Il medesimo storico, a fine di pruovare la parzialità dei Veneziani verso l'Austria, narra come, non così tosto dimostrò l'imperatore desiderio, che la repubblica non conducesse a' suoi stipendi il principe di Nassau, il governo Veneziano se ne rimase. Ma la verità è, che il consiglio di condurre il principe fu dato dal provveditor delle lagune Nani, e che questo consiglio era già stato rifiutato, non già dal senato, al quale non fu mai riferito dai Savi, ma sibbene dai Savi medesimi molto innanzi che l'imperator d'Austria manifestasse il suo desiderio. Mal volentieri mi sono io indotto a parlar di questo fatto, perchè quando anche fosse vero ciò che è falso, non si vede come per una condiscendenza di Venezia verso l'imperatore si dovesse venire alla distruzione e vendita di lei.

Al tempo stesso, in cui il senato ordinava l'apparato militare delle lagune, temendo che la Francia s'insospettisse con credere, ch'ei pensasse di portar più oltre di una legittima difesa, in caso di assalto, i suoi provvedimenti, scriveva un dispaccio al governo Francese, col quale andava esponendo, che mentre la repubblica di Venezia se ne viveva tranquilla all'ombra della più puntuale neutralità, e della sincera e costante sua amicizia verso la repubblica Francese, erano gli animi del senato rimasti vivamente traffitti dal colloquio avuto dal generale Buonaparte col provveditor generale Foscarini, dal quale si poteva argomentare un'alterazione nell'animo del direttorio verso Venezia che dal canto suo il senato si persuadeva di non aver dato occasione a tale alterazione che era conscio specialmente di non meritare alcun rimprovero per l'occupazione violenta fatta dall'armi Austriache di Peschiera, contro di cui non era restato alla repubblica disarmata, e solo fondantesi sulla buona fede delle nazioni sue amiche, altro rimedio che la più ampia e solenne protesta, e la più efficace domanda della restituzione, siccome infatti non aveva omesso nel momento stesso di fare; potere lo stesso general Buonaparte rendere testimonio dello aver trovato inermi e tranquille le città Venete, e della prontezza, con la quale i governatori Veneti ed i sudditi somministravano, anche in mezzo alle angustie dei viveri, quanto era necessario al suo esercito. Aggiungeva a tutto questo il senato, essere suo costante volere il conservare la più sincera amicizia colla Francia, e pronto a dare quelle spiegazioni, ed a fare quelle dimostrazioni dei sentimenti propri, che fossero in suo potere per confermare quella perfetta armonìa che felicemente sussisteva fra le due nazioni.

Frattanto il ministro Lallemand, e questa fu una nuova ingiuria fatta a Venezia, domandava al senato, perchè ed a qual fine si apprestassero quelle armi, come s'ei non sapesse, che il perchè erano gl'improperj e le minacce di Buonaparte a Foscarini, e che il fine era il difendersi in una guerra, che lo stesso Buonaparte aveva dichiarato voler fare fra pochi giorni a Venezia. Si maravigliava inoltre il ministro, che simili apprestamenti guerrieri allora non si fossero fatti, quando instavano presenti gli Austriaci sul territorio della repubblica, come se egli non sapesse, che l'Austria non aveva mai minacciato di guerra Venezia, come la Francia per mezzo di Buonaparte, aveva fatto. Richiedeva finalmente, si cessassero quelle armi dimostratrici di una diffidenza ingiuriosa, e contraria agl'interessi ed alla dignità della repubblica Francese: il che significava, che si voleva far guerra a Venezia, e che non si voleva ch'ella si difendesse.

Rispondeva pacificamente il senato, le armi, che si apprestavano, essere a difesa, non ad offesa; voler solo tutelare l'estuario, non correre la terraferma; pacifica essere Venezia, volere vivere in amicizia con tutti; in mezzo a tanto moto, ad opinioni tanto diverse, a discorsi tanto infiammativi, a moltitudine sì grande di forestieri non conosciuti, che abbondavano nella città, dovere il governo pensare alla quiete ed alla sicurezza del pubblico: a questo fine essere indirizzati i nuovi presidj, ed a fare, che siccome l'intento suo era di non offendere nissuno, così ancora nissuno il potesse offendere sperare, che il governo Francese meglio informato dei veri sensi della repubblica, deporrebbe qualunque pensiero ostile contro di lei, e persevererebbe, ora che la Francia tanto era divenuta potente, in quella stessa amicizia che il senato le aveva costantemente, ed a malgrado di tutte le suggestioni ed instigazioni contrarie, conservata, quando la Francia medesima era pressata da tutte le potenze d'Europa; che finalmente pel senato non istarebbe, che un sì desiderato fine si conseguisse a questo tutti i suoi pensieri, a questo tutti i suoi consigli, a questo tutte le sue operazioni dirizzare.

Mostravasi il ministro di Francia appagato della risposta, avendo affermato a Francesco Pesaro, destinato dalla repubblica a conferire con esso lui sulle faccende comuni, ch'egli era grato al senato per la gentile, e soddisfacente risposta fattagli; ch'ella non poteva essere nè più sincera, nè più appagante; che incontanente l'aveva spedita a Buonaparte, e che sperava che una sì solenne manifestazione dei pubblici sentimenti avesse ad essere una pruova irrefragabile di quanto egli aveva sempre rappresentato: insomma ei si chiamò contento intieramente, e tranquillo. A questo modo parlava Lallemand il dieci luglio; eppure questo medesimo giorno, noi lo diremo, giacchè siamo serbati a raccontare queste contraddizioni fastidiose, egli scriveva al ministro degli affari esteri a Parigi, che il senato armava gli stagni col fine di far odiare dal popolo i Francesi; che il generale Buonaparte, richiesto di rimborsi, aveva con ragione risposto, che i Francesi erano entrati nei diritti dei Ferraresi sopra i paesi della repubblica, e che tenevano per cosa propria Peschiera, Brescia e gli altri luoghi occupati. Tanta poi è la forza della verità anche in coloro che vorrebbero servire ad interessi contrari, che il medesimo Lallemand, scrivendo pochi giorni dopo a Buonaparte, affermava che era verissimo, che il governo Veneziano si era mostrato molto avverso alla rivoluzione Francese, ed aveva nutrito con molta cura nel cuore dei sudditi l'odio contro i Francesi; ma che in quel momento era vero del pari, che sincere erano le sue protestazioni di neutralità e di buona amicizia verso la Francia; che le male impressioni lasciando luogo alla considerazione de' suoi veri interessi, lealmente desiderava veder rotto quel giogo Austriaco tanto grave a lui ed a tutta Italia; che per verità non si poteva sperare che si ajutasse con le proprie mani, ma che questo poteva bene la Francia promettersi di Venezia, che non tanto che ella contrariasse coloro che ne la volevano liberare, desidererebbe nell'animo suo felice compimento all'impresa loro; che, quanto all'armare, quantunque dubbiosi potessero esserne i motivi, pareva a lui, che tale qual era, non potesse far diffidare della fede Veneziana; che troppo le armi apprestate erano deboli da dare giustificata cagione di temere; che con gli occhi suoi propri vedeva, che i preparamenti che si facevano, non avevano altro fine, che quello di custodire le lagune ed i lidi vicini, e che insomma tutto quell'apparato non aveva in se cosa, che fosse ostile contro la Francia. Quest'era il testimonio di Lallemand, che ocularmente vedeva. Pure gridossi per questo medesimo fatto dell'armamento delle lagune, guerra e distruzione a Venezia. Così Venezia, segno di tanti inganni, se armava, era stimata nemica, se non armava, perfida; i tempi tanto erano perversi, che anche in chi conosceva la verità, si annidava la calunnia; la pace non le era più sicura della guerra, nè la guerra della pace, e l'estremo fato già la chiamava.

Tali quali abbiam narrato, erano i pensieri e le opere di Buonaparte e del direttorio verso la repubblica di Venezia; ma questi insidiosi disegni furono interrotti da una nuova inondazione di armi imperiali in Italia.

LIBRO NONO

SOMMARIO

Negoziati inutili di pace. Stato della repubblica Cispadana: nuovo congresso dei popoli dell'Emilia. Squallore dei soldati francesi in Italia, e ruberie dei pubblicani. Lamenti di Buonaparte in questo proposito. L'Austria ingrossa di nuovo, e fa impresa di riconquistare le sue possessioni d'Italia. Alvinzi suo generalissimo. Nuova e terribil guerra. Feroci battaglie nel Tirolo con la peggio dei repubblicani: lentezza molto fatale all'Austria del generale Davidovich dopo le sue vittorie in questo paese. Disegni di Buonaparte per opporsi a questa nuova inondazione di Tedeschi. Fatti d'arme sulla Brenta. Battaglia di Caldiero. Condizione assai pericolosa di Buonaparte: arte mirabile, colla quale se ne riscuote. Prodigiosa battaglia di Arcole. Battaglia moltiforme di Rivoli. Gli Alemanni rincacciati del tutto dall'Italia. Il generale austriaco Provera fatto prigione con tutti i suoi sotto le mura di Mantova. Celerità maravigliosa di Buonaparte in tutti questi fatti. Guerra contro il Pontefice. Battaglia del Senio. Pace di Tolentino, e sue gravi condizioni a' danni di Roma. Mantova si arrende alle armi repubblicane: lodi di Wurmser. Lusinghe di Buonaparte alla repubblica di San Marino: risposte dei Sanmariniani.