Ma mentre le legazioni discorrevano, era il congresso ritornato a Filadelfia pochi giorni dopo che gl'Inglesi avevano questa città abbandonata, e a dì sei agosto ricevè pubblicamente, e con tutte le cirimonie usate in simili casi, il signor Gerard, ministro plenipotenziario del Re di Francia. Questi, consegnate prima le sue lettere di credenza, le quali erano sottoscritte dal Re Luigi, ed indiritte ai suoi cari e grandi amici ed alleati, il presidente ed i membri del generale congresso dell'America settentrionale, orò molto acconciamente intorno al buon animo della Francia verso di quegli Stati, della obbligazione, in cui si trovavano le due parti, considerati i preparamenti, ed i disegni ostili del comune nemico, di mandar ad effetto tutte le condizioni stipulate nel trattato casuale, e che già dal canto suo il Re Cristianissimo aveva mandato in soccorso loro una fiorita e possente armata. Sperava, che le massime, le quali abbraccerebbero i due governi, sarebbero sì fatte, che quella unione si consoliderebbe, ch'era stata dal vicendevole interesse delle due nazioni originata.
Rispose con molto accomodate parole Enrico Laurens presidente, che bene dai presenti trattati si dimostrava la sapienza e la magnanimità del Re Cristianissimo, che l'aver trovato un sì possente ed illustre amico riputavano ad un benigno riguardo della Provvidenza verso i virtuosi cittadini dell'America. Non dubitasse punto, che tale sarebbe la condotta loro, che l'amistà ne sarebbe confermata; e che giacchè l'Inghilterra, per la scellerata ambizione del dominare, voleva si prolungassero colla presente guerra le miserie degli nomini, si eran essi risoluti a riempir tutte le condizioni del trattato casuale, avvengadiochè ardentemente desiderassero, deponendo gli sdegni e l'armi, il sangue umano risparmiare. Che speravano, l'assistenza del generoso e saggio alleato avrebbe fatto rinsavir la Gran-Brettagna, ed avviatala su i sentieri della giustizia e della moderazione. Furono presenti a questa audienza molti gentiluomini, i maestrati della Pensilvania, molti forestieri di conto, e gli uffiziali dell'esercito. Le esultazioni e le allegrezze pubbliche in questo dì non furon poche. Nascevano in tutti le speranze non solo dell'independenza, imperciocchè di questa già più non si dubitava, ma ancora della futura prosperità; tutti credevano essere coll'intervenimento francese solidato l'impero americano. Così un Re porgeva la mano aiutatrice ad una repubblica contro di un altro Re; così la lingua francese veniva in soccorso di una lingua inglese contro di un'altra simil lingua; così le nazioni europee, le quali fin allora riconosciuto non avevano altre nazioni independenti nell'America fuori delle selvagge e barbare, tenendo tutte le altre in luogo di suddite incominciarono a riconoscere come independente e sovrana una nazione civile, e con essa lei trattare e concludere alleanze. Avvenimento al certo cotanto grave, che, dopo la scoperta fatta dell'America da Colombo, un eguale, nè un somigliante non s'era perancora agli occhi degli uomini appresentato. Tanto poterono in America, o l'amor della libertà, od il desiderio dell'independenza, ed in Europa una cieca ostinazione, od un necessario orgoglio da una parte, la gelosia della potenza, e le brame della vendetta dall'altra.
Addì quattordici settembre il congresso trasse ministro plenipotenziario alla Corte di Francia il dottor Beniamino Franklin.
Già si è da noi raccontato come, e per quali ragioni la spedizione della Delawara, per la quale se erano proposto, ed avevano sperato gli alleati di opprimere ad un tratto, e l'armata e l'esercito britannici, non aveva avuto effetto. Perciò, volendo tentare qualcun'altra fazione d'importanza, dalla quale, e le armi loro ricevessero riputazione, e qualche gran vantaggio si ricavasse, si risolvettero a voler far quella dell'Isola di Rodi. Parve loro questa più d'ogni altra opportuna; perciocchè tal era in quella provincia la natura dei luoghi, che gli Americani coi soldati loro di terra, ed i Francesi coll'armi da mare potevano gli uni gli altri aiutare, e congiunte le forze loro al medesimo fine cooperare. Questo disegno era stato ordito tra i Capi americani e D'Estaing a tempo della sua stazione presso Sandy-hook; e già si era mandato nei contorni dell'Isola di Rodi il generale Sullivan, acciocchè comandasse a quella parte dell'esercito, che doveva tentar l'impresa, ed intanto facesse adunate delle bande paesane della Nuova-Inghilterra. Fu ivi fatto andare medesimamente il generale Greene, il quale, come nato in quell'isola, vi aveva grandissima dependenza. Non istava il generale inglese senza sospetto di questo disegno degli alleati, e perciò aveva mandato dalla Nuova-Jork grossi rinforzi al maggior generale Pigot che governava l'isola, di maniera che i presidj erano gagliardi, sommando bene a seimila combattenti. Aveva Sullivan posti gli suoi alloggiamenti poco distante dalla Terra della Provvidenza, e si noveravano nel suo campo da diecimila soldati, incluse le milizie. Era il disegno, che, mentre Sullivan sarebbe venuto sopra l'isola da tramontana, entrasse D'Estaing nel porto di Nuovo-Porto da ostro, e quivi distrutto il navilio inglese, che si trovava, desse un feroce assalto alle mura della città di questo nome, di maniera che il presidio inglese, assalito nell'istesso tempo da due contrarie parti, non avrebbe potuto, speravasi, reggere a tanta furia, ed avrebbe dovuto arrendersi.
Lo Stato dell'Isola di Rodi è composto di molte isole adiacenti l'una all'altra, delle quali la principale e la più vasta è quella che dà il nome a tutta la provincia. Tra la spiaggia orientale di questa ed il continente s'insinua il mare, e correndo a tramontana va a dilagarsi, ed a formare il golfo di Montesperanza. Questo braccio di mare chiamano Seacannel, o passaggio orientale. Tra l'Isola di Rodi e quella di Conanicut entra pure il mare, e chiamano questo passo il canale di mezzo, il quale è molto stretto. Fra la riva occidentale poi dell'Isola di Conanicut ed il continente s'interpone un altro braccio di mare, il quale nominano il passo occidentale o Naranganset. Giace la città di Nuovo-Porto sulla sponda occidentale dell'Isola di Rodi a rimpetto di quella di Conanicut, e poco distante dall'estremità sua australe una giogaia di monti si distende a traverso l'Isola di Rodi dal canale orientale sino a quello di mezzo dietro la città. Questi monti avevano gl'Inglesi affortificati molto diligentemente per assicurarsi dagli assalti degli Americani, i quali dovevano venire dalla parte settentrionale dell'isola.
Il generale Pigot con eguale prudenza ed ardire si preparava alle difese. Spogliò con ottimo consiglio di presidj l'isola di Conanicut, e gli ritrasse tutti a Nuovo-Porto. Così fece anche sgombrare dentro a questa città le artiglierie ed i bestiami. Le poste disperse qua e là per l'isola, e massimamente quelle che stanziavano presso la sua punta settentrionale, tenevan ordine di andar tosto a ricongiungersi colle altre nella città, tostochè s'accorgessero dell'approssimar del nemico. Le mura che prospettano il mare, si bastionarono con ogni diligenza; le navi da carico si affondarono ne' luoghi più opportuni, ovvero si arsero; le fregate si ritirarono, quanto possibile fosse, a luoghi sicuri. Ma però, dubitandosi delle medesime, furon tolte le artiglierie e le munizioni; i marinari appartenenti alle navi affondate, od arse si fecero venire a governar le artiglierie sulle mura della città. Della qual cosa e molto si dilettavano, e molto s'intendevano.
In questo mezzo tempo, D'Estaing partitosi da Sandy-hook dopo di aver segato il mare vers'ostro sino ai capi della Delawara, rivolte le prue, ivasene poggiando a greco verso l'Isola di Rodi. Addì 29 luglio arrivò alla punta di Giuditta, e col grosso dell'armata diè fondo presso Brenton's-ledge, cinque miglia distante da Nuovo-Porto. Due vascelli però, passato il Naranganset, gettaron l'ancora a tramontana di Conanicut. Alcune fregate entrarono pel Seacannel; il che fu causa, che gl'Inglesi arsero una corvetta e due galere armate, che in questo luogo si trovavano. Non fece D'Estaing per alcuni giorni verun'altra dimostrazione per entrare col grosso dell'armata nel canale di mezzo a fine d'andare all'assalto contro la città, secondochè si era cogli Americani indettato. Perciocchè Sullivan non aveva ancora tutti quei rinforzi ricevuti, massimamente di milizie, che aspettava, e che abbisognavano alla sicurezza dell'impresa. Finalmente gli otto agosto, essendo ogni cosa in pronto, ed il vento favorevole, entrò D'Estaing nel porto, traendo contro le batterie inglesi, e contro la città, le quali anch'esse trassero contro i Francesi, però con poco danno dell'una parte e dell'altra. Andò ad afferrare poco sopra la città tra le isole di Goat e di Conanicut, più vicino però a questa, dove già avevano gli Americani posti i presidj. Arsero gl'Inglesi in questo mentre, non le potendo salvare, molte fregate e parecchj legni minori. L'indomani Sullivan, il quale da Provvidenza si era già condotto su quella parte del continente, che guarda da levante l'Isola di Rodi, varcato con tutte le sue genti il Seacannel al passo di Howland, sbarcò sull'estremità settentrionale di quella. La qual cosa non era passata senza mala contentezza di D'Estaing, il quale voleva esser egli il primo a por le genti a terra. Sperava Sullivan, che non si sarebbe indugiato ad andar all'assalto, quando ecco l'istesso giorno nove apparire in vista tutta l'armata dell'Howe, il quale, udito che D'Estaing si era avviato contro l'Isola di Rodi, si era mosso in aiuto del generale Pigot. Era egli, nonostante l'accostamento delle navi ultimamente arrivate, tuttavia inferiore di forze ai Francesi, se si considera la portata, e dei vascelli e delle artiglierie; quantunque avesse più navi di questi, consistendo la sua armata in una nave da settantaquattro, sette da sessantaquattro, e cinque da cinquanta con parecchie fregate. Sperava però, che la fortuna gli avrebbe appresentato qualche occasione di poterne venire alla battaglia avvantaggiato, o pel favor del vento, o per altre circostanze. E certo, se tostochè ebbe fatto la risoluzione di correre sopra l'Isola di Rodi, avesse provato i venti prosperi, vi sarebbe arrivato sì per tempo, che avrebbe trovato l'armata francese dispersa nei varj canali dell'isole adiacenti, ed il grosso fuori del porto, sicchè ne avrebbe facilmente avuto la vittoria. Ma soffiaron quelli sì fattamente contrarj, che non potò arrivare, se non il giorno dopo che D'Estaing si era riparato con tutta la flotta a luogo sicuro dentro il canale di mezzo. Consideratasi da Howe ottimamente la natura de' luoghi ed il sito delle navi francesi, e tenuto anche a questo fine qualche pratica col Pigot, soffiando per sopra mercato il vento contrario, venne in questa sentenza, che non vi era modo alcuno di soccorrer la città. Il porto era così fatto, la gola sì stretta, le difese apparecchiate sull'isola di Conanicut sì gagliarde, che non che un'armata inferiore, come l'inglese era, ma una di gran lunga superiore non avrebbe potuto, se non temerariamente, tentar la impresa. Per la qual cosa, se l'ammiraglio francese, secondo ch'era rimasto d'accordo con Sullivan, avesse voluto continuarla di presente, e non isnidare di là fino a tanto che fosse stata compiuta, ogni ragione persuade, che la città di Nuovo-Porto sarebbe venuta in poter degli alleati. Conciossiachè le circondanti acque fossero occupate dai Francesi. Ma D'Estaing, uomo, siccome Francese, impaziente ed animoso, essendosi la mattina del giorno dieci vôlto il vento improvvisamente a greco, e diventato perciò propizio all'uscita, entrò in tanta fantasia di combattere, che non potè temperar sè medesimo, ed uscì fuori a trovar l'armata inglese nell'alto mare. L'ammiraglio Howe, vistasi venir all'incontro una sì poderosa armata, stando anche a sottovento, il che rendeva grandemente avvantaggiati i Francesi, evitava la battaglia, ed iva volteggiandosi con gran maestrìa per riuscir a sopravvento. Ma quanto s'ingegnava egli per guadagnarlo, tanto si studiava, e non con minor industria, D'Estaing per conservarlo. In tali volteggiamenti si consumò tutto il giorno dieci. L'indomani continuando tuttavia il vento contrario agl'Inglesi, si risolvette, non ostante, l'Howe a voler far la giornata, e perciò dispose le sue navi in ordinanza, dimodochè potessero esser raggiunte da tre brulotti, che venivano a rimorchio dietro le fregate. I Francesi ancor essi si prepararono alla battaglia, e già si doveva definire, a quale dei due forti avversarj dovesse la signoria dei mari americani rimanere. Ma in questo punto cominciò a trarre una brezza gagliarda, la quale crescendo appoco appoco diventò un vento furiosissimo. Il mare cominciò fortemente a turbarsi ed a tempestare, sicchè gittatosi in una fiera burrasca, che durò ben quarantott'ore, non solo separò e disperse le due flotte nemiche, ma ancora sì forte le ruppe, che non potendo più mareggiare furono costrette ambedue a cercar di rifuggirsi nei porti. La francese ricevè maggior danno dell'inglese, principalmente negli alberi e negli attrazzi. La Linguadocca di novanta cannoni, vascello ammiraglio, che portava il conte D'Estaing, perdette il timone e tutti gli alberi. Così disarborato e malconcio, andando vagando a seconda del marosi, fu incontrato dalla nave inglese la Rinomea di cinquanta cannoni padroneggiata dal capitano Dawson, il quale gli diè un furioso assalto, che durò sino alla notte. Si difendeva a mala pena la Linguadocca, non potendo usare che sette, o otto cannoni. Ma l'oscurità, ed il mare, che continuava tuttavia molto fresco, preservarono il Francese da una perdita, che pareva inevitabile. La mattina comparivano a veduta parecchie navi francesi, le quali si cacciaron dietro al Dawson senza però poterlo raggiungere. Ma liberarono intanto l'ammiraglio dal presentissimo pericolo che correva. Nelle medesime circostanze, e colla medesima speranza di vittoria incontratasi lo stesso giorno la nave inglese, il Preston, di cinquanta cannoni, colla francese, il Tonante, di ottanta, priva dell'artimone e del trinchetto, la assaliva. Ma ebbe l'incontro l'istesso fine, e per le stesse cagioni, che il precedente. Gl'Inglesi si ricoverarono parte a Sandy-hook, e parte alla Nuova-Jork, dove attendevano con molta diligenza a racconciarsi. I Francesi si ripararono all'Isola di Rodi.
Erasi intanto Sullivan, quantunque impedito dai cattivi tempi e dalle difficoltà trovate nel far venir a sè le munizioni e le artiglierie, condotto vicino alle mura di Nuovo-Porto; e già aveva sboccato sull'Honeyman's-hill, e dava opera a piantar le batterie con molla ed attività ed industria. Nè quei di dentro mancavano a sè stessi, rizzando nuove fortificazioni, e nuove batterie per rimboccar le americane. Ma con tutto ciò, se ritornato, che fu D'Estaing dalla sua più dannosa, che utile fazione sul mare, a Nuovo-Porto, si fosse messo a voler cooperare cogli Americani, le cose di Pigot si sarebbero trovate in grandissimo pericolo. Avendo il presidio di Nuovo-Porto gli Americani, che lo serravano alle spalle, se i Francesi, oltre del dar l'assalto dalle navi loro alle mura della città dalla parte del mare, avessero sbarcato un buon numero di soldati, il che poteva agevolmente loro venir fatto, verso la punta australe dell'isola, e fossero corsi sul sinistro fianco della città, il quale era il più debole, poca speranza poteva rimanere agl'Inglesi di potersi difendere. Ma molto diversi da questo erano i disegni di D'Estaing. Significò egli a Sullivan, che per obbedir agli ordini del suo Re, e per conformarsi al parere concorde de' suoi uffiziali, si era risoluto a ridursi nel porto di Boston per ivi rassettar le navi malconce dalla precedente tempesta. Per verità le sue istruzioni eran sì fatte, che, ove accadesse qualche sinistro, o si avessero le novelle dell'arrivo di qualche armata nemica superiore alla sua, dovesse in quest'ultimo porto subitamente ripararsi. Si avevano gli avvisi, ch'era arrivato, quantunque colle navi assai malconce per aver incontrato la stagione molto sinistra, l'ammiraglio Byron ad Halifax, e pareva altresì, che l'evento della battaglia, e principalmente i danni causati dalla burrasca, lo mettessero in quella condizione, di cui si erano avvisati i ministri nelle istruzioni date all'ammiraglio. Gli Americani, i quali evidentemente scorgevano, che l'allontanamento di D'Estaing da Nuovo-Porto era la perdita totale dell'impresa, rimostrarono, e molto pregarono per isvolgerlo da questa sua risoluzione. Greene e La-Fayette assai si adoperarono per piegarlo a non voler colla sua partenza lasciar intiepidire le cose della lega. Rappresentarono di quanta importanza fosse alla Francia ed all'America l'incominciata impresa; che già era essa a tal termine condotta, che non si poteva dubitar dell'evento; che riuscirebbe di vergogna l'abbandonarla in sul compirla, e d'infinito disgusto agli Americani, i quali confidatisi nella promessa cooperazione dell'armata francese, là erano concorsi a folla, e raunatovi con incredibile fatica e dispendio una quantità inestimabile di munizioni; che sarebbe un dar vinta la causa agli scontenti, i quali non avrebbero mancato di vociferare, questa esser la fede francese, questi i frutti dell'alleanza; che la nasata avuta della Delawara, poi quella di Sandy-hook, e finalmente questa di Nuovo-Porto avrebbero posto il colmo al mal umore. Aggiunsero, male con una flotta sì sdruscita potersi navigare per le secche di Nantucket per alla via di Boston; meglio potersi fare i concieri a Nuovo-Porto che a Boston; e finalmente da una superior flotta nemica poter del pari venir bloccata la francese, ma più malagevolmente difendersi in Boston, che in Nuovo-Porto. Tutto fu nulla, D'Estaing, collate le vele, si avviò il dì ventidue a Boston, nel qual porto diè fondo tre giorni dopo.
Che che si debba pensare di questa risoluzione del D'Estaing, nella quale ebbe non solo consenzienti, ma richiedenti tutti gli suoi uffiziali, certo è che perturbò essa grandemente l'animo del repubblicani, e se ne fece un grande scalpore in tutta l'America. Le milizie, le quali con tanto zelo erano concorse a trovare Sullivan nell'Isola di Rodi, vedutesi in tal modo abbandonate dagli alleati, si disbandarono, dimodochè in poco d'ora gli assediatori diventarono si fievoli, e di sì poca possanza, che non arrivavano di dieci, che erano, a cinquemila combattenti, mentre gli assediati sommavano a molti più. In tanto cambiamento di fortuna, e trovandosi dentro di un'isola coll'armata alleata lontana, e la nemica vicina, si accostò l'Americano tostamente al partito di ritirar le sue genti alla terra-ferma. Per la qual cosa il giorno 26 agosto incominciò ad avviar dietro verso la punta settentrionale dell'isola le grosse artiglierie e le bagaglie; poi si mosse egli stesso il dì 29 con tutta l'oste. Ed ancorchè fosse perseguitato aspramente dagl'Inglesi e dagli Essiani arrivò senza danno a questa punta medesima. Quivi, sopraggiunti in maggior numero gl'Inglesi, si attaccò una feroce scaramuccia nelle vicinanze di Quaker-hill, nella quale tra morti e feriti mancarono da ambe le parti molti soldati. Tuttavia gli Americani con maraviglioso valore ributtarono gli assalitori. La notte dai trenta passarono i Sullivani sul continente pei guadi di Bristol, e di Howland alla sicura. Questo fine ebbe un'impresa, la quale non solo fu incominciata con grandissima speranza della vittoria, ma che già era stata ad un pelo condotta al totale compimento. Fu la ritirata di Sullivan eseguita in assai buon punto. Imperciocchè l'indomani il generale Clinton arrivò con quattromila soldati e molti legni sottili in soccorso di Nuovo-Porto. Se avesse avuti i venti più prosperi, o fosse stato meno pronto Sullivan a ritirarsi, assalito questi dentro dell'isola da un nemico di lui più gagliardo il doppio, e chiusagli la via al continente dalle navi, avrebbe portato grandissimo pericolo. Lodò il congresso la prudenza di Sullivan, e molto lo ringraziò.
L'ammiraglio Howe, racconce con maravigliosa prontezza le sue navi, di nuovo diè le vele al vento, avviandosi verso Boston. Sperava di arrivarvi prima del Francese, e per conseguente tagliarlo fuori di quel nido, od almeno di assaltarlo, quando già vi si fosse ricoverato. Arrivò invero nella cala di Boston il dì trenta agosto. Ma non gli riuscirono nè l'uno nè l'altro disegno; poichè e già vi era giunto D'Estaing, e le batterie rizzate negli opportuni luoghi dagli Americani su tutti i punti del Nantucket, rendevano ogni assalto impossibile a tentarsi. Ritornò pertanto alla Nuova-Jork, dove avendo trovato, essere arrivate parecchie altre navi da guerra, inguisachè l'armata inglese superasse allora di forza la francese, usando la licenza, che poco prima aveva ottenuto dal governo, rassegnò il comando all'ammiraglio Gambier, perchè lo tenesse sino all'arrivo di Byron in quell'acque; il che fu poi ai sedici di settembre. Egli poco poscia se ne ritornò in Inghilterra. L'opera di questo nobilissimo capitano, e delle cose marine spertissimo, riuscì di molta utilità alla patria sua nella guerra pensilvanica, jorchese e rodiana, e sarebbe riuscita di maggiore, se uguale alla sua fosse stata la prudenza dei capitani di terra. Poichè passando anche sotto silenzio i trasporti da lui operati da un paese all'altro assai lontano della terra-firma americana di un grosso esercito, com'era quello del suo fratello Guglielmo, l'industria e la costanza da lui mostrate nel rimuovere gl'impedimenti della Delawara sono degne di grandissima commendazione. Arrivato poi che fu D'Estaing con una sì poderosa armata, e tanto superiore alla sua, gli tenne con tutto ciò il fermo a Sandyhook; poscia invitandolo a combattere gli disordinò il disegno di Nuovo-Porto, e fattolo venir fuori causò, che furono talmente guaste e rotte le navi sue da una furiosa tempesta, che fu costretto a cercar rifugio nel porto di Boston, donde non uscì, se non per andarsene alle Antille, abbandonando in tal modo tutti quei disegni, che gli alleati s'erano accordati di voler eseguire in quell'anno sulle coste dell'America.