Ma se sin qui si era la guerra di Virginia travagliata con varj, ma deboli accidenti, ora però quel disegno, il quale doveva con un gran fatto por fine a tutta l'americana guerra, diventava ogni dì, ed ogni ora più vicino al suo adempimento. Erano i Capi della lega in America informati, che il conte di Grasse colla sua armata, e con un rinforzo di genti da terra era prossimo ad arrivare, e non s'indugiarono a far tutti quei preparamenti, che necessarj credettero al poter trar profitto della prepotente forza, ch'erano per acquistare sì per terra, che per mare. Si abboccarono a questo effetto a Wither-field Washington e Rochambeau, al quale abboccamento doveva, secondo l'ordine preso, trovarsi anche presente il conte di Barras, che governava il navilio francese sorto a Nuovo-Porto nell'Isola di Rodi; ma quest'ultimo per alcune sue altre bisogne non potè intervenire. Si accordarono i due capitani di far l'impresa della Nuova-Jork, e rituffando quel presidio nel mare tor del tutto agl'Inglesi quel principal nido, che di tanta utilità era stato loro cagione in tutto il corso della guerra, ed era tuttavia. Le mosse, che poscia fecero, furono tutte consentanee a questa deliberazione, e sì appropriate, che, allorquando fosse giunto in quelle spiagge l'ammiraglio francese, si potesse subito por mano all'assedio della città. Ne entrò Clinton in tanto sospetto, che per questa sola cagione aveva, siccome si è detto, voluto rivocare una parte delle genti di Cornwallis, primachè avesse ricevuto quell'aiuto di Tedeschi. Sperava Washington di poter condur a buon fine l'impresa della Nuova-Jork, perchè era confidentissimo, che gli Stati, massime i settentrionali, soddisfatto avrebbero pienamente alle richieste, che loro erano state fatte, di fornir ciascuno un determinato numero di soldati. Ma sebbene avessero in parte adempiuti i desiderj del capitano generale, non avevano però mandato al campo tutte quelle genti, che avrebbero dovuto mandare, in guisa ch'egli, che aveva sperato di aver in questo gran bisogno un esercito di dodici in quindicimila soldati del paese, non si trovò ad aver altro, che quattro, o cinquemila stanziali, ed altrettanti soldati di milizia, od in quel torno. La fazione poi della Nuova-Jork doveva riuscire assai difficile, avendovi dentro Clinton un forte presidio di più di diecimila soldati; e non si poteva ragionevolmente credere di poterla fornire con sì poca gente. Oltreacciò aveva de Grasse fatto intendere, che stante gli ordini del suo Re, e gli accordi da lui fatti cogli Spagnuoli nelle Antille, non avrebbe potuto sulle coste dell'America rimanere oltre la metà di ottobre; e certamente sì breve intervallo di tempo non avrebbe bastato ad operare la conquista della Nuova-Jork. Finalmente si conosceva la ripugnanza, che gli uffiziali di mare, specialmente francesi, avevano a superar lo scanno per entrar nel porto di questa città. Tutti questi pensieri turbarono la deliberazione di Washington di assaltar la Nuova-Jork; e considerato, che sebbene a questa impresa per la pochezza delle sue genti non fosse capace, poteva però facilmente, e con molta speranza di prospero successo recarsi contro Cornwallis nella Virginia, a quest'ultimo partito si appigliò. Ma però siccome colle mosse già fatte aveva fatto nascere nella mente di Clinton il sospetto, ch'ei volesse recarsi contro la Nuova-Jork, così, malgrado che avesse volto l'animo ad un'altra impresa, volle continuare a nudrir in quello con altre, e più vive dimostrazioni il sospetto medesimo, e ciò a fine, che il capitano inglese non potesse apporsi, e penetrar nel suo segreto. Per la qual cosa, per condurlo più coloratamente nella trappola, scrisse lettere a parecchj de' suoi capitani, od agli uffiziali civili, nelle quali ei palesava il suo disegno di voler correre contro la Nuova-Jork, e poi artatamente le ebbe mandate per quelle vie, dove sapeva, che sarebbero dal nemico intraprese. La cosa allignava, e Clinton entrava ogni dì più in gelosia per quella sua città principale, e vi moltiplicava dentro le difese. Nel medesimo tempo era partito dall'Isola di Rodi il conte di Rochambeau con cinquemila Francesi, è già era giunto vicino al fiume del Nort. Si levava Washington dal suo campo di New-Windsor, ed andava ad incontrarlo sulla sinistra riva. Accozzatisi insieme ivano i confederati a campo a Philisburgo, come se correr volessero a Kingsbridge, ed entrar nell'isola stessa della Nuova-Jork. Vennero poscia a porsi effettualmente a Kingsbridge, ed andavano bezzicando i posti britannici or qua, or là tutto all'intorno dell'isola medesima. Nè contenti a questo gli uffiziali dei due eserciti accompagnati dagl'ingegneri andavano continuamente sopravvedendo dai due lati l'isola, raggiustando carte dei luoghi particolari, e formando piante di diversi posti, e perfino delle fortificazioni stesse, alle quali si accostarono a tiro d'artiglieria. Diedero anche voce, che fosse tosto per arrivar al Sandy-hook il conte di Grasse, e per far parere la cosa più verosimile, si erano i Francesi recati verso il Sandy-hook, e verso le coste prospettanti l'Isola degli Stati, come se avessero disegno di aiutar l'armata di Grasse a varcar quel passo, e ad entrar nel porto della Nuova-Jork. Tanto abbondarono con questi tranelli, che piantarono perfino una batteria alle bocche del fiume Rariton all'indentro del Sandy-hook. Raccolti tutti questi andari degli alleati, fece Clinton avviso, che volessero far impeto contro la Nuova-Jork, ed aspettava un vicinissimo assalto. Ma già era vicino il tempo, che doveva schiarire questa posta, e quella benda, che con tant'arte era stata avvolta intorno agli occhi del capitano britannico, pronta a sciorsi, ed a cadere. Quando ebbe Washington i certi avvisi, che il conte di Grasse non era più lontano dal Chesapeack, alle bocche del qual golfo ei sapeva, che questi aveva rivolto il cammino, passava improvvisamente il fiume Crotone, poscia quello del Nort, e traversata a gran passi la Cesarea, iva ad accamparsi a Trenton sopra la Delawara. Diè però voce, e fe' certe finte, che diedero a credere a Clinton, che questo motivo aveva fatto soltanto per trarlo dalla Nuova-Jork, e combatterlo con forze prepotenti alla campagna. Clinton, credendosi d'ingannar l'ingannatore, non uscì. Finalmente avendo il capitano della lega inteso, già essere le prue francesi vicine ad afferrare le americane spiagge, varcata con grandissima celerità la Delawara, ed una parte della Pensilvania, comparì improvvisamente a capo d'Elk, che è la testa del golfo Chesapeack. Un'ora dopo, e ciò se non fu destino espresso del cielo, fu certamente un maraviglioso appuntamento di bene ordita e concertatissima impresa, arrivò a piene vele alle bocche del golfo il dì 28 agosto il conte di Grasse con venticinque navi di allo bordo; e non sì tosto arrivato pose mano ad eseguire quella parte del disegno, che gli era stata commessa. Bloccava le bocche dei due fiumi James e Jork colle sue navi armate; questo per tagliare ogni corrispondenza per la via del mare a Cornwallis colla Nuova-Jork, quello per aprirne una al marchese de La-Fayette, il quale già si era recato agli alloggiamenti di Williamsburgo. A questo ultimo fine dubitando i confederati, che lord Cornwallis, accortosi di quell'agguato, che gli si andava tendendo tutto all'intorno, non corresse contro il marchese, ed oppressolo colla prepotente forza che aveva, non si salvasse verso le Caroline, per non corrompere la opportunità con la tardità, posti in sui legni minori da tremila soldati, molto buona e forbita gente, sotto la condotta del marchese di San Simone, fecero loro salire il fiume James, sicchè tosto si congiunsero coi soldati di La-Fayette. Così tutte le genti furono ridotte insieme a Williamsburgo. Ma siccome gl'Inglesi avevano molto fortificato Jork-town, e tuttavia lo fortificavano, così a volersene impadronire era necessaria una regolare oppugnazione, e perciò abbisognavasi di molte grosse artiglierie. Per questo era partito tre giorni prima dell'arrivo del conte di Grasse al Chesapeack dall'Isola di Rodi il conte di Barras con quattro navi di alto bordo, ed alcune altre minori, colle quali aveva levato tutti gli stromenti più necessarj all'oppugnazione delle piazze. E siccome non gli era nascoso, che gl'Inglesi stavano con una gagliarda armata nel porto della Nuova-Jork, così per non correr pericolo di esser intrapreso, il che avrebbe rotti tutti i disegni, e guaste tutte le speranze, si era molto allargato nell'alto mare, e segando le acque delle isole Bahame aveva il corso del suo viaggio dirizzato verso il Chesapeack. Intanto era arrivato alle bocche di questo golfo lo stesso giorno dei 25 agosto colle sue quattordici navi l'ammiraglio Hood, e non avendovi trovato, fuori dell'aspettazione sua, l'ammiraglio Graves, gli mandò tosto per una veloce fregata annunziando il suo arrivo, e senza por tempo in mezzo andò a congiungersi con lui con tutta la sua flotta nel porto di Sandy-hook il giorno vent'otto. Non aveva Graves, siccome da noi fu accennato, nissun avviso ricevuto del futuro arrivo di Hood, ed oltre di ciò erano state le navi sue con grave danno travagliate dai tristissimi tempi durante la crociata nelle acque di Boston, e perciò non erano a modo niuno pronte ad uscire. Nondimeno avendo egli, il quale come anziano si era recato in mano il governo di tutta l'armata, avuto tempestiva notizia della partenza del conte di Barras dall'Isola di Rodi, aveva con tanta sollecitudine fatto lavorare al risarcimento delle navi, che si trovò apparecchiato a salpare l'ultimo dì d'agosto. Uscì con diciannove navi d'alto bordo, e si avviò verso il Chesapeack, dove sperava di arrivare prima di Barras. Pare, ch'egli non avesse ancora nissuna contezza dell'arrivo del conte di Grasse in quel golfo. Ma non sì tosto potè scoprire di lontano il capo Enrico, che osservò l'armata francese, la quale consisteva in quel punto in ventiquattro vascelli, sorta di modo, che dal capo medesimo si distendeva sino allo scanno, che chiamano il Middleground. Si preparava incontanente alla battaglia, quantunque avesse meno cinque navi del suo avversario. Da un altro canto il conte di Grasse, veduto comparire l'armata inglese, levatosi con maravigliosa celerità d'in sull'ancore, ed entrato nell'alto mare veleggiava, acciò non perturbasse la speranza della vittoria, alla volta del nemico. L'intenzione dell'Inglese era di combattere una stretta battaglia, poichè la condizione del tempo era sì grave, che vi andava, se più si tardasse, tutta la fortuna dell'armi britanniche, ed il destino di tutta la guerra. Una totale sconfitta avrebbe per gl'interessi della Gran-Brettagna poco peggiori effetti partorito, che una battaglia larga e sciolta, la quale non potendo essere determinativa, avrebbe sempre lasciato i Francesi padroni del Chesapeack, e per conseguente Cornwallis nel medesimo pericolo. Ma il conte di Grasse, il quale aveva buono in mano, non voleva recare il giuoco vinto a partito, nè commettere all'arbitrio dell'incerta fortuna quello, che quasi già sicura preda teneva in poter suo. Nella qual risoluzione tanto più si confermò, che quindici centinaia de' suoi marinari non si trovavano sulle navi, impiegati essendo nel trasportar a terra i soldati di San Simone; e fu sì subita l'apparizione dell'armata inglese, che non ebbe tempo a fargli rimontare. Solo si proponeva d'intrattenere, e di dar tanto impaccio con affronti trascorrevoli, e lontani al nemico, che potesse Barras sicuramente arrivare nel Chesapeack. Con questi diversi pensieri andarono all'incontro l'uno dell'altro i due nemici ammiragli. Si appiccò la battaglia molto aspra tra le due vanguardie, nella quale però entrarono anche alcune navi del mezzo. I Francesi, i quali non volevano troppo mordere, nè essere morsi, avendo anche ricevuto non poco danno, si ritirarono indietro, e condussero la vanguardia loro a ricongiungersi colla restante armata. La prossimità della notte, e la vicinanza delle nemiche coste obbligarono l'ammiraglio inglese a desister dal cercar più oltre di mescolarsi col nemico. Fu fatto grave danno altresì alla sua vanguardia. I vascelli più malconci furono il Shrewsbury, il Montagu, l'Aiace, l'Intrepido ed il Terribile, che anzi quest'ultimo fu sì rotto, che, non potendovisi più aggottare, fu costretto Graves ad arderlo. Perdettero gl'Inglesi in questo fatto tra morti e feriti 336 soldati e marinari; i Francesi poco più di dugento. Continuarono a starsene le due armate l'una a riscontro dell'altra ancora pei quattro seguenti dì; ma godendo per lo più i Francesi il sopravvento, e sempre persistendo nella risoluzione di non volerne venire ad una battaglia giudicata, più non si attaccarono. Finalmente, quando il conte ebbe inteso, che Barras era entrato sano e salvo colle navi armate, e colle onerarie nel Chesapeack, si ritrasse dall'alto mare ed andò a riporsi nel golfo, dond'era partito. Volle anche la fortuna, in tutto contraria agli Inglesi, che, nell'atto del rientrar nella bocca di quello, due fregate l'Iride ed il Richmond, che si erano durante la sua assenza introdotte dentro per portare, sebbene ciò non sia loro riuscito, spacci a Cornwallis, tolte in mezzo dalle navi di Francia, rimanessero loro in preda Graves, avendo le navi sue fracassate essendo il mare diventato tempestoso, e venutogli meno il disegno d'intraprendere Barras, era alcuni giorni dopo ito ad apportare alla Nuova-Jork. Divenuti in tal modo i Francesi totalmente padroni del Chesapeack sbarcarono prima le armi e le munizioni portate dall'Isola di Rodi, poscia con grandissima sollecitudine si adoperarono a traghettar colle votate navi da carico, e colle più leggieri fregate l'esercito di Washington da Annapoli (imperciocchè a capo d'Elk non si era trovato in pronto sufficiente navilio per operare un tal passaggio) alle bocche del fiume James, e di là a Williamsburgo. Così fu tolta del tutto la campagna a Cornwallis, e le genti sue, ch'erano nel torno di settemila combattenti, si trovarono tutto ad un tratto per un mirabile concorso di prudenza umana, e di favorevole fortuna cinte da ogni intorno d'assedio, dalla parte di terra da un fiorito esercito di ventimila soldati, inclusi quattro migliaia di milizie, e da quella di mare, e per la via dei fiumi James e Jork da un'armata di circa trenta vascelli di alto bordo, e da una moltitudine di legni di minore grandezza. Tutto l'esercito dei confederati si era, come abbiam detto, raccolta dentro Williamsburgo, la qual città è lontana a poche miglia da Jork-town. Avevano però mandato una grossa banda di soldati, massimamente cavalli, sotto la condotta del signor de Choisy, e del generale Wieden a campo sulla sinistra riva del fiume Jork rimpetto Glowcester per impedire che di là gl'Inglesi non uscissero a foraggiare. Si erano i Francesi alloggiati sulla sinistra del campo a rincontro della dritta della città assediata, distendendosi dal fiume sino alla palude; gli Americani si eran posti sulla destra, e congiuntisi coi Francesi presso la palude, accerchiavano quindi la sinistra della città sino al fiume sotto la medesima.
Avea Clinton, al quale sì grandemente era a cuore il soccorrere Cornwallis nello stesso tempo, in cui l'ammiraglio Graves si era recato verso il Chesapeack, mandato a fare una fazione nel Connecticut. Sperava, tenendo in sulle brighe questa provincia, farvi concorrere una parte dei nemici; poichè avvisava ottimamente, che rimanendo le forze loro intere attorno le mura di Jork-town, avrebbe agli assediati convenuto arrendersi. Era il fine della fazione l'acquisto della città di Nuova Londra, ricca e prosperante Terra, posta sulle rive del fiume Nuovo Tamigi. Fu l'impresa commessa ad Arnold, il quale poca prima era ritornato dalla Virginia alla Nuova-Jork. Era l'accesso del porto di Nuova Londra reso difficile da due Forti piantati sulle due opposte spiagge, dei quali uno chiamavano Forte Trumbull, l'altro Griswold. Sbarcati i regj la mattina molto per tempo, agevolmente si fecero padroni del primo. Ma intorno al secondo vi fu che fare assai. Vi s'era gettato dentro a molta fretta il colonnello Ladyard con una banda di milizie, ed il Forte stesso era gagliardo, consistendo in una murata quadrata con orecchioni ai quattro angoli. Andarono ciò nonostante i reali valorosamente all'assalto, il quale se fu feroce, non fu men'ostinata la difesa. Si combattè prima coll'armi da fuoco, poscia, quando gl'Inglesi pervennero, sebbene non senza gravissime difficoltà e notabile strage loro, sulle mura, colle picche molto arrabbiatamente. Entrati finalmente dentro gli assalitori ammazzarono e chi s'arrendeva, e chi resisteva. Arse quindi tutta la Terra; chi scrive a caso, chi a posta. Molte ricche navi vennero in potere di Arnold. Compiuta la bisogna, non vedendo gl'Inglesi farsi all'intorno alcun motivo in favore loro, anzi romoreggiandovi i popoli contro, se ne tornarono là, dond'erano partiti, non senz'aver prima miserabilmente lacerato tutto il paese, pel quale passarono. Fu questa spedizione dal canto loro una ladronaia del tutto inutile. Imperciocchè poterono bene a posta loro tempestare, e furiare nel Connecticut, che Washington, avendo questo movimento in piccolissimo concetto, non si lasciò smuovere dal suo proposito, sapendo benissimo, che a colui, al quale ne fosse andata la vittoria di Jork-town, ne sarebbe anche andata quella di tutta la guerra. In luogo di mandar genti nel Connecticut le faceva tutte riscontrare nella Virginia.
Riusciti vani i due tentativi fatti per soccorrere Cornwallis, uno per mezzo della raccontata battaglia navale, l'altro per quello della fazione contro la Nuova Londra, Clinton raunò una Dieta di tutti i Capi dell'esercito e dell'armata, perchè tra di loro esaminassero e risolvessero quello che far si dovesse. Era a questo tempo arrivato dall'Europa alla Nuova-Jork l'ammiraglio Digby con tre vascelli d'alto bordo, ed inoltre un altro di pari portata vi era giunto con parecchie fregate dalle Antille. E sebbene, nonostanti tutti questi rinforzi, l'armata inglese non fosse ancora eguale alla francese, tuttavia, considerata la grandezza del pericolo, e l'importanza del caso, deliberarono i Capi britannici di porsi in mare, e correre in sovvenimento dell'assediato esercito. La qual cosa, premendo il tempo, avrebbe essi voluto fare immediatamente. Ma i racconci da farsi alle navi rotte dalla battaglia gl'impedirono. Sperarono però, che avrebbero potuto salpare ai cinque d'ottobre. Questo annunziò Clinton a Cornwallis per una scritta in cifera, la quale, malgrado l'estrema diligenza del nemico, gli fu il giorno 29 settembre ricapitata. Questa lettera operò di modo nella mente di Cornwallis, che, abbandonate tutte le difese esteriori, si ritirò del tutto dentro la piazza. Della quale risoluzione gli uomini intendenti della guerra molto, e secondo che a noi pare, molto meritevolmente il biasimarono, ed alcuni de' suoi capitani stessi ne lo avevano sconfortato; imperciocchè sebbene il capitano generale gli avesse annunziato, che aveva ogni ragione di sperare, gli aiuti sarebbero partiti dalla Nuova-Jork il dì 5 d'ottobre, ciò non di meno ei doveva considerare, che questa speranza per molte impensate cause poteva sfallire, e che ad ogni modo i viaggi marittimi sono più di ogni altra umana impresa soggetti agli accidenti della fortuna. Dal ch'egli è manifesto, che doveva ogni industria usare, ed ogni sforzo fare per mandar in lungo la difesa; ad ottener il quale intento le fortificazioni esteriori gli offerivano un mezzo molto efficace. Erano esse assai gagliarde; vi si era speso intorno incredibile fatica, e le genti erano a bastanza numerose, perchè potessero convenientemente difenderle. L'aver poi le genti medesime stivate dentro di una Terra, o per meglio dire di un campo trincerato, angusto per tanta moltitudine, le difese del quale erano tuttora imperfette, ed esposto per ogni dove, eccetto solo forse nel pendìo della collina verso il fiume, ad essere solcato dalle artiglierie del nemico, non fu certamente partito, che si possa lodare. Forse credette, che il restringersi, ed il ritirarsi in dentro, siccome pareva segno di timore, così sarebbe stato un nuovo sprone alla baldanza dei Francesi, perchè andassero subito all'assalto, del quale non dubitava punto di avere una compiuta vittoria. Ma Washington era altrettanto prudente, quanto animoso; ed i Capi francesi in quelle lontane contrade erano, ed a gran ragione, avari della vita dei loro. Tutti poi ripugnavano al rendere dubbia un'impresa, che ogni cosa annunziava, dover essere certa. Per la qual cosa saviamente deliberarono di farsi avanti colle zappe nel lavori di una regolare oppugnazione, prima di voler coll'armi assalire la Fortezza.
Egli è Jork-town, siccome abbiamo detto, una Terra posta sulla destra riva del fiume Jork. In questa era ridotta tutta la somma della guerra. L'avevano gl'Inglesi cinta di fortificazioni di diversa sorta. Dalla parte dritta, cioè superiore, l'avevano munita con un serraglio di puntoni tra di loro uniti, ed accortinati per mezzo di uno steccato, il quale sopportava un terrato a foggia di parapetto. I puntoni erano assicurati vieppiù da palizzate di frecce, e da abbattute d'alberi, e di terra. Una fondura paludosa si distendeva a fronte di queste opere, e quivi avevano costrutto un altro grosso puntone frecciato anch'esso, ed affossato. Questa era la parte più forte della Terra. Da fronte, cioè nel mezzo del circuito della piazza, avanti il quale girava anche la fondura, le difese consistevano in una tela di grosse palificate, ed in batterie, che guardavano i dicchi, che a traverso la palude davano l'adito alla palificata. Sul lato sinistro della fronte avevano alzato un'opera a corno affossata anch'essa, ed impalizzata; e quantunque non ancora perfetta fosse, nondimeno già vi avevano aperte alcune cannoniere. La parte sinistra poi, ch'è la inferiore, era assicurata da puntoni, e da semplici batterie accortinate con alzate di terra. Due altri piccoli, e non ancora finiti ridotti erano stati costruiti alcuni passi più in fuori verso la campagna, affine di dar maggior forza a questa parte, di verso la quale credevano principalmente avessero a venir le offese. Quivi la campagna era o piana, o solcata da stroscie, ed opportuna agli assediatori. Lo spazio poi dentro le fortificazioni era molto stretto, e mal sicuro alla guernigione. Dall'altra parte del fiume, vale a dire a Glowcester si era fatta un'altra cinta con terrati, e batterie, dove meglio il sito lo consentiva, ma però di poco momento.
Incominciarono i confederati a lavorare alle trincee la notte de' 6 ottobre. Nel che procedendo con cautela, fecero, nonostante che quei di dentro non avessero mancato di noiargli colle artiglierie, tanto frutto, che non tardarono a condur a termine tutta la prima circonvallazione, a rizzarvi su le batterie, ed a mostrar alla piazza poco meno di cento bocche da fuoco delle più grosse. Contro tanto impeto non avrebbero potuto resistere le meglio edificate mura, non che quelle di Jork-town ancora imperfette. Erano gl'Inglesi occupati non solo nel difenderle e ripararle, ma ancora in finirle. In pochi giorni la maggior parte dei cannoni loro erano soffocati, le difese levate, e le bombe traboccavano a copia in ogni luogo, e perfino, oltrepassata la Terra, nel fiume, dove appiccarono il fuoco, ed arsero la fregata il Caronte. Si vedeva manifestamente, che il valor non bastava contro tanto furore, e che non avrebbe la difesa potuto durar lungo tempo. Le artiglierie degli assedianti erano governate dal generale americano Knox, il quale così in questa, come in tutte le altre fazioni della guerra meritò lodi di ottimo bombardiere, e fu operatore, che i suoi in ciò tanto profittassero, che i Francesi stessi restavano maravigliati all'industria loro nel maneggiare questa sorta di armi.
In mezzo a tanto pericolo ricevè Cornwallis lettere da Clinton, per le quali ei gli faceva intendere, che sperava, che l'armata soccorritrice avrebbe potuto passar lo scanno, ed entrar nell'alto mare il dì 12 di ottobre, salvi i venti, e gli accidenti contrarj. Lo avvertiva però, che tutte queste cose erano molto soggette a ingambature; e perciò gli facesse a sapere, se potesse tenersi sino alla metà di novembre; poichè nel contrario caso avrebbe egli fatto un motivo per la via di terra, correndo contro la città di Filadelfia. Il che avrebbe fuor di dubbio fatto una possente diversione in suo favore. Così scrisse il capitano generale a Cornwallis. Perchè poi nei concieri da farsi alle navi si sia più tempo consumato di quanto i Capi britannici si erano fatti a credere da principio, e come in ciò si siano ingannati sì grossamente, che invece di uscir dal porto della Nuova-Jork ai cinque d'ottobre, come annunziato avevano, non siano usciti, che ai diecinove, a noi non è noto. Certo è, che l'annunzio, e l'inopinato indugio furono causa, che si perdè l'esercito. Imperciocchè Cornwallis stando a speranza del vicino soccorso persistette nella difesa, e si astenne da quelle risoluzioni, che lo avrebbero potuto salvare. Nel che però, se egli si può scusare, dopo ch'ebbe la prima lettera di Clinton ricevuto, colla quale questi gli aveva annunziato che l'armata sarebbe partita il dì 5 d'ottobre, non lo è ugualmente, siccome pare, dopo ricevuta la seconda, per la quale seppe, ch'essa armata non poteva mettersi in via, se non se ai dodeci, lasciata anche la partenza medesima molto in dubbio. Non mancarono alcuni fra i capitani britannici, i quali furono confortatori, abbandonasse quelle fievoli mura, ritirasse improvvisamente l'esercito sulla sinistra riva del fiume, altro scampo cercasse alla sua salute. Lo consigliarono, trasportasse la notte la maggior parte delle sue genti a Glowcester; il che si poteva agevolmente fare per la copia del navilio, che si aveva in pronto dentro il fiume; rompesse, cosa anche facile ad ottenersi pel caso impensato, e per la superiorità delle forze, la schiera del signor de Choisy. Mostrarono, che allora si sarebbe trovato l'esercito in quella fertilissima regione, che è posta tra i due fiumi Jork e Rappahanock, dove per non aver essa fin allora patito nissuna percossa d'armi, si sarebbero trovati cavalli e vettovaglie in abbondanza; che si sarebbe potuto dilungare, marciando velocemente, di cento miglia dal nemico; che si sarebbe potuto proteggere la ritirata con una coda di tremila soldati valentissimi a piè ed a cavallo. Argomentarono, che una volta guadagnate le Terre oltre il fiume Jork, si sarebbe potuto deliberare, se si dovesse correre verso Filadelfia per andarsi a congiungere con Clinton il quale vi sarebbe venuto per la Cesarea, ovvero volgersi verso le Caroline, tenendo le vie superiori per poter guadar i fiumi sopra le diramazioni loro; che l'uno e l'altro partito offerivano pure qualche speranza di salute; perciocchè Washington non avrebbe potuto tostamente passare il fiume per seguitargli, a cagione del mancamento delle navi, e non sapendo a qual meta s'indirizzassero, sarebbe stato costretto a dividere in più parti il suo esercito. Aggiunsero, che quando anche avesse avuto prontamente le novelle della via, che intrapreso avessero, non avrebbe potuto tener loro dietro velocemente; perchè non avrebbe trovato nè stanze sufficienti per alloggiare, nè forni per ispianar pane, che bastasse ad alimentare tanta moltitudine. Concludettero, che il rimanere era un abbandonarsi in una perdita certa, e che l'andarsene poteva offerire qualche occasione di salvamento; e che in ogni caso la generosa impresa avrebbe con nuovo splendore le armi del Re illustrato. Se è fisso colassù, dicevano, che sì fiorito esercito non possa dalla cattività scampare, ciò non sia, se non dopo ch'esso abbia ogni sforzo fatto per allontanarla, e dopo d'aver onorato nome acquistato, e chiara fama presso gli uomini valorosi. Non volle Cornwallis, checchè di ciò ne sia la cagione, prestar orecchio a questi consiglj, e si risolvette a voler continuare a difendersi dentro le non difendevoli mura. Fors'ei credette, poter resistere più lungo tempo, dover gli aiuti arrivar più presto, e non potere, se questi fossero arrivati, venir escusato presso il suo Re, quando nella ritirata perduto avesse l'esercito. Pensò forse finalmente, che l'incertezza di salvarlo per mezzo della ritirata fosse altrettanto grande, quanto quella dell'arrivo dei soccorsi. Ma quello, che ne fosse la cagione, già le cose si volgevano a quel fatal fine, al quale erano incamminate. I confederati s'erano posti intorno i lavori della seconda circonvallazione, e con incredibile diligenza procedendo molto s'avanzavano. Era ella soltanto a trecento passi dalla piazza. Cercarono gl'Inglesi d'impedirgli cogli obici e colle bombarde. Ma gli altri colle artiglierie della prima circonvallazione, che continuamente fulminavano, operarono di modo, che gli assediati non solo non poterono guastare, o ritardar i lavori, ma ancora furono in sì fatta guisa battute le cannoniere sulla sinistra parte, che le artiglierie di dentro non potevano più fare effetto alcuno. Il che fu di tanto maggior pregiudizio, che verso quella appunto quei di fuori distendevano le trincee loro. Rimaneva a poterle compire, che si cacciassero gli assediati dai due ridotti esteriori, dei quali abbiam favellato, e ch'erano situati sulla sinistra della Terra. Comandò Washington, si pigliassero d'assalto. E per destar emulazione fra le due nazioni, commise l'assalto del ridotto destro posto a riva il fiume agli Americani, quello del sinistro ai Francesi. Erano i primi condotti dal marchese de La-Fayette, e dal colonnello Hamilton, aiutante di campo di Washington, giovane di grandissima aspettazione. Si trovava pure con essi il colonnello Laurens, figliuolo del presidente, ch'era tenuto prigione nella Torre di Londra, giovane anch'esso di alta speranza, e che avrebbe dato pruove della sua virtù, se un'acerba morte non l'avesse poco dopo alla sua famiglia ed alla patria tolto. Guidava i secondi il barone di Viomenil col conte Carlo di Damas, ed il conte di Due-Ponti. I capitani confortavano gli uni, e gli altri, combattessero con animo forte; quell'ultima fatica dover partorire una perpetua quiete. Andarono all'assalto con impeto grandissimo. Dall'esito di esso dipendeva massimamente quello dell'assedio. Approssimaronsi gli Americani cogli archibusi scarichi, e solo confidandosi nell'opera delle baionette. Arrivati, senza aspettare, che si rimuovessero gli ostacoli delle palificate, ma superatigli con grandissima celerità, saltarono dentro. Non così tosto si erano gli Inglesi messi in punto di difendersi, che furono dall'improvviso impeto oppressi, e se fu grande nell'assalto la virtù dei vincitori, non fu minore la umanità dopo la vittoria. Concedettero la vita a tutti coloro che la domandarono, malgrado le recenti crudeltà esercitate a Nuova Londra. L'uffiziale inglese si arrendè a Laurens, il quale in questo fatto si portò da uomo valoroso, ed acquistonne buon nome presso i suoi. Pochi soldati vi perdettero la vita da ambe le parti. Dall'altro canto vi fu maggiormente che fare. Ma infine i primi feritori, ed i granatieri francesi incuorati dai Capi, superati tutti gli ostacoli, entrarono dentro colle baionette appuntate, e si fecero padroni del ridotto. Così furono con non minor gagliardìa, che utilità loro guadagnati dai collegati i due ripari. Presentò Washington i due reggimenti Gatinese, e di Due-Ponti, i quali si erano trovati nel fatto, con due cannoni di quelli, che conquistati avevano. Non fecero gli assediati nissun motivo per ricuperar i due ridotti, e tosto gli assedianti gli rinchiudettero dentro la seconda circonvallazione, la quale si trovò allora compiuta sino al fiume. Ora la condizione degli assediati era diventata pericolosissima, e quasi disperata. Prevedeva ottimamente Cornwallis, che quando quei di fuori avessero piantate le batterie sopra la seconda circonvallazione, e con queste fulminato la piazza, non vi poteva più essere speranza alcuna di poter resistere. Le artiglierie sue erano la maggior parte o imboccate, o rotte, o senza carretti, i fossi scassati, le mura intronate, e quasi tutte le difese levate. Era egli a tanto bassamento condotto, che perduto l'uso delle artiglierie più grosse, appena che potesse dar segno di difesa col trarre degli obici, e di alcune più piccole bombarde. Oltre di ciò stavano i confederati apparecchiando certe batterie per trarre in arcata, e non si aveva dentro alcun riparo contro le offese delle palle di rimbalzo. In questo stato di cose, affine di ritardare, per quanto fosse in poter suo, il compimento delle batterie nemiche sulla seconda circonvallazione, si risolvette il capitano britannico a fare una sortita per farvi tutto quel guasto che potesse. Non credendo però, neanco con questo spediente, potere sbrigarsi dal pericolo in cui si trovava, nè prolungar le difese lungo spazio, scrisse a Clinton, che, essendo esposto ogni ora ad un assalto dentro fortificazioni rovinate, in una Terra poco atta alle difese, e con un presidio infievolito dalle ferite e dalle malattie, la condizione della Fortezza era molto incerta, e non portava il pregio, che l'armata, e le genti della Nuova-Jork si mettessero a qualche sbaraglio per soccorrerlo. Salivano gl'Inglesi dalla Terra la notte dei sedici sotto la condotta del colonnello Abercrombie, ed ingannati i nemici coll'aver dato voce, che fossero Americani, s'impadronirono di due batterie della seconda circonvallazione, una francese, e l'altra americana. Non pochi de' Francesi, che le difendevano, rimasero uccisi. Inchiodarono undeci pezzi di grosse artiglierie, e maggior male avrebbero fatto, se non che il visconte di Noailles, spintosi avanti prestamente, gli rincacciò, e rimesse dentro. Questa sortita riuscì del tutto inutile agli assediati, poichè per l'industria dei Francesi e le opere furono in breve tempo rassettate, e le artiglierie schiodate. Ora tutti i cannoni della piazza erano spenti; solo gli assediati briccolavano ad ora ad ora nel campo degli assedianti qualche bomba, ma ciò con poco frutto, e già veniva loro meno la provvisione delle bombe. Erano i soldati assai diradati, perduti d'animo, rifiniti dalle fatiche. Niuna speranza rimaneva di difesa; un assalto sarebbe stato irreparabile. Stretto Cornwallis da ogni parte, e disperato delle cose fu costretto di pensare per lo scampo suo a nuovi rimedj. Per la qual cosa deliberò di appigliarsi a quel partito, che avrebbe dovuto prima, quando era ancor tempo, abbracciare, e questo fu di far passare improvvisamente il fiume alle sue genti, e cercar quello, che sulla sinistra riva del medesimo determinasse la fortuna. Avvisava, che quando anche non potesse sfuggir la cattività, l'avrebbe almeno per qualche tempo ritardata, e che ad ogni modo i confederati occupati nel perseguitarlo, non avrebbero potuto sì tosto volger l'animo e l'armi ad altre imprese. Si preparano le barche; la notte vi s'imbarcano le genti, si lascian dietro le bagaglie, una piccola schiera, perchè capitoli, i feriti e malati, che non si possono trasportare, una lettera di Cornwallis a Washington per raccomandargli alla generosità del vincitore. Già una parte è sbarcata a Glowcester; già un'altra ha afferrato; già si aspettavano le rimanenti; i venti erano in calma, le acque tranquille, tutte le circonstanti cose parevano il nuovo disegno favoreggiare. Ma in questo arrischievole momento ecco improvvisamente sorgere una spaventevole bufera, che ogni cosa trasse a rovina. Le navi, che trasportavano le restanti genti ne furono di forza spinte all'ingiù del fiume, e l'esercito si trovò ad un tratto diviso in varie parti, le quali tra di loro non potevano comunicazione avere, nè vicendevolmente aiutarsi. Il pericolo era grande. Già si avvicinava la luce del dì. I nemici avevano posto mano ad allumare le artiglierie loro della prima e della seconda circonvallazione, e con orribile rimbombo e fracasso fulminavano la Terra. Le bombe traboccavano a copia nel fiume. Ma la tempesta intanto si era tranquillata, le barche poterono ritornare, ed essendo stato chiuso dall'inesorabile fortuna quest'ultimo spiraglio di salute agl'Inglesi, se ne tornarono essi, sebbene non senza pericolo durante il tragitto, là, dov'erano sicuri trovare od una certa morte, od un'inevitabile cattività. Occuparono pertanto di nuovo Jork-town. Cornwallis non vedendo alle cose sue rimedio alcuno, ed anteponendo la vita de' suoi valenti soldati all'onore, che avrebbero potuto acquistare in un mortalissimo assalto, mandò per mezzo di un tamburino dicendo a Washington, si cessassero le offese lo spazio di ventiquattr'ore, e si creassero intanto da ambe le parti commissarj per accordar l'arrendimento dei posti di Jork-town, e di Glowcester. Rispose il generale dell'America (imperciocchè non voleva andar tanto in là col tempo pel sospetto degli aiuti), che concedeva una tregua di due ore; proponesse in questo mezzo i patti. Avrebbe desiderato Cornwallis, che i suoi avessero la facoltà di ritornarsene alle case loro, gl'Inglesi in Inghilterra, i Tedeschi in Germania, dando però la fede di non portar le armi contro la Francia, e l'America sino agli scambj. Desiderò altresì, si regolassero gl'interessi di coloro fra gli Americani, i quali l'esercito britannico seguitato avevano, ed erano venuti a parte della sua fortuna. Ma nè l'una, nè l'altra di queste condizioni potè impetrare, la prima, perchè il Re d'Inghilterra non potesse i soldati cattivi adoperare nelle guernigioni interne, la seconda, perchè quella era una bisogna civile, fuori dell'autorità dei Capi della guerra. Rispetto però a quest'ultima tanto operò, che ottenne la facoltà di mandar per ispaccio, e senza che potesse essere ricerca, alla Nuova-Jork la corvetta la Bonetta. Solo fu obbligato di promettere, che tutte quelle persone, che vi si sarebbero imbarcate, dovessero esser poste al ragguaglio dei prigionieri di guerra, ed in tale condizione rimanersi sino agli scambj. Essendosi finalmente, dopo varie pratiche, i due nemici capitani accordati intorno gli articoli della resa, convennero nelle case di Moore i commissarj degli accordi, dalla parte inglese i colonnelli Dundas e Ross, da quella dei confederati il visconte di Noailles, ed il colonnello Laurens. Ai diciannove si fermarono gli accordi. Fossero le genti da terra prigioniere dell'America, quelle di mare della Francia; ritenessero gli uffiziali le armi loro, e le bagaglie; fossero i soldati fatti stanziare, e per quanto possibil fosse, raccolti in reggimenti nella Virginia, nella Marilandia, e nella Pensilvania; una parte degli uffiziali dovessero rimaner nella contrada in compagnia dei soldati; gli altri avessero la facoltà di andarsene sotto la fede loro, o nei porti americani tenuti dagl'Inglesi, od in Europa; la Bonetta ritornasse dalla Nuova-Jork, e fosse consegnata al conte di Grasse. Tutte le navi ed attrezzi navali furono posti in mano dei Francesi. Gli Americani ritennero le armi terrestri. Sommarono le navi al novero di venti, tutte da carico, oltre le fregate la Guadaluppa ed il Fowey. Altre venti erano state arse a tempo dell'assedio. Si trovarono tra in Jork-town, e Glowcester cento sessanta cannoni, la più parte di bronzo, ed otto bombarde. Il numero dei cattivi sommò, esclusi i marinari, a meglio di settemila soldati, ma di questi più di duemila o feriti, o malati. Morirono degli assediati da cinquecento cinquanta; fra gli uffiziali di conto nissuno fuori del maggiore Cochrane. Ebbero gli assedianti da quattrocento cinquanta tra morti e feriti. Deposte le armi furono i vinti a' destinati luoghi condotti. Se furono grandi, e di eterna lode meritevoli l'industria ed il valore, che dimostrarono gli alleati durante l'assedio, lo furono del pari la umanità e le cortesie, che usarono ai cattivi dopo la vittoria. I Francesi massimamente furono in questo singolari. Parve che a niun'altra cosa più pensassero che a quella di riconfortare, e racconsolare con memorabili pruove di gentilezza e di liberalità i vinti. Nè contenti alle dimostrazioni, profferirono, e ciò con istanze caldissime, la moneta loro sì pubblica che privata. Rendè Cornwallis per le sue lettere pubbliche alla cortesia loro solenne testimonianza. Fatte tutte queste cose, arrivava, il dì ventiquattro d'ottobre, alle bocche del Chesapeack l'armata inglese consistente in venticinque navi di fila con due di cinquanta cannoni, e parecchie fregate. Era essa partita dalla Nuova-Jork il giorno diciannove. Portava settemila soldati, e veniva in soccorso di Cornwallis. Ma i Capi udito prima il romore, poscia le vere novelle del disastro di Jork-town, la ricondussero tosto, tristi e dolenti, alla Nuova-Jork.
Se al suono della novella di una tanta, e sì gloriosa vittoria si rallegrassero gli Americani, non è da domandare. Tutti dimenticavano le passate sciagure, tutti gratificavano a sè stessi colle speranze dell'avvenire. Nissun dubbio intrattenevano della independenza. Tutti vedevano, che se la vittoria di Saratoga condotti gli aveva all'alleanza colla Francia, quella di Jork-town gli doveva condurre alla condizione di una nazione libera e franca; che se quella era stata causa di una fortunata guerra, questa doveva esserlo di una avventurosa pace. In ogni parte degli Stati si fecero feste e rallegramenti a sì gran sollevamento della fortuna d'America, ed a tanto abbassamento di quella del nemico. Le lodi di Washington, di Rochambeau; di Grasse e di La-Fayette andavano sino al cielo: Nè solo i popoli si rallegravano, e ringraziavano; ma il congresso la riconoscenza di tutti con solenni decreti confermava. Rendè pubbliche ed immortali grazie ai capitani, siccome pure a tutti gli uffiziali, e soldati dell'esercito vincitore. Ordinò, si rizzasse a Jork-town di Virginia una colonna di marmo ornata cogli emblemi dell'alleanza tra gli Stati Uniti, ed il Re Cristianissimo, e vi s'inscrivesse la compendiosa narrativa della dedizione del conte di Cornwallis. Decretò, fosse Washington presentato con due stendardi dei vinti, il conte di Rochambeau con due cannoni, e si richiedesse il Re di Francia, perchè fosse contento, si presentasse del pari il conte di Grasse. Andò altresì il congresso con solenne processione alla chiesa, per rendere divote e liete grazie all'altissimo Dio dell'avuta vittoria. Decretò finalmente, che il giorno tredici di dicembre fosse osservato, come di ringraziamenti e di preci a cagione di quell'evidente aiuto della divina Provvidenza. Nè a questo si ristettero le dimostrazioni della gratitudine della repubblica verso del capitano generale della lega. Gli Stati, le Università degli studj, le Società letterarie con lettere pubbliche si congratularono, e delle cose fatte molto il commendarono. Rispose a tutti assai modestamente, affermando, altro non aver fatto, se non quello, ch'era il dover suo di fare; del rimanente con acconce parole, e la virtù dell'esercito, e l'util opera del possente e generoso alleato lodando.
Avrebbe voluto Washington sì fattamente indirizzare l'avuta vittoria, che ne fossero del tutto gl'Inglesi cacciati dalla terra-ferma. Aveva principalmente posto l'occhio all'impresa di Charlestown; le quali cose tutte sarebbergli venute agevolmente fatte, se il conte di Grasse avesse avuto in poter suo di rimanere più lungamente su quei lidi. Ma i comandamenti del suo Re, e questi molto risoluti, il chiamavano nelle Antille. Alla volta delle quali isole, imbarcati i soldati venuti col marchese di San Simone, ei fece vela il dì cinque di novembre. Le genti vincitrici di Jork-town, parte si recarono sulle rive del fiume del Nort per vegghiar le cose di Clinton, che tuttavia si trovava forte nella Nuova-Jork, parte s'avviarono presso le Caroline per ingrossar Greene, e confermare alla lega l'acquisto di quelle province. Gl'Inglesi, abbandonata intieramente la campagna, dentro le mura di Charlestown e di Savanna si ritirarono. Intorno a questo medesimo tempo partì il marchese de La-Fayette per alla volta d'Europa desiderato, ed oltre ogni dire amato da quei popoli. Molto il congresso lo ringraziò dell'opera sua in favor dell'America. Pregollo ancora, fosse presso i ministri di Francia ad accordar seco loro le future cose, e molto tenesse presso il suo Re raccomandata la divota repubblica. Washington si riparò a Filadelfia, dove sovente si trovava a discorrere, ed a consultar col congresso sopra i casi della guerra, e le faccende dello Stato. E tanto fece ed operò, che gli affari appartenenti alla guerra furono per l'anno avvenire più presto, che nei passati stati fossero, espediti ed apparecchiati. Questo fu il fine della guerra virginiana, il quale fu anche a un di presso quello di tutta la guerra americana. In tale modo fu afflitta dal caso di Jork-town la potenza britannica su quel continente, che d'allora in poi, disperati gl'Inglesi di poter più instaurar l'impresa, pensarono non più all'offendere, ma soltanto al difendersi; ed eccettuati i luoghi forti, o quelli, ai quali aveva l'adito il loro prepotente navilio, che sono la provincia della Nuova-Jork, le circostanti isole, e le città di Charlestown e di Savanna, tutto il rimanente era ritornato all'obbedienza del congresso. Così pel cambiamento della fortuna i conquistatori diventarono conquistati, e quei, che nel corso di una crudele guerra l'arte di questa, come da maestri, dai nemici loro imparavano, in sì fatta guisa se ne informarono, che la fecero tornar in capo agl'insegnatori.
Nelle Antille intanto la fortuna non si mostrava più propizia agl'Inglesi, di quanto si fosse mostrata sulla terra-ferma d'America. Era venuto a notizia del marchese di Bouillé, che il governatore dell'isola di Santo Eustachio, confidatosi o nella fortezza del luogo, o nella lontananza dell'armata del conte di Grasse, faceva molto negligenti guardie. Senza mettere punto tempo in mezzo imbarcò alla Martinica dodici centinaia di stanziali, ed alcune milizie del paese sopra tre fregate, una corvetta, e quattro altri legni minori armati in guerra. Salpò, e volse il corso del suo viaggio a Sant'Eustachio. Per meglio confermar il nemico in questa sicurtà, nella quale ei s'era addormentato, diè nome, che se ne iva all'incontro dell'armata francese, la quale ritornava dall'America. Arrivava la notte dei 25 novembre sopra l'isola. Ma qui ebbe molto a travagliarsi. L'ira del mare, grosso fuori dell'usato, non solo l'impedì di sbarcar tutti i suoi soldati, ma ancora le fregate allontanò dalla riva, ed i palischermi fe' rompere contro gli scogli. Si adoperò egli con tanta industria, ch'ebbe, comechè non senza grandissima fatica, posto a terra quattrocento soldati della legione irlandese con alcuni primi feritori di due reggimenti francesi. Queste genti separate per mezzo di un mare fiottoso dalle compagne correvano grandissimo pericolo; poichè il presidio dell'isola sommava bene a settecento valenti soldati. Ma il marchese di Bouillé da quell'uomo animoso ch'egli era, nulla punto smarritosi alla difficoltà del tempo, tosto pigliò quella risoluzione, che sola lo poteva condurre alla vittoria. Questa fu di spingersi velocemente avanti, ed operar per sorpresa quello, che per la quantità delle forze non poteva. Arrivò improvviso vicino alla Fortezza; e tale fu la buona fortuna, e la celerità sua, e tanta la negligenza del nemico, che trovò la mattina a buon'ora una parte del presidio, che sicuramente se ne stava armeggiando sulla spianata. Altri erano sparsi qua e là per le case, e pei quartieri. Il primo avviso, che ebbero gl'Inglesi della presenza del nemico, imperocchè anche quando gli videro comparire gli scambiarono per Inglesi, portando gl'Irlandesi gli abiti rossi, si fu una scarica di archibusate fatta loro addosso a mezzo tiro, che tolse di vita alcuni, e molti più ferì. Seguiva una baruffa. Il governatore Cokburn, che in quel punto ritornava da una cavalcata fatta per diporto, accorso all'improvviso romore, fu fatto prigioniero. Intanto i feritori francesi si erano allargati, e girato alle spalle degl'Inglesi si erano alla porta del Forte accostati. Vi accorrevano dentro disordinatamente gl'Inglesi, e si studiavano di alzar il ponte levatoio. Ma sopraggiunti in questo mentre i veloci Francesi, entrarono con quelli alla mescolata. Sopraffatti gl'Inglesi dall'improvviso caso, e nissun ordine avendo, che intiero fosse, poste giù le armi, si arrenderono. Così venne tutta l'Isola di Sant'Eustachio in poter dei Francesi. Fu ricchissima la preda. Settanta pezzi di cannoni furono il frutto della vittoria. Un milione di lire, ch'era stato posto in sequestro dagl'Inglesi, fu tosto dal vincitore generoso restituito agli Olandesi, ai quali apparteneva. Il governatore Cokburn si richiamò di una somma di dugento sessantaquattromila lire, come di suo peculio, e questa gli fu con eguale liberalità consegnata. Ma però Bouillé partì a bottino fra suoi soldati un milione, e seicentomila lire, che appartenevano all'ammiraglio Rodney, al generale Vaughan, e ad altri uffiziali inglesi, ed erano il frutto delle vendite fatte a Sant'Eustachio. Così furono prima da Lamotte-Piquet, poscia da Bouillé rapite ai rapitori le ricchezze di quest'isola, sicchè poco rimase in mano loro di sì preziose spoglie. Le vicine isole di Saba, e di San Martino vennero anch'esse il giorno dopo in poter dei Francesi.
1782