Ma D'Estaing avendo veduto, che gli assalti dati coll'armi di mare gli eran successi infelicemente, si volse a quelle di terra, delle quali anche molto abbondava. Per la qual cosa la notte dei sedici, e la mattina del giorno seguente sbarcò le sue genti a Choc-baye, piccolo seno di mare, che si trova tra il Carenaggio ed il Gros-islet. Intendeva di assaltar Meadows, il quale con tredici centinaia di soldati stava accampato nella penisola della Vergine posta tra la cala del Carenaggio ed il seno di mare sopraddetto. Aveva molta speranza di poterlo opprimere e tagliar fuori del tutto dai compagni, sia per la difficoltà dei luoghi, pei quali questi avrebbero dovuto passare per soccorrerlo, sia perchè aveva disegnato di far le viste di voler scendere a terra anche negli altri luoghi; il che avrebbe, dando loro diversi riguardi, tenuti sospesi e fermi nei posti loro gl'Inglesi. E come aveva divisato, così eseguì. Spuntava dal Choc-baye contro la penisola della Vergine con cinque migliaia di soldati scelti, ed andava ad assaltar gli alloggiamenti di Meadows posti a traverso della medesima penisola. Aveva diviso le sue genti in tre schiere, la dritta guidata da lui medesimo, la mezzana dal signor di Lovendal, e la stanca dal marchese di Bouillé. Muovevansi da prima i Francesi con mirabil ordine, sinchè già avvicinatisi, erano grandemente noiati per l'iniquità del sito, in cui si trovavano, da fianco dalle artiglierie del Morne-Fortune, che Micou nell'abbandonarle non aveva fatto chiodare. Ciò nonostante procedevano innanzi, e con una furia incredibile assaltarono gli alloggiamenti del nemico. Ricevettero gli Inglesi l'urto loro con eguale costanza, e lasciatigli approssimare, scaricati una sol volta gli archibusi, si avventaron contro con le baionette. Avevano i tiri degl'Inglesi fatto un terribil danno, e molto diradate le file dei Francesi. Tuttavia questi sostenevano la battaglia con incredibile valore, e non che cedessero, sempre più si avvicinavano agli alloggiamenti. Che anzi da settanta di loro già vi erano saltati dentro, ed aspramente vi menavano le mani. Ma gl'Inglesi fatto un estremo sforzo, gli risospinsero. I primi entrati furono morti tutti. I Francesi, raccolto fiato, e pigliati di nuovo gli ordini, ritornarono più feroci che prima alla battaglia. Gli ricevevano gl'Inglesi colla medesima ostinazione e fermezza. Una seconda volta gli ributtavano. Ma D'Estaing avvolontato di combattere, ed avendola presa in pruova, e non potendo comportare, che una presa di sì poca gente sgarassero i suoi, uomini tutti valorosissimi e numerosi, ordinò, gissero ad un terzo assalto. L'obbedirono prontamente. Ma questa fiata fecero debole prova; imperciocchè stracchi ed assottigliati nei due primi affronti, dopo leggier conflitto si ritirarono. Lasciarono i morti loro ed i feriti in poter dei vincitori. Fatto però tosto un accordo, i primi furon lasciati sotterrare, ed i secondi ritirare; avendo D'Estaing dato la fede sua, che sarebbero compresi nel numero dei prigionieri. Comportossi in questo fatto Meadows da quell'uomo prudente e valoroso ch'egli era; e comechè fosse ferito dal bel principio, mai non vi fu modo, che abbandonar volesse il campo di battaglia. Fu assai grave la perdita dei Francesi. Ebbero da quattrocento morti, cinquecento sì sconciamente feriti, che diventarono inabili al servire. Cinquecento altri furon feriti leggiermente. La perdita degl'Inglesi, avendo essi combattuto da luogo sicuro, fu di poco conto.

Lasciò D'Estaing ancora, per alcuni giorni dopo la battaglia, le sue genti a terra, ed egli coll'armata andava bordeggiando a veduta dell'isola, sperando forse, che qualche nuova occasione gli si offerisse di far maggior frutto. Ma finalmente la notte dei 29, imbarcati di nuovo tutti i suoi, se ne tornò al Forte Reale della Martinica, deposto il pensiero delle cose di San Vincenzo e della Grenada, le quali isole aveva avuto in animo di assaltare. Il giorno seguente De Micou con cento uomini di presidio pattuì. Le condizioni furon molto onorevoli. Uscissero con tutti gli onori della guerra, serbassero le bagaglie, ma non le armi; gli abitanti, e specialmente i parrochi, fossero protetti nelle robe e persone loro, e nella religione. Pagassero al Re della Gran-Brettagna le medesime tasse, e non più, che al Re Cristianissimo erano soliti di pagare; non potessero venir obbligati a portar le armi contro il Re di Francia. Trovarono gl'Inglesi cinquantanove cannoni, molta archibuserìa con un'insigne quantità di munizioni da bocca. In cotal modo venne in poter dell'Inghilterra l'Isola di Santa Lucia. Fu questo agl'Inglesi un acquisto di molta importanza. Oltrechè quivi fecero poi il capo grosso di tutte le forze loro navali delle Antille, e la riposta di tutte le armi e munizioni, potevano spiar da vicino, e senza pericolo gli andamenti dei Francesi dentro la cala del Forte Reale della Martinica, ed intraprendere i rinforzi e le conserve, che pel canale di Santa Lucia a quella si avviavano. Infatti e molto la fortificarono, e sempre vi mantennero gagliardi presidj, non senza però gravissimo danno loro per l'insalubrità di quel clima.

Pochi giorni dopo la ritirata di D'Estaing, arrivò in quelle spiagge con nove vascelli l'ammiraglio Byron, e diè fondo a Santa Lucia. Ne seguitava quasi come una tacita tregua tra le due parti, prevalendo dall'un canto troppo gl'Inglesi d'armi navali, i Francesi dall'altro delle terrestri. Questa sospensione, la quale durò ben cinque mesi, non fu rotta, se non quando già si era congiunto coll'armata del Byron quella del comandante Rowley, ed all'armata di D'Estaing quella di La-Motte-Piquet e del conte di Grasse, partita l'una e l'altra dall'Europa sul finir del presente anno, o nell'entrar del seguente per alla stazione delle Antille; perciocchè avevano ambidue i governi conosciuto di quanta importanza fosse lo esser forte in sugli apparati marittimi in mezzo a quelle isole molto ricche, le une alle altre vicine, e tra di loro le nemiche frammescolate.

Tornando ora alle cose che si facevano sulla terra-ferma americana, è da rammentare, che i ministri, ed i capitani britannici si eran risoluti ad assalire con grandissimo sforzo di guerra le parti meridionali della Lega. Al qual partito accostati si erano, non solo perchè speravano, credendo eglino, che i popoli generalmente di quel nuovo Stato non si contentassero, e fosse diventato loro molto grave l'imperio dei libertini, colle spalle dei leali farle rivoltare all'obbedienza del Re, ma ancora per molte altre, e tutte assai gagliarde ragioni. Sono le province meridionali, e massimamente la Giorgia e la Carolina abbondanti di feraci terre, le quali producono in gran copia le biade, e soprattutto il riso tanto utile alle armate sì da terra, che da mare. Del quale tanto maggiore bisogno si aveva, che queste si trovavano sì gran tratto lontane dai luoghi, da cui potevan esse, e dovevano trarre i viveri necessarj al loro logorare. Conciossiachè le province americane, che sin là erano venute in poter degl'Inglesi, non potevano una quantità sufficiente somministrarne; ed era loro mestiero far venire il rimanente dalla lontana Europa; cosa molto incerta in sè stessa per l'instabilità del mare, e pericolosa per l'ardimento dei corsari americani, i quali spesso le navi, che portavan le vettovaglie, intraprendevano. Nè è da passarsi sotto silenzio, che il riso della Giorgia e della Carolina Meridionale serviva ad alimentar le flotte francesi ed i soldati, che stavano in presidio nelle isole di loro pertinenza. E non solamente i proventi dell'agricoltura giorgiana e caroliniana, la quale per la quiete non mai quasi interrotta, della quale avevano gli anni addietro queste due province goduto, era fioritissima, i nominati vantaggi arrecavano agli alleati; ma ancora portati essendo in Europa, servivano molto convenevolmente di materia ai commercio degli Americani in questa contrada, e gli abilitavano a far gli scambj per quelle cose che ne traevano, necessarie ed agli usi della guerra, ed a quei della pace. Considerarono oltreacciò gl'Inglesi, che siccome la Giorgia confina colla Florida orientale, così era questa non di rado vessata dalle armi del congresso; e prevedevano benissimo che non si sarebbe posto fine alle correrìe loro, ed assicurata la quiete in quella provincia, se non quando le armi britanniche cacciato avessero dalla Giorgia e dalle Caroline le americane. Non dubitavano poi, che la conquista della prima riducesse prontamente in loro arbitrio anche le cose delle seconde; e particolarmente molte speranze collocavano nella possessione di Charlestown, città grossa, ricca e di molta importanza per l'opportunità del sito e del porto. Tutti questi vantaggi speravano di acquistar gl'Inglesi, se avessero cacciato gli avversarj dalle province meridionali, e, levatele dall'obbedienza del congresso, sotto la propria ridotte le avessero.

Per le quali cose tutte, e non potendosi per la stagione, che allora correva molto rigorosa, altre fazioni tentare nelle province montagnose poste a tramontana, aveva Clinton, siccome nel libro precedente abbiam narrato, inviato alla volta della Giorgia forza di navi passeggiere, scortate dalle navi da guerra di Hyde-Parker, le quali portavano da duemila e cinquecento soldati parte inglesi, parte essiani, e parte bande di leali e fuorusciti. Col favore di questi ultimi, e degli amici ed aderenti loro, sperava di poter entrar facilmente in quella provincia. Obbedivano tutte queste genti agli ordini del colonnello Campbell valoroso, e molto esperto capitano di guerra. Nel medesimo tempo aveva Clinton commesso al generale Prevost, il quale comandava alle Floride, che, raccolte tutte quelle genti, che per la difesa di quelle province necessarie non fossero, marciasse anch'esso contro la Giorgia, dimodochè essa fosse assalita da fronte per la via del mare da Campbell, e da fianco sulle sponde del fiume Savanna da Prevost. Ordinatosi in tal modo dagl'Inglesi il disegno della conquista della Giorgia, la quale giudicavano aver ad essere scala a quella delle due Caroline, arrivarono sul finir di decembre Campbell e Hyde-Parker all'isola di Tybee situata presso le bocche del fiume sopraddetto. Le navi da carico non penaron molto a trapassar lo scanno, e ad entrar nel fiume. Seguivano pochi giorni dopo quelle da guerra, sicchè tutta la flotta addì venzette si trovò sorta nelle acque di quello, e pronta a far i comandamenti dei capitani per l'invasion della provincia. Ignorando questi, quali fossero le forze, i provvedimenti, e le intenzioni dei repubblicani, fecero dar una scorribanda per le vicine rive e spiagge da alcuni fanti leggieri, dai quali presi due Giorgiani, s'intese da loro, non essersi avuta nella provincia contezza alcuna del disegno dei regj, niuna nuova difesa essersi apparecchiata, le batterie che proteggevano i fiumi rovinate, le galere starsene a mala guardia, e sì fattamente poste da poter essere facilmente intraprese. Si ricavò ancora essere debole il presidio di Savanna, città capitale della provincia; ma però aspettarvisi di breve i rinforzi. Avute queste notizie, non metteva l'Inglese verun tempo in mezzo per incominciar l'impresa. Le due rive del fiume Savanna, partendo dall'isola di Tybee prossimana alla sua foce per un buon pezzo all'insù, non essendo altro che un continuo tratto di maresi, pei quali scorrono lentamente lo due fiumane di Sant'Agostino e di Tybee, non offeriscono nissun luogo, che servir possa di porto per isbarcare. Quindi furon costretti gl'Inglesi di salir più in su per irsene a dar in terra al solito luogo dello sbarco, dal quale ha principio un dicco molto stretto, che conduce poscia alla città. Questo luogo, siccome molto difficile per sè stesso, avrebbero gli Americani potuto difendere agevolmente. Ma parte perchè la cosa era riuscita loro improvvisa, parte perchè non avevano forze sufficienti, non se ne avvisarono. Gl'Inglesi, senza ostacolo veruno incontrare, sbarcarono, i fanti leggieri i primi, poscia quei della grave armatura. Corre il dicco sopraddetto tra mezzo una risaia paludosa, ed è fiancheggiato da ambe le parti da un fosso assai fondo. Più addentro a secento passi dal luogo dello sbarco s'incontra a capo del dicco un poggetto, sul quale è posta una magione, che chiamano la casa di Gerido. Stavanvi a guardia una banda di repubblicani. Non sì tosto ebbero i fanti leggieri, la maggior parte montanari condotti dal capitano Camerone, afferrato, che, postisi, in ordinanza, corsero, camminando sul dicco, contro quella masnada di Americani. Non mancaron questi a sè stessi, ed il nemico ricevettero con tiri molto fitti di archibuserìa, dai quali rimase morto Camerone. Ma i montanari spinti dai proprj spiriti generosi, e grandemente irritati all'uccisione del capitano, si avventarono con tanta rattezza contro la casa di Gerido, che non ebbero tempo gli altri di scaricar una seconda volta, e si posero in fuga. Sottentrarono i montanari, e s'impadronirono del poggio. Salito Campbell sopra di questo, e prospettando il paese all'intorno, discoprì l'esercito nemico posto in ordinanza davanti, ed un po' a levante di Savanna, il quale governato essendo dal maggior-generale Roberto Howe, stava aspettando l'incontro dei reali, e faceva la vista di voler gagliardamente difendere la città capitale della provincia. Consisteva esso in una grossa schiera di stanziali e di bande paesane. Era sì fattamente attelato, che le sue due ali si distendevano dentro nel paese dall'una parte e dall'altra della strada maestra, che guida a Savanna, la dritta capitanata dal colonnello Eugee, e composta di Caroliniani a dritta di quella; ed era il fianco suo verso l'aperta campagna protetto da una fitta selvosa, e dalle case di Tatnal. La stanca poi si appoggiava col suo destro fianco alla strada medesima, e col sinistro a terreni limacciosi. Erano questi la maggior parte Giorgiani comandati dal colonnello Elbert. Le due punte eran guardate ciascuna da una bocca da fuoco, ed il mezzo sullo stradone da due. A cento passi poi innanzi, laddove questo passa tra due profondi maresi, avevan fatto una tagliata, ed un buon tratto avanti questa, rotto un ponte soprapposto ad un rio anch'esso paludoso. Alle spalle finalmente erano assicurati dalla città stessa di Savanna, la quale era affossata. Il capitano inglese, lasciato prima una grossa guardia al luogo dello sbarco, ed una altra simile ad una strada vicinale, che attraversa lo stradone a fine di assicurarsi alle spalle, iva avvicinandosi al nemico, ed andava considerando del modo, che più accomodato fosse per assaltarlo nella forte positura, nella quale si trovava. Non tardò ad accorgersi dalle mosse e dall'ordinanza del nemico, che questi si aspettava e desiderava, ch'egli assalisse il corno sinistro. Per la quale cosa non lasciò indietro nissuna di quelle diligenze, che in simili occorrenze soglionsi usare dagli esperti capitani per intrattenere l'inimico nella concetta opinione. Traeva fuori sulla sua dritta una parte de' suoi, ed andava anche distendendosi verso questa medesima parte coi fanti leggieri. Si risolvette intanto ad attaccar la battaglia coll'ala dritta degli Americani. Mentre andava tra sè stesso rivolgendo le diverse maniere d'assalto che praticar si potevano, la fortuna gli condusse tra le mani un Nero, dal quale seppe, esservi un sentiero poco conosciuto, il quale a traverso di quella palude selvosa, che abbiam detto trovarsi alla destra punta dell'esercito americano, andava a riuscir loro alle spalle. Offerivasi il Nero di far la guida, e molto confortava il capitano britannico a farne impresa. Deliberatosi Campbell ad usar la occasione, che la favorevole fortuna gli parava davanti, comandò a Jacopo Baird, che coi fanti leggieri si mettesse a quella via, acciocchè girato intorno all'ala dritta degli Americani gli assaltasse poscia per di dietro là, dove meno se lo potevano aspettare. Lo faceva seguitare, acciocchè all'uopo potesse essere soccorso dai volontarj jorchesi, condotti dal colonnello Tumbull. Mentre Baird e Tumbull, guidati dal Nero, procedevano alla disegnata fazione, Campbell piantava le sue artiglierie a sinistra accanto lo stradone in modo, che non potevano esser vedute dall'inimico. Questo fece, perchè quando fosse venuto il tempo di fulminar i Caroliniani, si potessero impedire, non si avventassero contro i fanti leggieri del Baird. In questo mezzo traevano furiosamente colle artiglierie loro i repubblicani contro i regj. Questi non fiatavano. Il che avrebbe pur dovuto far sospettare gli altri di qualcosa, se stati fossero, o più esperti o meno invasati. Infine Campbell, quando si pensò, che Baird fosse pervenuto al luogo suo, diè tutto ad un tratto fuoco alle artiglierie, e mosse spacciatamente i suoi contro il nemico, che tuttavia ignorava il pericolo, in cui si trovava. Tale fu l'impeto degl'Inglesi e degli Essiani, che gli Americani, non sostenendo la carica, si volsero tostamente in fuga. I vincitori gli seguitarono. Intanto erano già i fanti leggieri del Baird, dato una giravolta, arrivati dietro le spalle dell'ala destra americana, ed attaccatisi con alcune milizie giorgiane, che stat'erano poste alla guardia dello stradone, che guida a Ogeechee, dopo breve contrasto le fugavano, e si difilavano ratti contro il grosso delle genti americane, che già erano andate in volta. Dal detto al fatto si mettevano a trabocco dentro le fila dei fuggiaschi; e se qualcheduno rimasto vi era, che serbasse tuttavia gli ordini ed il coraggio, questi coll'inaspettato e velocissimo impeto loro ebbero subitamente disordinati e disanimati. La vittoria fa compitissima. Trent'otto uffiziali, meglio di quattrocento tra sotto-ufficiali e gregarj, 48 pezzi di buone artiglierie, 13 bombarde, cento bariglioni di polvere, un Fortino con entrovi tutte le munizioni, il navilio, ch'era sorto nel fiume, una molto notabile quantità di provvisioni d'ogni sorta, e la città stessa di Savanna vennero, prima che si facesse notte, in poter dei vincitori. Degli Americani a cagione della pronta fuga loro non morirono più che cento, parte nella battaglia, parte nelle paludi, mentre si sforzavano di scampare. Fra gl'Inglesi i morti ed i feriti non arrivarono a venti. Tanto lieta fu la vittoria partorita dagli opportuni ordinamenti di Campbell. Nè minore fu la umanità sua, tanto più da lodarsi, quanto che non poteva non ricordarsi dei mali trattamenti ricevuti nelle prigioni di Boston, che fossero state la sua accortezza e la prudenza. Non solo la città di Savanna fu preservata dal sacco; ma quantunque vi entrassero i vincitori, come in una città presa d'assalto, ed alla mescolata coi fuggiaschi, nissuno di quelli, che non avevano le armi in mano, o che si arrendevano, furon posti a morte. Dal che si può argomentare, che le enormità commesse ai tempi di guerra sono meglio dalla rilassatezza o complicità dei capitani, che dal furor de' soldati da riconoscersi.

1779

Impadronitisi, nel modo che abbiam detto, gl'Inglesi della città di Savanna, si distesero coll'esercito per tutto il paese; poscia mandaron fuori un bando, pel quale e graziavano i disertori, ed esortavano gli amatori del nome inglese a correre alle insegne del Re, e coll'armi in mano difendere la causa sua, promettendo loro protezione e aiuto. La cosa non restò senz'effetto. Venivano in buon numero, ed i capitani britannici gli ordinavano in un reggimento di cavalleggieri. Ma i più risoluti repubblicani, preferendo l'esilio alla soggezione, si rifuggirono nella Carolina. Posero anche gl'Inglesi ogni ingegno, ed ogni arte usarono per indur i soldati repubblicani fatti cattivi a pigliar soldo nelle truppe del Re; ma in questo fecero poco o nissun frutto. Furon perciò stivati a bordo delle navi, dove e pel fetore dell'aria, e pel calore della stagione durante la state che seguì, morirono un gran numero. Gli uffiziali però furon mandati sulla fede loro a Sunbury, Terra la quale solo nella Giorgia teneva ancora pel congresso. Solo fu ritenuto, e sostenuto prigione sulle navi, in mezzo agli altri gregarj, Moisè Allen, cappellano dei Giorgiani, il quale non solo colle esortazioni sui pulpiti aveva acceso i popoli a seguir questa impresa loro, ma ancora colle armi in mano la difese egli stesso in mezzo alle battaglie, dando un mirabil esempio di fortezza e d'amor cittadino. Venutagli a noia la sua lunga e schifa cattività, gettossi un dì a capo all'ingiù nel fiume, sperando di potersi salvar a nuoto in un'isola vicina. Ma annegò con infinito rincrescimento dei popoli, i quali e le sue virtù veneravano, ed il coraggio suo grandemente desiderarono. I vinti scombuiati del tutto, varcato il fiume al passo di Zubly, si ritirarono nella Carolina. I vincitori si distendevano, e riducevano a divozione del Re la maggior parte della Giorgia, accrescendo le scolte sulle rive della Savanna per la gelosia dei nemici, che tuttavia erano padroni della Carolina.

Nel medesimo tempo il generale Prevost si era messo nella Florida orientale in punto per eseguir ciò, che stato gli era comandato da Clinton. Nel che incontrò gravissime difficoltà, sia per la stranezza de' luoghi, come per la disagevolezza delle vettovaglie. Arrivato finalmente dopo incredibile fatica nella Giorgia, pose l'assedio al Forte ed alla Terra di Sunbury. Vi eran dentro dugento soldati di presidio, i quali mostravano di volersi difendere, dimodochè l'Inglese già aveva incominciato a far le trincee. Ma poco stante, perduta ogni speranza di soccorso, si abbandonarono e diedero la Terra a discrezione. Furon trattati umanamente. Questo accadde nel tempo, in cui Campbell già si muoveva dal canto suo contro Sunbury. S'accompagnarono l'uno coll'altro congratulandosi del salvo arrivo i due eserciti, e Prevost giunto in Savanna pigliò il governo di tutte le genti regie, che venute dalla Nuova-Jork e da Sant'Agostino avevano conquistato al Re tutta la provincia della Giorgia. Avuta così lieta vittoria, andavano i Capi inglesi considerando quello che fosse a fare. Conoscevano benissimo di non esser abbastanza gagliardi per poter fare una grande impressione nella Carolina, provincia potente, molto concorde, almeno nelle parti più basse, e che aveva al governo suo uomini di ottima mente, e di non poca autorità nell'universale. Per verità l'unico e solo fine, che fin là si era proposto Clinton, quello era della conquista della Giorgia, avendo tra sè stesso deliberato di assaltar la Carolina, allorquando arrivati fossero i rinforzi, che se gli annunziavano dall'Inghilterra, e che dovevan esser tragittati dall'ammiraglio Arbuthnot. Ciò nondimeno, discorrendo molto bene di quanta importanza fosse all'esito delle future cose il recarsi sulla guerra offensiva, piuttostochè tenersi sulla difensiva, si risolvettero a far certe correrìe nella Carolina, per tener vivo in quella provincia il timore delle armi regie, e per dar animo ai leali. Per la qual cosa mandarono una buona presa di genti condotte dal maggior Gardiner a pigliar possessione dell'Isola di Porto-Reale. L'impresa non solo non riuscì, ma ebbe pessimo fine; perchè assaliti là entro aspramente da una banda di Caroliniani, ne furon cacciati di forza con perdita di molti ed uffiziali e soldati.

Venuto meno questo disegno volsero l'animo a voler far muovere coloro, i quali erano di sinistro animo contro il nome del congresso, ed abitavano in gran numero, siccome in altro luogo fu da noi raccontato, le parti diretane della Giorgia e delle due Caroline. La quale speranza era stata una delle principali cagioni, che aveva fatto intraprendere l'invasione delle meridionali province. Di cotesti leali ve n'erano di diverse maniere. Alcuni, più avventati e più nimichevoli degli altri, non solo avevano la patria loro abbandonato, ma si erano rifuggiti in mezzo agl'Indiani, e congiunti con questi facevano ai consorti loro colle solite correrìe tutto quel male, che sapevano e potevano. Altri poi se ne vivevano sfuggiaschi e solitarj ne' luoghi disabitati posti sull'estremo confine delle Caroline, aspettando, che la fortuna offerisse loro qualche buona occasione di ripatriarsi. Altri finalmente, o meno avversi, o più astuti, continuavano a dimorare in mezzo ai libertini, facendo le sembianze di essersi soggettati, e di accomodarsi al volere dei più. Deposte le armi avevan dato di mano alla zappa ed alla marra, pronti però a ripigliare quelle, ove qualche spiraglio di mutazion di cose si appresentasse. Intanto non potendo giovarsi dell'armi, usavano le arti, tenendo con molta diligenza ragguagliati gli usciti di tutto ciò, che accadeva nella contrada, e specialmente di tutti i motivi dei libertini. Queste cose non ignoravano i generali del Re; e per ciò per metter cuore ed al punto i leali, procedettero molto in su pel fiume Savanna, e pigliaron posto nella città d'Augusta. Quivi niuna cosa lasciavano intentata per adescare e piccare quelli, acciocchè corressero all'armi. Mandavan fra di loro frequenti messi, accrescevano molto colle parole le forze regie; ponevan loro innanzi gli occhi, che se essi si riunissero, diventerebbono di gran lunga superiori al nemico; facevan promesse, abbondavano in presenti; stimolavano gli animi già inviperiti colle vive rappresentazioni delle crudeltà dei libertini. Di queste opinioni empievano i Capi britannici gli amici del Re. Queste instigazioni operaron di modo, che i leali si levarono in armi, e postosi sotto la condotta del colonnello Boyd, uno dei Capi loro, scendevano a dilungo per le occidentali frontiere della Carolina per andarsi a congiungere colle genti regie. Erano i più piuttosto malandrini che soldati, gettatisi alla strada, e vogliosi del logorar dell'altrui. Devastavano perciò ogni cosa, ovunque passavano, e quello che consumar non potevano, ardevano. Già avevano tanto fatto, che, varcata la Savanna, si avvicinavano agli alloggiamenti inglesi, quando furono sopraggiunti dal colonnello Pickins, il quale guidava una grossa smannata di Caroliniani raggranellati nel distretto di Ninety-six. Dal detto al fatto si mescolarono ferocemente gli uni cogli altri combattendo con grandissima rabbia per l'ira civile, e pel timore dei mali, che i vinti avrebbero avuto a sopportare dai vincitori. Durò la battaglia per bene un'ora. Finalmente i leali si disordinarono, ed andarono in volta. Boyd restò ucciso sul campo. Tutti furono dispersi. Molti vennero in poter dei vincitori. Settanta furono sentenziati a morte; però solo cinque furono giustiziati. Questo successo fermò le cose della Giorgia, le quali già erano in manifesto movimento contro il congresso; frenò del tutto le correrìe dei leali, e diè luogo ai libertini di potere con maggiore sicurezza attendere ai preparamenti da farsi contro le armi regie. Dal medesimo ne nacque ancora, che gl'Inglesi, abbandonata Augusta, si ritirarono più ingiù, restringendosi tutti nelle vicinanze di Savanna.

A questo partito tanto più volontieri si appigliarono i regj, in quanto che il generale Lincoln, creato dal congresso capitano generale di tutte le genti nelle province meridionali, era arrivato, ed aveva posto il campo a Black-swamp sulla sinistra riva della Savanna, non molto distante da Augusta. Avevano i Caroliniani, come prima ebbero le notizie del disegno, che gl'Inglesi avevano fatto sopra le meridionali province, chiesto al congresso, concedesse loro per Capo di tutta la difesa, che intendevano di voler fare, il generale Lincoln massacciuttese, che si era acquistato il nome di animoso ed esperto capitano nella guerra settentrionale. Alla quale richiesta si era molto volentieri inclinato il congresso, avendo esso medesimo collocato gran fede in Lincoln, e conoscendo di quanta importanza sia nelle cose della guerra la confidenza che hanno i soldati nei Capi loro. Il presidente Lowndes tutte quelle cose faceva che all'uffizio suo si convenivano, per dar animo agli abitatori dell'australe Carolina, e per fargli correre all'armi in difesa della patria. Usava le pubbliche e le private esortazioni, ed ordinava, che tutti i bestiami delle isole e delle terre poste sulla marina si ritirassero all'indietro a' luoghi sicuri. Le bande paesane si adunavano, ed andavano a congiungersi cogli stanziali. Nè minore zelo della cosa pubblica si manifestava al vicino pericolo nella Carolina Settentrionale, dove in pochi dì furono ammassate due migliaia di cerne, alle quali vennero preposti i generali Ashe e Rutherford; e se non fosse stato, che non poterono sì tosto, come era il bisogno, ottener le armi, e che perciò furon obbligate ad indugiare, sarebbero arrivate in tempo, e, congiuntesi prima della sconfitta colle genti di Roberto Howe, avrebbero forse fatto inclinare a favor loro la fortuna della giornata di Savanna. Il calore era grande fra i libertini caroliniani a quei dì; l'esercito loro s'ingrossava. Del che invero avevano grandissimo bisogno. Perciocchè Washington era lontano, e prima che i soccorsi arrivassero, le cose loro potevano essere spacciate. Inoltre stava quegli in molta gelosia dei passi delle montagne, ed il suo esercito ogni giorno si assottigliava per quella peste, non del tutto ancor sanata, della brevità delle ferme. Per la qual cosa non si poteva sperare, fosse per inviare grossi rinforzi. Ma questo stesso interno male, che indeboliva l'esercito washingtoniano, era cagione ancora, che non si potesse far gran fondamento su quello di Lincoln, quantunque già si fosse raccozzato coi rimasugli di Howe. Perciocchè, trattone seicento stanziali, i rimanenti erano milizie poco use alle guerre, e poco stabili avendo solo le ferme per pochi mesi. Tuttavia Lincoln non si perdeva d'animo, e molto col buon voler suo si aiutava. Volendo mostrare il viso al nemico, si era condotto a Black-swamp sulle rive della Savanna. La quale mossa in un colla rotta data dai libertini ai leali aveva causato, che il generale inglese avesse ritirato i suoi all'ingiù del fiume, tenendo le prime scolte al passo di Hudson. Ma ciò non bastando a Lincoln, e disegnando di restringere vieppiù il nemico, confinandolo del tutto sulla costiera, acciocchè e dell'opportunità di quelle grasse terre non si potesse valere, e segrete od aperte pratiche intrattenere coi leali delle regioni superiori, comandò al generale Ashe, che, lasciate indietro le bagaglie, andasse a por gli alloggiamenti sulla destra riva della Savanna dietro il rivo, che chiamano Briar-creek. Eseguì Ashe diligentemente gli ordini del capitano generale, ed in sì fatta guisa pose il campo, che n'era diventato fortissimo. Da fronte lo difendeva il rivo sì profondo a molte miglia in su, che non era guadoso, da stanca la Savanna ed un'altra palude. Si era poi assicurato a destra con una torma di cavalleggieri. Aveva seco da due migliaia di combattenti.