aveva fermissima nello zelo de' suoi popoli sperava, sarebbe stata in grado di difendersi dagl'insulti, di ributtar gli assalti, di mantenere e conservare la potenza e la riputazione della sua Corona.
La cosa non riuscì nuova nè inaspettata; perciocchè già se ne motivava nel pubblico. Lord North pose il partito, si rendessero le solite grazie al Re, e fosse assicurato dell'appoggio del Parlamento. Mosse il signor Baker, si pregasse il Re, acciò da' suoi Consiglj allontanasse quelle persone, nelle quali il popolo non poteva più oltre alcuna sicurtà pigliare. Molti facevano gran querimonia, dicendo aver il Baker tutte le ragioni; doversi accettare la proposta. Sorse in questo mezzo il governatore Pownal, uomo grave, e delle cose americane assai pratico, e parlò nei seguenti termini: