Non indugiò molto spazio la fortuna a mostrare a qual parte volesse inclinare. I Piemontesi calati dal Cenisio e dal San Bernardo, si erano fatti padroni delle valli superiori della Morienna, della Tarantasia, e del Faussigny: San Giovanni, Moutiers e Bonneville già obbedivano all'imperio loro. I Francesi cacciati dai luoghi più alti si erano ridotti a pigliar campo alla sboccatura delle valli, a Aigue-Belle, ed a Conflans, incerti se vi si potessero mantenere, perchè l'inimico ingrossava ogni giorno. Già Ciamberì pericolava: già poco spazio separava Lione dall'esercito Italiano, e se i Piemontesi si fossero spinti avanti con quella celerità che i tempi richiedevano, avrebbero acquistato, come pare, una compiuta vittoria. Ma non so per qual ragione, se ne stettero a soprastare: l'indugio diè comodità agli avversarj di rannodarsi, ed ai popoli di ajutargli. Giunto Kellerman a Ciamberì si deliberò di assaltar l'inimico, e stantechè era molto forte in Morienna, pensò di assalirlo con principale sforzo in Faussigny ed in Tarantasia, munendo però Aigue-Belle con una squadra numerosa di soldati eletti. I repubblicani secondati con ardore incredibile dalle guardie nazionali del Montebianco, appoco appoco cacciarono, non senza però grave contrasto, dai luoghi bassi del Faussigny e della Tarantasia i Piemontesi; fuvvi una feroce battaglia a San Germano, perchè i regj vollero dar tempo agli sviati ed alle artiglierìe di condursi a salvamento: infine si ritirarono al San Bernardo, donde un mese prima erano discesi con tanta speranza di vittoria.
Rimaneva pei repubblicani, che i regj si cacciassero dalla Morienna. Comandò Kellerman, che un corpo delle genti vittoriose della Tarantasia, passato il monte d'Encombe, marciasse contro Termignone, luogo situato alle radici del Cenisio; che il generale le Doyen si spignesse avanti di fronte per la Morienna, e che l'ajutante generale Pressy, che aveva testè acquistato Valmenie, si dirizzasse contro il fianco sinistro, ed alle spalle dei Piemontesi. Tutte queste mosse riuscirono a quel fine che il generale si era proposto; perchè l'esercito del re pressato da ogni banda, si ritirò ordinatamente al Cenisio: i repubblicani occuparono nuovamente Termignone.
Tale fu l'esito dell'assalto dato alla Savoja dalle genti del re di Sardegna nell'autunno del 1793, e per tale modo fu esclusa la lega dalle sue speranze in queste parti: nel che si può considerare, che se l'esercito Piemontese fosse stato così grosso come voleva Devins, o condotto con quella celerità che sogliono usare i Francesi in tulle le fazioni loro, è da credersi che la fortuna avrebbe favorito il disegno dei confederati, e che Lione sarebbe stato liberato, con totale mutazione delle cose d'Europa.
I miseri Lionesi, udita la ritirata dell'esercito, e privi di quest'ultima speranza, furono costretti a rimettersi in potere dei repubblicani. Il mondo sa con quale immanità sia stata trattata quella città sì nobile, e sì generosa.
Dall'altra parte, e nel medesimo tempo in cui i Piemontesi assaltavano la Savoja, si erano mossi con forte apparato contro Nizza. Da principio la fortuna si dimostrava loro favorevole; poichè, cacciati i nemici da tutti i luoghi superiori, già avevano speranza di calarsi per le sponde del Varo sino al mare, avvenimento, che ed avrebbe dato loro Nizza, ed aperto la strada a far risolvere l'oppugnazione di Tolone. Ma arrivati a Giletta, ed assaltato il dì diciotto ottobre con grandissimo impeto il ponte, furono duramente risospinti, e con perdita sì grave, che questo fatto, giunto alle sinistre novelle che si ebbero in quel punto di Savoja e di Lione, terminò la guerra di quest'anno in quelle parti. In cotal modo con un ignobile fatto di un piccolo ponte fu posto fine ad uno sforzo, che preparato con tanta cura e cominciato con tanta speranza, pareva che dovesse fra breve ricuperare al nome della casa di Savoja tutta la provincia di Nizza.
Intanto sempre più si stringeva l'oppugnazione di Tolone, alla quale era concorso l'esercito vincitore di Lione, e la guernigione di Valenziana, piazza forte in Fiandra, che gli alleati avevano espugnato. Già al monte Farone, sull'eminenza Reinier, al capo Bron, e sulle alture del Baleguier parecchie onorate fazioni si erano combattute con varia fortuna, nelle quali mostrarono ambe le parti, quanto potesse il valore congiunto con l'odio, e quanto a ciascuna premesse il conservare, o l'acquistare una piazza di tanto rilievo. Eransi posti gl'Inglesi a presidiare i forti rizzati sulla stanca, massime quello, che chiamano il Malbousquet, i Piemontesi stavano a guardia sulla dritta, e munivano principalmente il forte, e la montagna Farone.
Gli oppugnatori si erano accampati per modo, che Dugommier, generalissimo, avesse carico di far forza verso occidente dal forte Malbousquet sino al promontorio, che chiude l'estremità di quel piccolo seno di mare, Lapoype assaltasse verso levante tutte le difese che si distendono dalla montagna Farone, che sta a sopraccapo alla città verso tramontana sino al capo Bron, ed al forte Lamalgue, che sta a difesa del seno grande. Parte di queste genti stanziando principalmente alla Valletta, andavano a congiungersi con trincee, e batterìe non interrotte alla costa meridionale del seno grande, ed ai forti Lamalgue, e Margherita. Così una corona di schiere armate e di cannoni cingeva Tolone tutto all'intorno. L'importanza della difesa dal canto degli alleati consisteva nel forte Malbousquet fidato alla guardia degl'Inglesi. Per maggior sicurezza avevano fatto, e munito di grosse artiglierìe un gran ridotto vicino al forte. Ma i Francesi con memorabile valore combattendo già si erano impadroniti delle eminenze opposte al forte medesimo, ed al ridotto Inglese; e condottivi numerose artiglierìe continuamente infestavano gl'Inglesi. Avevano anche preso per assalto il forte dei Pommets, che signoreggia tutte le alture a tramontana. La qual vittoria diè loro facoltà di porre un campo sulla montagna delle Arene, e chiuse il passo del rivo Laz dall'una parte all'altra della città.
Ohara, generalissimo d'Inghilterra, veduto che il nemico dal suo posto sopraeminente al Malbousquet non solo infestava il forte, ma poste le artiglierìe in luogo molto opportuno, per opera massimamente del luogotenente colonnello d'artiglierìe Buonaparte, giovane di virile spirito, arrivava coi tiri insino all'arsenale; e prevedendo che se non si cacciavano da quel nido i Francesi, bisognava pensar ad altro che a stare a Tolone, si deliberò di dar loro l'assalto. Per la qual cosa seimila soldati della lega, la più parte Inglesi, uscirono il tre novembre, e, passato il Laz, si spartirono in due colonne; l'una si scagliò contro il monte delle Arene, l'altra sulle batterìe, che bersagliavano il forte Malbousquet. La fortuna fu loro sul primo incominciare seconda. Sorpresi i Francesi da quell'impeto improvviso, cedettero il luogo; gl'Inglesi giunti al monte delle Arene vi presero, e chiodarono le artiglierìe. L'altra colonna s'era insignorìta dei posti, e delle batterìe, che munivano le strette d'Olioulles, e già, credendo essere in possessione della vittoria, faceva le viste d'impadronirsi del grosso di tutte le artiglierìe, che ivi era posto.
All'avviso di tanto sinistro Dugommier accorso, inanimiva i suoi con la voce e con l'esempio, e chiamando gente dagli altri posti fe' un grosso di soldati agguerritissimi, e gli condusse con ordine, e con ardire mirabile contro il nemico, che già trionfava; nè fu l'esito non conforme a tanto valore. Gl'Inglesi assaliti, pressati, urtati da ogni banda cederono prima ordinati, poscia con fuga manifesta, lasciando in poter degli assalitori tutti i luoghi conquistati, massime quello sì importante del monte delle Arene. Tanta fu la foga dei vincitori, che non si arrestarono, se non se alle palizzate del forte Malbousquet, e stette per poco, che non vi entrassero alla mescolata coi vinti. Fu in questo incontro gravemente ferito, e fatto prigioniero Ohara, che era accorso per rannodare i suoi.
Questa fazione tanto sanguinosa diè molto a pensare agli alleati, non gli lasciando senza timore sull'esito della guerra accesa sotto le mura di Tolone. Tanta variazione avevano fatto le cose da quei primi apparati, che nel possesso di quella sola città già vicina a cadere, eransi ridotte le speranze di conquistare con Lione mezza la Francia.