Ma se qualche speranza di prospero successo del presente negoziato fosse rimasta, questa avrebbe intieramente distrutta il votare, che fecero gl'Inglesi in questo medesimo tempo la città di Filadelfia, l'acquisto della quale aveva costato tanto sangue, ed una guerra di due anni. Temendo i ministri inglesi di quello che avvenne, cioè che una flotta francese arrivasse molto per tempo nella Delawara, e ponesse in grandissimo pericolo l'esercito britannico, che alloggiava in Filadelfia, ed avendo anzi stabilito di portar la guerra nelle province meridionali, e mandar una parte delle genti a difender le Antille dagl'insulti del nuovo nemico, il che molto avrebbe scemato l'esercito rimasto nel continente, avevano per mezzo del commissario Eden inviato ordine a Clinton, perchè abbandonasse immediatamente quella città e si riparasse alla Nuova-Jork. Questa risoluzione, la qual era non che prudente, necessaria, apparì però come piena di timore agli occhi degli Americani, e non poteva non nuocere grandemente al successo delle pratiche di concordia. Che bisogno avevano gli Americani di venirne a patti, quando gl'Inglesi, cedendo, inferiori all'armi loro si dimostravano? Comunque ciò sia, Clinton si apparecchiava a mandar ad effetto quello che il governo gli aveva comandato. E siccome prevedeva, che a recarsi per la via di terra alla Nuova-Jork gli era mestiero traversare la Nuova-Cesarea, paese per le ragioni nei precedenti libri raccontate diventato molto avverso, e dalla lunga guerra consumato, e perciò avrebbe difettato di vettovaglie, così prima di partirsene da Filadelfia, ne aveva ammassato a dovizia, e postele sopra un numerosissimo carreggio. Egli è vero, che essendo l'armata di lord Howe in pronto nell'acque stesse della Delawara, si avrebbe potuto trasportare l'esercito per la via del mare alla Nuova-Jork; della qual cosa dubitavano gli Americani, e ne stava Washington molto sospeso. Ma forse le difficoltà e la lunghezza dell'imbarco, ed il timore d'incontrare per quelle piagge l'armata francese molto più gagliarda, stornarono i Capi inglesi dal seguir questo partito. Per la qual cosa fattisi e dal canto di Clinton, e da quello di Howe i necessarj apparecchiamenti, la mattina dei 28 giugno per tempissimo tutto l'esercito inglese varcò la Delawara, e navigato un tratto all'ingiù, sen andò ad arripare alla punta di Gloucester sulle terre della Nuova-Cesarea. Poco stante marciava con tutti gl'impedimenti verso Haddonfield, dove arrivò lo stesso giorno.

Ebbe Washington nel suo campo di Valle-fucina subito avviso, che l'esercito inglese era in sulla levata, e mandò tosto il generale Dickinson a raunare sotto l'insegne le milizie cesariane, e nel medesimo tempo, per confortarle con qualche buon polso di soldati stanziali, comandò al generale Maxwell, si recasse nella Cesarea. Gli uni e gli altri dovevano tutti quegl'impedimenti frapporre in sulle vie da tenersi dall'esercito inglese, che meglio potessero; far tagliate, rompere i ponti, atterrare e traversar alberi. Evitassero nel medesimo tempo le imprudenti mosse o le fazioni improvvise. Questi erano i primi disegni di Washington per ritardar l'esercito nemico, finchè egli medesimo potesse spingere tutto l'esercito nella Cesarea, e veder da vicino quello che fosse a fare. Intanto i capitani americani fecero subito ridurre il Consiglio a Valle-fucina per deliberare, se si dovesse, bezzicando il nemico alla coda, fargli tutto quel male che si potesse, senza però venirne ad una battaglia giusta; ovvero se fosse più accettevole partito il dar dentro a capo all'ingiù, e tentar la fortuna di una giornata determinativa. Stettero un pezzo in questo dibattito, e furon varie le opinioni. Lee, che poco prima era stato scambiato col Prescott, considerata l'egualità delle forze dei due eserciti, e la favorevole condizione degli Stati Uniti da non doversi più senza necessità mettere al rischio delle battaglie, e fors'anche poco confidando nella disciplina delle genti americane, opinava, non si mettesse quell'esercito sul tavoliere, si schivasse il fatto d'armi. Solo voleva, si seguitasse il nemico alla leggiera, spiassersi i suoi andamenti, gli s'impedisse il far danno. A questa opinione si accostavano i più. Gli altri, tra i quali Washington stesso, dissuadevano questo consiglio, e volevano, quando però una buona occasione si appresentasse, si attaccasse la battaglia campale, non potendo nell'animo loro comportare, che il nemico si ritirasse impunemente per sì lungo spazio di cammino, e persuadendosi che a ragione ei potevano ben promettersi di quei soldati, la costanza de' quali non avevan potuto superare la malvagità della stagione, e la inopia di tutte le cose. Consideravano ancora, essere l'esercito inglese molto impedito dalle salmerie, e non dubitavano punto, che in qualcuno dei molti luoghi difficili, pei quali ei doveva passare, qualche buon destro si potrebbe côrre di combattere avvantaggiati. Ciò nonostante prevalse l'opinione dei più, non senza evidente disgusto di Washington, il quale, come uomo molto di sua testa, stette pertinace nella sua deliberazione. Il giorno medesimo, in cui gl'Inglesi abbandonarono Filadelfia, si mosse dal suo campo di Valle-fucina, e varcata la Delawara a Coryell's-ferry, perciocchè Clinton marciava all'insù del fiume, andò il giorno 22 a por gli alloggiamenti a Hopewell. Stava molto incerto intorno il disegno del nemico. Il proceder di lui così lento, il quale però era una necessità prodotta dalla moltitudine delle salmerie, e non uno scaltrimento, lo faceva sospettare, che l'intenzione fosse l'adescarlo in modo, che, passato il Rariton, scendesse nelle parti più piane della Cesarea, ed allora marciando rattamente attorno la sua dritta, rinserrarlo contro il fiume, e costringerlo svantaggiato alla battaglia. Perciò procedeva con molta circospezione, e non si lasciava aggirare a venirne a passar il Rariton. Forse credeva ancora, che il nemico volesse varcar questo fiume per poter marciar difilatamente alla Nuova-Jork, e che perciò fosse necessario volteggiarsi sulla sinistra di lui per poterne impedire il passo a Clinton. Intanto si era questi già condotto a Allenstown, e Washington spedì Morgan co' suoi cavalleggieri, acciò noiasse costeggiando il destro fianco dell'esercito inglese, mentre Maxwell e Dickinson lo infestavano sul sinistro, ed il generale Cadwallader alla coda. Ma Clinton trovandosi in Allenstown andava considerando, qual via dovesse seguire per arrivare alla Nuova-Jork. Poteva egli volgendosi verso il Rariton incamminarsi alla volta di Brunswick, ed ivi passato il fiume correre verso l'Isola degli Stati, e per questa alla Nuova-Jork. L'altra via che gli si appresentava, era quella di volgersi a dritta, e passando per la Terra di Montmouth ripararsi speditamente ai colli di Middletown, pei quali era sicuro il passo a Sandy-hook, per quindi coll'aiuto delle navi dell'Howe, che là si aspettavano, condursi alla Nuova-Jork. Considerato adunque, che il passare il fiume Rariton con un esercito impedito da tanto ingombrìo di arnesi, ed avendo da fronte tutto quello di Washington, il quale sapeva dover esser di breve anche rinforzato dalle genti, che dall'esercito settentrionale conduceva Gates, si consigliò di voler seguire la strada di Montmouth, e già si era messo tra via per mandare ad effetto il suo disegno. Washington, il quale sin là era stato coll'animo sospeso, perchè la via di Allenstown accennava egualmente a Brunswick ed a Montmouth, intesa la cosa, comandò al generale Wayne, andasse, a rinforzar con mille stanziali le squadre del Cadwallader, acciò più sicuramente, e con maggior frutto potessero ritardare, fastidiandolo, il nemico. Prepose poscia a tutte le genti, che sì da presso sotto gli ordini di Wayne, di Cadwallader, di Dickinson e di Morgan seguitavano gli Inglesi, essendo la cosa d'importanza, il maggiore generale La-Fayette. Ma diventando ognora maggiore il pericolo, perchè già la vanguardia americana si era avvicinata alla dietroguardia inglese, giudicando, che all'aiuto de' suoi fossero necessarie altre spalle di ordinanza ferma, spinse il generale Lee con due brigate ad ingrossar le prime. Lee, come anziano, si recò in mano il comando di tutta la vanguardia, rimanendo La-Fayette con quello delle milizie e dei cavalleggieri. Pigliò Lee gli alloggiamenti a English-Town. Seguitava a poca distanza Washington col grosso dell'esercito, e si accampava a Cranberry. Continuavano a ronzare Morgan sulla dritta degl'Inglesi, Dickinson sulla sinistra. Le cose si avvicinavano ad un evento fortunoso. Era l'esercito inglese accampato sui poggi di Freehold, dai quali scendendosi alla volta di Montmouth si entra in una fondura tre miglia lunga, e larga uno, frequente qua e là di rialti, di selve e di paludi. Veduto il generale inglese sì vicino il nemico, e la battaglia inevitabile, fece sgombrar il retroguardo da tutte le bagaglie, mettendole in capo alla vanguardia condotta da Knyphausen, acciocchè, mentr'egli col retroguardo intratteneva il nemico, avesse comodità di difilarsi, e di condurle a salvamento ai colli di Middletown. Egli intanto continuò a starsene la notte dei venzette giugno ne' suoi alloggiamenti di Freehold col retroguardo, il quale consisteva in parecchj battaglioni di fanti inglesi sì di grave armatura, che di leggiere, nei granatieri essiani, ed in un reggimento di cavalleggieri. Il dì seguente allo spuntar dell'alba, Knyphausen coll'antiguardo, e col carreggio calava nella valle, incamminandosi alla volta di Middletown, e già si era difilato buon pezzo avanti. Clinton colla sua schiera, ch'era tutta di gente eletta, continuava tuttavia nei primi alloggiamenti, sia per ritardare il nemico, sia per dar luogo, le salmerie sgombrassero. Washington informato tosto di quello che accadeva, e temendo, che il nemico arrivasse a rintanarsi nelle montagne di Middletown, che erano a poche miglia distanti, nel qual caso sarebbe divenuto cosa impossibile il rompere il disegno di lui dal ritirarsi alla Nuova-Jork, si determinò, a non metter più tempo in mezzo per attaccar la battaglia. Commetteva tosto a Lee, si mescolasse col nemico da fronte, a Morgan ed a Dickinson, si calassero giù dai fianchi dentro la valle, il primo a dritta, il secondo a stanca per assaltar le genti del Knyphausen impedite dagli arnesi e da tanta salmeria. Ivano gli uni e gli altri alla zuffa. Già si era mosso Clinton, e scendeva dai poggi di Freehold dentro la valle, quando s'avvide, che gli Americani scendevano anch'essi a furia per assaltarlo. Ebbe nell'istesso tempo lingua, che Knyphausen stesso e tutte le salmerie si trovavano in grandissimo pericolo, per esser le medesime impacciate dentro le strette, e distese in una fila di parecchie miglia. In così grave frangente, Clinton sopraggiunto da improvvisa necessità di combattere, prese tosto quel partito, pel quale solo poteva sperare con qualche probabilità di potersi sbrigare dal difficile passo, in cui si trovava condotto. Si avvisò adunque di avventarsi rattamente col dietroguardo contro gli Americani, che gli venivano addosso, e con grandissimo sforzo puntando tentare di ributtargli. Si persuadeva, che sopraffatti i medesimi dal gagliardo ed inaspettato assalto, avrebbe richiamato tostamente in dietro, e fatto venire in soccorso loro quelle genti, che minacciavano le bagaglie. Così la dietroguardia inglese guidata da Cornwallis e da Clinton istesso, e la vanguardia americana condotta dal marchese De La-Fayette e dal generale Lee si difilarono l'una contro l'altra con determinata volontà di combattere. Già incominciavano a trarre le artiglierie, ed i corridori della reina attaccatisi coi cavalleggieri De La-Fayette gli avevano risospinti indietro. Lee prevenuto dall'inaspettata risoluzione di Clinton dell'aver voltato il viso agli Americani, e dalla celerità, colla quale mandata l'aveva ad esecuzione, fu costretto a metter le sue genti in ordinanza su di un terreno poco a ciò conveniente, trovandosi alle spalle una grossa palude, la quale, in caso di rotta, gli avrebbe grandemente impedito la ritirata. Forse anche essendo stato confortatore del contrario consiglio, abborriva tuttavia dal voler fare una giornata campale. Sopraggiunti gli Inglesi, dopo leggier conflitto abbandonò il campo, e si ritirò indietro non senza qualche disordine delle sue schiere, forse per la difficoltà del terreno. Sottentrarono gl'Inglesi, e già passata anch'essi la palude, fieramente lo incalzavano, innanzi che avesse tempo di riordinarsi. In questo pericoloso momento sopraggiunse colle sue schiere Washington, il quale, siccome quegli che stava sull'ali, udito il primo romore, era venuto a corsa, avendo comandato a' suoi, lasciassero indietro ogni sorta d'impedimenti, e perfino i zaini soliti a portarsi dai soldati a tutte le fazioni. Veduta la ritirata, e quasi fuga dei suoi, la ebbe molto a grave, e, dette prima alcuna aspre parole a Lee, si accinse con eguali prudenza e coraggio a voler ristorare la fortuna della giornata. Prima di ogni cosa egli era necessario arrestar per un poco d'ora l'impeto degl'Inglesi per dar tempo a tutte le schiere del retroguardo di arrivare. A questo fine ordinò ai battaglioni dei colonnelli Steewart e Ramsay, pigliassero un posto d'importanza sulla sinistra dietro un gomito di un bosco, e là sostenessero i primi empiti del nemico. Lee stesso stimolato dalle parole del generale, e punto dall'amore della gloria, fatto un grande sforzo, riordinava i suoi, e locatigli su di un terreno molto acconcio, si rattestava e difendeva virilmente. Gl'Inglesi furono obbligati a soprastare per isloggiarli. Ma finalmente sia Lee, sia Steewart e Ramsay sopraffatti dal numero e dalla furia del nemico, andarono in volta, ritirandosi però col serbar gli ordini. Andò Lee a porsi in ordinanza dietro Englishtown. Ma in questo mezzo tempo era arrivato sul campo di battaglia il dietroguardo americano, e Washington dispose queste genti fresche, parte in una vicina selva, e parte sopra di un poggio posto sulla sinistra, dal quale alcune bocche da fuoco condottevi dal lord Stirling facevano un danno incredibile agli Inglesi. Le fanterie furono poste di mezzo sotto il poggio a fronteggiar il nemico. Nel medesimo tempo il generale Greene, il quale in quel dì guidava l'ala dritta dell'esercito, e si era condotto molto innanzi, udito il romor dell'armi, e la ritirata della vanguardia, molto prudentemente consigliandosi indietreggiò anch'egli, ed arrivato sul campo, in cui ora si combatteva, pigliò un posto molto forte sulla dritta del lord Stirling. Fece medesimamente condur le artiglierie su di un poggio eminente, le quali molto noiavano l'ala sinistra inglese. Arrestati in tal modo gl'Inglesi e trovato da essi sì duro incontro da fronte, tentarono di girare sul fianco sinistro degli Americani; ma furono ributtati dai fanti leggieri, che a quest'uopo erano stati colà mandati da Washington. Si volsero allora contro la destra di quelli, e si affaticavano di spuntarla. Ma furono sconciamente danneggiati dalle artiglierie del Greene, e costretti a ritirarsi. In questo punto Washington, vedutigli crollare, trasse fuori i suoi fanti sotto gli ordini di Wayne, e diè loro un furioso assalto. Volgevano allora gl'Inglesi le spalle, e ripassata la palude, andarono a pigliare il campo in quel luogo stesso, dove Lee aveva fatta la sua prima fermata. Così rimase vinta la fortuna del vincitore. Ma la nuova positura degl'Inglesi era molto forte. Avevano ai due fianchi selve e paludi profonde, e da fronte quella stessa palude, che aveva disordinate le genti di Lee sul principio del fatto, la quale non lasciava il passo agli Americani per recarsi contro gl'Inglesi se non per una via molto stretta. Ciò non di manco si apparecchiò Washington a sbarbargli, avendo commesso al generale Poor, colla sua brigata, e con una presa di Caroliniani gli assaltasse sulla dritta, ed al Woodfort sulla sinistra, mentre le artiglierie gli fulminavano da fronte. Ivano entrambi facendo il debito loro, con molta costanza affaticandosi per superar gli ostacoli, che i fianchi dell'esercito inglese difendevano. Ma trovarono passi cotanto intricati e difficili, che sopraggiunse la notte, innanzi che potessero far frutto alcuno. Così si distaccò del tutto la battaglia, e fu posto fine al combattimento. Intendeva Washington di ricominciarlo l'indomani molto per tempo, e perciò fece star tutta la notte le sue genti in ordinanza ed in armi. Ei provvedeva a tutte le cose, non rifiutando alcun carico o fatica. Ma diversi da questi erano i pensieri di Clinton. Erano già le bagaglie e la vanguardia arrivate a salvamento presso Middletown; poichè in questo non l'aveva ingannato l'opinione sua, stantechè non sì tosto ebbe egli assaltato le genti di Lee, che questi richiamò a sè le truppe leggieri, che si erano avventate, e pizzicavano da' fianchi dentro la valle le salmerie ed i soldati che le guardavano. Avevano poi questi, mentre si combatteva, continuato a marciare verso Middletown, e la sera già erano arrivati a' luoghi sicuri dei colli; la battaglia era stata onorata dalla parte sua, avendo sulle prime col suo retroguardo superato il vanguardo americano, e sul fine arrestato tutto l'esercito nemico, Prevaleva Washington molto di forze, e sarebbe stato imprudente consiglio, anche ad un esercito uguale, l'avventurarsi alla fortuna di una nuova battaglia, quando una sì gran parte di lui si trovava tanto lontana, ed in una contrada tanto per gli uomini avversa, e pei luoghi malagevole. La perdita della battaglia sarebbe stata seguìta dalla totale rovina dell'esercito. Considerate tutte queste cose, si risolvette alla ritirata. Valendosi adunque dell'oscurità della notte per non esser seguitato, e per ischivare i calori diurni, i quali erano così eccessivi, che sarebbero stati disonesti anche in paesi più caldi, alle dieci della sera (gli Americani scrivono a mezza notte) mosse tutte le sue genti alla volta di Middletown con tanto silenzio, che i nemici, quantunque vicini fossero, e stessero avvertiti e desti a sentire la ritirata, non se ne addarono. Scrisse, che si era a tempo della mossa giovato del lume della luna. Della qual cosa se ne fecero in America le più grasse risa del mondo, stantechè sia stata la luna in quel giorno, ed in quei climi nuova di quattro dì, ed abbia tramontato un po' più prima delle undici della sera. Da un'altra parte, consideratosi da Washington l'eccessivo calore della stagione, la stanchezza delle sue genti, la natura della contrada molto sabbionosa e priva d'acqua, colla distanza, alla quale già si era recato, durante la notte, l'inimico, si scostò dal pensiero di seguitarlo, e lasciò esalar i suoi nel campo d'Englishtown sino al dì delle calende di luglio. Al qual partito tanto più volentieri si accostò, perciocchè credette, che fosse impossibile l'impedire, od il turbare l'imbarco degl'Inglesi a Sandy-hook.

Cotal fine ebbe la battaglia di Freehold, o come gli Americani la chiamano, di Montmouth; nella quale se furono gli Americani perdenti sul principio, acquistarono la vittoria sul fine. E pare molto probabile, che se le genti di Lee fossero state alla dura, avrebbero intieramente rotto l'inimico. Morirono in questo fatto dalla parte inglese da trecento soldati, e ne furon feriti altrettanti. Ne furon fatti da cento prigionieri. Molti ancora disertarono, principalmente essiani. Fra gli Americani si accontarono pochi morti. Dall'una parte e dall'altra molti soldati morirono non di ferite, ma, essendosi combattuto in sulla sferza del caldo, di trambasciamento e di calore. Lodò Washington molto tutti i suoi pel dimostrato valore, magnificamente Wayne. Rendè il congresso pubbliche ed immortali grazie al suo esercito, specialmente agli uffiziali ed a Washington.

Ma Lee non poteva, come quello che sentiva molto di sè medesimo, sgozzare le parole dettegli da Washington in presenza dei soldati. Scrisse perciò al capitano generale due lettere molto risentite, e piene anco di non poca irreverenza. Queste diedero luogo al rivangar un affare, che Washington, siccome prudente, e di posata natura ch'egli era, avrebbe voluto porre in obblio. Per la qual cosa fu Lee sostenuto e tradotto avanti una Corte militare, perchè avesse a scolparsi di tre accuse, le quali furono, di aver disobbedito agli ordini per non aver assaltato il nemico il giorno 28 giugno in conformità delle sue instruzioni; di aver fatto una non necessaria, disordinata e vergognosa ritirata; di aver commesso per le due sue lettere irreverenza verso il capitano generale. Si difese Lee con molto acume d'ingegno, e non senza facondia, dimodochè gli uomini indifferenti, e delle cose militari intendenti, ebbero a rimanere in dubbio, se ci avesse colpa, o no. Nonostante la Corte lo chiarì colpevole di tutti e tre i capi, salvochè fu cassa la parola vergognosa, e sentenziò avesse ad essere ammonito per un anno dall'uffizio del generalato; giudizio in vero o troppo mite, se Lee era colpevole, o troppo severo, se innocente. La brigata ne ebbe molto, che dire, lodandolo alcuni, altri biasimandolo. Il congresso, sebbene suo malgrado, il medesimo giudizio confermò.

Washington la mattina del primo luglio mosse l'esercito verso il fiume del Nort per assicurare i passi delle montagne, ora che gl'Inglesi eran così grossi nella Nuova-Jork, lasciando però nelle parti basse della Cesarea alcune frotte leggieri, e principalmente i corridori del Morgan, a fine di contenere i disertori, e frenar le correrie del nemico. Nel mentre che queste cose si facevano dai due eserciti di Washington e di Clinton sulle terre cesariane, Gates con una parte dell'esercito settentrionale si era calato per le rive dell'Hudson, minacciando di molestar le cose della Nuova-Jork. Dalla qual mozione molt'opportuna ne nacque, che il presidio di questa città stando in sospetto di sè stesso, non potè correre in soccorso di coloro, che stavano alle prese col nemico nella Nuova-Cesarea.

Intanto l'esercito inglese era arrivato ai poggi di Middletown l'ultimo di giugno poco distante da Sandy-hook; al quale luogo già era pervenuta la flotta del lord Howe, dopo però di essere stata lungo tempo trattenuta dalle bonacce nella Delawara. Era Sandy-hook per lo avanti una penisola, che a mò di sprone sporgeva dentro la bocca del golfo, pel quale si naviga alla città della Nuova-Jork. Ma nel precedente inverno era stata dalla violenza dei marosi staccata dalla terra-ferma, ed in una isola convertita. L'arrivo tanto tempestivo delle navi liberò l'esercito dal vicinissimo pericolo, in cui si trovava, se non avesse potuto varcar quel nuovo stretto. Ma, fattosi con incredibile celerità un ponte di barche, passò tutto intiero nell'isola di Sandy-hook, e poco poi portato dalla flotta, alla Nuova-Jork; ignari gli uni e gli altri, da quanto pericolo fossero stati da un benigno riguardo della fortuna scampati, e da quanto fatale rovina preservati.

Era il conte D'Estaing con tutta la sua armata giunto nei mari d'America, e dopo di essersi mostrato sulle coste della Virginia era ito a far porto nelle bocche della Delawara nella notte degli otto di luglio. S'egli avesse potuto arrivare a queste spiagge qualche giorno innanzi, e prima che l'armata dell'Howe avesse sgomberato il fiume, ovvero che incontrata l'avesse nel suo tragitto dalla Delawara a Sandy-hook, non è dubbio, che consistendo questa solamente in due navi a tre ponti, parecchie fregate, e molte navi da carico, l'avrebbe da capo a fondo distrutta. L'esercito inglese poi privo del soccorso del suo navilio, trovandosi nell'estreme parti della Cesarea serrato alle spalle da Washington, bloccato dalla parte del mare da D'Estaing, ed impossibilitato a trasportarsi alla Nuova-Jork, avrebbe dovuto arrendersi, e si sarebbero a Middletown rinnovellati i patti di Saratoga. Il quale accidente, quanta parte fosse per avere nella somma della guerra, nissuno è che non lo veda. Ma così lunga e così tediosa, dopo aver provati per alcuni dì i venti prosperi, riuscì al Francese la navigazione dall'Europa in America, e così frequenti furono le bonacce ed i venti contrarj, che non solo non arrivò in tempo per sorprendere l'armata dell'Howe nella Delawara, e l'esercito di Clinton in Filadelfia, com'era stato il disegno, ma ancora toccò le sponde di questo fiume, quando e quella già si era riparata nel porto dietro Sandy-hook, e questo ricoveratosi in salvo dentro le mura della Nuova-Jork.

Ma se le genti da terra erano pervenute a salvamento in questa città, pericolava tuttavia grandissimamente il navilio nel porto stesso di Sandy-hook. D'Estaing, avuto l'avviso di quello ch'era accaduto, non s'era stato a soprastare; ma dato di nuovo le vele al vento, era improvvisamente ed alla non pensata comparso in veduta dell'armata inglese a Sandy-hook il dì undici di luglio. Aveva egli dodici grosse navi d'alto bordo, e molto ben leste, tra le quali una di novanta cannoni, un'altra di ottanta, e sei di settantaquattro con tre o quattro grosse fregate. Da un altro lato consisteva solamente l'armata inglese in sei vascelli di sessantaquattro, tre di cinquanta, e due di quaranta, con alcune fregate e corvette, tutti governati da scarse ciurme, e tardi dal lungo servizio. Si aggiugneva, che allorquando apparve subitamente l'armata francese, le navi dell'Howe non erano in quella ordinanza poste, che si desiderava per la opportunità delle difese. Per la qual cosa, se D'Estaing sulla sua prima giunta si fosse spinto avanti, ed avesse superato la bocca del porto, ne sarebbe certamente, considerato il valore e la possanza delle due parti, seguìta una battaglia delle più aspre e sanguinose, la quale però, veduta la prepotente forza dei Francesi, ogni ragione persuade, si sarebbe tutta in lor favore terminata. D'Estaing faceva le viste di voler entrare; gli Inglesi se lo aspettavano. Ma tal è la natura della bocca del golfo della Nuova-Jork, che, quantunque sia molto larga, ella è però impedita da un renaio, o scanno, che partendo dall'Isola Lunga molto si avvicina a quella di Sandy-hook, dimodochè tra questa e l'estremità dello scanno è lasciato solo un non molto largo passaggio alle navi. Possono però, e per la strettezza di questo varco, e sopra lo stesso scanno, ch'è assai fondo dentro le acque, trapassar comodamente le navi di minore portata, massime a tempo della crescente. Ma delle navi molto grosse, com'erano quelle di D'Estaing, si dubitava. Perciò consigliatosi coi piloti americani assai pratichi, che dal congresso gli erano stati mandati, temendo, che le sue navi, e specialmente la Linguadocca ed il Tonante, le quali, come più grosse dell'altre, pescavano anche molto più, non potessero varcare, si astenne dall'impresa, ed andò por l'áncora sulle coste della Cesarea, a quattro miglia distante da Sandy-hook, poco lungi dalla Terra di Shrewsbury. Quivi attendeva a far acqua e vettovaglie, ed a consultar coi Capi americani intorno l'impresa dell'Isola di Rodi, la quale si aveva in animo di voler fare, dopochè quella della Delawara per la fortuna avversa era venuta meno. Credettero gl'Inglesi, che D'Estaing s'indugiasse solo per aspettar i maggiori flussi del finir di luglio. Stando essi adunque in apprensione del vicino assalto si preparavano gagliardamente alle difese. Nel che fare dimostrarono e le genti di mare e quelle di terra tanto ardore, che non si potrebbero con parole sufficienti lodare. Intanto parecchie navi inglesi, che il corso loro dirigevano alla Nuova-Jork, a tutto altro pensando fuori che a questo, che i Francesi fossero diventati padroni del mare, venivano ogni dì in poter di questi sotto gli occhi stessi dei compagni loro della flotta, i quali a gravissimo sdegno se ne commuovevano; ma non potevano farvi rimedio alcuno. Finalmente il giorno ventidue di luglio comparve alle bocche del Sandy-hook tutta l'armata francese. Il vento le era favorevole; le acque eran molto alte per la marea. Gl'Inglesi aspettavano l'assalto, col quale ne doveva nascere necessariamente od una non più udita vittoria, o la totale distruzione della flotta britannica. Ma D'Estaing volteggiatosi un poco per quell'acque, voltosi poscia improvvisamente verso l'ostro, in poco d'ora dilungatosi, gli liberò dall'imminente pericolo. Ciò fu in buon punto per gl'Inglesi; poichè dai ventidue sino ai trenta di luglio arrivarono alla spicciolata a Sandy-hook sbattute e rotte dalle tempeste, e dal lungo tragitto parecchie navi della flotta di Byron, le quali, se D'Estaing si fosse indugiato alcuni giorni più, tutte sarebbero in suo potere venute. Arrivarono la Rinomea, ed il Centurione di cinquanta cannoni, il Ragionevole di sessantaquattro, e la Cornùallia di settantaquattro. Vistosi in tal maniera Howe con mirabile suo piacere e de' suoi in grado di osteggiare nell'aperto mare, commesse le vele al vento, iva in cerca di D'Estaing, il quale trovò poscia nel porto di Nuovo-Porto nell'Isola di Rodi.

Ma prima di raccontar le cose che avvennero tra i due ammiragli, l'ordine della storia richiede, che descriviamo quelle che accaddero tra i commissarj inglesi ed il congresso innanzi che quelli, abbandonata del tutto l'impresa, dalle terre americane si dipartissero. Era Johnstone, uno di essi, lungo tempo stato sulle coste d'America, dove aveva acquistato non poca conversazione con parecchj principali personaggi della contrada. Essendo poi anche stato governatore di una delle colonie, siccome quelli ch'era persona entrante, manierosa, e non senza lettere, si era facilmente procacciato molto credito e molta dependenza. Oltreacciò, essendo membro del Parlamento, aveva in questo sempre con molto calore la causa americana patrocinata, e gagliardamente contrastato alle risoluzioni dei ministri. Queste cose, le quali forse furono cagione ch'ei fosse tratto commissario, lo persuasero, che potrebbe forse in America colle insinuazioni, e con un carteggio privato fare quei frutti, che il procedere pubblico dei commissarj, sempre pieno di sussiego e di contegno, non avrebbe per avventura potuto fare. O certo almeno si credette, che l'empiere i principali repubblicani di promesse d'onori e di lucro, avrebbe fatto una buona spianata alle pubbliche proposizioni. Se a questo partito si risolvesse di per sè stesso, o consapevoli, o comandanti i ministri, è incerto. Ma chi vorrà considerare la somma delle lettere, ch'ei scrisse in questo proposito, inclinerà facilmente a credere i ministri stessi siano entrati nel disegno; perchè contro tutte le regole di coloro ch'esercitano una potestà delegata, procedendo altamente, lodava la resistenza, che fin là fatto avevano gli Americani contro le ingiuste e superbe leggi dell'Inghilterra. La qual cosa non si sarebbe oso di fare, se non avesse prima accattato la parola dei ministri intorno a quello che far dovesse. In cotal modo scriveva ai principali personaggi e ad alcuni membri del congresso, che l'avresti creduto piuttosto agente di questo, che del governo della Gran-Brettagna; desiderava di poter veder per entro la contrada, e con quegli uomini conversare, le cui virtù ammirava egli meglio, che quelle dei Greci e dei Romani, acciò potesse a' proprj suoi figliuoli raccontarle; che bene avevano usato la penna, e la spada per vendicare i diritti del genere umano e della patria; che gli amava e venerava grandemente, ed altre somiglianti novelle. Ebbe il congresso sentore, anzi certo avviso della cosa. Raccomandò ai diversi Stati, e comandò al capitano generale, ed agli altri uffiziali usassero ogni diligenza per por fine ad ogni commercio di lettere, che venissero da parte del nemico. Poscia procedendo più oltre, decretò, che tutte le lettere concernenti i pubblici affari, che state fossero ricevute dai membri del congresso da parte degli agenti, od altri sudditi britannici, fossero avanti il cospetto suo recate. Allora diventarono palesi tre lettere del Johnstone indiritte a tre membri del congresso, una a Francesco Dana, l'altra al generale Reed, ed una terza a Roberto Morris. Nella prima assicurava, che il dottor Franklin era stato contento ai termini di accomodamento, che si proponevano; che la Francia s'era condotta a stipular il trattato non già per l'interesse dell'America, ma per paura della riconciliazione; che la Spagna era scontenta, e disapprovava la condotta della Francia. Nella seconda, dopo molte lodi date al Reed, continuava dicendo, che colui, il quale avrebbe cooperato a ristorare l'armonia, ed a racconciar tra di loro i due Stati, acquisterebbe maggior merito col Re e col popolo, di quanto fosse stato finallora ad alcun uomo concesso. Nell'ultima, fatti alcuni complimenti con dire, ch'ei credeva bene, che coloro, i quali governavano gli affari dell'America, non si lasciavano smuovere da improprj motivi, continuava colle seguenti parole: «Che in simili pratiche vi era qualche pericolo, e credeva che chiunque vi si avventurasse, sarebbe assicurato; e che nel medesimo tempo gli onori e gli emolumenti naturalmente seguiterebbero la fortuna di coloro, i quali governato avessero la nave durante la burrasca, e condottola sicuramente nel porto; ch'ei portava opinione, che Washington, ed il presidente avevano diritto a tutti quei favori, che una grata nazione conceder possa, quando una volta i vicendevoli interessi loro riunissero, ed allontanassero le miserie e le devastazioni della guerra». Questi furono i bocconi, coi quali, dicevano gli Americani, Giorgio Johnstone tentò la fede dei primi maestrati dell'America; queste le artifiziose parole, che negli orecchi di quelli instillava per indurgli a tradir la patria loro. Ma quello, che più di tutto riempì di sdegno il congresso, e di che questi molto opportunamente si servì per rendere odiosa agli occhi dei popoli la causa, e le proposte britanniche fu, che il generale Reed dichiarò, che una gentildonna lo era venuto a trovare mandatavi dal Johnstone, e molto esortato lo aveva a promuovere la riunione tra le due contrade; nel qual caso si sarebbe rimeritato dal governo con diecimila lire di sterlini, e colla concessione di quel migliore uffizio, che stesse in facoltà del Re di conferire nelle colonie; al ch'ebbe egli risposto, siccome affermava; ch'ei non era da tanto da esser compro; ma quando pure si fosse, non essere il Re della Gran-Brettagna a bastanza ricco per poter ciò fare.

Decretò il congresso sdegnosamente, queste esser tente per subbillare e corrompere il congresso degli Stati Uniti d'America; e che l'onor loro non poteva più comportare, continuassero a tenere alcuna pratica, od alcuna corrispondenza avere con Giorgio Johnstone, massime nel negoziar di quegli affari, nei quali era la causa della libertà e della virtù interessata.