Quel buon pasticcione del compratore, curioso di conoscere la vera storia, gli sciolse subito il nodo della fune, che lo teneva legato: e allora Pinocchio, trovandosi libero come un uccello nell'aria, prese a dirgli così:
— Sappiate dunque che io ero un burattino di legno come sono oggi: ma mi trovavo a tocco e non tocco di diventare un ragazzo, come in questo mondo ce n'è tanti: se non che, per la mia poca voglia di studiare e per dar retta ai cattivi compagni, scappai di casa.... e un bel giorno, svegliandomi, mi trovai cambiato in un somaro con tanto d'orecchi.... e con tanto di coda!... Che vergogna fu quella per me!... Una vergogna, caro padrone, che Sant'Antonio benedetto non la faccia provare neppure a voi! Portato a vendere sul mercato degli asini, fui comprato dal Direttore di una compagnia equestre, il quale si messe in capo di far di me un gran ballerino o un gran saltatore di cerchi; ma una sera durante lo spettacolo, feci in teatro una brutta cascata, e rimasi zoppo da tutt'e due le gambe. Allora il Direttore non sapendo che cosa farsi d'un asino zoppo, mi mandò a rivendere, e voi mi avete comprato!
— Pur troppo! E ti ho pagato venti soldi. E ora, chi mi rende i miei poveri venti soldi?
— E perchè mi avete comprato? Voi mi avete comprato per fare con la mia pelle un tamburo!... un tamburo!...
— Pur troppo! E ora dove troverò un'altra pelle!...
— Non vi date alla disperazione, padrone. Dei ciuchini ce n'è tanti, in questo mondo!
— Dimmi, monello impertinente: e la tua storia finisce qui?
— No, — rispose il burattino — ci sono altre due parole, e poi è finita. Dopo avermi comprato, mi avete condotto in questo luogo per uccidermi, ma poi, cedendo a un sentimento pietoso d'umanità, avete preferito di legarmi un sasso al collo e di gettarmi in fondo al mare. Questo sentimento di delicatezza vi onora moltissimo, e io ve ne serberò eterna riconoscenza. Per altro, caro padrone, questa volta avete fatto i vostri conti senza la Fata....
— E chi è questa Fata?
— È la mia mamma, la quale somiglia a tutte quelle buone mamme, che vogliono un gran bene ai loro ragazzi e non li perdono mai d'occhio, e li assistono amorosamente in ogni disgrazia, anche quando questi ragazzi, per le loro scapataggini e per i loro cattivi portamenti, meriterebbero di essere abbandonati e lasciati in balia a sè stessi. Dicevo, dunque, che la buona Fata, appena mi vide in pericolo di affogare, mandò subito intorno a me un branco infinito di pesci, i quali credendomi davvero un ciuchino bell'e morto, cominciarono a mangiarmi! E che bocconi che facevano! Non avrei mai creduto che i pesci fossero più ghiotti anche dei ragazzi! Chi mi mangiò gli orecchi, chi mi mangiò il muso, chi il collo e la criniera, chi la pelle delle zampe, chi la pelliccia della schiena.... e fra gli altri, vi fu un pesciolino così garbato, che si degnò perfino di mangiarmi la coda.