Ora per raccogliere in poco discorso quello che siamo andati finora largamente divisando, si vede che se apparivano in Italia desiderj di riforme, non apparivano semi di rivoluzione; che questi desiderj risguardavano parte lo stato politico, parte la disciplina ed il governo della chiesa; principalmente una evidente impazienza vi era sorta di quanto rimaneva degli ordini feudali. I principi, i primi mostrarono di volere, e mandarono ad effetto non poche riforme; il che fece nascere generalmente desiderio e speranza di veder condotta a compimento la macchina delle instituzioni sociali. Tutte queste cose assecondava la filosofia tanto squisita di quei tempi, non quella, dico, turbolenta e sfrenata, che non s'intende come alcuni chiamino filosofia, ma quella che desiderava maggior moderazione nei potenti, e maggior felicità nei deboli. Imperciocchè la religione divenuta ricca e potente, per opera dei gesuiti, lusinghiera e comportatrice di ogni cosa ai potenti, in troppo minor cura aveva, di quanto si convenisse, coloro i quali, secondo i precetti del suo divino Autore, suoi figliuoli prediletti esser dovrebbono, ch'è quanto a dire i deboli. In ciò volle supplir la filosofia, e fecelo, fintantochè uomini senza freno di lei troppo enormemente abusando, empierono il mondo di sterminj e di sangue, come altre volte uomini senza freno troppo enormemente ancora della religione abusando, avevano i secoli spaventato con stragi e con ruine. A questo, erano in alcuni luoghi della penisola uomini rozzi, ma forti, in altri uomini gentili, ma deboli; di nuovo in alcuni armi deboli, ma opinioni tenaci; in altri armi forti, ma eccessive, e per questo medesimo che eccessive erano, non sufficienti. Del resto, se erano in Italia desiderj buoni, non erano ambizioni cattive; non solo non vi si aveva speranza, ma neanco sospetto di rivoluzione, e gli Italiani hanno natura tale, che se van con impeto, maturano con giudizio.

Tale era Italia, quando giunto il secolo verso l'anno della nostra salute 1789, si manifestarono in Francia, provincia solita a muovere co' suoi moti tutta l'Europa, inclinazioni e cambiamenti di grandissimo momento. Destarono queste novità diverse speranze e diversi timori in Italia, secondo la diversità degl'ingegni e delle passioni. In questi crebbero le speranze, in quelli i timori; in alcuni cominciarono a sorgere le ambizioni: i principi si ristettero dalle riforme per sospetto, i popoli più le desiderarono per l'esempio: tutti credettero che per la vicinanza dei luoghi, per la frequenza del commercio, per la comunanza delle opinioni, novità di una suprema importanza avverrebbero di là, come già erano avvenute di qua da' monti.

LIBRO SECONDO

SOMMARIO

Rivoluzioni in Francia, e loro cagioni, ed effetti. Loro effetti negli altri paesi d'Europa, massime in Italia. Proposizione di una lega Italica. Vera natura del trattato di Pilnitz. Morte di Leopoldo, imperatore d'Alemagna; assunzione di Francesco, suo figliuolo. Stimoli della Russia alla guerra contro la Francia. L'Austria e la Prussia in guerra con questa potenza. Risoluzione della Sardegna, di Venezia, di Napoli, di Genova, del papa e della Toscana. Umori dei popoli in Italia: opinioni delle due parti contrarie. Arti del governo di Francia rispetto ai governi Italiani nel 1792. Egli dichiara la guerra al re di Sardegna nel mese di settembre. Fatti d'armi nella Savoia, e nella contea di Nizza tra i Francesi, e i Piemontesi. Dispersione di questi ultimi nelle due provincie. Esse vengono in potestà dei primi. Fuga lagrimevole dei fuorusciti francesi dalla Savoia. Risoluzioni del re Vittorio Amedeo in un caso tanto improvviso, e tanto pericoloso.

Le mutazioni fatte in Italia da principi eccellenti non partorirono che bene; quelle fatte da un principe giusto e buono in Francia non solo non fruttificarono quel giovamento ch'ei s'era proposto, ma originarono ancora orribili disgrazie. Della qual differenza chi volesse investigar le cagioni, avrà a considerar in primo luogo le opinioni ed i costumi, che prevalevano a quei tempi in quel regno, poi le leggi che il governavano, e finalmente lo stato dell'erario.

Quello spirito di benevolenza verso l'umana generazione, il quale era prevalso in Europa a questi tempi, aveva messo più profonde, e più larghe radici in Francia, che in qualsivoglia altra provincia, sì perchè dalla Francia medesima quasi da fonte principale derivava, sì perchè la civiltà degli uomini in questo paese era molt'oltre proceduta, e sì finalmente perchè, essendo essi d'indole volubile, fan nascere spesso le mode ed i tempi, ed i tempi poscia gli governano. Così era allora tempo d'umanità; e siccome questa è una nazione, che per la prontezza della mente, e per la grandezza dei concetti, dà facilmente negli estremi così nel bene, come nel male, e sempre si governa coi superlativi, così questa universale benevolenza era diventata eccessiva, estendendosi anche a certi fini, che toccano la radice del governo, e ciò non senza pericolo dello stato; poichè se è necessario allettar gli uomini con l'amore, è anche necessario frenargli col timore, più potendo in loro l'ambizione e l'altre male pesti, che la gratitudine.

In tale disposizione di animi non solo erano divenuti, più che non fossero mai stati, odiosi i residui degli ordini feudali, ma ogni leggier freno, che dal governo venisse, era riputato duro e tirannico. Da questo procedeva, che con riforme utili si desideravano anche riforme disutili, o pericolose.

Queste opinioni recavano possente incentivo da quelle, che s'erano formate e sparse ai tempi dell'ultima guerra d'America, sì opportunamente intrapresa, e sì generosamente condotta dalla Francia: esser doni volontarj le contribuzioni dei popoli, dover essi e della necessità loro, e della quantità giudicare, esser la nobiltà non necessaria, anzi pericolosa allo stato, il re capo, non sovrano, il clero consiglio, non ordine, e richiamavanlo alla semplicità antica; la religione dover esser libera. A questo aggiungevasi una tale tenerezza per gli oppressi, che se mancavano i veri, si cercavano i supposti per isfogar la piena di tanto amore; poichè ogni punito ed ogni imposto riputavansi oppressi, ed un gran di sale, che si pagasse, faceva sì che si gridava tirannide. Le ambizioni si mescolavano alle dolci affezioni, ed alcuni fra i popolani, vedendosi favoriti dall'opinione, volevano diventar potenti con salire alle dignità, ed alle cariche dello stato.