LIBRO UNDECIMO
1778
Non erano ancora D'Estaing ed Hotham arrivati alle Antille, che il comandante inglese Evans s'era recato sopra le due isole di San Pietro e di Michelone, l'una e l'altra molto opportune alle pescagioni di Terra-Nuova, le quali per esser poco o nulla difese, ottenne facilmente. Quivi egli, come se spegner volesse in quei luoghi tutti i vestigi della signoria francese, con barbarici modi procedendo distrusse e guastò i fondachi e le baracche, che stat'erano costrutte ad uso delle pescagioni, rovinò gli edifizj, e rimandonne tutti gli abitatori, che sommavano coi presidj a duemila persone, in Europa.
Di questa perdita assai bene si ristorarono i Francesi coll'impadronirsi, come fecero poco dopo, dell'isola Domenicana, la quale essendo posta tra la Guadaluppa e la Martinica, era in quelle spiagge di somma importanza alle future operazioni della guerra. Di ciò si era benissimo accorto il governo inglese, il quale l'aveva diligentemente affortificata e munita di grosse e copiose artiglierie. Ma nè il presidio, nè la quantità delle munizioni corrispondevano a tanto apparato, ed all'importanza del sito. I magazzini pubblici vi si trovavano pressochè vuoti, e la guernigione se arrivava, certo non passava cinquecento soldati, la maggior parte milizie. Avevano molto per tempo gli oppositori del Parlamento britannico ed i mercatanti di Londra gravi querele mosse, perchè si lasciassero spogliate di più sicuri presidj, e quasi esposte all'appetito de' nemici le isole delle Indie occidentali. Ma tutto fu nulla, ossiachè i ministri per la guerra americana non abbian voluto, o che non abbian potuto convenientemente presidiarle. I Francesi per lo contrario stavano molto forti nelle loro, ed apparecchiati non che a difendersi, ad offendere. Aggiungasi, che furono questi i primi a ricever le novelle della rottura della guerra in Europa; perchè le fregate inglesi, che stat'erano mandate per annunziarla, eran venute in poter dei Francesi sulle coste di San Domingo, dimodochè la prima notizia, che ne pervenne all'ammiraglio Barrington, il quale con due navi di alto bordo e due fregate stanziava alle Barbade, si fu per mezzo del manifesto di guerra stato pubblicato alla Martinica dal marchese di Bouillé, che n'era governatore. La cattura poi delle fregate aveva avvertito Barrington e tutti gli altri Capi inglesi in quelle parti, che la guerra non solo era chiarita, ma ancora incominciata. Stava questo ammiraglio molto sospeso di quello ch'egli avesse a farsi; perciocchè non che ricevuto avesse novelli ordini, teneva tuttavia gli antichi, pei quali gli era stato commesso, continuasse nella stazione delle Barbade. Il marchese di Bouillé, uomo attivo, e che gli bastava la vista, volendo giovarsi dell'incertezza e della debolezza degl'Inglesi, si determinò a dar cominciamento alla guerra con una rilevata fazione. Imbarcatosi con due migliaia di soldati da porre in terra a bordo di diciotto navi da carico, e scortato dalle fregate la Tortore, la Diligente e l'Anfitrite arrivò sopra l'isola Domenica il giorno sette di settembre in sul far del dì. Sbarcava con tutte le genti. Il signor Fontaneau, protetto anche dalla fregata la Diligente, corse contro il Forte Cachacrou, e senza fatica se ne impadronì. Traevano gagliardamente gl'Inglesi dal Forte Roseau e dalla batteria di Lubiera. Ciò nondimanco il signor de la Chaise coi primi feritori del reggimento oxerrese non solo si andava avvicinando alla batteria, ma giuntovi con mirabile coraggio vi entrò dentro per le cannoniere, aggrappandosi alle gioie dei cannoni, e se ne fece padrone. In questo mezzo tempo il visconte di Damas era proceduto sulle alture, le quali stanno a sopraccapo al Forte Roseau, ed il marchese di Bouillé col grosso delle sue genti era entrato nei sobborghi. Fulminava parimente contro il Forte la fregata la Tortore. Tuttavia si difendevano gl'Inglesi valorosamente. Ma finalmente, essendo così pochi contro tanti, e vedendo i Francesi pronti a dar la scalata, Stuart, ch'era il castellano, chiesti i patti, si arrendè. Il marchese, o sia che volesse colla clemenza adescar i governatori delle altre isole inglesi, che intendeva di assalire, ad arrendersi anch'essi più facilmente, o che temesse di Barrington, ch'era vicino, ovvero che tale fosse, come si dee credere, la sua natura volta alla generosità, concedette termini molto onorevoli allo Stuart. Uscissero con tutti gli onori della guerra, ritenessero le armi, fossero salve le antiche leggi ed ordinamenti dell'isola, la quale se al fine della guerra avesse a rimanere in potestà della Francia, potessero ad elezione loro gli abitatori la maniera del reggimento francese accettare, o la propria ritenere. Fosse loro lecito ancora in tal caso andarsen essi, e tutte le robe loro trasportare, dove meglio volessero o piacesse loro; quelli che rimanessero, non avessero ad avere verso il Re di Francia maggiori obbligazioni, di quanto verso quello della Gran-Brettagna si avessero. Trovarono i Francesi in quei differenti Forti da centosessantaquattro pezzi di grosse artiglierie con ventiquattro bombarde ed una certa quantità di munizioni da guerra. I legni da corseggiare, che si trovavano nei porti dell'isola, furon tutti o guasti o presi; furon le case e le robe preservate dal sacco; e le persone dall'insolenza della soldatesca con immortale gloria del vincitore. Concedette a' suoi, perchè non fossero scontenti, un caposoldo. Dopo breve posata, lasciati nella Domenica quindici centinaia di soldati di presidio, e creato il marchese Duchilleau governatore, se ne tornò Bouillé alla Martinica. Ma se fu memorabile e degna di eterna lode la continenza e la generosità sua, non fu minore la sfrenatezza e la inumanità del Duchilleau, il quale ogni cosa comportava a' suoi soldati, e tutte quelle stranezze usò ai Domenicani ch'esercitar si sogliono dai superbi ed insolenti vincitori contro i vinti. Tanto possono nei mortali o una sfrenata natura, od i rancori o gli odj nazionali. Nè furono quegl'isolani liberati dall'imperio insolente di Duchilleau, se non quando fu fermata la pace tra i due Stati.
Non così tosto ebbe l'ammiraglio Barrington ricevuto gli avvisi dell'invasione della Domenica, che prevalendo nell'animo suo la gravità del fatto alle commissioni che teneva, partì incontanente per andar colla sua armatetta a soccorrerla, e sturbar, se ancor fosse in tempo, quell'acquisto al nemico. Ma arrivò quando Bouillé già si era ritirato alla sua sicura stazione della Martinica. Tuttavia la presenza sua contribuì non poco a confortare gli animi degli abitatori delle vicine isole inglesi spaventati all'improvviso caso, ed al quasi totale disarmamento, in cui allora si trovavano.
Ma queste cose non furono che il principio di quelle maggiori, che seguirono poco dopo. Erano partiti, come già abbiam narrato, lo stesso giorno il conte D'Estaing da Boston, ed il comandante Hotham da Sandy-hook per recarsi l'uno e l'altro all'isole Antille, il primo alla Martinica, ed il secondo alle Barbade. Viaggiavano le due flotte, senza che il sapessero, l'una vicino all'altra, ancorachè l'Inglese, avendo qualche sospetto, molta industria usasse per tener la sua, la quale siccome consistente in navi più picciole, era anche più numerosa, raccolta e rannodata, quanto meglio sapesse e potesse. Imperciocchè se D'Estaing avesse avuto sentore di quello ch'era, siccome molto più potente, avrebbe tostamente potuto opprimere la flotta inglese, tanto le navi da guerra, quanto quelle da carico, che in grandissimo numero portavano le genti da sbarcare, nelle quali sole consisteva la speranza di poter quelle ricche isole conservare alla Corona della Gran-Brettagna. Finalmente però una grossa folata avendo disperse le due armate, tre bastimenti inglesi diedero dentro a quella di D'Estaing, e vennero in poter suo. Avendo egli avuto per questo mezzo notizia della cosa, quantunque non potesse dar la caccia agl'Inglesi, perciocchè non aveva ancor potuto raccor le sue navi disperse qua e là dalla forza del vento, tuttavia si determinò a disviarsi dal suo cammino, ed in luogo di continuare a correre verso la Martinica, volse le prue verso Antigoa, persuadendosi che a quest'isola, e non alle Barbade s'indirigessero gl'Inglesi. Sperava di poter arrivare prima che sbarcati fossero, o riparatisi nei porti, e perciò tutta quella forza inglese sì da terra che da mare ad un tratto opprimere e conquistare. Dalla qual cosa quanto danno fossero per ricevere gl'Inglesi, nissuno nol vede. Certamente avrebbe D'Estaing dopo una tanta vittoria posto al tutto fine alla signoria inglese nelle Antille. Ma la fortuna non favorì il disegno. Gl'Inglesi continuando tuttavia di camminare alla volta delle Barbade, vi arrivarono felicemente il giorno dieci di decembre, dove Hotham si accozzò con Barrington, che già vi era ritornato. D'Estaing pervenuto con grandissima celerità nelle acque di Antigoa, vi si andò volteggiando per alquanti dì, ed in fine non vedendo comparire l'inimico, e riputando avesse posto altrove, si volse, ed arrivò alla Martinica.
I capitani inglesi in niun modo sospettando di aver vicino un sì possente nemico si risolvettero senza sovrastamento alcuno ad assaltar l'isola di Santa Lucia, la quale, siccome forte per natura e per arte, e posta tra la Martinica e la Domenica, era di non poco momento alle operazioni della guerra. Posti adunque sopra le navi da quattro migliaia di soldati valentissimi, si condusse l'ammiraglio Barrington dalla Barbada a Santa Lucia, dove arrivò il giorno tredici decembre. Il generale Meadows sbarcato con una buona presa di genti iva tostamente per occupare i poggi, che sovrastano alla settentrionale riva di quella cala, che i Francesi chiamano il Grand-Cul-de-Sac. Stava alla difesa di quelli il cavaliere di Micou, comandante dell'isola, con alcuni pochi stanziali, e colle milizie del paese, che con alcune artiglierie molto noiavano e lo sbarcar degl'Inglesi, ed il proceder loro verso i poggi. Micou, fatta una valorosa resistenza, non potendo con sì poche forze reggere, cedè il luogo, ritirandosi alla città capitale, che chiamano Morne-Fortune. Sottentravano gl'Inglesi, e s'impadronirono dei poggi. Nel medesimo tempo il generale Prescott era sbarcato con cinque reggimenti, ed aveva occupato tutti i luoghi circonvicini alla cala. L'indomani mattina Meadows co' suoi, ch'erano la vanguardia, guidando Prescott la dietroguardia, marciava contro la città di Morne-Fortune, nella quale entrò, superata dal superior numero degl'Inglesi, la resistenza del Micou. Si ritirò questi più in su a luoghi più aspri e difficili, muniti però d'artiglierie. Prescott intanto con mirabile prudenza assicurava e forniva d'artiglieria e di soldati tutti i luoghi abbandonati dal nemico. Ma Meadows non contento a questo, e desiderando di rendersi padrone anche della cala del Carenaggio, che giace più in là a tramontana a tre miglia dal Grand-Cul-de-Sac; perciocchè in essa avrebbono i soccorsi francesi potuto sbarcare, e ferir da fianco gli Inglesi, sprezzata la difficoltà de' luoghi, e l'ardore cocente del sole, andò a piantarsi sul posto detto della Vergine, il quale è situato sulla settentrionale riva della cala del Carenaggio, e ne signoreggia intieramente la bocca. Altri pigliarono luogo sull'austral punta di questa, e vi piantavano le artiglierie. Il generale Calder poi colle restanti genti andava a porsi sull'austral riva del Grand-Cul-de-Sac, dimodochè da questa sino alla settentrionale spiaggia del Carenaggio tutti i posti furono in poter degl'Inglesi ridotti. La flotta di Barrington stanziava nel Grand-Cul-de-Sac, le navi da guerra alla bocca, e quelle da carico dentro. Il cavaliere di Micou teneva tuttavia un Forte munitissimo posto sulle montagne.
Erano le cose in questo stato, già tenendo gl'Inglesi quasi l'intiera vittoria in mano, e nissun'altra speranza avendo i Francesi, che nel pronto soccorso di D'Estaing, quando comparì questi improvvisamente in cospetto dell'isola con tutta la sua armata, accompagnata da una moltitudine di fregate, di corsali, e di legni da carico, che portavano da nove migliaia di soldati. Aveva egli ricevuto subito avviso dell'assalto dato dagl'Inglesi a Santa Lucia. Del che si era mostrato assai contento; perciocchè se gli scopriva la occasione di affliggere con una compiuta vittoria, e con poco rischio, essendo molto avvantaggiato di forze, tutta la potenza britannica nelle Antille. Per la qual cosa non aveva posto tempo in mezzo all'imbarcarsi, e correre contro il nemico, che non l'aspettava. E per verità, se fosse arrivato sopra Santa Lucia ventiquattro ore prima, gli veniva tosto fatto il disegno. Ma, e già gl'Inglesi s'eran fatti padroni dei posti principali, ed affortificativisi; ed essendo l'ora tarda, quando arrivò, fu obbligato ad indugiar la batterìa sino all'indomani. Intanto la notte l'ammiraglio Barrington con grand'animo, e con non minor industria si apparecchiava contro il futuro e molto pericoloso assalto. Le navi da carico e tutti gl'impedimenti rimuoveva all'indentro del Grand-Cul-de-Sac, e le navi da guerra disponeva in modo alla bocca, che potessero più vantaggiosamente, che possibil fosse, reggere contro l'impeto del nemico, ed impedirgli d'entrar dentro la cala. Aveva seco il vascello detto il Principe di Cornovaglia di 74 cannoni, il Boyne di 70, il Sant'Albano ed il Nonpari di 64, il Centurione e l'Iside di 50 con tre fregate.
Il conte d'Estaing, non credendo, che la cala del Carenaggio già fosse venuta in poter del nemico, si volse la mattina dei 15 a quella per entrarvi, proponendosi quindi di recarsi per la via di terra contro il fianco destro degl'Inglesi, i quali, secondochè si era assicurato cogli occhi suoi proprj, occupavano il Grand-Cul-de-Sac. Ma non sì tosto fu pervenuto alla bocca del Carenaggio, che le artiglierie inglesi poste sulle due punte trassero furiosamente non senza grave danno delle sue navi, massime della capitana la Linguadocca. Da ciò fatto certo l'ammiraglio francese, che non v'era modo alcuno di poter entrar da quella parte, si difilò con dieci navi delle più grosse contro Barrington con evidente disegno di sforzar il passo, ed entrar nella cala; il che stato sarebbe l'ultima rovina degl'Inglesi. Si attaccava una battaglia molto aspra, nella quale sostennero questi con inestimabile valore, protetti anco dalle batterie di terra, la carica di un nemico ad ogni modo sì superiore. D'Estaing si tirava indietro; poscia verso la sera rinnovava la battaglia con dodici navi, più feroce che prima, dirigendo di maniera i colpi delle sue artiglierie, che andassero principalmente a ferire contro il sinistro corno dell'armata inglese. Ma nè questo consiglio, nè l'aggiunta delle nuove navi, nè il valore e la perizia singolari, che dimostrarono i suoi, poterono tanto operare, che si rompesse la fila delle navi inglesi. Continuaron queste a difendersi con tanta costanza, che D'Estaing non potè farvi dentro impressione di sorta alcuna, e fu obbligato a ritirarsi non senza qualche disordine, e notabil danno delle sue navi. In tale modo acquistò Barrington a sè stesso una gloria immortale, e confermò alla patria sua la possessione di una isola, la quale, venuta in poter suo non più di ventiquattr'ore prima, aveva corso un vicinissimo pericolo di ritornarne tosto sotto il dominio del suo antico padrone.