In questo modo l'Inghilterra, mentre dall'un canto sì difendeva da' suoi nemici in Europa, n'incamminava dall'altro alle offese tanto contro i Repubblicani sulla terra-ferma d'America, quanto contro i Francesi e gli Spagnuoli nelle Antille. La risoluzione sua di voler durare contro tanti e sì possenti nemici aveva riempiuto gli uomini di maraviglia. Tutti lodavano grandemente la costanza degl'Inglesi, come di persone valorose, e d'alto animo fornite. Gl'Inglesi, dicevano, essere il pregio e l'onore d'Europa. Essi avere con eterna gloria loro dimostrato, come non pure non si debba cedere all'avversa fortuna, ma eziandio in che modo opporsi e resister si possa ad un nemico superiore di numero e di forze, essi rinnovar ora l'esempio dì Luigi decimoquarto, Re di Francia, il quale non solo non si smarrì, ma fe' testa, e combattè valorosamente contro tutta l'Europa insieme congiurata a' suoi danni; essi imitare le recenti geste di Federigo Re di Prussia, il quale non perdutosi punto d'animo alla possente lega contro di lui ordita, quella aveva non solo combattuto, ma ancora superato e vinto. Quegli stessi, i quali i consigli presi dall'Inghilterra contro gli Americani biasimato ed abbonito avevano, maravigliosamente ora la magnanimità britannica lodavano. Queste cose diceva e pensava l'universale dei popoli. Ma gli uomini prudenti, i quali più addentro penetravano nella verità delle cose, comechè lodassero anch'essi la costanza inglese, tuttavia nè a quella di Luigi decimoquarto, nè a quella di Federigo secondo l'uguagliavano; stantechè essendo l'Inghilterra una isola, non si possa se non se difficilissimamente nelle sue più interne parti, le quali danno vigore e vita a tutta le altre, assaltare; e le battaglie navali non siano altrettante determinative, quanto le terrestri. Ma in Inghilterra veramente pareva, crescesse in un colla grandezza del pericolo l'ardore e l'ardimento dei popoli. Quei medesimi, i quali le deliberazioni dei Ministri rispetto all'America fin là condannato avevano, e tuttavia condannavano, andavano sclamando; questo non essere il tempo da far le pazzie. Leviamci, dicevano, costoro da dosso, e poi chiariremo questa partita tra noi. S'accordavano i privati tanto nelle più conspicue città, quanto nel contado a pagar grosse somme di danaro per levar genti, ed ordinarle in compagnie e reggimenti. Nè solo i privati, ma ancora i corpi politici o mercantili gareggiavano tra di loro per concedere allo Stato la volontaria pecunia. La Compagnia dell'Indie orientali presentò il governo con una somma bastante a levare e spesare seimila marinari, ed offrì del suo tre vascelli di 74 cannoni. Quindi si davano grossi caposoldi a coloro che volevano porsi sotto le insegne in servizio del Re sì per mare che per terra. Correvano e per questa cagione, e per amor della patria, e per odio ai Francesi ed agli Spagnuoli numerosamente i marinari alle navi; si riempivano le compagnie delle genti di terra, e le bande paesane con ardore maraviglioso si ordinavano in ogni canto, e nell'armi si esercitavano. Ogni cosa in moto per alla guerra contro i Borboni. Tutte queste cose, che si risapevano in Europa, fecero di modo, che le nazioni, le quali da principio, quando avevano veduto tutta la Casa dei Borboni congiurarsi e muoversi a' danni dell'Inghilterra, e questa restar sola alle percosse di tutto il mondo, credettero, difficilmente essa potere a tanta piena resistere, ora venissero in questa sentenza, che l'evento della contesa, quando la fortuna aiutasse il suo ardire avesse a riuscire, se non alla medesima favorevole, sicuramente almeno dubbio ed incerto.
FINE DEL VOLUME TERZO
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (armonia/armonìa, ancora/áncora, pro/prò e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.