Questa deliberazione del congresso diè luogo ad una molto risentita dichiarazione di Johnstone, nella quale, se avesse usato più modeste parole, avrebbe meglio fatto credere quello che voleva persuadere. Disse, che quella deliberazione se la recava ad onore, non ad offesa; che allorquando il congresso contendeva agli essenziali privilegj necessarj alla conservazione della libertà loro, e solo mirava alla emendazione dei torti, la censura loro avrebbe riempiuto l'animo suo di rammarico e di dolore; ma adesso che vedeva il congresso essere sordo alle miserabili grida di tanti cittadini sperperati dalla guerra, contaminare con motivi di privata ambizione i principj della primiera resistenza; ora che gli vedeva far le sberrettate e le genove all'ambasciador francese, allearsi coll'antico nemico delle due contrade, e ciò coll'evidente disegno di abbassar la potenza della patria, qualunque siano le opinioni di tali uomini sul fatto suo, non se ne curare. In quanto poi alle accusazioni cavate dalle lettere non negò, nè confessò. Solo affermò, che la presente risoluzione del congresso non aveva miglior fondamento di quella, che aveva preso per le fiaschette dell'esercito burgoniano. Riserbò però a sè stesso la facoltà di giustificarsi prima che partisse dall'America. Aggiunse, che intanto si sarebbe astenuto dall'operare nella sua qualità di commissario.
Un'altra dichiarazione fecero i commissarj Carlisle, Clinton ed Eden per significare al congresso ed ai popoli, che nissuna notizia avevano avuto delle cose messe in palese da quello; facendo fede nel medesimo tempo dell'integrità e del liberale animo di Johnstone, e del desiderio suo di vedere ridotti a buona via gli Americani, e con termini giusti, ed alle due parti profittevoli, ristorata l'unione tra la metropoli e le colonie.
Ma l'intento dei commissarj nel pubblicar queste dichiarazioni non era solo per iscusarsi, ma ancora, e molto più, per cancellar l'effetto dei trattati fatti colla Francia, e per dimostrare all'universale dei popoli, che il congresso non aveva la facoltà di ratificargli. Questo era il consiglio che avevano abbracciato, sperando di poter far gran frutto. Sapevano, che molti fra gli Americani si erano non che raffreddi, crucciati, dopochè l'aiuto del D'Estaing, con tanta pompa di parole pronunziato alle genti, era riuscito di così poca, anzi di nissuna utilità. Erano anche i commissarj, secondo il solito, messi su dai fuorusciti, i quali dicevan loro le più gran novelle del mondo intorno la moltitudine e la potenza dei leali, ed egli se le credevano. Pubblicarono adunque molte cose sulla perfidia della Francia, sull'ambizione del congresso, e soprattutto molto s'affaticarono per pruovare, che questo, trattandosi d'interessi così gravi, dove n'andava la salute o la rovina di tutta l'America, e giusta le stesse costituzioni loro non aveva la potestà di ratificare ai trattati colla Francia, senza interpellare alla volontà del popolo, massime allorquando notoriamente si aspettavano da parte del governo della Gran-Brettagna quelle proposte d'accordo, e quelle concessioni, che avanzavano di gran lunga non solo le domande, ma ancora l'aspettazione degli abitatori dell'America. Concludevano, la fede loro non essere obbligata dalla ratificazione fatta dal congresso.
Non mancarono dalla contraria parte autori, i quali cogli scritti loro vollero purgare nell'anima dei popoli queste querele dei commissarj, tra i quali più chiaro nome si acquistarono il Drayton sopraddetto, e quel Tommaso Payne che aveva composto il libro del comun senso. Checchè si debba di questa controversia pensare, le pubblicazioni dei commissarj furono affatto inutili. Nissuno nicchiò.
Trovatisi adunque i commissarj caduti intieramente dalle speranze della concordia, si consigliarono, prima di partirsene, di pubblicare un manifesto, col quale denunziarono agli Americani gli estremi della più distruggitiva guerra, che l'uomo potesse immaginare. Speravano, che il terrore avrebbe quegli effetti prodotti, che le offerte della pace non avevano potuto. Questa maniera di guerra, della quale molti erano stati autori in Inghilterra, poteva invero tanti e sì gravi danni recar agli Americani, che forse di breve ne sarebbe loro grandemente incresciuta la presente condizione, ed avrebbero volti i desiderj e le speranze loro all'antica pace e congiunzione. La vastità delle coste americane, la frequenza e la profondità dei fiumi navigabili sono causa, che il paese sia esposto e sui confini, e nelle sue più interne parti agl'insulti di un nemico gagliardo in sull'armi di mare. A questo dava eziandio maggior facilità l'esservi colà le città e le ville molto disperse, e poste qua e là in lontani e disparati luoghi. Incominciarono i commissarj nel manifesto loro con rammentar la crudel ostinazione dell'una delle due parti, lamentandosi, essere loro proposte cose troppo esorbitanti per venirne alla pace, e mescolando in ogni parola doglianze gravissime del congresso; da un altro canto magnificavano i replicati sforzi fatti dall'altra per arrivar ad un'amichevole composizione. Annunziarono poscia, essersi risoluti a far di breve la dipartita loro dall'America, non potendo nell'attuale stato delle cose colla dignità loro consistere il rimaner più lungamente; dichiarando però, che durante tutto il tempo in cui tuttora rimanessero, e le medesime condizioni d'accordo offerivano, ed il medesimo animo disposto alla pace conserverebbero. Finalmente informarono, ed avvertirono i popoli, che per l'avvenire si sarebbero usati tutti gli estremi della guerra; e che, poichè l'America apertamente professava di volere non solo diventare straniera all'Inghilterra, ma ancora di dar sè stessa e tutte le cose sue in preda al suo nemico, cambiavasi affatto la natura della controversia, e che ora si trattava di sapere, sino a qual punto potesse la Gran-Brettagna, coi mezzi che aveva in poter suo impedire, o render inutile una connessione stata immaginata a sua rovina, e ad aggrandimento della Francia. Terminarono con dire, che in tali circostanze le leggi della propria conservazione dovevano indirigere la condotta della Gran-Brettagna, e che se le colonie erano per diventare un'accessione alla Francia, dover di quella era il render quest'accessione di così poco frutto, di quanto possibil fosse, al suo nemico.
Questo manifesto, il quale fu poscia con acerbe parole censurato, e come crudele e barbaro condannato da molti oratori del Parlamento, specialmente dal Fox, non operò nella mente degli Americani maggior effetto, che le offerte di pace operato si avessero.
Incominciò il congresso con mandar fuori un bando, col quale avvertì i popoli pei siti loro esposti alle offese, che, poichè così piaceva al crudel nemico loro di voler saccheggiare, ardere e sterminare ogni città e Terra del continente, edificassero capanne a trenta miglia almanco distanti dalle abitazioni, ed al primo romore del nemico là si ritraessero, recando seco le mogli, i figliuoli, i bestiami, le masserizie, e tutti coloro, che atti non fossero a portar le armi. Aggiunsero, ed in questo, se era da biasimarsi la risoluzione dei commissarj inglesi, non è tampoco da lodarsi quella del congresso, che immediatamente, che il nemico avesse incominciato ad ardere o distruggere qualche Terra, dovessero i popoli di quegli Stati por fuoco, saccheggiare e distruggere le case e le proprietà di tutti i Tori nemici alla libertà ed alla independenza dell'America; e sostener coloro fra i medesimi, che credessero necessario aver in mano, perchè non aiutassero l'inimico. Solo si avesse cura di non maltrattare inutilmente nè essi, nè le famiglie loro, non volendo, che in questo imitassero gli Americani i nemici loro, nè gli alleati di questi o Germani, o Neri, o Bronzini, che si fossero. A tali esorbitanze si lascian trasportare gli uomini del rimanente civili, quando da quella peste dell'amor delle parti sono invasati. Gl'Inglesi minacciavano di voler far quello che già avevano fatto, gli Americani quello, che non avrebbero dovuto fare, e che precisamente tanto in quelli, e con tanta ragione, condannavano. Ma molto più ama l'uomo appassionato imitar il male in altrui, che lo spassionato il bene.
Qualche tempo dopo, per impedire che pel rigore delle parole inglesi non germinassero nei popoli nuovi pensieri, pubblicarono un manifesto, col quale rammentaron prima, che poichè non avevan potuto prevenire, avevano essi almeno cercato di alleviare le calamità della guerra. Poscia si fecero coi più vivi colori a descrivere quelle enormità, delle quali accusavano la contraria parte. Ricordarono le devastazioni delle campagne, le arsioni dei non difendevoli villaggi, e le beccherie fatte dei cittadini d'America. Chiamarono le prigioni britanniche pesti dei soldati loro, i vascelli dei marinari. Essersi aggiunti gl'insulti alle ingiurie; gli scherni alle crudeltà. Esclamarono, che poichè gl'Inglesi non avevano potuto rintuzzare quei generosi spiriti della libertà, si erano volti agl'inganni, ai corrompimenti, alle servili adulazioni. Han fatto, continuarono, scherno all'umanità con una fantastica distruzione degli uomini; han fatto scherno alla religione con empie appellazioni a Dio, mentrechè i suoi sacri comandamenti violavano; han fatto scherno alla ragione stessa, sforzandosi di provare, che sicuramente potesse la libertà e la felicità dell'America confidata essere a coloro, i quali la loro avevano venduto, senza ristarsi nè a' precetti della virtù, nè agli stimoli della vergogna. E siccome, terminarono dicendo, nè amorevolezza alcuna gli tocca, nè la compassione gli muove, così avrebbero gli Americani rappigliato e vendicato i diritti dell'umanità, un tale esempio ponendo, che ne sarebbero sgomentati coloro, che avessero in animo di usar per l'avvenire tanta barbarie. E ciò giurarono di voler fare scevri d'ira e di vendetta, in presenza di quel Dio, che ricerca e vede addentro negli umani cuori, ed il quale chiamarono in testimonio della rettitudine delle intenzioni loro.
In questo mentre sdegnatosi il marchese De La-Fayette al modo, col quale i commissarj inglesi nella lettera loro dei 26 agosto avevano parlato della Francia, e dell'intervento suo nella presente querela, il quale attribuirono all'ambizione, ed al desiderio di veder attritarsi le due parti col prolungamento della guerra, mandò un cartello al conte di Carlisle, sfidandolo a venir render ragione in singolar battaglia della offesa fatta alla sua patria. Fuggì il conte la tela con dire, che, siccome in ciò, di che si trattava, aveva egli operato in qualità di commissario, e che la sua condotta, siccome le sue parole stat'erano pubbliche, così a nissun altro averne a render conto fuori che alla patria sua ed al suo Re. Terminò dicendo, che rispetto alle nazionali differenze, sarebber elleno meglio decise, quando l'ammiraglio Byron ed il conte D'Estaing si sarebbero incontrati sui mari.
Poco tempo poi partirono i commissarj disconclusi in tutto per alla volta dell'Inghilterra, e, svanita ogni speranza di pace, restarono vie più accesi i pensieri della guerra.