— Il mio amico è troppo modesto, e per questo non risponde. Risponderò io per lui. Sappi dunque che un'ora fa abbiamo incontrato sulla strada un vecchio lupo, quasi svenuto dalla fame, che ci ha chiesto un po' d'elemosina. Non avendo noi da dargli nemmeno una lisca di pesce, che cosa ha fatto l'amico mio, che ha davvero un cuore di Cesare? Si è staccato coi denti uno zampetto delle sue gambe davanti e l'ha gettato a quella povera bestia, perchè potesse sdigiunarsi. —
E la Volpe, nel dir così si asciugò una lagrima.
Pinocchio, commosso anche lui, si avvicinò al Gatto, sussurrandogli negli orecchi:
— Se tutti i gatti ti somigliassero, fortunati i topi!
— E ora che cosa fai in questi luoghi? — domandò la Volpe al burattino.
— Aspetto il mio babbo, che deve arrivare qui di momento in momento.
— E le tue monete d'oro?
— Le ho sempre in tasca, meno una che la spesi all'osteria del Gambero rosso.
— E pensare che, invece di quattro monete, potrebbero diventare domani mille e duemila! Perchè non dài retta al mio consiglio? Perchè non vai a seminarle nel Campo dei miracoli?
— Oggi è impossibile: vi anderò un altro giorno.