Ma nella Francia, la quale, siccome quella chiedi che di lungo proposito aveva disegnato di muovere l'armi contro l'Inghilterra, meglio di questa stava fornita in sugli apparecchiamenti necessarj, il navilio era grandissimo, ed ogni cosa in moto. Non prima vi si ricevettero le novelle, le quali pervennero in brevissimo tempo, del nimichevole modo, col quale il Re Giorgio aveva ricevuto il rescritto del marchese di Noailles, che aveva il governo francese spedito ordini in tutti i porti, acciò vi si fermassero le navi inglesi. Abbenchè da questa ritenzione, siccome pure da quella fatta nei porti inglesi delle navi francesi, pochi effetti ne seguissero; perciocchè i padroni pei sospetti di guerra, che già da buon tempo andavano attorno, si fossero ai porti patrj ritirati. Poscia, lasciate in disparte tutte le dubitazioni, ed in quell'attitudine disponendosi, la quale ad una grande e possente nazione ottimamente si conviene, volendo altresì perfezionar quell'opera, che dal rescritto incominciata si era, e fors'anche gli animi dei nuovi alleati confermare col dar quel passo, dal quale più non si poteva, se non con vergogna, tornar indietro, si deliberò a ricever pubblicamente e solennemente riconoscere i commissarj americani, come ambasciadori di una nazione franca ed independente; la qual cosa, se riuscì dura agl'Inglesi, non è da domandare. Adunque addì 21 del mese di marzo i tre commissarj furono introdotti dal conte di Vergennes avanti il trono, su di cui sedeva in mezzo ai Grandi della sua Corona il Re Luigi decimosesto, e quivi ricevuti con tutti quegli usi e cirimonie, le quali soglionsi osservare, ogni qualvolta che i Re di Francia danno audienza agli ambasciadori delle nazioni sovrane ed independenti. Caso memorabile in vero, e tale, che pochi, o forse nissuno se ne trovano nei ricordi delle storie. Imperciocchè gli Americani sperimentarono in questo miglior fortuna, che altre nazioni, le quali acquistarono l'independenza, non provarono, come per cagion d'esempio gli Olandesi e gli Svizzeri, i quali se non a stento, e dopo lungo tempo furono riconosciuti come independenti da quegli stessi potentati, che a levarsi dal collo la superiorità degli antichi signori loro gli aiutarono.
Avendo in tal modo la Francia passato del tutto il guado, ad avvedendosi benissimo, che nella presente guerra si doveva far maggior fondamento sulle armate, che sugli eserciti; che una parte ragguardevole della guerra marittima consisteva di necessità nel predare sia le navi guerresche del nemico per diminuire la sua potenza, sia le commerciali per iscemar la ricchezza, cosa sempre di grandissima importanza, ma di molto maggiore, quando si combatte contro l'Inghilterra, determinò di porre avanti gli occhi degli uffiziali di mare e delle ciurme maggiori incentivi, acciocchè con più animo e diligenza le navi nemiche perseguitassero. Si usava in Francia per aizzar gli uomini al corseggiare a' tempi di guerra di concedere alcune ricompense ai rapitori delle navi di guerra, ed a quei delle navi mercantili un terzo del provento della vendita delle navi medesime. Il Re per un decreto suo dato addì 28 marzo ordinò, che le navi da guerra, ed i corsari nemici venuti in poter de' suoi, cadessero in piena ed intiera proprietà dei comandanti, uffiziali e ciurme, che intrapresi gli avessero, e che medesimamente i due terzi del valore delle navi mercantili, e dei carichi loro divenissero proprj di coloro, che predate le avessero, salvando solo l'altro terzo da essere incamerato nella cassa degl'invalidi di mare. Ma per altro questo decreto, sebbene sottoscritto dal Re e dal duca di Penthièvre, grande almirante di Francia, per esser mandato ad esecuzione il dì quattro del seguente maggio; nondimeno ossiachè il Re, siccome credono alcuni, molto ripugnasse per la benignità della natura sua al dar cominciamento al versar il sangue, ovverochè la ragione di Stato il persuadesse, doversi aspettare, che gl'Inglesi commettessero essi le prime ostilità, fu rattenuto gran pezzo, e non fu pubblicato, nè eseguito prima del cominciar di luglio.
Perchè poi non potesse, temendo di sè medesimo, il governo inglese mandar soccorsi di genti in America si facevan correre da tutte le parti della Francia sulle coste, che prospettano l'Inghilterra, i reggimenti, e già un esercito potente vi si trovava adunato, pronto, come se fosse, ad essere imbarcato a bordo della grande armata di Brest, e sull'opposta spiaggia trasportato. In Brest intanto non si perdeva tempo, e con grandissima assiduità s'insisteva sui marinareschi lavori. Meglio di trenta grosse navi di alto bordo già vi stavano allestite con un gran numero di fregate, queste massimamente per correre contro, e far gran danni al commercio inglese. Un'altra flotta trovavasi pronta a salpar dal porto di Tolone. Questo quasi subito mutamento del navilio francese causò non poca maraviglia a tutte le nazioni, e molta apprensione all'Inghilterra; la quale, solita a tenere la signoria dei mari, non poteva darsi a credere, che ora un altro potentato sorgesse, che potesse di quella con essa lei contrastare. Per verità la debolezza in cui si trovò la Francia al tempo della morte del re Luigi decimoquarto non solo fu causa, che non si potè riparare alla debolezza, in cui fu lasciato il navilio francese a' tempi della guerra della successione di Spagna, ma ancora, che quelle navi stesse, le quali già stavano allestite nei porti, curate non essendo, andarono a male. Le guerre poi d'Italia, delle Fiandre e di Germania, che succedettero nel regno di Luigi decimoquinto, facendo in modo, che tutte le rendite pubbliche, e tutti gli sforzi dello Stato si rivolgessero agli eserciti di terra, produssero una pregiudiziale freddezza nelle opere di mare; e stette la Francia contenta all'armar alcune poche navi, piuttosto per proteggere il suo commercio marittimo, che per turbare quello del nimico. Quindi le sconfitte e le perdite non furon poche. S'aggiunse a tutte queste cose l'opinione impressa nell'animo dei popoli francesi contenti alla ricchezza delle terre loro, ed alla moltitudine delle manifatture, che poco bisogno si avesse di un navilio gagliardo, e del commercio di mare. Ma finalmente l'incremento dei proventi delle colonie loro, e la grandissima utilità, che ne ritraevano dalla vendita di quelli sui mercati esteri, fecero accorti i Francesi, di quanta importanza fosse il commercio d'oltremare. Si avvidero inoltre, che senza un navilio guerresco, che protegga il mercantile, il commercio marittimo è sempre, siccome incerto, povero, e che la guerra distruggerebbe in pochi dì i frutti di una lunga pace. Per la qual cosa si rivolsero i pensieri della Francia al creare, ed intrattenere una possente armata, la quale potesse e tener le guerre lontane, ed esercitarle con prosperità di fortuna, e proteggere il commercio dagl'insulti delle navi nemiche. La presente guerra di America poi, la quale tante speranze appresentava alla mente dei Francesi, dava anche un potente incentivo a questi nuovi disegni; e perchè non mancassero i marinari abili a governar le navi, si chiamarono, imitando in ciò gli Inglesi e gli Olandesi, al servigio delle navi del Re i marinari del navilio mercantile. Ed inoltre, cosa che riuscì di grandissima utilità, si eran fatti uscire negli anni 1772, 1775 e 1776 tre flotte capitanate da tre eccellentissimi uomini di mare, i conti d'Orvilliers, di Guichen e Duchaffault non ad altro fine, se non perchè servissero di scuola pratica ad ammaestrare gli uffiziali e le ciurme in tutte le mosse, esercizj ed armeggiamenti navali. Brevemente tanto fece il governo francese, e tanto trovò consenzienti i popoli in questo voler ristorare il proprio navilio, che in sul principio della presente guerra se non superava, certo uguagliava quello dell'Inghilterra; parlandosi però di quello, che allora avevano in pronto gli Inglesi, o che potevano in poco spazio preparare.
Nè questo navilio si voleva tenere ozioso nei porti. Due erano le imprese, l'una e l'altra di somma importanza, che per mezzo delle apparecchiate navi si proponeva la Francia di voler fare, la prima colla flotta di Tolone, l'altra coll'armata di Brest. Intendevasi, che quella partitasi molto per tempo da Tolone se n'andasse colla maggior celerità, che possibil fosse, in America, ed entrasse improvvisamente nelle acque della Delawara. Dal che ne sarebbero nate due cose, fatali ambedue alla Gran-Brettagna, e queste si erano, che l'armata del lord Howe, la quale era sorta dentro di quel fiume, e molto era inferiore di forze alla francese, sarebbe stata senza dubbio alcuno distrutta, o sarebbe venuta in poter de' Francesi. Distrutta, o presa l'armata, l'esercito di terra sotto gli ordini di Clinton pressato a fronte da Washington, ed alle spalle per la via del fiume dall'armata francese, sarebbe anch'esso stato costretto ad arrendersi, o certamente avrebbe avuto un molto difficile scampo. In tal modo si sarebbe vinta ad un tratto tutta la guerra americana. Quest'era il disegno, ch'era stato discorso ed accordato in Parigi tra i commissarj americani ed i ministri francesi. Nè si mise punto tempo in mezzo all'esecuzione. Partì da Tolone addì 13 aprile la flotta francese condotta dal conte d'Estaing, uomo di gran valore e d'altissimi pensieri, la quale consisteva in dodici navi d'alto bordo, e quattro fregate molto grosse. Portava molti soldati da sbarcarsi ai servigj di terra. Silas Deane, uno dei commissarj americani, il quale aveva ricevuto lo scambio, ed il Gerard eletto dal Re a suo ministro presso il congresso, si trovarono a bordo. Si mostrò la fortuna favorevole a questi primi principj. Viaggiava con vento prospero l'armata; e quantunque i ministri britannici avessero tostano avviso di questa partenza avuto, tuttavia parte pei venti di ponente, che soffiarono per alcuni dì contrarj, parte perchè non sapevano, a qual via s'indirizzasse d'Estaing, non fu, che sul principiar di giugno, e dopo molte irresoluzioni, che ordinarono all'ammiraglio Byron, partisse con dodici navi per alla volta dell'America, il quale doveva scambiar l'Howe, che aveva chiesto la licenza di ritornarsene in Inghilterra. Ma l'armata di Brest più grossa, capitanata dal conte De Orvilliers desideroso di gloria, e di sostentare il cetto, che si aveva della sua virtù, era destinata a scorrere i mari d'Europa per tener vivo sulle coste della Gran-Brettagna il timor di una invasione, e soprattutto col mezzo delle fregate, ch'erano numerosissime, intraprendere le navi inglesi, le quali cariche di ricchissime merci si aspettavano di breve dalle Indie sì occidentali, che orientali. In questa maniera le cose s'incamminavano tra i due Stati a manifesta rottura, e le vicine ostilità si aspettavano, quantunque non ancora la guerra fosse stata denunziata dall'una parte all'altra secondo gli usi e le regole d'Europa. Così la contesa tra la Francia e l'Inghilterra, sì possenti nazioni, era negli occhi di tutti gli uomini, e dependevano gli animi loro da aspettazione di cose di grandissimo momento. Non tardò la fortuna ad offerire la occasione, perchè si accendesse quel fuoco, che doveva quindi in tutte le quattro parti del mondo diffondersi.
Erasi appena l'ammiraglio Keppel partito da S. Elena il giorno tredici giugno, e condottosi nel golfo di Biscaia, che scopriva in poca lontananza due navi grosse con altre due più piccole, le quali facevan le viste di esplorare gli andamenti della sua armata. Eran queste le due fregate francesi chiamate il Liocorno e la Belle-Poule. Quivi si trovava in un frangente molto difficile costituito. Da una parte desiderava molto di impadronirsi delle navi per ricavarne notizie sullo stato e sulla positura dell'armata di Brest; dall'altra la guerra non si era ancora chiarita tra le due nazioni, e si sarebbe potuto riputare l'incominciarla alla sua temerità. Nè trovava egli nelle istruzioni avute dai ministri alcuna cosa, che lo potesse cavare dal dubbio in cui era; poichè erano molto larghe, e tutto lasciavano in balìa ed alla discrezione sua. Aggiungevasi, che essendo egli di una setta contraria a quella dei ministri, poteva la sua condotta, caso ch'egli incominciasse le ostilità, essere a mal fine interpretata, attribuendosi alle parzialità politiche appartenenti alla sua setta quello, che appariva essere la necessità delle cose. In tanta perplessità Keppel, da quel buon cittadino ch'egli era, amò meglio servir la patria con pericolo suo, che, stando, lasciar quella in pericolo. Perilchè il giorno 17 giugno ordinò alle sue navi, dessero la caccia alle francesi. Tra le cinque e le sei della sera la fregata inglese il Milfort venne sopra il Liocorno, ed il suo capitano richiedeva, con termini civili però, il Francese, avesse a recarsi colla sua fregata a poppa dell'ammiraglio Keppel. Il Francese sulle prime ricusò; ma veduto avvicinarsi l'Ettore, vascello d'alto bordo, che gli trasse anche d'una cannonata, cedè alla fortuna, e seguitando l'Ettore si condusse dentro le file dell'armata inglese.
In questo mezzo il capitano Marshall colla sua fregata l'Aretusa di ventotto cannoni da sei, di conserva col giunco l'Alert di dieci cannoni se ne iva contro la Belle-Poule, che portava ventisei cannoni da dodici, ed era accompagnata da una fusta armata di dieci cannoni. L'Aretusa, siccome più veloce, arrivava verso le sei della sera a rincontro della Belle-Poule a tiro di moschetto, ed intimavale, la seguitasse, perchè aveva ordine dal suo ammiraglio di condurla a poppa della capitana. Il Signor Chadeau-de-la-Clocheterie, che comandava la Belle-Poule, rispose animosamente del no. Marshal gli fe' tirar d'una cannonata a traverso, e La-Clocheterie ciò stante gli tirò di tutta una fiancata. Ne seguì tra le due fregate una ferocissima battaglia, nella quale aizzati gli uni e gli altri da emulazione, e volendo ad ogni modo riportare la vittoria di quel primo fatto, combattettero con un valore inestimabile. Durò la battaglia per ben due ore con grave danno delle due parti, essendo il mare ed i venti in calma e sì vicine le due navi. Prevalevano i Francesi per la portata dei cannoni, pel numero della ciurma, e per la vicinanza delle coste loro. Gl'Inglesi dal canto loro erano avvantaggiati dal maggior numero dei cannoni, e dalla presenza di due navi d'alto bordo, il Valente ed il Monarca, le quali sebbene per la bonaccia non potessero tanto accostarsi, che potessero aver parte nell'aiutar i loro, davan ciò non di meno non poco sospetto al capitano francese, e molto le sue mosse circoscrivevano. Infine dopo un ostinato combattimento la fregata inglese trovandosi così vicina alle coste di Francia, disperando di potersi insignorir della francese, ed avendo ricevuto molto danno negli alberi, nelle antenne e nel sartiame, valutasi opportunamente di una leggier brezza, che in quel momento era sorta, cessò, e rimorchiata dal Valente e dal Monarca, si ritirò all'armata. Mentre se n'andava, la salutarono i Francesi con cinquanta cannonate di colpo, senza che ne scambiasse ella una sola. La fregata francese non le diè dietro, sia pei danni avuti, sia per la prossimità delle due grosse navi, anzi di tutta l'armata inglese. Per la qual cosa De-la-Clocheterie deliberatosi di ritrarsi al sicuro andò la notte a por l'ancora in mezzo alle secche presso Plouascat. Vennero all'indomani le due navi inglesi, ed andavano osservando se possibile cosa fosse l'accostarsi tanto alla fregata, che la potessero pigliare. Ma, trovati gl'impedimenti delle rocche insuperabili, si posero giù dall'impresa, ed andarono a ricongiungersi all'armata. Per l'istesse cagioni, e nel medesimo tempo, ma però con diverso evento, si attaccarono l'uno l'altro il giunco inglese, e la fusta francese con molta furia. Ma questa, fatta per più d'un'ora valorosa resistenza, si arrendè. Perdè l'Aretusa in questo fatto da otto uomini morti e trentasei feriti. La Belle-Poule da quaranta morti e cinquantasette feriti. Tra i primi si trovò Saint-Marsault, luogotenente della nave, tra i secondi De-la-Roche di Kerandraon, banderaio, Bonvet, uffiziale ausiliario, e lo stesso De-la-Clocheterie, che rilevò due leccature.
La mattina dei diciotto la fregata il Liocorno, che veleggiava in mezzo all'armata di Keppel, avendo fatto qualche mossa, che diè sospetto agl'Inglesi, gli tirarono avanti prua una cannonata per avvertirla, seguitasse il cammino di conserva coll'altre navi. Al che rispose ella non senza gran maraviglia dell'ammiraglio e dell'armata inglese con una intiera fiancata, e con una generale scarica di archibuseria dentro la nave l'America di settantaquattro, che molto le era vicina, ed alla quale comandava il lord Longford. Ciò fatto, calate le tende si arrendè, come se infastidita di quel mezzano stato tra la pace e la guerra, in cui ella era tenuta, avesse voluto con un'animosa risoluzione porsi, quantunque prigioniera, in sull'aperta guerra. Keppel la mandava a Plymouth.
Nel medesimo tempo un'altra fregata francese di trentadue cannoni chiamata la Pallade s'incontrava nella flotta inglese. L'ammiraglio la fe' ritenere, non senza averne prima marinati gli uffiziali e la ciurma. Queste cose fece Keppel contro le navi da guerra francesi; ma le mercantili, le quali non furon poche a dar di cozzo nella sua armata, lasciò andar liberamente al viaggio loro, non credendo aver la facoltà di arrestarle.
In Francia parve una gran cosa, memorando le passate rotte, questo fatto, e non v'è dubbio, che tanto gli uffiziali, quanto i marinari della Belle-Poule abbian dimostrato non solo molto valore, ma ancora una non ordinaria perizia delle cose navali. Quindi è, che se ne fecero molte esultazioni, ed a ragione, e per dar animo alla nazione in quei principj. Il Re poi procedette assai liberamente verso coloro, che combattuto avevano. Nominò De-la-Clocheterie capitano di nave, Bouvet luogotenente di fregata, e concedette a Roche-Kerandraon la croce di San Luigi. Fece pensioni alla sorella di S.t-Marsault, alle vedove ed ai figliuoli di coloro, ch'erano stati morti nella battaglia. Da un altro canto Marshall e Fairfax, capitano del giunco, non ottennero provvisioni di danaro, ma sì veramente molte lodi dall'ammiraglio e dai concittadini.
Ma il Re di Francia, usando il motivo della battaglia data alla Belle-Poule, e della presura delle altre fregate, credendo, che queste cose gli dessero onesta occasione di mandar fuora quello che aveva conceputo nell'animo, ordinò le rappresaglie contro i vascelli della Gran-Brettagna, ed immediatamente fece pubblicare il suo decreto intorno le prede; come se l'aver mandato il conte D'Estaing in America con quegli ordini, che aveva, non dovesse riputarsi un cominciamento di guerra. Gl'Inglesi fecero il medesimo, autorizzando colle parole quello che già, in quanto alle navi guerresche, coi fatti operato avevano. Così si esercitava ad ogni modo fra le due parti la guerra, quantunque non fosse ancora, giusta le consuete formalità, bandita.