Ma nonostante la fortezza degli alloggiamenti dell'Ashe si deliberarono gl'Inglesi di assaltargli. Il colonnello Prevost, il quale stava al passo di Hudson, si mosse a questa fazione. Divise i suoi in due schiere. Colla dritta munita di due cannoni procedeva dirittamente contro il rivo, facendo le viste di volerlo passare per tener a bada i repubblicani. Colla stanca consistente in novecento soldati tra quei di grave armatura, ed i corridori sì a piè che a cavallo andava girando distendendosi a sinistra, affine di passare nei luoghi superiori il rivo, e di potersi quindi avventare contro il retroguardo nemico. Nel medesimo tempo il generale Prevost per intrattenere Lincoln, acciò non pensasse ai casi dell'Ashe, iva movendosi tra Savanna ed Ebenezer, come se volesse varcar il fiume in quei luoghi. Ashe, il quale in tanta vicinanza del nemico avrebbe dovuto stare a buona guardia, invece di mandar avanti i suoi cavalli, come speculatori della contrada, gli aveva inviati a qualcun'altra fazione di poca importanza. Per la qual cosa arrivarono a dì alto gli Inglesi sì improvvisi, che le prime novelle, che ne ricevettero gli Americani, furono le grida, il rimbombo e lo scricchiolar dell'armi degli assalitori. Le milizie spaventate non istettero a badare, ma tosto si mettevano in fuga alla dirotta. Molti però trovarono, fuggendo, quella morte, che, combattendo valorosamente, avrebbero potuto schivare. La viltà dell'animo non apportò loro sicurtà maggiore. Sopraffatti dalla paura alcuni annegarono nel fiume, altri affogarono nella palude, diventando ora istromenti della rovina loro quegl'impedimenti stessi, che prima riputati avevano i più saldi fondamenti della sicurezza loro. Gli stanziali giorgiani e caroliniani guidati ed incuorati dal generale Elbert fecero miglior pruova. Ma abbandonati dalle milizie, ed assaliti da tanta moltitudine di nemici andarono anch'essi in volta. Questa fu la rotta di Briar-creek, che seguì a dì tre di marzo. Perdettero gli Americani sette pezzi di artiglieria, tutte le armi e munizioni, con non pochi morti e prigionieri. Il numero degli annegati ed ammemmati non è noto. Ma e' pare, sia stato maggior di quello di coloro che morirono per le ferite. Di tutte le genti di Ashe pochi più di quattrocento si ricongiunsero con Lincoln, il quale per l'effetto di questo infortunio, trovò il suo esercito avere scemato meglio della quarta parte. Questa vittoria impadronì di nuovo i regj di tutta la Giorgia, ed aperse loro la via a poter comunicare coi leali delle parti diretane sì della Giorgia che delle Caroline; e questi, che ancora non avevano deposto il timore della fresca percossa, si riconfortarono, e potevano a man salva recarsi ad ingrossare l'esercito regio.
A tante disgrazie si risentirono vivamente i Caroliniani; ma però non si sgomentarono; e per impedire il nemico vittorioso, che non venisse ad osteggiare sulle ricche terre loro, facevano ogni opera per ravvivar gli animi, e per far nuove genti. Posero severe taglie a coloro, che richiesti negassero di andar soldati, o ricusassero di obbedir agli ordini dei capitani; promettevano caposoldi; levavano cavalli; creavano uffiziali fra i più riputati uomini del paese. Nominavano a governatore della colonia Giovanni Rutledge, uomo di grandissim'autorità, dandogli facoltà di fare ogni e qualunque cosa, che credesse al ben pubblico necessaria. Tanta fu la diligenza che usarono, e tante, e sì possenti le persuasioni sì pubbliche che private dei più vivi libertini, i quali, e per amor della patria, e perchè si vedevan ridotti in mal termine, se gl'Inglesi s'insignorissero della provincia, non cessavano di andare e venire a questa bisogna, che verso la metà di aprile aveva Lincoln con sè meglio di cinque migliaia di soldati.
Mentre queste cose si travagliavano nelle Caroline, il generale Prevost attendeva a ricomporre nella Giorgia le cose guaste dalla guerra. Ordinava il reggimento interno della provincia, ed allettava i leali continuamente a venirlo trovare. Non si attentò di passar la Savanna, perchè ella era per le precedenti pioggia molto cresciuta, perchè non aveva forze bastanti ad assaltar la bassa Carolina tanto avversa, e perchè Lincoln, non ostante la rotta di Briar-creek, continuava tuttavia a starsene sull'opposta riva pronto a combatterlo, se volesse varcare. Lincoln poi dal canto suo, innanzichè ricevesse i nuovi aiuti, non era in grado di poter offendere, e stimava sua gran ventura fosse, che il nemico non l'offendesse. Ma ingrossato finalmente, siccome abbiam detto, fece una mossa, dalla quale ne nacque un'altra molto importante del suo avversario. Marciò egli sul principiar di maggio verso Augusta, sia per proteggere non so quale adunata dei deputati della provincia, che in quella città si doveva fare, sia per pigliar qualche Forte posto nella Giorgia superiore, affine d'impedire che in essa le cose non facessero qualche variazione, e che i leali non mandassero più oltre genti e vettovaglie agl'Inglesi. Già era arrivato nella Giorgia, ed attendeva diligentemente a recar ad effetto il suo disegno. Aveva però lasciato il generale Moultrie con mille cinquecento uomini rimpetto a Prevost, acciò gl'impedisse il passo del fiume. La qual cosa in un colla grossezza del medesimo, le paludi prossimane alle sue rive dalla parte della Carolina, e gli spessi torrenti e fiumane che la intersecano, aveva creduto sufficiente ostacolo fosse, perchè il generale inglese non si movesse a varcare per correre la provincia, e minacciar la metropoli, che è Charlestown.
Ma Prevost faceva diversi pensieri da questi. Si era il suo esercito ingrossato per l'accostamento dei leali. Sperava, che la presenza sua nella Carolina ve gli avrebbe fatti romoreggiare; difettava di vettovaglie, delle quali era sicuro di potervisi abbondantemente fornire, ed in ultimo l'invasione di questa provincia avrebbe rivocato Lincoln dalla Giorgia, e forse quindi appresentata qualche conveniente occasione di venirne alle mani. Per la qual cosa determinatosi al tutto a voltar la fronte alla Carolina, varcò con tremila uomini tra Inglesi, leali ed Indiani il fiume Savanna ed i vicini stagni, comechè non senza grandissima difficoltà. Le milizie del Moultrie maravigliate a tanto ardire, spaventate si disbandarono, e quasi tutte, dopo fatta leggier resistenza, si ricoverarono a Charlestown. Quelle che rimasero con Moultrie, alle quali si accostarono i cavalleggieri di Pulaski, facevan ogni sforzo per ritardar l'impeto del nemico, ma troppo eran deboli per poter ciò fare efficacemente.
Veduta Prevost la facilità, colla quale aveva superato gli ostacoli de' luoghi, e la debole resistenza del nemico, innalzava l'animo a concetti e speranze maggiori; e quel motivo che aveva fatto nel principio non per altro, che per foraggiare, volle estendere ad una più alta, ed onorata impresa, e quest'era l'assedio della ricca città di Charlestown; presupponendo, che questa, acquistato ch'egli avesse la campagna, fosse prontamente per riceverlo. A ciò lo stimolavano ancora i leali, ai quali secondo il solito non lasciando lume la troppa cupidità, credon essi, e voglion far credere agli altri quello che desiderano. Lo assicuravano, che avevano intendimento coi più, e coi principali cittadini di Charlestown, e che quando una prima bandiera del Re sventolasse sotto le mura di quella città, le genti avrebbero tosto fortuneggiato dentro, e fatto di forza, che ella venuta sarebbe senza dubbio alcuno in poter suo. Si offerivano poi anche prontissimi a stradar le genti, e dar sulla qualità de' luoghi tutte quelle informazioni che sarebbero del caso. Dava inoltre a quest'opinione qualche peso, che Lincoln comunque non potesse non esser informato, che gl'Inglesi avevano passato il fiume, e minacciavano la città capitale della Carolina, tuttavia nissuna sembianza faceva di volerne venire al soccorso suo; sì fattamente era persuaso, che i reali fossero venuti non per conquistare, ma per buscare. Per la qual cosa s'incamminava Prevost molto alla sicura verso Charlestown, sperando nella trepidazione della città avere qualche occasione di entrarvi dentro. Quando però Lincoln s'accorse dal continuo avvicinarsi del nemico alle mura di quella, che la cosa non era da finta, avviò rattamente in aiuto una buona squadra di fanti leggieri, i quali fece anche montare in groppa sui cavalli, perchè potessero arrivare più speditamente. Egli intanto gli seguitava col rimanente dell'esercito. Arrivarono gl'Inglesi sulle rive del fiume Ashley, il quale bagna le mura di Charlestown dalla destra parte, e subito passatolo, pigliarono gli alloggiamenti quasi a gittata di cannone dalle mura, tra il medesimo e l'altro fiume chiamato Cooper, che scorre a sinistra della città. Avevano i Caroliniani fatto per la difesa di questa tutti quei provvedimenti, che per la brevità del tempo potuto avevano maggiori. Avevano arsi i sobborghi, e fatto uno stecconato, che correva dietro la città da un fiume all'altro; i baloardi furono rassettati, e le artiglierie piantate sopra tutta quella tela di fortificazioni, che tra quei due fiumi è frapposta. Due giorni prima erano arrivati dentro la città il governatore Rutledge con cinquecento cerne, il colonnello Harris coi fanti leggieri mandati da Lincoln, i quali avevano corso più di quaranta miglia ad ogni alloggiamento. Eravi giunto eziandio il conte Pulaski coi corridori della sua legione, la quale chiamavano la legione americana. La presenza di tutte queste genti assai confortò i cittadini, i quali, se non fossero arrivate, o che gl'Inglesi senza aver badato per via, come fecero, non ricordandosi forse del proverbio volgare che chi vuol far non dorma, fossero comparsi due giorni prima, avrebbero avuto carestia di buoni partiti. Stettero tutta la notte i Caroliniani dentro la città a diligentissima guardia, avendo accesi i fuochi nelle case, e sulle mura tutto all'intorno. Il giorno seguente il generale inglese intimò la resa, offerendo favorevoli condizioni. Mandaron fuori gli Americani i commissarj loro per negoziare, e si appiccò una pratica d'accordo, la quale essi, avendo conosciuto, che gl'Inglesi non erano nè in numero, nè armati di maniera, che potessero sforzare la città, e credendosi di sicuro, che Lincoln non avrebbe pretermesso di venir tosto in soccorso loro, ivano tirando in lungo meglio che sapevano. Proposero, stesse Charlestown neutrale durante la guerra, ed alla pace si definisse, a chi dovesse appartenere degli Stati Uniti, o dell'Inghilterra. Fu risposto dagl'Inglesi, i capitani britannici non esser venuti là con potestà legislativa, e che, poichè il presidio stava armato, dovevano arrendersi a prigionieri di guerra. Si fecero da ambe le parti altre proposte, che non si accettarono, ed in queste pratiche si consumò inutilmente dagl'Inglesi tutto il giorno. Non furon rotte, se non la sera. La notte i cittadini aspettavano l'assalto, non rallentata a niun patto la diligenza del guardare.
Caduto Prevost dalla speranza che preso aveva che si muovesse qualche cosa di dentro a suo favore, andò considerando, che le mura della città erano munitissime di artiglierie, e protette da molte navi armate, massimamente galee; che il presidio era più numeroso del suo esercito stesso; ch'ei non aveva artiglierie, se non poche e da campo, tali, che non potevano fare sufficiente passata; che non aveva navi da guerra che lo potessero aiutare; che già i primi feritori dell'esercito lincolniano erano comparsi, ed il rimanente si avvicinava con presti alloggiamenti; e che se l'assalto avesse avuto infelice fine, con una guernigione vittoriosa da fronte, e con un esercito più grosso del suo alle spalle, con una contrada da trascorrere frequente di fiumi e di fiumane, sarebbero le sue genti, quando il sole le avesse trovate in quell'alloggiamento, in un presentissimo pericolo poste di venir oppresse, ed intieramente distrutte. Laonde valendosi dell'opportunità della notte si levò da campo, e si ritirò di verso la Giorgia. Ma invece di avviarsi per la via di terra, che troppo era pericolosa, traghettò i suoi nelle isole di San Jacopo e di San Giovanni, poste ad ostro di Charlestown, fertili e grasse da potervi ristorar dentro l'esercito comodamente. E siccome una seguenza d'isolette vicine alla costiera si continua dà Charlestown sino a Savanna, tra le quali scorrendo il mare va formando qua e là, e canali da navigare, e porti da fermarvisi entro alla sicura, così Prevost non istava più in pensiero di potersi, quandochè fosse, senza pericolo a questa ultima città riparare. Ma il suo disegno per allora si era di andar a porre gli alloggiamenti nell'isola di Porto-Reale, ferace e sana molto, posta poco distante dalla Savanna. Le stanze poi dentro di quest'isole erano altrettanto più accettevoli, che già era giunta sul continente della Carolina e della Giorgia la stagione insalubre, e pressochè pestilente, dalla quale i soldati inglesi, non avvezzi, avrebbero gravissimo danno ricevuto.
Mentre si travagliava Prevost nel muover il suo esercito da un'isola in un'altra, Lincoln, che aveva seguitato d'in sulla terra-ferma le mosse degl'Inglesi, credette di poter assaltar con frutto il colonnello Maitland, il quale con una mano d'Inglesi, di Essiani e di leali caroliniani stava accampato a cavallo di quello stretto braccio di mare, che chiamano riviera di Stono, e che l'isola di San Giovanni divide dalla terra-ferma vicina. Vi si erano affortificati con puntoni muniti d'artiglierie, e circondati da stecconati. Andarono gli Americani all'assalto con grande virtù. Si difenderono i regj valorosamente. In fine essendo i repubblicani sconciamente danneggiati dalle artiglierie inglesi, non potendo le loro, siccome minute, far sufficiente impressione contro le fortificazioni, e veduto venire un rinforzo, si ritirarono. Dopo questo fatto tutto l'esercito britannico, lasciate le guardie ne' luoghi più opportuni, arrivò alle stanze nell'isola di Porto-Reale. Gli Americani se ne ritornarono, i più agli alloggiamenti loro; e la malvagità della stagione pose fine ad ogni ulterior impresa da ambe le parti. Così rimasero gl'Inglesi quietamente in possessione di tutta la provincia della Giorgia; e gli Americani, avuto quello rimescolamento di Charlestown, si riconfortarono, comechè non fossero del tutto sgombri dal timore di una novella invasione nella Carolina, avendo i nemici acquistato quel nido della Giorgia.
Questa gualdana nella ricca ed intiera provincia della Carolina meridionale riuscì non che di nessun giovamento, di danno alle faccende del Re, di non poca utilità agli uffiziali e soldati, e di grave pregiudizio agli abitatori, e ciò per cagion del sacco, che vi fecero strabocchevolmente i reali, e della guerra iniquissimamente esercitata contro le donne, i fanciulli, gl'infermi, e le mura stesse delle più conspicue città. In ciò avevan essi per ispie e per compagni i Neri, i quali trovandosi in grand'abbondanza in que' luoghi, pei quali passavano gl'Inglesi, concorrevano, sperando di recuperare la franchigia, e per acquistar grado con essi tutto mettevano a bottino; e se qualche cosa di valuta avevano i padroni loro nascosa, questa discoprivano, e davano in mano ai rapitori. Tanta fu la rabbia di costoro, che non contenti di spogliar le case della più ricca suppellettile, e le persone dei più cari ornamenti, non perdonando nemmeno alla quiete de' morti, andaron rovistando le tombe per la gola di trovarvi entro i tesori. Quello, che transportar non potevano, sformavano. Quanti ameni giardini furon disertati e guasti! Quanti nobili abituri rovinati od arsi! Quanti preziosi arredi rotti e fracassati! Gli animali stessi, o grandi, o piccoli, o necessarj, o diletti che si fossero, furon messi a morte. Non si potrebbe con meritevoli parole ridire il barbarico furore delle sfrenate soldatesche, e massimamente di quei feroci, o dai mali loro inferociti Africani allora allora spastoiati. Ma il maggior danno che abbiano avuto a sopportare i Caroliniani quello fu di questi stessi schiavi, dei quali se ne perdettero ben quattromila, o condotti via dagl'Inglesi nelle isole, o venuti meno di stento nelle selve, o morti di una pestilenziale malattia, che poco dopo si era ad essi appiccata. Insomma, se pieno di barbarie si fu il manifesto pubblicato dai commissarj inglesi in sull'accomiatarsi dall'America dopo gl'infausti negoziati, nissuno non dubiti, che non ne sia stata la esecuzione fattasi nella Carolina assai conforme, e risuonò di nuovo per tutto il mondo la ferita degli eserciti britannici. In cotal modo le cose della Giorgia travagliate con varj progressi erano ridotte in grandissime turbolenze.
In questo mezzo tempo iva Clinton maturando nella Nuova-Jork, ove si trovava, una deliberazione, il cui fine si era di rapinare sulle coste opime della Virginia, o che intendesse con questa crudele ed inutile guerra eseguire i comandamenti dei ministri, ovvero, che volesse concordare coll'impresa della Carolina, credendo, che facesse alle cose di questa provincia non poco momento il tener sulle brighe la Virginia.
Apprestato avendo un sufficiente navilio, e messi in punto duemila soldati, prepose a quello Collier, ed a questi il generale Matthews. Sbarcavano, e pigliavano posto in Hampton per interchiudere quel porto e la navigazione del fiume James; altri, posti a terra sulle rive del fiume Elisabetta, rattamente procedevano contro la Terra di Portsmouth, nella quale senza ostacolo alcuno entrarono. Collo stesso impeto pigliarono il Forte Nelson abbandonato in sui primi romori dal nemico. Si impadronirono medesimamente della Terra, o per meglio dire delle reliquie di Norfolk situata sull'opposta sponda del fiume. Usando poscia la medesima celerità corsero, ed occuparono la Terra di Suffolk posta sulla destra riva del fiume Nansemondo. In tutti questi luoghi, ed in quelli ancora di Kempe, di Shepperd's-Gosport, di Tanner's-creek, siccome in altri circonvicini, procedendo gli Inglesi in ogni cosa con nimicissimo animo, fecero tutto quel male, che seppero e potettero. Distrussero i fondachi, guastarono o rapirono le munizioni, arsero o tolsero gran numero di navi. Una grossa quantità di misalta apprestata ad uso dell'esercito di Washington, e molte altre munizioni vennero in poter dei vincitori. Di tabacco poi ne trovarono e rapirono più oltre di quello che avrebbero voluto; e brevemente quelle sì ricche e prosperevoli Terre furono in pochi dì arse e distrutte. Se ne risentirono gravemente i Virginiani, e mandaron dicendo agl'Inglesi: Qual modo di guerra fosse quello? Al che risposero; aver essi commissione di così fare a tutti coloro, che il Re obbedire non volevano. I capitani britannici standosene alle novelle dei fuorusciti, i quali mai non cessavano d'insinuare, che fra i Virginiani eranvi molti leali, i quali nulla più desideravano, che di far rivoltare lo Stato, quando vi si fosse fatto in qualche acconcio luogo un capo grosso, avrebbero voluto più lungamente dimorare su quelle Terre, e disegnavano specialmente di farsi forti in quella di Portsmouth. Ne scrissero al generale Clinton. Ma questi, al quale già erano venute a noia quelle guerre di ladroni, e che siccome non tanto precipitoso, come Collier, non prestava tanta fede alle baie dei fuorusciti, se n'era messo giù, e commise loro, che, assicurata la preda, venissero a ricongiungersi con lui alla Nuova-Jork. Questo fece egli ancora, perciocchè aveva in animo di fare una fazione sulle rive dell'Hudson di non poca importanza. Così fu posto fine per allora alle espilazioni ed alle taglie della Virginia.