I repubblicani, preso nuovo animo, si mostravano pronti a mettersi ad ogni più grave pericolo per riconquistar Tolone: si risolveva Dugommier a dar l'assalto da tutte le bande. L'importanza del fatto consisteva in un grosso ridotto, che gl'Inglesi avevano construtto sul promontorio, dal quale scoprivano dall'un lato e dall'altro i due seni, dove stanziavano le armate confederate. Se il ridotto ed il promontorio fossero venuti in potestà dei francesi, le armate sarebbero state condotte all'ultimo sterminio, se presto non fossero fuggite. Il generale di Francia pose principalmente l'animo ad assaltar il ridotto, e per procedere con arte militare in un'opera di tanta difficoltà, divise le veci degli assaltatori per modo che una schiera facesse le viste di assaltarlo di fronte, mentre le due altre girando, e salendo per sentieri scoscesi ed aspri, gli riuscivano a' fianchi, ed alle spalle.
Nel tempo medesimo per tentar la fortuna anche in altre parti, e perchè i confederati, avendo a risguardarsi da ogni lato, non potessero mandar soccorsi al ridotto, il generale repubblicano ordinava un assalto su tutta la frontiera dei posti tenuti dal nemico. Così a destra Dugommier medesimo guidava i più valenti soldati contro il gran ridotto Inglese, Mouret assaltava quello del forte Malbousquet, Garnier quelli dei forti, che dominano il rivo Laz. A sinistra Lapoype faceva uno sforzo contro il monte Farone, e Laharpe contro le batterìe, che dal capo Bron fulminavano l'entrata del seno.
Adunque essendo in tal modo ogni cosa in pronto, il dì quattordici decembre i Francesi si avviavano all'assalto. Gli alleati, che sapevano che da quel fatto doveva risultare non solo la conservazione, o la perdita di Tolone, ma ancora la riputazione dell'armi e l'acquisto d'Italia, con grandissimo ardire gli aspettavano. Feroce fu l'assalto, feroce anche la difesa; la fortuna si mescolò spesso col valore; ora prevaleva la furia al coraggio, ora il coraggio alla furia; ora la sicurtà dei luoghi faceva inclinare le sorti a favor degli assaltati, ora l'audacia per verità non credibile, se non fosse vera, le voltava a favor degli assaltatori: stette un pezzo dubbia la battaglia; già le difese erano lacere dall'un canto, già dall'altro i gioghi dei monti, ed i parapetti delle batterìe Inglesi apparivano cospersi di cadaveri Francesi, e non ostante non cessava l'ostinazione delle parti; che anzi i sangui, che ribollivano, rendevano gli uomini più accaniti, e continuamente si dava mano al tuonare, al ributtare, al ferire da presso e da lontano. Prevalse la fortuna di Francia. Mouret e Garnier si facevano a viva forza strada nei due forti di Sant'Antonio, e di Malbousquet, cacciatine gli alleati, che si ritirarono frettolosamente. Lapoype impadronissi del monte e del forte Farone; il che fu cagione, che il nemico, vuotò incontanente i forti inferiori di Lartigue, e di Santa Caterina, esposti alla furia delle cannonate del forte Farone. Finalmente Laharpe, dopo un durissimo incontro di cinque ore, cacciò di forza gli avversarj dal capo Bron, e gli costrinse a fuggire nel forte Lamalgue.
Al ridotto del promontorio, dal cui conquisto dipendeva tutto l'esito del fatto, si combatteva tuttavìa asprissimamente. Nè la difficoltà de' luoghi, nè la spessezza dei tiri del nemico non poterono tanto impedire i Francesi, che non salissero sino al sito erto, in cui era posto. Tre volte entrarono per le cannoniere fulminanti, tre volte ne furono, pel bersaglio di un piccolo ridotto interno munito d'artiglierìe, con grandissima strage loro risospinti. Finalmente alla quarta entrati per le cannoniere medesime, e superato anche col medesimo impeto il piccolo ridotto, riuscirono vincitori di quel fondamento principalissimo di tutti i disegni. I difensori, la più parte uccisi; i superstiti si ritirarono a mala pena laceri e sanguinosi chi alla città, e chi alle navi.
La espugnazione dei forti, massimamente quella del ridotto, rendeva impossibile agli alleati il tenere più lungamente Tolone; conciossiachè i repubblicani potevano fulminarvi dentro, e spazzando i due seni sperperare all'estremo le flotte confederate. Deliberaronsi a vuotare; ma prima vollero fare tutto quel maggior male che poterono. Posto mano adunque alle faci appiccarono il fuoco alle navi che non potevano trasportar con loro, ed a tutte le opere preziose di marinerìa, di cui Tolone abbondava. In questo Sidney Smith, uomo più atto alle imprese rischievoli, che alle grandi, con molta industria ed attività si adoperava. Ardevano le navi, ardevano le armerìe, ardevano gli arsenali; nella città medesima le case ardevano. Breve ora distruggeva opere, cui l'industria umana aveva penato lungo tempo a compire. In tanta confusione traevano continuamente le artiglierìe repubblicane sì da palla che da bomba con orribile fracasso, ed accrescevano terrore ad una catastrofe già per se stessa tanto terribile.
Ma compassionevole spettacolo era quello dei Tolonesi, i quali costretti ad abbandonare la patria loro per non cader nelle mani di gente sdegnata, accorrevano in tutta fretta alle navi, conducendo con esso loro le donne, i fanciulli, e le suppellettili più preziose, che in tanto precipizio avevano potuto raccorre. Tra questi alcuni annegavano per la fretta, altri erano straziati dalle artiglierìe dei loro compatriotti, o da quelle degli Inglesi. Così tra il fuoco, il fumo, il tuonare, lo scompiglio delle navi, che andavano e venivano, le minacce dei soldati da terra che fuggivano, lo strepito dei soldati da mare, che volevano metter ordine e regola dov'era disordine e confusione, le grida disperate di coloro che si spatriavano, era un dolore, un terrore, una miseria, che si possono meglio con la mente immaginare, che con le parole descrivere. Dieci mila Tolonesi disperando della pietà del vincitore, accettato l'esiglio, si ricoveravano alle navi, non sapendo nè dove, nè quando avessero a terminarsi le miserie loro. Tre giorni e tre notti durò la lagrimevole tragedia. Finalmente le flotte confederate, sotto la tutela del forte Lamalgue, nel quale avevano lasciato presidio per proteggere la ritirata, tirandosi dietro le navi rapite di Francia i giorni diciotto e diecinove decembre, si ricoverarono nelle vicine isole Iere, che sono le antiche Stecadi. Il giorno venti poi, e poichè tutti si erano ridotti a salvamento, vuotato anche il forte Lamalgue, lasciarono la misera terra intieramente a discrezione dei repubblicani: entraronvi fieri, e minacciosi.
Arsero nell'incendio Tolonese acceso dagl'Inglesi quindeci navi grosse di fila, il Tuonante, il Fortunato, il Centauro, il Commercio di Bordeaux, il Destino, il Giglio, l'Eroe, il Temistocle, il Duguai-Trouvin, il Trionfante, il Sufficiente, il Mercurio, la Corona, il Conquistatore, il Dittatore. Arsero sei fregate, la Seria, la Coraggiosa, l'Ifigenìa, l'Alerta, l'Iride, il Montereale, con molti altri legni minori. Rapirono, e s'appropriarono gl'Inglesi la grossissima nave di centoventi cannoni chiamata il Commercio di Marsiglia, col Pompeo, ed il Potente, l'uno e l'altro di settantaquattro, e con le fregate la Perla, l'Aretusa, l'Aurora, il Topazzo, e non pochi altri legni minori.
I Sardi se ne portarono la fregata l'Alceste, i Napolitani il brigantino l'Imbroglio, gli Spagnuoli la piccola Aurora, esile preda a comparazione di quella d'Inghilterra.
Queste furono le spoglie di Tolone rapite dagli alleati. E non era poco per l'Inghilterra l'aver distrutto il navilio di una nazione emola, che ai tempi floridi aveva combattuto con lei dell'imperio del mari, e che tuttavìa avrebbe potuto tener in pendente la fortuna del Mediterraneo. Così perì Tolone, città nobile, e ricca, e sede principale della marinerìa Francese. A tali strette conducono le discordie civili, e gli ajuti forestieri. Ma in queste cose l'esperienza non è fruttuosa, perchè elle si giudicano con lo spirito di parte, che sempre inganna, non con l'amore della verità, che solo conduce alle opere vantaggiose.
Rimasero nel porto o perchè non fossero capaci al mareggiare, o perchè la paura in quel tramestìo di fuga abbia superato nei vinti il desiderio della rapina, e della distruzione, le navi il Delfino reale di centoventi cannoni, la Linguadoca di ottanta, il Generoso, il Censore, il Guerriero, il Sovrano, tutte di settantaquattro.